Ali Khamenei

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
Alī Ḥoseynī Khāmeneī
سید علی حسینی خامنه‌ای
Ali Khamenei (cropped).jpeg

Guida Suprema dell'Iran
In carica
Inizio mandato 4 giugno 1989
Predecessore Ruhollah Khomeini

Presidente dell'Iran
Durata mandato 2 ottobre 1981 –
2 agosto 1989
Predecessore Moḥammad ʿAlī Rajāʿī
Successore ʿAlī Akbar Hāshemī Rafsanjānī

Segretario del Partito della Repubblica Islamica
Durata mandato 15 luglio 1981 –
15 maggio 1987
Predecessore Mohammad- Javad Bahonar
Successore carica abolita

Dati generali
Partito politico Associazione dei Chierici Militanti (dal 1977)
Partito della Repubblica Islamica (1979-1987)

L'Āyatollāh Seyyed Alī Ḥoseynī Khāmeneī, farsi: سید علی حسینی خامنه‌ای (Mashhad, 15 luglio 1939), è un politico e religioso iraniano. È l'attuale Guida Suprema dell'Iran, di cui è stato Presidente dal 1981 al 1989, nonché il massimo esponente nazionale del clero sciita.

Educazione e rango clericale[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Mashhad da una famiglia di Azeri[1][2][3], ʿAli Khāmeneī cominciò gli studi religiosi dopo aver completato l'educazione elementare. Frequentò a Mashhad le lezioni dei maestri di "Sat'h" (insegnamenti basati sulla lettura di testi) e "Kharej" (insegnamenti non basati sulla lettura di libri di testo), come Āyatollāh Hajj Sheykh Hāshem Qazvīnī e l'Āyatollāh Mīlānī, e, nel 1957, si recò a Najaf[4].

Dopo un breve soggiorno, partì da Najaf per Mashhad, e, più tardi, si stabilì a Qom (1958). Khāmeneī frequentò le lezioni dell'Āyatollāh Borujerdī e dell'Āyatollāh Khomeynī. Viene ricordato in gioventù come una personalità piuttosto anticonformista: suonatore di tar, fumatore di tabacco olandese e calzato in jeans sotto la veste religiosa.[5] Da giovane scrisse poesie, romanzi e saggi sulla lotta dei musulmani in India e la letteratura persiana dell'Indostan[6].

In seguito fu coinvolto nelle rivolte islamiche del 1963, che lo condussero all'arresto nella città di Birjand (Khorasan meridionale). In carcere conobbe il giornalista di sinistra Hushang Azadi e il giovane comunista Rahman Khatefi: nel 1989 avrebbe salvato centinaia di comunisti dall'esecuzione nelle carceri iraniane[6]. Dopo un breve periodo fu rilasciato e continuò la sua vita insegnando nelle scuole religiose di Mashhad e tenne corsi sul testo, attribuito al primo Imām ʿAlī ibn Abī Ṭālib, del Nahj ul-Balāgheh in differenti moschee[4]. Fu Khāmeneī che importò database per PC e Internet nelle scuole religiose della città di Qom.[7]

Durante la Rivoluzione Islamica[modifica | modifica wikitesto]

ʿAlī Khāmeneī fu una figura chiave nella Rivoluzione iraniana e un intimo consigliere dell'Āyatollāh Khomeynī. Fu membro del Consiglio della Rivoluzione, e partecipò alla fondazione del Partito della Repubblica Islamica. Diresse i Guardiani della Rivoluzione. Khāmeneī raggiunse i vertici del potere quando, dopo le dimissioni del Grande Āyatollāh Ḥoseyn ʿAlī Montazerī, nell'autunno del 1979 fu nominato Guida delle Preghiere del venerdì di Tehrān dall'Āyatollāh Khomeynī.

Nel giugno del 1981, Khāmeneī riuscì a scampare ad un attentato alla sua vita tentato con una bomba nascosta in un registratore durante una conferenza stampa, e fatta esplodere accanto a lui. Fu ferito in modo permanente, ma l'evento giovò alla sua reputazione e fu ritenuto tra i suoi ammiratori come un "martire di vita".

Presidenza[modifica | modifica wikitesto]

Khamenei con Hossein-Ali Montazeri, 1978
Khamenei durante la Guerra Iran-Iraq.

Nel 1981, dopo l'assassinio di Muhammad ʿAli Rajāi, e durante la guerra Iran-Iraq, Khāmenei fu eletto Presidente dell'Iran con numerosissimi voti alle Elezioni presidenziali iraniane dell'ottobre 1981 e divenne il primo religioso a ricoprire la carica. Khāmeneī fu inizialmente ricercato fuori dalla Presidenza per aiutare i religiosi ma questa intenzione fu compromessa: molti videro la presidenza di Khāmeneī come il segno dell'abbandono di una politica laica. Con un totale di 16.841.800 voti, la tabella seguente riassume i voti totali per ogni candidato:

Candidato Voti %
ʿAlī Khāmeneī 16.003.242 95,02 %
ʿAlī Akbar Parvaresh 342.600 2,034 %
Ḥassan Ghafourifard 78.559 0,467 %
Reżā Zavareʾī 62.133 0,369 %
Schede bianche o nulle 356.266 2,12 %

Per mantenere l'equilibrio tra i gruppi di potere in Iran, Khomeyni gli impose come primo ministro Mir Hosein Musavi. Khāmeneī fu rieletto per il secondo mandato nel 1985. Fu un fermo alleato di Khomeynī e durante la sua carica venne raramente in contrasto con la Guida Suprema, diversamente dal primo presidente dell'Iran Abolhassan Banisadr.

Guida Suprema ( Velāyet-e faqīh )[modifica | modifica wikitesto]

Alla morte di Khomeynī, il delfino designato della Guida Suprema, il grande ayatollah Hossein-Ali Montazeri, viene destituito per essersi opposto a dei massacri di oppositori. È allora Ali Akbar Hashemi Rafsanjani, già suo rivale, a sostenere la candidatura di Khamenei. Khāmeneī fu eletto nuova Guida Suprema dall'Assemblea di Esperti il 4 giugno 1989.

Dal momento che Khāmeneī doveva assumere la sua carica, e che l'emendamento alla Costituzione che avrebbe permesso a un esponente del "clero" del suo grado di assumere la Guida Suprema non era ancora stato sottoposto a referendum, l'Assemblea parlamentare decise al suo interno di affidargli l'incarico temporaneamente, finché l'emendamento alla Costituzione non fosse stato debitamente votato.

Controversie sull'elezione a Guida Suprema[modifica | modifica wikitesto]

ʿAli Khāmeneī era un esponente di medio rango del clero sciita prima di essere scelto come Guida Suprema dell'Iran.[8] La scelta di Khāmeneī - che venne subito nominato Āyatollāh ma il cui prestigio di dotto giurisperito che lo autorizzerebbe a esprimere l'ijtihād (interpretazione autentica sui dati coranici e della tradizione islamica sciita) fu messo in discussione - fu di tipo politico.[9] Il tentativo dell'IRI di promuovere Khāmeneī come nuovo marjaʿ al-taqlīd fallì quando venne in contatto con gli ambienti dei dotti sciiti che non lo ritennero adeguato all'ufficio della "Marjaʿiyat", per il quale egli brigava.

Il fallimento probabilmente diventò noto quando si ebbero riscontri ufficiosi da parte dei maggiori centri di studio sciiti i quali, interpellati, suggerirono che la pretesa fosse inaccettabile. Per rimediare alla situazione e provare a esercitare una qualche forma d'influenza, la leadership dell'IRI intraprese tre passi. Il primo fu quello di predisporre un ritiro della richiesta per Khāmeneī, inducendolo a rifiutare l'offerta della Marjaʿiyat per l'Iran (come spiegò egli stesso, a causa delle sue diverse pesanti responsabilità), ma concordando sul fatto che egli fosse il Marjaʿ per gli sciiti fuori d'Iran. La sua accettazione della marjaʿiyat per gli sciiti fuori d'Iran non aveva alcun precedente tradizionale o teologico nello Sciismo. La Marjaʿiyat può essere - e in età moderna lo è diventata sempre più - transnazionale. Un marjaʿ in Iran può avere seguaci (muqallid) in Libano o Pakistan. Il problema dei confini nazionali non emerge nella crisi della suddetta candidatura per la Marjaʿiyat e per la sua eleggibilità al ruolo di marjaʿ.[9]

Teoreticamente, il sistema della Repubblica Islamica (velāyet-e faqīh, governo del giurisperito) è legittimo quando un Grande Āyatollāh che è considerato come fonte di emulazione (marjaʿ-ye taqlēd) serve in veste di faqīh (giurisperito). Il Grande Āyatollāh Mohammad Shīrāzī, come molti altri, non accettò che la Guida Suprema, l'Āyatollāh ʿAli Khāmeneī, potesse essere una "fonte da emulare". Secondo i "Diritti Umani in Iran" (2001) di Reza Afshārī, della Pace University, Shīrāzī fu "indignato" a proposito degli sforzi di Khāmeneī di essere riconosciuto, in quanto Guida Suprema, come fonte di emulazione. Shīrāzī (che morì alla fine del 2001) apparentemente favorì un comitato di Grandi Āyatollāh che guidasse il Paese. Shīrāzī non fu l'unico dotto anziano a permettere che si discutesse la legittimità dell'élite politica iraniana e della sua figura di spicco. Uno dei più noti dotti dissidenti è il Grande Āyatollāh Ḥoseyn ʿAli Montazerī-Najafābādī. Altri ancora furono il Grande Āyatollāh Ḥassān Tabātabāī-Qōmī e il Grande Āyatollāh Yasubedīn Rastegārī.[10] Per tali motivi, Khāmeneī è soprannominato dai suoi detrattori "āyatollāh in una notte".[5]

Politica interna[modifica | modifica wikitesto]

L'Āyatollāh Khāmeneī è largamente considerato il simbolo della classe dirigente conservatrice del Paese.[11] L'Āyatollāh Khāmeneī ha costantemente puntato sul ruolo supervisore del conservatore Consiglio dei Guardiani. Nell'agosto 2000 egli affiancò il Consiglio dei Guardiani per respingere la proposta del Majlis di riformare la Legge sulla Stampa del paese. In una lettera scritta al Parlamento, riportata dall'Agenzia di Stampa di Stato (IRNA), egli affermò che la legge vigente aveva impedito ai "nemici dell'Islam" di piegare al proprio volere la stampa.

"Pertanto ogni re-interpretazione della legge non è nell'interesse del Paese", specificò nella sua lettera. La nuova Legge sulla Stampa fu quindi abbandonata dal Parlamento.[11] Come il suo predecessore, Khāmeneī ha sempre tentato di rispondere all'emotività delle masse e di controllarle: cosa che ha portato i suoi oppositori ad accusarlo d'intolleranza. Ad esempio, nel 1997, l'Āyatollāh Hoseyn ʿAli Montazeri, un esponente d'alto rango del "clero" sciita e uno studioso a suo tempo designato a succedere all'Āyatollāh Khomeyni, criticò il ruolo di Khāmeneī, dichiarando incompetente la Guida Suprema. Dopo dimostrazioni di massa contro Montazerī, Khāmeneī immediatamente pose il suo critico agli arresti domiciliari per cinque anni.[12]

L'Āyatollāh Khāmeneī ha fortemente sostenuto l'Āyatollāh Mohammad Taghi Mesbah Yazdi e le sue idee. Egli considera l'Āyatollāh Mesbah come il principale teorico odierno della Rivoluzione Islamica dopo Morteza Motahhari. Motahharī fu di gran lunga conosciuto come il più importante teorico della Rivoluzione Islamica e fu assassinato poco dopo la Rivoluzione. Il presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejād si è espresso spesso in favore di ʿAlī Khāmeneī. In un suo recente discorso, Khāmeneī ha detto: "Questo governo è il miglior governo dell'Iran da cento anni".[13]

L'Āyatollāh ʿAli Khāmeneī, a quanto si dice, ha emesso una fatvā ostile alla produzione, lo stoccaggio e l'uso di ordigni nucleari. La fatvā è stata citata in una dichiarazione ufficiale dal governo iraniano nell'agosto 2005 in un incontro con l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA) a Vienna[14]. Comunque, la fatvā sembra che non sia stata formalmente pubblicata[15], il che ha indotto un certo scetticismo sulla sua validità.[16] Nel 2009 Ali Khāmeneī è stato a capo di una sanguinosa repressione contro la popolazione iraniana. In quell'occasione quattro milioni di cittadini solamente a Teheran manifestavano per le strade pacificamente.[senza fonte]

Politica estera[modifica | modifica wikitesto]

Khamenei discute con l'ex presidente del Brasile Lula da Silva nel 2010

L'Āyatollāh Khāmeneī è conosciuto anche per la sua politica anti-occidentale, denunciando ripetutamente l'idea di dialogo con gli Stati Uniti. Sia durante e sia dopo la Guerra contro l'Iraq condotta dagli USA, egli ha pronunciato critiche alla politica di Washington.[6] Nel 2000, nel "Giorno di al-Quds" (Gerusalemme), secondo i servizi di traduzione occidentali, spesso offerti dall' organizzazione MEMRI, Khāmeneī si è pronunciato per la distruzione di Israele.[17] Dopo il disastro dell'11 settembre, 2001 ha condannato l'attacco terroristico pronunciandosi per la condanna delle attività terroristiche nel mondo.

Khāmeneī ha affermato che "I diritti umani, sono l'arma nelle mani dei nostri nemici in lotta con l'Islam."[18], denunciando così, a suo avviso, l'ipocrisia che talvolta aleggia su questa delicata materia. Egli è solito dire che il governo americano, con i suoi molti crimini e comportamenti scorretti non è autorizzato a giudicare il rispetto dei diritti umani in Iran.[19]

Il 4 giugno, 2006 Khāmeneī ha minacciato che l'Iran potrebbe creare disagi al carico di energia dalla regione del Golfo nel caso di un'aggressione statunitense al Paese, insistendo che Tehrān desidera solo produrre combustibile nucleare a scopo civile. Affermazione peraltro confermata dal rapporto della CIA che ha sottolineato che la Repubblica Islamica ha sospeso le attività nucleari a scopo militare già nel 2003.

Controversie in merito alla "fatwa sul nucleare"[modifica | modifica wikitesto]

Negli ultimi anni la diplomazia iraniana ha pubblicamente dichiarato che l'Ayatollah Ali Khamenei ha emesso una fatwa contro la produzione di armamenti nucleari. Precisamente, la fatwa è stata per la prima volta citata nell'Agosto del 2005, durante un meeting tra diplomatici dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica - AIEA. a Vienna. Nonostante le dichiarazioni,però, un gruppo di ex diplomatici iraniani hanno dichiarato che lo stesso Ayatollah Khamenei ha detto ai membri dell'Intelligence iraniana che la fatwa non si applica al mondo islamico[20].

Altri analisti, quindi, hanno evidenziato che la fatwa non è mai stata pubblicata sul sito della Guida Suprema e che la storia rientri nella pratica sciita della "taqiyya" ovvero della dissimulazione (una pratica che permette al fedele di mentire al fine di salvare se stesso e applicata qui in un ambito politico)[21]. Il sito fardanews.com, vicino alla Guida Suprema, ha inoltre pubblicato un articolo in cui Ali Khamenei giustificava il possesso dell'arma nucleare se orientata contro chi la possiede[22]. Il programma nucleare iraniano, come provato da fonti internazionale, è militarmente orientato e l'Iran, proprio per questo, è oggetto di sanzioni internazionali.

Vita familiare e figli[modifica | modifica wikitesto]

Khāmeneī ha quattro figli e due figlie, Mojtaba, Moṣṭafā, Masʿūd, Maysam, Boshra, Hoda.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Asia Times - Asia's most trusted news source for the Middle East
  2. ^ The Daily Star - Opinion Articles - Iran, Azerbaijan seem destined for more tension
  3. ^ THE IRANIAN: Azeris in Iran, Salman J. Borhani
  4. ^ a b Historic Personalities of Iran: Ayatollah Seyed Ali Khamenei
  5. ^ a b Marie-Claude Decamps, "Un nouveau defi pour le pouvoir du Guide Supreme. Profil", Le Monde International, 19 giugno 2009
  6. ^ a b A. Kuznecov, Padri e figli della Rivoluzione Islamica: il clero iraniano affronta il rischio di perdere il potere, geopolitica-rivista.org 23 giugno 2012
  7. ^ Guardian blogs | All guardian.co.uk blogposts | The Guardian
  8. ^ Analysis: Iran's Theological Community Contends With Changing World
  9. ^ a b [1]
  10. ^ Ayatollah Hojjat-ul-Islam Seyed Ali Khamenei
  11. ^ a b BBC NEWS | Middle East | Profile: Ayatollah Ali Khamenei
  12. ^ Redirect
  13. ^ [2]
  14. ^ [3]
  15. ^ News - Latest breaking UK news - Telegraph
  16. ^ [4]
  17. ^ CNN report, 1 gennaio 2000
  18. ^ [5]
  19. ^ BBC Mundo | Internacional | Irán: advertencia con petróleo
  20. ^ Iranian defectors: Khamenei said anti-nuke ‘fatwa’ won’t matter | The Daily Caller
  21. ^ Khamenei E Il Mito Della Fatwa Sulle Armi Nucleari « No Pasdaran
  22. ^ Iran exploits diplomacy to advance its nuclear program - Boston.com

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Guida Suprema dell'Iran Successore Flag of Iran.svg
Ruḥollāh Khomeynī 1989 - in carica -

Controllo di autorità VIAF: 79181869 LCCN: n/87/935094