Guerra civile libanese

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Guerra civile libanese
la "linea verde" di Beirut 1982
la "linea verde" di Beirut 1982
Data 13 aprile 1975 - 13 ottobre 1990
Luogo Libano
Casus belli Presenza dei guerriglieri e dei profughi palestinesi dell'OLP
Richiesta da parte dei musulmani di una nuova divisione dei poteri politici
Esito Accordi di Ta'if
Riduzione del ruolo politico dell'OLP.
Rimodulazione dei poteri in senso più favorevole alla componente islamica, ormai maggioritaria
Schieramenti
Comandanti
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La guerra civile libanese (1975-1990) è stata un conflitto che ha visto numerosi contendenti e frequenti capovolgimenti di alleanze.

Contesto sociale[modifica | modifica sorgente]

Fra il 1948 ed il 1975, la demografia del Libano, già di per sé estremamente complessa in seguito alle secolari vicende del paese, era mutata per via dell’afflusso di un forte numero di profughi palestinesi. Infatti nel 1975 il numero dei palestinesi nel territorio libanese era cresciuto sino a circa 300.000 unità. Il Libano diventò anche rifugio dei guerriglieri palestinesi dell’OLP, cacciata dall’esercito giordano di re Husayn di Giordania, la quale scelse la lotta armata contro il confinante Israele. Il risultato fu che il Libano si trasformò in un campo di battaglia su cui si scatenò la rappresaglia israeliana con bombardamenti aerei e con tiri di artiglieria. Tali risposte colpirono sia i guerriglieri palestinesi che numerosi civili palestinesi e del sud del Libano.

Le altre cause che scatenarono la guerra civile furono la divisione della popolazione e l’inefficienza dell’esercito nazionale libanese. I guerriglieri palestinesi avevano la simpatia dei libanesi musulmani, mentre i cristiani erano filo-occidentali e sentivano la loro presenza come una forte minaccia per il paese, questo anche perché l’esercito del Libano non era in grado di contrastare i palestinesi come invece aveva fatto quello giordano.

Scoppio delle ostilità e forze in conflitto[modifica | modifica sorgente]

La guerra civile scoppiò il 13 aprile 1975. In tale data, ad ʿAyn al-Rummāna (عين ﺍﻟﺮمّاﻧـة) – un quartiere di Beirut – un piccolo gruppo di persone, tra cui Pierre Gemayel, assisteva alla consacrazione di una chiesa. Da un’automobile partirono raffiche di mitra da parte di militanti palestinesi. Al termine dell’attacco armato si contarono quattro morti e sette feriti. Alcune ore dopo, 27 palestinesi armati, stipati su un autobus che transitava nella stessa zona con analoghe intenzioni, vengono uccisi da elementi cristiani di ʿAyn al-Rummāna, dopo uno scontro violentissimo. Fu l’inizio effettivo della guerra.

La guerra civile scoppiò sia in seguito alla situazione palestinese sia a causa di una confusa gestione del potere politico libanese. Da un lato vi erano i cristiani che, intimoriti dall'alterata proporzione fra la loro comunità e quella musulmana, cercarono e ottennero il sostegno di Israele, e dall’altro i musulmani, sostenuti inizialmente dalla Siria e – in seguito alla rivoluzione khomeinista del 1979 – anche dall’Iran. A fronteggiarsi, quindi, furono da una parte le milizie composte da cristiani maroniti – delle quali la principale faceva riferimento al partito falangista di Bashir Gemayel – e dall'altra una coalizione di palestinesi alleati a libanesi musulmani sunniti, sciiti (Amal) e drusi, raccolti nel Partito Socialista Progressista.

Nel giugno del 1975 la Siria cambiò però la propria posizione: truppe e mezzi blindati siriani si allearono ai cristiani.

Il 18 gennaio 1976 - a Qarantina - venne compiuto il primo massacro su larga scala. Qarantina era una baraccopoli prevalentemente musulmana posta nel quartiere cristiano di Beirut, controllata da forze della OLP e abitata da curdi, siriani e palestinesi. La baraccopoli fu invasa dalle milizie cristiane ("Katāʾeb", "Guardiani dei Cedri" (Haras al-arz), "Tigri" (Nimr ), di Camille Shamʿūn), e circa 1000 - 1.500 persone vennero uccise. La risposta della controparte non tardò a mancare: il 20 gennaio 1976 ebbe luogo il Massacro di Damur. Damur, una città cristiana sulla strada principale a sud di Beirut, venne attaccata dalle unità della OLP: parte della sua popolazione cristiana venne uccisa nella strage e il resto fu costretto a fuggire. Tale rappresaglia causò la morte di circa 500 persone. La maggior parte delle forze di attacco sembra fosse composta da unità dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina e dal Movimento Nazionale Libanese.

Nel 1976 la guerra stava volgendo a favore degli stessi cristiani maroniti, composti nell’insieme dai falangisti, dalle milizie di Sulaymān Frānjiyye e da quelle di Camille Shamʿūn, già presidenti della Repubblica libanese.

Questa situazione indusse la Lega Araba, dopo l'accordo di Riyāḍ del 21 ottobre 1976, ad autorizzare l'intervento di una Forza Araba di Dissuasione (FAD) che riuscì a riportare con la forza una provvisoria e fragile pace nella nazione.

Le "guerre del Libano"[modifica | modifica sorgente]

Nel 1978 molti maroniti capirono che i siriani avevano intenzione di occupare e controllare il paese, realizzando così il loro antico sogno della "Grande Siria", in quanto il Libano era considerato come una provincia dello stato siriano e non come entità nazionale a sé stante. Questa occupazione – sanzionata dagli Stati arabi – assunse forme esplicite a partire dal settembre di quell'anno.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra del Libano (1978).

Sempre nel 1978 avvenne il primo grande intervento armato da parte di Israele, al termine del quale l’esercito israeliano instaurò una zona di sicurezza, occupando militarmente la parte meridionale del paese. Inoltre il controllo di tale zona venne affidato a una milizia di disertori dell'esercito libanese comandati da un ufficiale ammutinato chiamato Sa'd Haddad che ribattezzò la sua coorte "Esercito del Libano del Sud". Questa fascia di sicurezza sarà restituita al Libano nel 2000, per poi essere nuovamente ricostituita nel 2006 (al termine della seconda guerra israelo-libanese) sotto controllo congiunto dell’esercito libanese e di una missione internazionale dell’ONU.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra del Libano (1982).

Nel 1982 Israele invase il Libano: il suo obiettivo era l’annientamento delle formazioni della guerriglia palestinese. In pochi giorni le truppe israeliane arrivarono alla capitale Beirut, che venne cinta d’assedio. Tale intervento diede origine alla prima guerra israelo-libanese. In quello stesso anno ci fu il “cessate il fuoco” imposto dagli americani che prevedeva l’abbandono dell’OLP da Beirut sotto protezione di una forza multinazionale. Il leader palestinese Arafat, il suo Stato Maggiore e la quasi totalità dei guerriglieri palestinesi furono in questo modo costretti ad uscire dal Libano.

L'uccisione di Gemayel, la strage di Sabra e Shatila e la nascita di Hezbollah[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Massacro di Sabra e Shatila.

Nonostante il peggio sembrasse terminato, la guerra civile libanese continuò. Un attentato in cui persero la vita 25 persone, tolse dalla scena politica l’appena eletto presidente del Libano, Bashir Gemayel (figlio del fondatore del partito Falangista). Per tutta risposta, le Forze Libanesi – alleanza radicaleggiante maronita – scatenarono un attacco alle componenti musulmane. Primo obiettivo erano i Drusi di Walid Jumblatt, che respinsero l’attacco.

Il 16 settembre 1982, in cerca di vendetta per l'assassinio di Bashir Gemayel, le milizie cristiano-falangiste di Elie Hobeika entrarono nei campi profughi di Sabra e Shatila. Il giorno prima, l'esercito israeliano – collaboratore delle milizie maronite – aveva chiuso ermeticamente gli accessi ai campi profughi e collocato posti di osservazione sui tetti degli stabili vicini. Le milizie cristiane lasciarono i campi profughi soltanto il 18 settembre, causando dalle 500 alle 3500 vittime palestinesi; il numero esatto dei morti non è tutt’oggi chiaro. Elie Hobeika, il primo responsabile di tale strage, era a sua volta un superstite del Massacro di Damur avvenuto nel 1976 per mano palestinese.

Intanto, a seguito dell’invasione israeliana del 1982, l'Iran – con l'accordo e l'aiuto dei siriani – inviò molti Pasdaran (Guardiani della Rivoluzione khomeinista) per addestrare alla guerra la comunità musulmana sciita. Fece così la comparsa sulla scena libanese una nuova variante: Hezbollah, cioè il "Partito di Dio", composto da musulmani sciiti. Tale partito è tuttora presente nell’attuale mosaico libanese.

Nel febbraio 1984, moltiplicando attentati e rapimenti, Hezbollah costrinse la Forza multinazionale a ritirarsi dal Libano. I combattenti di Hezbollah si attestarono soprattutto nel sud del Libano e presero il posto della guerriglia palestinese, dalle cui postazioni cominciarono ad attaccare la Galilea, il nord di Israele. Il Partito di Dio si scontrò anche con l’altro partito sciita libanese, Amal, una milizia "moderata" del Movimento dei Diseredati, fondato dall'Imam Musa al-Sadr, diretta dopo il "misterioso" assassinio di al-Sadr da Nabih Berri e appoggiata dai siriani. Fra ulteriori crisi e violenze, il Libano non riusciva ancora a mantenere una situazione interna equilibrata.

Intorno agli anni 1984-1985 alcuni leader e semplici civili ebrei vennero rapiti ed uccisi da islamisti radicali; questi attacchi furono legati alla sbagliata percezione che i libanesi israeliti fossero agenti dello Stato di Israele. Per tale motivo, è ulteriormente cresciuto il numero di libanesi ebrei emigrati all’estero per ragioni di sicurezza, pur continuando a conservare – nella maggior parte dei casi – la cittadinanza libanese. Per lo più, la loro emigrazione non è avvenuta verso Israele ma in direzione di Canada, Francia, Stati Uniti ed Italia.

Il 22 settembre 1988, con la fine del suo mandato, il presidente libanese Amin Gemayel diede l’incarico al generale Michel Aoun (ʿAwn) di formare un nuovo governo, ristabilendo in Libano l’autorità dello Stato. Si sciolsero formalmente le milizie armate. Nonostante questo, il gen. Aoun cominciò ad attaccare le stesse milizie cristiane restie alla consegna delle armi, come le “Forze Libanesi” guidate da Samir Geagea. Scoppiò così una guerra tutta interna alla comunità cristiana come era già accaduto fra le file dei musulmani.

Risoluzione del conflitto[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Accordi di Ta'if.

Il 14 marzo 1989 Aoun lanciò la sua "guerra di liberazione" contro l’esercito siriano. I siriani risposero bombardando la zona cristiana di Beirut (Beirut Est) ed il palazzo presidenziale. Aoun si rifugiò allora nell'ambasciata francese della capitale. I siriani divennero, di fatto, i gestori della politica libanese. Il 22 ottobre 1989 i deputati libanesi riunitisi a Ta'if, in Arabia Saudita, firmarono un accordo, detto "d’intesa nazionale". Tale accordo disegnò un riequilibrio dei poteri istituzionali libanesi e contemporaneamente riconobbe la presenza – definita “fraterna” – dell’esercito siriano in Libano. Tale presenza venne accettata dalla comunità internazionale. Le forze siriane sono rimaste in Libano – condizionandone la vita politica e sociale – fino al 2005, anno nel quale si sono ritirate in seguito alle manifestazioni di piazza denominate “Rivoluzione dei cedri”.

Il 13 ottobre 1990 terminò ufficialmente la guerra civile: 15 anni di combattimenti, massacri e tensioni, avevano provocato – fra civili e militari – più di 150.000 morti, oltre che l'incremento della diaspora libanese (libanesi residenti all'estero).

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