Proteste in Iran del 2011

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Proteste in Iran del 2011
Iran-CIA WFB Map.png

Data febbraio 2011 - in corso
Luogo Iran Iran
Causa Assenza di tutela dei diritti individuali, assenza di democrazia
Schieramenti
Manifestanti Forze di polizia
Perdite
decine di morti
decine di feriti[1]
Voci di sommosse presenti su Wikipedia

Le proteste in Iran del 2011 si inseriscono nel contesto delle proteste recentemente sviluppatesi nel Maghreb e nella regione medioorientale a seguito di un vertiginoso aumento dei prezzi dei generi alimentari a fine 2010.

Disordini in diverse città iraniane[modifica | modifica wikitesto]

Proteste sulla scia della rivolta egiziana[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sommosse popolari in Egitto del 2011.

Il 14 febbraio, sull'onda di sommosse popolari in Egitto che hanno portato alle dimissioni il presidente Hosni Mubarak, scontri tra forze di sicurezza e dimostranti anti-governativi avvengono a Isfahan, nell'Iran centrale, mentre altre manifestazioni vengono organizzate nello stesso giorno dall'opposizione iraniana a Teheran e in altre città del paese.[2]

Lo stesso 14 febbraio le autorità iraniane dispongono centinaia di arresti contro i dimostranti.[3] Due sono i morti nelle manifestazioni avvenute a Teheran, dove migliaia di oppositori sono tornati a scendere in piazza dopo quasi 14 mesi.[4] In occasione del funerale di una delle vittime si verificano incidenti tra la polizia e i contestatori. Gli organi di informazione iraniani dipingono la protesta come tra studenti islamici e "sostenitori della sedizione" e affermano che il giovane ucciso sia uno studente delle milizie Basiji, che ha appoggiato la polizia anti-sommossa contro le manifestazioni dell'opposizione.[5] Slogan come "morte a Mussavi" e 'morte a Karrubi", leader dell'opposizione in Iran, vengono pronunciate da migliaia di sostenitori del regime, riuniti a Teheran per la preghiera collettiva del venerdì il 18 febbraio. Le autorità infatti promuovo in varie città, per screditare gli oppositori, manifestazioni di odio contro i capi dell'opposizione.[6]

Due navi militari iraniane il 22 febbraio, la fregata Alvand e l'imbarcazione di rifornimento Kharg, in conseguenza della caduta del regime di Mubarak, attraversano il canale di Suez (per la prima volta dal 1979, data della Rivoluzione khomeinista) dirette in Siria.[1][7] Israele definisce una "grave provocazione" l'ingresso nel mediterraneo delle navi iraniane.[1]

La repressione del regime[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver capeggiato il moto di protesta delle settimane precedenti, a fine febbraio i due leader dell'opposizione Karrubi e Mussavi vengono tradotti dalle rispettive case – dove si trovavano agli arresti domiciliari – in una località non precisata di Teheran (secondo alcuni il centro di detenzione di Heshmatiyeh) sotto il controllo dei Guardiani della rivoluzione.[8][9][10][11] Il provvedimento ha lo scopo di inibire il moto di protesta che nei giorni precedenti aveva sviluppato accesi scontri in diverse città del paese.

Una manifestazione dell'opposizione organizzata per chiedere la liberazione dei leader dell'opposizione recentemente incarcerati il 1º marzo degenera in scontri tra manifestanti e polizia.[12] Gli agenti ricorrono ai gas lacrimogeni (secondo alcuni anche a gas chimici) per allontanare i contestatori, dopo che le autorità avevano schierato migliaia di agenti per le strade della capitale per impedire la protesta.[13][14]

Le autorità iraniane procedono a arresti e catture di oppositori, tra cui dieci persone che falsamente accusate di traffico di droga vengono per questo condannate all'impiccagione.[13]

A inizio marzo una manifestazione non autorizzata dell'opposizione a piazza della Rivoluzione viene dispersa con l'ausilio dei gas lacrimogeni dalle forze di polizia iraniane.[15] Nello stesso periodo, l'8 marzo l'ex presidente iraniano Akbar Hashemi Rafsanjani abbandona il posto di capo dell'Assemblea degli esperti (organismo composto da 86 membri con l'autorità di estromettere l'ayatollah, leader supremo dell'Iran) dopo essere stato accusato della sua eccessiva vicinanza all'opposizione riformista.[1] Secondo gli analisti il rafforzamento degli integralisti all'Assemblea ha il risultato di cementare ulteriormente l'establishment riconducibile al regime.[16]

Il governo iraniano protesta forti critiche per l'intervento in Bahrain delle forze saudite e per l'atteggiamento assunto da altri paesi suoi alleati nei confronti delle proteste scoppiate nell'arcipelago a maggioranza sciita.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Guido De Franceschi, Iran in Il sole 24 ore, 25 febbraio 2011. URL consultato il 27-02-2011.
  2. ^ Iran: scontri a Isfahan, arresti in ANSA, 14 febbraio 2011. URL consultato il 20-02-2011.
  3. ^ Iran: siti, un morto e due feriti in ANSA, 14 febbraio 2011. URL consultato il 20-02-2011.
  4. ^ Iran: due i morti nelle manifestazioni in ANSA, 15 febbraio 2011. URL consultato il 20-02-2011.
  5. ^ Iran, scontri a funerali vittima in ANSA, 16 febbraio 2011. URL consultato il 20-02-2011.
  6. ^ Iran: sostenitori regime a preghiera in ANSA, 18 febbraio 2011. URL consultato il 20-02-2011.
  7. ^ Navi Iran verso il Mediterraneo in tgcom, 22 febbraio 2011. URL consultato il 27-02-2011.
  8. ^ Karrubi e Moussavi trasferiti in località segreta, fonti in Euronews, 27 febbraio 2011. URL consultato il 27-02-2011.
  9. ^ Iran: Karrubi e Mussavi portati via in ANSA, 27 febbraio 2011. URL consultato il 27-02-2011.
  10. ^ Iran: forze sicurezza in strada per bloccare oppositori in reuters, 1° marzo 2011. URL consultato il 03-01-2011.
  11. ^ IRAN: FIGLIE MOUSSAVI, CI HANNO IMPEDITO DI VEDERE NOSTRI GENITORI in ASCA-AFP, 03 marzo 2011. URL consultato il 04-03-2011.
  12. ^ IRAN: SCONTRI TRA POLIZIA E MANIFESTANTI A TEHERAN in aginews, 1° marzo 2011. URL consultato il 01-03-2011.
  13. ^ a b Iran: la repressione del regime in euronews, 02 marzo 2011. URL consultato il 03-03-2011.
  14. ^ Iran, opposizione in piazza a Teheran: scontri con forze di sicurezza e arresti in Il Messaggero, 1° marzo 2011. URL consultato il 03-03-2011.
  15. ^ Iran: gas lacrimogeni contro protesta in ansa, 08 marzo 2011. URL consultato l'08-03-2011.
  16. ^ Iran, Rafsanjani perde presidenza organismo religioso in reuters italia, 08 marzo 2011. URL consultato l'08-03-2011.

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