Mahmud Ahmadinejad

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Mahmud Ahmadinejad
Mahmud Ahmadinejad

In carica
Inizio mandato 
3 agosto 2005
Predecessore Mohammad Khatami

Partito politico Partito dei Costruttori dell'Iran Islamico
Alma mater Università Iraniana di Scienza e Tecnologia

Mahmud Ahmadinejad ascolta [?] (محمود احمدی‌نژاد; Arādān, 28 ottobre 1956) è un politico iraniano, sesto e attuale Presidente della Repubblica islamica dell'Iran dal 3 agosto 2005.

Ahmadinejād è stato sindaco di Teheran dal 3 maggio 2003 fino al 28 giugno 2005, ed è considerato un conservatore religioso; prima di diventare sindaco era un ingegnere civile e professore all'Università Iraniana di Scienza e Tecnologia.

Politicamente, è un membro del Consiglio Centrale degli Ingegneri della Società Islamica [1], ma ha una base politica molto più potente all'interno dell'Alleanza dei Costruttori dell'Iran islamico, (chiamato anche Abadgaran). È considerato una delle figure principali all'interno di questa formazione. L'alleanza si è divisa durante le prime elezioni del 2005 sostenendo lui e Mohammad Bagher Ghalibaf ma, mentre i membri del Consiglio Cittadino di Teheran appoggiavano Ahmadinejād, i rappresentanti parlamentari di Teheran si esprimevano a favore di Ghalibaf.

Indice

[modifica] Elezione 2005

È stato eletto presidente dell'Iran il 24 giugno 2005, al secondo turno delle elezioni presidenziali, battendo il rivale, l'ex-presidente hojjatoleslām ʿAli Akhbar Hāshemi Rafsanjāni. Ha vinto con il 61,69% dei circa 28 milioni di votanti.

Prima del turno iniziale di votazioni, circa 1.000 candidati non furono ammessi all'elettorato passivo dal Consiglio dei Guardiani, consentendo solo sette candidature alla presidenza, anche se alcuni requisiti base, come l'essere un politico d'esperienza, vengono verificati solo dopo la registrazione, di modo che, in mancanza di questi requisiti (giudicati evidentemente con un alto grado di soggettività dal Consiglio dei Guardiani), alcuni candidature possono venire escluse anche in una fase successiva alla registrazione.

Rafsanjāni vinse il primo turno di votazioni, mentre Ahmadinejād si era assicurato il 19,48% dei voti, divenendo lo sfidante di Rafsanjāni nel ballottaggio definitivo. La inattesa vittoria di Ahmadinejād fu attribuita dagli osservatori alla popolarità del suo semplice stile di vita, e al fatto di essere considerato come il difensore dei ceti più poveri e delle classi meno agiate. Sempre secondo una parte degli analisti internazionali egli sarebbe inoltre stato considerato come modello di integrità religiosa, non corrotto dal potere, come qualcuno diceva fosse invece Rafsanjāni.

[modifica] Piattaforma

Ahmadinejād ha spesso mandato segnali discordanti all'opinione pubblica internazionale circa i suoi progetti presidenziali. Secondo alcuni osservatori negli Stati Uniti, questa linea sarebbe stata studiata per ottenere i consensi sia dei conservatori religiosi, sia delle classi meno agiate. Il motto usato nella sua campagna elettorale fu: "è possibile e possiamo farlo".

Nella sua campagna presidenziale ha avuto un approccio populista, con grande enfasi data dal suo semplice stile di vita. Si è paragonato a Mohammad Ali Rajāi — il secondo Presidente dell'Iran — dichiarazione che ha sollevato obiezioni da parte della stessa famiglia di Rajāi. Ahmadinejād sostenne di voler creare in Iran un "governo esemplare per i popoli del mondo". Si autodefinisce un "fondamentalista", ovvero un politico che si ispira ai fondamenti dell'Islam e della originaria rivoluzione islamica in Iran. Uno dei suoi obiettivi sarebbe quello di "mettere sulle tavole del popolo i profitti del petrolio", ovvero quello di operare per una redistribuzione delle ricchezze derivanti dalla vendita del petrolio.

Ahmadinejād è stato l'unico tra i candidati delle elezioni presidenziali ad esprimersi apertamente contro gli Stati Uniti d'America. In un'intervista rilasciata alla radiotelevisione nazionale iraniana pochi giorni prima delle elezioni ha inoltre dichiarato che le Nazioni Unite sono "unilateralmente schierate contro l'Islam". Nella stessa occasione si è chiaramente opposto al potere di veto che hanno i cinque Stati membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dichiarando che "non è giusto che pochi Stati possano imporre il loro veto a decisioni di carattere globale. Se un tale privilegio deve continuare ad esistere, allora deve essere esteso anche al mondo dell'Islam, la cui popolazione ha raggiunto quasi il miliardo e mezzo di persone".

Oltre a ciò ha anche difeso il programma nucleare iraniano ed ha accusato "alcuni poteri arroganti" di tentare di fermare lo sviluppo industriale e tecnologico dell'Iran in questo ed in altri settori. A una domanda postagli da un giornalista di Sharq riguardo al rilascio dei prigionieri politici in caso di vittoria, Aḥmadinejād ha risposto chiedendo "Quali prigionieri politici? Quelli degli Stati Uniti?".

Dopo la sua elezione ha dichiarato che "Grazie al sangue dei martiri una nuova rivoluzione islamica è sorta ed è la rivoluzione islamica del 1384 (l'anno in corso in Iran, secondo il calendario dell'Egira), che se Dio vorrà, taglierà le radici dell'ingiustizia nel mondo" e che "presto l'onda della rivoluzione islamica raggiungerà il mondo intero" [4].

Ha anche ricordato il fatto di aver sviluppato un esteso programma per la lotta al terrorismo, con l'obiettivo di migliorare le relazioni estere dell'Iran e per stringere buoni rapporti con gli stati confinanti. Ha anche affermato di voler mettere fine al problema relativo ai visti d'ingresso per i cittadini appartenenti agli Stati della regione, dicendo che "People should visit anywhere they wish freely. People should have freedom in their pilgrimages and tours", cioè "la gente dovrebbe visitare liberamente qualsiasi posto desideri. La gente dovrebbe avere la libertà di compiere i propri pellegrinaggi e i propri viaggi".

La dichiarazione relativa alla lotta al terrorismo ha suscitato tuttavia perplessità in chi ricorda come l'Iran sia uno tra i più accreditati finanziatori di Hezbollah, l'organizzazione paramilitare libanese ritenuta sovversiva dallo stesso governo libanese e terrorista da Israele e gli Stati Uniti.

[modifica] Biografia

Nato con il nome di Mahmud Saborjhian nel 1956 nel villaggio di Arādān, vicino Garmsar, figlio di un fabbro, si trasferì con la famiglia a Tehrān quando aveva un anno. Il cognome di famiglia, che è un cognome usuale fra ebrei iraniani, che indica che la sua famiglia era di origine ebraica[2], fu successivamente cambiato in Ahmadinejad, che significa "della razza di Maometto" ovvero "della razza virtuosa". Fu ammesso all'Università Iraniana della Scienza e della Tecnologia come studente di ingegneria civile nel 1976. Continuò i suoi studi nella stessa università, entrando nel corso di studi per la laurea di secondo livello (Master of Science secondo la classificazione anglosassone) di ingegneria civile nel 1986, e allo stesso tempo si unì al Corpo dei Guardiani della Rivoluzione iraniana, laureandosi infine in Ingegneria del traffico e dei trasporti.

Il piano di studio della laurea consisteva in un programma speciale per le Guardie della Rivoluzione, realizzato da quella stessa organizzazione. Dopo la laurea, Aḥmadinejād divenne professore al Dipartimento di Ingegneria Civile all'Università Iraniana della Scienza e della Tecnologia (UIST).

Nel 1979, fu il capo rappresentante della Università Iraniana di Scienza e Tecnologia (IUST) alle riunioni studentesche non ufficiali che occasionalmente incontravano l'Āyatollāh Khomeyni. A queste riunioni presero anche parte i fondatori del primo Ufficio per la regolamentazione dell'unità (daftār-e taḥkīm-e vahdat), l'organizzazione studentesca che con vari suoi appartenenti presero parte all'attacco contro l'ambasciata degli Stati Uniti e alla susseguente gravissima e illegittima presa di ostaggi statunitensi: avvenimento dal quale data la fine delle normali relazioni diplomatiche fra i due Paesi.

Ahmadinejād, membro di questa organizzazione, prima dell'attacco all'ambasciata propose un simultaneo identico attacco anche contro l'ambasciata dell'Unione Sovietica, ma la sua proposta fu respinta dall'organizzazione[senza fonte].

Nel 1986, Ahmadinejad si offre volontario per prender parte all'addestramento delle forze speciali dei Pasdaran. Gli viene attribuito allora un posto da ufficiale nella guarnigione di Ramazan, stazionata in prossimità di Kermanshah. Tale guarnigione aveva l'incarico di effettuare «operazioni extra-territoriali» condotte dai Guardiani della Rivoluzione (i Pasdaran) e numerosi rapporti suggeriscono che Ahmadinejad fosse all'epoca incaricato dell'eliminazione dei dissidenti in Iran e all'estero, partecipando a operazioni coperte nella regione irachena di Kirkuk e a torture in cui venivano compiute esecuzioni capitali nella prigione di Evin a Teheran. Ahmadinejad divenne in seguito uno degli ufficiali superiori dell'unità d'élite Qods (Gerusalemme) in seno ai Pasdaran. Secondo alcuni rapporti vi furono numerosi omicidi politici in Vicino Oriente e in Europa, fra cui quello del leader curdo ʿAbd al-Rahmān Qāssemlu (Gassemlou) a Vienna nel luglio del 1989[3].

Divenne anche capo ingegnere della VI Armata dei Guardiani della Rivoluzione e capo del Corpo nelle regioni occidentali dell'Iran.

Alla fine del conflitto, le Guardie della Rivoluzione e il Basij che furono inevitabilmente smobilitati,furono scioccati dalla corruzione di certi leader, che si erano arricchiti incamerando illegittimamente beni confiscati durante la Rivoluzione Islamica, oppure svolgendo un ruolo fondamentale nel mercato nero in tempo di guerra. I più devoti dei basiji, di cui faceva parte Ahmadinejad, pianificarono allora un ritorno ai valori morali dei primi giorni della rivoluzione khomeinista[4]. Ahmadinejad non cela il suo attaccamento ai valori del Basij: egli appare regolarmente vestito d'un foulard nero e bianco, caratteristico dei basiji, e parla spesso in termini positivi della «cultura Basij» e del «potere Basij»[5], che gli dimostreranno tutto il loro sostegno attivo nel corso degli incidenti esplosi l'indomani delle elezioni presidenziali del giugno del 2009, in cui la percentuale stimata precedentemente dei consensi degli elettori (non particolarmente rilevante), risultò incredibilmente ingigantita dai risultati ufficiali di uno scrutinio accusato apertamente di manipolazione e di broglio.

Dopo la guerra Ahmadinejad divenne vice-governatore e poi governatore delle città di Maku e di Khoʾi, consigliere per il Ministero della Cultura e del Consiglio Islamico e poi governatore delle nuove province di Ardabil dal 1993 all'ottobre 1997.

[modifica] Prima carriera politica

Ahmadinejād ha dato un caldo benvenuto al presidente venezuelano Hugo Chavez nella sua visita a Tehrān nel 2004. Al momento della visita, Chavez è stato accolto con l'inaugurazione di una nuova statua di Simon Bolivar, l'eroe nazionale venezuelano, nel parco Goft-o-gou di Tehrān.

Ahmadinejād era una figura per lo più sconosciuta nella politica iraniana prima di essere eletto sindaco di Tehrān dal secondo Consiglio Comunale di Tehrān il 3 maggio 2003, dopo che un'affluenza alle urne di appena il 12% aveva portato all'elezione dei candidati conservatori dell'Alleanza per la Creazione dell'Iran Islamico a Tehrān. Durante la sua attività di sindaco, ha vanificato molte riforme attuate dai precedenti sindaci "moderati" e "riformisti". Una delle modifiche più significative secondo i suoi oppositori, ma oggettivamente meno qualificate fu quella della separazione degli ascensori per gli utenti di sesso maschile e femminile negli uffici del comune [5] o la sua proposta di seppellire nelle principali piazze di Tehrān i corpi dei "martiri" caduti nella guerra Iran-Iraq. Queste azioni venivano accompagnate da gesti populisti, come la distribuzione gratuita di zuppa ai poveri.

In qualità di sindaco di Tehrān, è diventato anche direttore del quotidiano Hamshahri, allontanando l'editore Mohammad Atrianfar e sostituendolo con Alireza Sheikh-Attar. Successivamente ha licenziato Sheikh-Attar il 13 giugno 2005, pochi giorni prima delle elezioni presidenziali, per non averlo sostenuto nella sua campagna per ottenere questa carica, rimpiazzando Sheikh-Attar con Ali Asghar Ash'ari, ex-Vice Ministro della Cultura e dell'Orientamento Islamico durante il mandato ministeriale di Mostafa Mirsalim. Ha licenziato Nafiseh Kuhnavard, uno dei giornalisti dell'Hamshahri, per aver chiesto a Khatāmi notizie circa le "linee rosse" del regime e le agenzie parallele e illegali dell'intellighenzia: una domanda che Ahmadinejād ha considerato inappropriata. Kuhvanard è stato successivamente accusato dagli elementi più radicali islamici di spionaggio a favore della Turchia e della Repubblica dell'Azerbaijan. [6]

È noto che Ahmadinejād ha avuto modo di discutere con Khatāmi, che allora lo ostacolava nel partecipare agli incontri del Consiglio dei Ministri: un privilegio di solito esteso anche ai sindaci di Tehrān. Egli ha criticato pubblicamente Khatāmi di ignorare i problemi quotidiani della cittadinanza.

Dopo due anni da sindaco di Tehrān, Ahmadinejād è stato incluso in una lista di 65 finalisti per il riconoscimento di "Sindaco dell'Anno 2005" [7] tra 550 sindaci nominati. Solo 9 provenivano dall'Asia.

Ahmadinejād ha rinunciato alla sua carica di sindaco di Tehrān dopo la sua elezione alla Presidenza. La sua rinuncia è stata accettata il 28 giugno 2005 e il Consiglio Comunale di Tehrān, con 8 voti su 15, ha eletto al suo posto Mohammad Bagher Ghalibaf dodicesimo sindaco di Tehrān.

[modifica] Presidenza

È diventato presidente dell'Iran il 3 agosto 2005, ricevendo l'approvazione della Guida Suprema, l'Āyatollāh Ali Khamenei. Durante questa celebrazione egli baciò la mano di Khāmenei, diventando il primo presidente iraniano a baciare la mano di Khāmenei e il secondo presidente iraniano a baciare la mano di una Guida Suprema (il primo fu Mohammad ʿAli Rajāi, che baciò la mano dell'Ayatollah Khomeini). Ahmadinejad era molto noto al tempo della sua elezione come il protetto di Khāmenei [8].

Nel primo annuncio dopo la sua presidenza invitò i funzionari statali a non affiggere le sue fotografie e immagini negli uffici governativi e ad usare solamente le immagini e le foto dell'Ayatollah Khomeini e dell'Ayatollah Khamenei.

Ahmadinejād ha completato le cerimonie necessarie per diventare presidente il 6 agosto, quando ha prestato giuramento dinanzi al Majles di proteggere la religione ufficiale dell'Iran (l'Islam nella sua accezione sciita), la Repubblica Islamica e la sua costituzione. Dal 3 al 6 agosto, le funzioni di presidente sono state svolte dal Primo Vice-Presidente di Khatāmi, Mohammad Reza Aref.

All'inizio del dicembre 2006 è stato accusato di aver violato le pretese disposizioni del Corano, guardando alcune ballerine (che inoltre non avevano il velo) ballare alla cerimonia di inaugurazione dei Giochi asiatici in Qatar, finendo così sotto inchiesta. (Si noti peraltro che, sia le disposizioni contro il ballo, sia quelle sull'uso del velo sono argomento non chiaramente definito nel Libro Sacro islamico e soggette quindi all'interpretazione umana).

Le elezioni presidenziali del 13 giugno 2009 lo hanno riconfermato nella sua carica, anche se la correttezza delle operazioni di voto è tuttora oggetto di contestazione da parte dell'opposizione; nei giorni successivi alle elezioni si sono tenute numerose manifestazioni di piazza che hanno visto la partecipazione di milioni di oppositori e la morte di un non meglio definito numero di manifestanti, anche se il conteggio effettivo dei partecipanti è reso difficile dalle restrizioni che le autorità iraniane hanno adottato nei confronti dei giornalisti stranieri.

[modifica] Fondo Reza per l'Amore

Il primo significativo impegno legislativo ad essere assunto dal nuovo governo formato dal presidente Ahmadinejād fu la costituzione di un Fondo di 12 trilioni di riyal (1,3 miliardi di dollari statunitensi), chiamato "Fondo dell'amore dell'imam Reza" (Reza Love Fund), così chiamato in onore di uno degli Imam sciiti. Utilizzando le rendite iraniane del petrolio, l'intento del governo di Ahmadinejād con questo Fondo è quello di aiutare i giovani a trovare lavoro, a sposarsi e a trovare un'abitazione.

[modifica] Dissenso politico

Durante le elezioni presidenziali iraniane del 2005, alcuni (fra cui Mehdi Karrubi, un candidato riformista che si era piazzato al terzo posto nell'elezione), hanno accusato l'organizzazione delle moschee, ossia il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione iraniana, e le forze della milizia del Basij, di essere state mobilitate e di aver agito illegalmente a favore di Ahmadinejād. Karrubi ha accusato esplicitamente che tra i cospiratori vi era Mojtaba Khamenei, un figlio della Guida Suprema, l'Ayatollah Khamenei. I sostenitori di Ahmadinejād considerano destituite di fondamento tali accuse.

Inoltre, Khāmenei ha scritto a Karrubi affermando che le sue accuse erano "al di sotto della sua dignità" e che "ne sarebbe derivata una crisi" per l'Iran, che egli non avrebbe permesso. Per tutta risposta, Karrubi si è dimesso da tutti i suoi incarichi politici, incluso quello di consigliere della Guida Suprema dell'Iran e di membro del Consiglio per il Discernimento: posti ambedue cui era stato nominato direttamente da Khāmenei[6] Ali Akbar Hashemi Rafsanjani, il rivale di Ahmadinejād al secondo turno, ha anch'egli sostenuto che gli interventi per condizionare le votazioni erano in effetti stati "organizzati" e che erano stati "ingiusti", e appoggiò quanto denunciato da Karrubi. [7]. Rafsanjāni parlò anche di campagna di "sporchi trucchi" che avevano condotto "illegalmente" Ahmadinejad alla Presidenza: accusa che questi negò recisamente. Nella stessa occasione, Rafsanjāni affermò che il suo ricorso per quanto verificatosi nell'elezione sarebbe stato fatto unicamente a "Dio", e raccomandò di accettare i risultati comunque prodottisi e di "assistere" il neo-Presidente eletto.

Alcuni gruppi politici, incluso il partito riformista del Fronte di Partecipazione dell'Iran Islamico (FPII), hanno denunciato il fatto che Ahmadinejād aveva ricevuto sostegno illegale e informazioni dai supervisori prescelti dal Consiglio dei Guardiani che sarebbero dovuti restare neutrali in base alla legge elettorale[8].

[modifica] Posizioni in politica estera

[modifica] Ahmadinejad, Israele e gli ebrei iraniani

Durante la conferenza internazionale Il mondo senza sionismo, nell'ottobre 2005, Mahmud Ahmadinejād, citando Khomeyni ha detto: «...questo regime occupante Gerusalemme è destinato a scomparire dalla pagina del tempo...», con riferimento allo Stato di Israele[9]. L'inizio dell'avversione del governo iraniano nei confronti di quello israeliano e la messa della parola fine alle relazioni tra i due paesi vanno collocati nel periodo immediatamente successivo alla Rivoluzione islamica del 1979.

Il giorno successivo a queste dichiarazioni, il Primo Ministro di Israele Ariel Sharon, ha chiesto l'espulsione dell'Iran dalle Nazioni Unite, mentre il ministro degli Esteri Silvan Shalom ha richiesto una riunione d'emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. In quell'incontro, tutti i 15 membri hanno condannato le affermazioni di Ahmadinejād. Kofi Annan si è detto costernato per i commenti e ha ribadito gli obblighi dell'Iran e il diritto all'esistenza di Israele.

Ahmadinejād ha riaffermato la sua posizione il 28 ottobre 2005, senza ritrattare le sue precedenti dichiarazioni. Ulteriori affermazioni in tal senso sono state fatte in alcune interviste [10] rilasciate in occasione del congresso della FAO [11] svoltosi a Roma in data 3 giugno 2008: «...as to the Israeli atrocity in the occupied lands, the criminal regime which has been plundering the wealth of the oppressed Palestinian nation and has been murdering innocent people in the past 60 years, has reached its end and will disappear from the political scene...» [12]. Tali dichiarazioni hanno suscitato proteste di varie parti politiche in Italia e all'estero.

Il senso di precarietà e d'insicurezza della storica (dai tempi di Ciro il Grande) comunità ebraica presente in Iran, la seconda del Medio Oriente dopo quella di Israele è in continuo aumento dalla Rivoluzione islamica. Gli ebrei iraniani però non subiscono discriminazioni dal punto di vista religioso, poiché in Iran tutte le minoranze religiose godono ufficialmente di libertà di culto: per esempio hanno la possibilità di studiare a scuola la propria religione e di frequentare i propri luoghi di culto.

In particolare, come per le altre minoranze riconosciute, anche per quella ebraica (secondo "The World Jewish Library" circa 10 mila su un totale di circa 70 milioni di Iraniani) è obbligatoria la presenza in parlamento (il Majles) di un rappresentate della comunità sui 290 che lo compongono in totale: attualmente questo incarico è affidato a Morris Motamed. Inoltre i loro luoghi di pellegrinaggio presenti sul territorio (i santuari di Esther di Mordechai e di Habakkuk a Hamadan, la tomba del profeta Daniele a Susa, il mausoleo "Peighambariyeh" a Qazvin, le tombe di Harav Uresharga a Yazd e di Hakham Mullah Moshe Halevi, ossia Moshe-Ha-Levi, a Kashan) sono visitabili da tutti. Le dichiarazioni di Ahmadinejad, vere o presunte, hanno aumentato la diffidenza e i pregiudizi degli iraniani non-ebrei[13].

«La comunità ebraica in Iran subisce ogni giorno ostilità, insulti ai suoi valori religiosi e manovre antisemite, compresa la pubblicazione di libri e articoli non documentati che negano l’Olocausto e la programmazione di serial televisivi antiebraici, come quello – dallo scontato titolo “Il Complotto” – in cui si vede la scena di un bambino ebreo che celebra il “sacrificio del sangue”, la peggiore accusa antisemita, bevendo compiaciuto il sangue di un bambino musulmano sgozzato. Le nostre proteste non hanno dato finora alcun frutto» (M. Motamed).

In teoria il governo iraniano garantisce diritti uguali a musulmani, cristiani, ebrei e zoroastriani (le altre fedi sono rigidamente proibite) ma nei fatti li discrimina: di fatto sono sbarrate ai non-musulmani tutte le professioni che riguardano l’assetto politico della repubblica teocratica (insegnante universitario, magistrato, dirigente dell’amministrazione pubblica, ufficiale di carriera) poiché coloro che aspirano a questi ruoli sono tenuti a sostenere un esame di teologia islamica talmente rigoroso che nessuno lo supera.[senza fonte]

Non dimentichiamo poi discriminazioni amministrative (nell’assegnazione delle case popolari, per gli avanzamenti di carriera, ecc.) e quelle nel diritto penale e civile (la testimonianza in tribunale di un non-musulmano vale la metà di quella di un fedele islamico; se un non-musulmano si converte all’islam incamera l’intera eredità paterna, ecc.). Molti cittadini iraniani di religione ebraica per sfuggire da questa situazione di emarginazione cercano di lasciare il paese attraverso l'ambasciata israeliana in Turchia (in Iran non ci sono rappresentanze diplomatiche israeliane o americane). In Israele sono presenti circa 150,000 ebrei di origini persiane, i cosiddetti parsim. Nel 2007 suscitò molte polemiche la notizia che il governo israeliano avesse cercato di sollecitare alcuni ebrei iraniani a trasferirsi in Israele attraverso pagamenti di denaro [14].

Durante la Conferenza internazionale sul razzismo denominata "Durban II" e tenutasi a Ginevra il 20 aprile 2009, fu proprio l'esordio dei lavori dell'assise dei delegati ONU che si sciolse in una plateale diserzione dei rappresentanti di alcuni Paesi occidentali (gli Stati Uniti, Israele, il Canada, l'Australia e l'Ita­lia avevano già deciso di non partecipare alla Conferenza, anche quale effetto della prima conferenza di Durban del 2001 -Conferenza mondiale contro il razzismo- e delle ridotte garanzie offerte in sede di lavori preparatori nella seconda assise). La pubblica accusa di Ahmadinejād contro Israele (senza citarlo direttamente) fu quella di aver consolidato un governo razzista in Medio Oriente dopo il 1945, utilizzando l' "aggressione militare per privare della terra un'intera nazione, sotto il pretesto della sofferenza degli ebrei", e invitando "immigrati dall'Europa, dagli Stati Uniti e dal mondo dell'Olocausto per stabilire un governo razzista nella Palestina occupata". Accanto alla protesta dei Paesi occidentali, alcuni applausi di delegati vicini alle posizioni espresse sostennero la critica del Presidente Iraniano contro quegli stati occidentali "rimasti in silenzio di fronte ai crimini commessi da Israele a Gaza" e per l'inadeguatezza della struttura e dei lavori delle Organizzazioni internazionali. [15]

[modifica] Miglioramento delle relazioni con la Russia

Ahmadinejād ha avviato intense relazioni diplomatiche con la Russia, creando un dipartimento a ciò dedicato verso la fine del 2005. Ha lavorato con Vladimir Putin per risolvere la crisi nucleare in Iran e sia Putin sia Ahmadinejād hanno espresso il desiderio di cooperare insieme sul Mar Caspio. [16]

[modifica] Critiche alla stampa internazionale sulla diffusione di informazioni su Ahmadinejad: il "caso" MEMRI

Da vari giornalisti e cittadini di lingua persiana è stato affermato che i discorsi del presidente dell'Iran vengono tradotti inappropriatamente, e strumentalizzati con l'aiuto dei media per dare l'immagine di un uomo di Stato violento.

Una prima critica mossa in molti ambienti di controinformazione proverrebbe dalla considerazione che la principale compagnia di traduzione cui fanno riferimento molti organi di stampa internazionali è il MEMRI, che si occupa di tradurre le lingue vicino e medio-orientali nelle principali lingue europee. Tale agenzia sarebbe controllata da israeliani, esponenti politici di destra, e dal colonnello Yigal Carmon, ex ufficiale dei servizi segreti militari di Israele.

Tali dubbi sono in parte confermati dall'attenta lettura delle affermazioni di Ahmadinejād: in riferimento alla celeberrima "cancellazione di Israele dalla carta geografica", ad esempio, Ahmadinejād auspicò la cancellazione di quelli che definisce regimi, vale a dire i governi di USA e Israele, e non dei relativi Stati. Queste le parole che chiudono il suo discorso: «... Chiunque accetti la legittimità di questo regime ha, di fatto, firmato la sconfitta del mondo islamico. Il nostro amato Imām (Khomeyni, NdR) nella sua lotta ha mirato al cuore dell'oppressore mondiale, cioè al regime occupante. Non ho alcun dubbio che la nuova ondata che è iniziata in Palestina, e di cui abbiamo testimonianza anche nel mondo islamico, eliminerà questa disgraziata macchia dal mondo islamico...».

Tuttavia - come in parte ben evidenziato dall'espressione suesposta - le affermazioni di Ahmadinejad, se viste alla luce del convegno sulla revisione (del numero delle vittime) della Shoah, assumono un significato diverso.[17] D'altro canto, esistono anche fondate obiezioni che vanno nella direzione opposta [18]. Pertanto, sebbene sia plausibile che una singola fonte possa più o meno scientemente distorcere una traduzione, non lo è la possibilità che tutte le agenzie di informazione occidentali usino una unica fonte, e che nessuno proponga traduzioni alternative a quelle che vengano considerate discutibili.

[modifica] Eventi alla conferenza sul razzismo di Ginevra

La presenza del presidente alla conferenza ha portato alla decisione da parte di Italia, Belgio, Israele, Germania, Canada, Stati Uniti di non prendervi parte. Israele ha reagito inoltre alla sua presenza richiamando in patria il proprio ambasciatore in Svizzera. Ban Ki-Moon ha criticato apertamente la scelta di questi paesi, ritenendola poco costruttiva. Durante la conferenza stampa alcune frasi su Israele hanno portato all'abbandono dell'aula da parte di alcuni paesi dell'unione europea[19] mentre altri come il Vaticano hanno scelto di appoggiare la linea della libertà di espressione.[20]

[modifica] Situazione interna dell'Iran sotto Ahmadinejad

Nonostante Khomeini affermasse di voler instaurare in Iran una "democrazia islamica", le milizie popolari del regime e i pasdaran esercitano uno stretto controllo sulla radio e sulla stampa. Inoltre numerose dimostrazioni di studenti sono state represse[21]. Come se non bastasse, l'applicazione della legge islamica limita fortemente i diritti delle donne (ad esempio in un tribunale la testimonianza di una donna vale metà di quella di un uomo[22]). Le minoranze sono perseguitate (da notare che l'Iran, timoroso delle forti spinte secessioniste, adesso perseguita i Curdi, dopo averli sostenuti contro Saddam)[senza fonte].

Sotto il profilo economico, la politica di Ahmadinejad è stata finora fallimentare: a causa delle sanzioni, molti generi di prima necessità e beni di lusso scarseggiano. A causa di ciò, l'inflazione,che al tempo dello Scià Reza Pahlavi era del 12-15% ora arriva al 25-30%. I pasdaran ormai controllano in pieno la vita del paese; oltre a controllare il parlamento, controllano anche i costumi della gente; numerose ditte a loro legate hanno il monopolio degli appalti e delle commesse governative (basti pensare che una ditta turca, legittima vincitrice di un appalto per lavori all'aeroporto di Teheran, è stata scacciata dai guardiani). All'interno dei guardiani vi è anche una corruzione molto vasta, e molti di essi sono coinvolti nell'importazione clandestina di beni che non possono arrivare legalmente in Iran per via delle sanzioni.[23]

La politica finanziaria del Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad è sotto attacco ed il presidente è accusato di aver condotto la Repubblica islamica alla rovina finanziaria.

Nel febbraio 2009 dopo che l'Suprema Corte dei Conti dell'Iran aveva riferito che $1,058 miliardi di surplus dei conti petroliferi nel bilancio del 2006-2007 non erano stati incassati dal Tesoro iraniano,[24] [25] il Presidente del Parlamento ( Majles ), Ali Larijani, impose ulteriori certificazioni di bilancio per assicurarsi che i fondi entrassero al più presto possibile nelle disponibilità del Tesoro iraniano.[26] Ahmadinejad criticò la Corte dei Conti per quelle che egli qualificò come "sue carenze", "incitando il popolo - come afferma il rapporto - contro il governo.[27] Hamidreza Katouzian riferì per la Commissione parlamentare per l'Energia, che "Il governo ha speso $5 miliardi per importare carburante, 2 miliardi di dollari USA in più della somma che il Parlamento aveva autorizzato. Katouzian citò il ministro del Petrolio iraniano, Gholam-Hossein Nozari, che aveva affermato che il Presidente Mahmud Ahmadinejad aveva disposto l'acquisto extra.[28]
Nel febbraio del 2009 il Centro di Ricerca parlamentare ha riferito che l'Iran fronteggiava un deficit di bilancio di circa 44 miliardi di dollari statunitensi nell'anno finanziario (che comincia a marzo).[29] Ahmadinejad respine il Rapporto e disse: il bilancio statale non presenta deficit.

Dibattito tra il Parlamento e Ahmadinejad
soggetto Relazione parlamentare Punto di vista di Ahmadinejad
Deficit di bilancio (2009-2010) $44 miliardi bilancio senza alcun deficit
rendite petrolifere mancanza di $1,058 miliardi derivanti da rendite petrolifere "Il Ministero del Petrolio non riceva un singolo dollaro proveniente da rendite petrolifere, dal momento che gli introiti sono direttamente depositati nel conto esteri della Banca Centrale"
importazione di petrolio $2 miliardi di carburante importato illegalmente nessuna azione illegale è stata commessa
riserve del cambio con l'estero fondi prelevati illegalmente dalle riserve del cambio con l'estero "Nessuno nel Paese ha il diritto di spendere illegalmente anche un solo dollaro delle riserve"[25]

Nel dicembre 2008, Ahmadinejad aveva annunciato che il suo governo aveva stabilito un piano di salvataggio che avrebbe consentito alle classi socio-economiche più deboli di rimettersi in piedi. La promessa del presidente iraniano, tuttavia, si è rivelata falsa. All'inizio della settimana, il quotidiano riformista iraniano Saramiya ha riferito che Ahmadinejad ha esaurito il fondo di riserva iraniano per gli aiuti ai poveri del paese. Ciò costituisce un problema se si considera il fatto che Ahmadinejad ha vinto la competizione presidenziale, sulla base di promesse fatte durante la campagna elettorale che lo impegnavano a migliorare il tenore di vita delle basse classi sociali. Secondo una relazione, Ahmadinejad sarebbe riuscito "irresponsabilmente e illegalmente" a sprecare $ 140 miliardi.[30]

Inoltre, a causa del blocco degli scambi iraniani causati dai toni anti-occidentali e anti-israeliani del presidente, l'Iran, quarto estrattore di petrolio al mondo, raziona la benzina perché, vista la mancanza in patria di tecnologie adeguate alla lavorazione del pesante greggio iraniano, s'incontrano difficoltà non di poco conto nel farla raffinare all'estero. [31]

[modifica] Note

  1. ^ Hamshahri
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  8. ^ Gooya
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[modifica] Bibliografia


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