Hossein-Ali Montazeri

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Hossein-Ali Montazeri (Persiano:حسینعلی منتظری) (Najafabad, 1922Qom, 19 dicembre 2009) è stato un teologo e attivista iraniano.

Grande Ayatollah, Sua Onorevole Eminenza Montazeri è stato un importante studioso dell'Islam sciita e uno dei leader della Rivoluzione islamica del 1979 in Iran.

È conosciuto per essere stato il successore designato della Guida Suprema Ayatollah Khomeini, caduto in disgrazia nel 1989 dopo aver criticato le politiche del governo, considerate da Montazeri come in antitesi alle libertà e ai diritti del popolo.

Per quasi trent'anni, Montazeri è stato uno dei maggiori critici delle politiche interne ed estere della Repubblica Islamica. È stato anche attivista per i diritti civili e i diritti delle donne in Iran. Prolifico scrittore, è autore di un gran numero di libri e articoli.

Montazeri ha vissuto gli ultimi anni della sua vita nella città santa di Qom, rimanendo politicamente influente in Iran, specialmente tra i politici riformisti.[1]

Montazeri è deceduto nel sonno il 19 dicembre 2009, all'età di 87 anni, nella sua casa di Qom[2]

Studi e carriera[modifica | modifica wikitesto]

Montazeri nasce nel 1922 in una famiglia di contadini di Najafabad[3], città della provincia di Isfahan, 250 miglia a sud di Teheran. La sua prima istruzione teologica avviene in Isfahan. Montazeri frequenta quindi le scuole religiose di Qom, sotto la guida di Khomeini, e prosegue fino a diventare professore alla Scuola Teologica Faiziyeh. In tale ruolo, risponde alla chiamata alla protesta di Khomeini contro la Rivoluzione bianca dello Scià Mohammad Reza Pahlavi nel giugno 1963, ed è attivo nei circoli clericali anti-scià. [4]

A seguito dell'esilio di Khomeini da parte dello Scià, Montazeri "sedette al centro della rete clericale" che Khomeini aveva stabilito per combattere il dominio dei Pahlevi. Venne imprigionato nel 1974 e rilasciato nel 1978, in tempo per prendere un ruolo attivo nella rivoluzione.[5]

La rivoluzione islamica in Iran[modifica | modifica wikitesto]

Montazeri è conosciuto come un giurisperito islamico che ha pagato per le sue tendenze liberali. Ha sostenuto una repubblica democratica come migliore forma di governo; tuttavia nel suo modello ideale di governo, un giurisperito islamico (faqih) svolge il ruolo di supervisore, nella forma della velayat-e faqih, condivisa assieme a Khomeini. Montazeri è autore del saggio Dirāsāt fī wilāyat al-faqīh (Studi sulla velayat-e faqih), in cui invoca la supervisione di un giurisperito islamico sull'amministrazione. Montazeri ha creduto nell'indipendenza del governo e non ha accettato nessun ruolo esecutivo e legislativo per il giurisperito islamico alla guida di una comunità.[6] Il ruolo di tale giurisperito ("velayat-e faqih") secondo Montazeri si sarebbe dovuto limitare alla funzione di consigliere dei governanti, eletti dal popolo senza violazione dei principi islamici. Montazeri asserisce il ruolo del giurisperito non deve essere un potere assoluto.[7][8]

Nel 1979, a seguito della deposizione dello scià, Montazeri ha avuto un ruolo centrale nella definizione della nuova Costituzione iraniana. È stato uno dei leader del movimento per sostituire la bozza di costituzione secolare e democratica per la Repubblica Islamica con una in cui vi fosse riconosciuta la supervisione dei giurisperiti. Ha distribuito "un dettagliato commentario e una bozza alternativa" per la nuova costituzione iraniana. Essa includeva la definizione dello Sciismo duodecimano (e non dell'Islam in generale) come religione ufficiale, e la facoltà dei giurisperiti di nominare i giudici e porre il veto su ogni legge ed azione in contrasto con i principi islamici.[9] In seguito ha partecipato all'Assemblea degli Esperti (Majles-e Khobregan) che ha redatto la Costituzione della Repubblica Islamica dell'Iran, mettendo in atto diverse delle sue proposte.[5]

In questo periodo Montazeri ha inoltre guidato la preghiera del venerdì a Qom, come membro del Consiglio Rivoluzionario e come vice della Guida suprema Khomeini. Khomeini iniziò "a trasferire parte del suo potere" a Montazeri nel 1980. Entro il 1983 "tutti gli uffici governativi appendevano un piccolo ritratto" di Montazeri accanto a quello di Khomeini.

Dopo che Khomeini lo ebbe indicato come suo successore, Montazeri inizialmente rigettò l'idea, insistendo che la scelta del successore doveva essere compiuta dall'Assemblea degli Esperti, democraticamente eletta.[10] In seguito accettò, e in una sessione dell'Assemblea degli Esperti nel novembre 1985, venne designato come successore di Khomeini a Guida suprema.[11]

Alcuni ritengono che Khomeini scelse Montazeri solo a causa del suo sostegno al principio khomeinista di potere teocratico dei giurisperiti. La forma di governo delineata da Khomeini prevedeva che il più esperto, o uno dei più esperti, dei giurisperiti islamici "governasse", e di tutti coloro che potessero essere considerati esperti giurisperiti solo Montazeri sosteneva la stessa concezione. Nell'opinione di Montazeri, tuttavia, il giurisperito non avrebbe agito con poteri assoluti, ma solo come consigliere.[12]

« Montazeri mancava dei requisiti teologici del Faqih. Non poteva reclamare una discendenza dal Profeta, né possedeva le credenziali di un riverito esperto di diritto islamico. I suoi seguaci religiosi erano pochi. E mancava fondamentalmente di carisma. La sua selezione era avvenuta per una ragione - era l'unico tra i candidati a Faqih che appoggiasse in toto la visione di governo islamico di Khomeini »
(Mackey[5])

Disputa con Khomeini e congedo[modifica | modifica wikitesto]

In quanto erede designato di Khomeini, i problemi per Montazeri iniziarono con la sua associazione con Mehdi Hashemi, che dall'ufficio di Montazeri guidava un'organizzazione per l'esportazione della rivoluzione islamica. Si crede che Hashemi abbia messo in imbarazzo Ali Akbar Hashemi Rafsanjani facendo trapelare alcune informazioni sul suo collegamento con lo scandalo Irangate. Hashemi venne quindi arrestato, imprigionato e giustiziato nel 1987, in quanto accusato di attività controrivoluzionarie.[13]

Nel novembre 1987 Montazeri suscitò ancora maggiori controversie quando invocò la legalizzazione dei partiti politici, per quanto sotto stretta regolazione.[14] A ciò fece seguito l'invocazione per "un'aperta valutazione dei fallimenti" della Rivoluzione e per mettere fine all'esportazione della rivoluzione, sostenendo ad esempio che l'Iran non dovesse formare ed armare gruppi alleati.[13] Khomeini reagì nel febbraio seguente criticando Montazeri, e un mese dopo convocò un incontro dell'Assemblea degli Esperti per metterlo in discussione.[13]

In seguito alle esecuzioni di massa di migliaia di appartenenti al movimento dei Mojahedin-e Khalq e di altri prigionieri politici nell'estate/autunno 1988, Montazeri in una serie di conferenze indicò la necessità di una politica "ben più aperta".[15]
In un'intervista pubblicata da Keyhan all'inizio del 1989, criticò Khomeini con un linguaggio che è considerato averne segnato il destino politico:

« Il diniego dei diritti del popolo, l'ingiustizia e il disconoscere i veri valori della rivoluzione hanno portato i più severi colpi alla Rivoluzione. Prima di ogni ricostruzione, ci deve essere una ricostruzione politica ed ideologica ... Ciò è qualcosa che il popolo si aspetta da un leader »
(Montazeri[15])

Ancora peggiore fu la pubblicazione all'estero, e la trasmissione da parte della BBC, di una sua lettera di condanna dell'ondata di esecuzioni del dopoguerra nel marzo 1989.[16] Montazeri criticò anche la fatwa di Khomeini che legittimava indirettamente l'assassinio dello scrittore Salman Rushdie, dicendo: "La gente nel mondo si sta facendo l'idea che il nostro lavoro in Iran è solo di ammazzare persone"[17]

Il 26 marzo 1989 un furioso Khomeini denunciò fortemente le azioni di Montazeri, e due giorni dopo annunciò che Montazeri aveva rinunciato al proprio ruolo.[18] Montazeri non protestò, dichiarando "chiedo a tutti i fratelli e sorelle di non proferire una parola in mio sostegno"[19]

In aggiunta alla perdita della posizione di erede designato, gli venne tolto il titolo di Grande Ayatollah, ebbero fine le pubblicazioni delle sue lezioni sul giornale Keyhan e ogni riferimento a lui sulla radio pubblica; i suoi ritratti vennero rimossi dagli uffici e dalle moschee, ed infine anche la sua scorta privata venne ritirata. Articoli ed editoriali apparvero su vari giornali per smantellarne le "impeccabili" credenziali rivoluzionarie.[20]

Alcuni hanno sostenuto che l'emendamento alla costituzione iraniana che rimosse il requisito di essere un marja per accedere al ruolo di Guida suprema avesse a che fare con la totale mancanza di Grandi Ayatollah rimasti disposti ad accettare un "illimitato velayat-e faqih"[5][21][22]. Tuttavia, altri ritengono che la ragione era la mancanza di voti a sostegno dei marja nell'Assemblea degli Esperti. Ad esempio, il Grande Ayatollah Mohammad Reza Golpaygani aveva il sostegno solo di 13 membri dell'assemblea. Inoltre, c'erano altri marja presenti che accettavano la concezione khomeinista del potere.[23][24]

Successivo dissenso ed arresti domiciliari[modifica | modifica wikitesto]

Khomeini morì nel giugno 1989 e un altro membro del clero, Seyed Ali Khamene'i, fu prescelto dall'Assemblea degli Esperti come nuova Guida suprema. Khamenei era solo un Hojatoleslam di medio livello prima della rimozione di Montazeri. La sua promozione venne talvolta silenziosamente e talvolta apertamente rigettata da molti membri del clero sciita, incluso Montazeri.[25]

Nel dicembre 1989 i sostenitori di Montazeri a Qom distribuirono volantini clandestini che mettevano in discussione le qualifiche di Khamenei per essere un Marja-e Taqlid ("fonte di emulazione") ed un ayatollah. Per rappresaglia le guardie rivoluzionarie "detennero ed umiliarono" Montazeri, "forzandolo ad indossare il suo cappuccio da notte anziché il suo turbante bianco"[10]

Nell'ottobre 1997 l'Ayatollah Montazeri criticò apertamente l'autorità della guida suprema Khamenei, definita incompetente. Dopo dimostrazioni di massa contro Montazerī, Khāmeneī immediatamente pose il suo critico agli arresti domiciliari, durati per cinque anni, con la scusa di proteggerlo dai falchi.[26] Tale condizione terminò solo nel 2003[27][28] dopo che "più di 100 legislatori iraniani" ebbero chiesto al presidente Khatami di liberarlo. Alcuni pensano che il governo revocò gli arresti domiciliari per evitare la possibilità di un contraccolpo popolare in caso che Montazeri, malato, morisse sotto custodia.[29]

Critiche a Mahmud Ahmadinejad[modifica | modifica wikitesto]

Il 22 gennaio 2007 il Grand Ayatollah Montazeri criticò il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad per le sue politiche nucleari ed economiche. [30][31]. Benché concordando col diritto dell'Iran di sviluppare l'energia atomica, Montazeri definì aggressivo l'approccio di Ahmadinejad alla questione, dichiarando: "Uno deve trattare il nemico con saggezza, non provocarlo... le sue [provocazioni] creano solo problemi per il paese"[31] e chiedendo "non abbiamo anche altri diritti?", riferendosi ai diritti umani e civili.[30] Montazeri criticò inoltre i risultati economici del governo di Ahmadinejad, citando il tasso di inflazione (incluso l'aumento del 50% del prezzo delle abitazioni)[30] e sostenendo che un paese non potesse venir governato a "slogan".[32]

Montazeri emise una dichiarazione a sostegno dei diritti dei Baha'i nella Repubblica Islamica, dicendo che nonostante i Baha'i non appartenessero alla Gente del Libro (come cristiani, ebrei e zoroastriani), tuttavia "sono cittadini del nostro paese, hanno il diritti alla cittadinanza e a vivere in questo paese. Inoltre, devono beneficiare della compassione islamica, che è sottolineata nel Corano e dalle autorità religiose."[33]

Montazeri ha parlato contro la rielezione di Ahmadinejad anche il 16 giugno 2009, in occasione delle Elezioni presidenziali in Iran del 2009, a seguito delle proteste per presunti brogli contro Mir Hosein Musavi. Montazeri sostenne che "nessuno nella propria testa può credere" che i risultati del voto fossero stati equamente contati.[34] Montazeri indisse tre giorni di lutto pubblico per la morte di Neda Agha-Soltan e degli altri iraniani uccisi durante le proteste del 22 giugno.[35]

Nel novembre 2009, il giorno prima del 30º anniversario della crisi degli ostaggi, Montazeri definì un errore l'occupazione dell'ambasciata americana nel 1979. [36]

Reputazione[modifica | modifica wikitesto]

Montazeri è stato descritto dai suoi sostenitori come "brillante", coi piedi per terra, sobrio, una persona che "vive semplicemente ed equipara l'Islam con la giustizia sociale", restando al di sopra delle dispute politiche.

I suoi detrattori lo hanno dipinto come testardo ed ingenuo nella sua insistenza che la Repubblica Islamica si dovesse riconciliare con gli "ipocriti e liberali" che sono i suoi "nemici interni".[3]

Prese di posizione[modifica | modifica wikitesto]

Per quanto riguarda la Ridda (condanna a morte dell'apostata), l'ayatollah Hossein-Ali Montazeri, afferma che i versi del Corano in proposito, che affermano che Allah disprezza l'apostasia (4:89, 3:72, 3:90,16:106,4:137 e 5:54) non prescrivono una punizione terrena, e aggiunge come non sia improbabile che la pena capitale sia stata prescritta da Maometto agli albori dell'Islam a causa delle cospirazioni politiche contro l'Islam e i musulmani e non soltanto per il cambiare fede o l'esprimerlo. Montazeri definisce tipi diversi di apostasia, e insiste nel prescrivere la pena capitale solo per un apostata che mostri ostilità verso la comunità musulmana.[37]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ ProFile: Iran's dissident ayatollah, BBC News, 2003-01-30. URL consultato il 7 giugno 2007.
  2. ^ Notizia della morte sul Corriere della Sera
  3. ^ a b Christopher de Bellaigui, Who Rules Iran? in The New York Review of Books, 2002-06-27.
  4. ^ Hiro, Dikip, The Longest War : The Iran-Iraq Military Conflict, Routledge Chapman and Hall, 1991, p. 151
  5. ^ a b c d Sandra Mackey, The Iranians: Persia, Islam and the Soul of a Nation, New York, Plume Book, 1998, p. 353, ISBN 0-452-27563-6.
  6. ^ Hamid Dabashi, Theology of Discontent: The Ideological Foundation of the Islamic Revolution in Iran, New Brunswick, NJ, Transaction Publishers, 2006, pp. 424–5, ISBN 1-4128-0516-3.
  7. ^ Iraqi News Agency Aswathura's Exclusive Interview With Grand Ayatollah Montazeri: [Iran's] Rulers Say: The Mosques are Our Political Parties... Elections are a [Mere] ...
  8. ^ BBC NEWS | Middle East | Profile: Iran's dissident ayatollah
  9. ^ Shaul Bakhash, The Reign of the Ayatollahs, New York, Basic Books, 1984, p. 79, ISBN 0-465-06888-X.
  10. ^ a b Daniel Brumberg, Kayhan, quoted in Reinventing Khomeini : the struggle for reform in Iran, Chicago, University of Chicago Press, 2001, p. 172, ISBN 0-226-07757-8.
  11. ^ Baqer Moin, Khomeini: Life of the Ayatollah, New York, Thomas Dunne Books, 2000, p. 262, ISBN 0-312-26490-9.
  12. ^ Interview With Grand Ayatollah Hoseinali Montazeri
  13. ^ a b c Nikki R. Keddie, Yann Richard, Modern Iran: Roots and Results of Revolution, New Haven, Connecticut, Yale University Press, 2003, p. 260, ISBN 0-300-09856-1.
  14. ^ Moin, op. cit., p. 277.
  15. ^ a b Moin, op. cit., p. 279.
  16. ^ Moin, op. cit., p. 287.
  17. ^ Robin B. Wright, The last great revolution : turmoil and transformation in Iran, New York, A. A. Knopf, 2000, p. 20, ISBN 0-375-40639-5.
  18. ^ Translation of Ayatollah Khomeini's Letter Dismissing Montazeri in printed in Abrar, Iran Virtual Library. URL consultato il 7 giugno 2007.
  19. ^ Moin, op. cit., p. 289.
  20. ^ Moin, op. cit., pp. 290-1.
  21. ^ Moin, op. cit., p. 293.
  22. ^ Olivier Roy, The Failure of Political Islam, Cambridge, Massachusetts, Harvard University Press, 1994, pp. 173–4, ISBN 0-674-29140-9.
  23. ^ (FA) «آیت الله خامنه ای با ولایت فرد مخالف بود», Radio Farda. URL consultato il 17 settembre 2007.
  24. ^ (FA) توضیحات هاشمی درباره شورای رهبری, Aftab News, 7 dicembre 2006. URL consultato il 17 settembre 2007.
  25. ^ Keddie, op. cit., p. 262.
  26. ^ Redirect
  27. ^ Iran releases dissident cleric, BBC News, 2003-01-30. URL consultato l'8 giugno 2007.
  28. ^ The Associated Press, Dissident Ayatollah Demands Iran's Rulers Be Elected, FOX News, 2003-09-17. URL consultato l'8 giugno 2007.
  29. ^ Keddie, op. cit., p. 283.
  30. ^ a b c Iranian cleric attacks president, BBC News, 2007-01-22. URL consultato l'8 giugno 2007.
  31. ^ a b The Associated Press, Top dissident cleric slams Ahmadinejad, USA TODAY, 2007-01-22. URL consultato l'8 giugno 2007.
  32. ^ RFE/RL, with material from The Associated Press, Iranian Dissident Cleric Criticized Ahmadinejad, Radio Free Europe / Radio Liberty, 2007-01-22. URL consultato l'8 giugno 2007.
  33. ^ ayatollah montazeri proclaims bahais citizens of iran
  34. ^ "Warren P. Strobel and Jonathan S. Landay, Iran's Senior Ayatollah Slams Election, McClatchy Newspapers June 16, 2009.[1]
  35. ^ Sohraab Arjang, کنکاشی درباره اعلامیه آیت الله منتظری in Fozule Mahaleh, 22 giugno 2009. URL consultato il 22 giugno 2009.
  36. ^ Protests in Iran: Green November
  37. ^ Jami Mahdi, Ayatollah Montazeri: "Non tutte le conversioni sono apostasia", in Persiano, BBC Persiana. URL consultato il febbraio 2005, recuperato il 25 aprile 2006.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Dorri Najaf Abadi, Ghorban-Ali, 8 in Nazari, Heydar (a cura di), "Khaterat e Hojat-ol-eslam val-moslemin Dorri Najaf Abadi", 1st, Tehran, IDRC (Iran Revolution Document Center), 2005, pp. 232–233.
  • Keddie, Nikki, Modern Iran: Roots and Results of Revolution, Yale University Press, 2003.
  • Mackey, Sandra, The Iranians: Persia, Islam and the Soul of a Nation, Dutton, 1996.
  • Moin, Baqer, Khomeini: Life of the Ayatollah, Thomas Dunne Books, 2000.
  • Montazeri,Hossein-Ali, 8 in "Khaterat", 2000, pp. 471–480.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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