Martirio cristiano

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bussola Disambiguazione – "Martire" e "martirio" rimandano qui perché l'accezione cristiana è la più utilizzata. Se cerchi informazioni sul significato originario o su altri generi di martirio, vedi Martire (generico). Se cerchi altri significati di "martirio" vedi martirio (disambigua).
« Christus in martyre est »
(Tertulliano, De Pudicitia, 22)

Secondo il cristianesimo, i martiri (dal greco μάρτυς, «testimone») sono quei fedeli che per diffondere il messaggio evangelico sono incorsi in pene e torture, fino alla pena capitale, considerando gli esiti estremi della loro vocazione come «sacrificio della propria vita», sull'esempio del sacrificio e della volontà umana di Gesù.

Secondo il catechismo cattolico la figura del martire è antitetica a quella dell'apostata, di colui cioè che ha tradito la fede nel Vangelo. I martiri sono onorati come santi o beati e mediante preghiere, funzioni e celebrazioni eucaristiche; se ne commemora il dies natalis o il giorno della morte.

Questo culto dei martiri è una delle forme di espressione privata e pubblica della fede cristiana, radicata secondo la testimonianza biblica già nelle prime comunità che dovevano confrontare le loro nuove dottrine prima con la tradizione giudaica e quindi con quella imperiale romana.

Indice

[modifica] Teologia

[modifica] Nuovo Testamento

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Santo Stefano Protomartire.

Aspetti teologici e dottrinali del martirio cristiano sono contenuti direttamente negli Atti degli Apostoli e ineriscono il rapporto tra sacrificio e messianicità di Cristo. Il primo martire del Cristianesimo è considerato Stefano, detto appunto il Protomartire. È anche l'unico martire la cui passio sia stata narrata dettagliatamente in un libro canonico, gli Atti degli apostoli. Anche san Giovanni Battista è spesso considerato martire, ma prima della morte di Cristo, quindi prima del suo sacrificio e della sua risurrezione, dando vita ad un dibattito teologico abbastanza ampio. A partire dall'esempio di Stefano, numerosi sono stati i martiri in nome di Cristo, ma un senso di elezione distingue i primi martiri: Stefano stesso fu scelto dai dodici apostoli, insieme ad altri sei, come diacono, perché si occupasse della ripartizione dei viveri nelle comunità.

In particolare il martirio di Stefano si configura come nuova testimonianza di fede, diversamente alla tradizione giudaica veterotestamentaria, perché si perpetua sull'esempio della morte di Gesù Cristo sulla Croce e sulla nuova interpretazione messianica della dottrina figlio dell'uomo: Stefano in punto di morte infatti è testimone non solo del Padre ma anche del Figlio dell'Uomo. La stessa riproposizione delle ultime parole di Gesù riportate da Luca (23,34.46) nel martirio di Stefano evidenziano la traslazione avvenuta: Stefano, infatti, le rivolge a Gesù.

« Ecco, io vedo i cieli aperti e il Figlio dell'uomo in piedi alla destra di Dio. »
(Atti, 7-56)

Secondo gli Atti, Stefano fu lapidato dai Giudei che non riconobbero la sua testimonianza. Il cristiano sosteneva infatti che Gesù era l'unico e ultimo messia: così come Mosè condusse definitivamente gli Ebrei fuori dall'Egitto, il messaggio cristiano avrebbe dovuto condurre i seguaci verso una nuova legge e un «nuovo» regno, non più terreno ma «celeste». Ciò forniva valenza teologica al martirio cristiano inteso come «sacrificio», oltre che testimonianza, in contrapposizione ai martiri giudaici precedenti il Vangelo che difendevano l'identità religiosa e politica di Israele annunciando non l'unicità del messia arrivato, ma il messia a venire.[1]

[modifica] Il rapporto con l'Impero romano

Sempre secondo gli Atti, il potere romano insediatosi in Palestina, cercando il consenso dei sacerdoti ebrei, attuò una serie di politiche volte a condannare e perseguitare i sostenitori della fede cristiana: gli Atti degli Apostoli riportano quindi il martirio di Giacomo di Zebedeo, uno degli apostoli. È la prima testimonianza di una contrapposizione fra potere costituito e cristiani, e quest'ultimi risultano vittime.

Dopo le prime persecuzioni, gli imperatori, al fine di contrastare la dilagante diffusione della fede cristiana, emanarono una serie di provvedimenti volti a perseguitare e punire le espressioni delle prime chiese. Così, i culti pagani venivano per la prima volta imposti e combattute le sette giudaizzanti dell'Impero: il Vangelo diveniva testimonianza di fede anche contro la tradizione romana. Le prime comunità identificarono la lotta ai soprusi pagani come espressione di fede, e si raccolsero attorno al ricordo dei martiri con celebrazioni eucaristiche.

Nel caso in cui durante un processo i cristiani rinunciassero alla propria appartenenza alla chiesa, venivano definiti lapsi, in contrapposizione ai martiri che, al contrario, non si riconvertivano al paganesimo nemmeno in punto di morte.

Dal concetto di martire, in epoca successiva alle persecuzioni, si è evoluto il concetto di santo. Ancora adesso l'elenco di tutti i santi canonizzati è detto martirologio.[2]

[modifica] Evoluzione teologica

Per un cristiano il martirio è una eventualità da considerare all'interno della propria fede. La Prima lettera di Giovanni dice infatti che "Dio ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli". Per i primi cristiani dare la propria vita per Cristo era l'unico modo possibile per contraccambiare il dono di Cristo che aveva dato la propria vita per loro. Sant'Ignazio di Antiochia arriva ad implorare gli altri cristiani a non intercedere presso l'imperatore per salvargli la vita, ma a consentire che egli venisse messo a morte. In molte passio il martire va spontaneamente al sacrificio anche avendo la possibilità di evitarlo.

Col termine delle persecuzioni, la ricerca del martirio come dimostrazione di fede tende a diminuire, sostituita dalla ricerca della santità. Ancora di San Martino (IV secolo) però, primo non martire ad essere considerato santo, si dice, nell'Ufficio composto per la sua festa, "Anima beata, se la spada non ti ha colpito non hai perso la gloria del martirio", quasi a scusare il fatto che non sia stato martirizzato.

Nel calendario liturgico, il cristianesimo fa rivivere le storie dei martiri ai propri fedeli. Il martirologio cristiano è pieno di figure di santi martiri di tutte le epoche: sono considerati martiri San Giovanni de Brebeuf, i cosiddetti martiri canadesi, gesuiti uccisi dagli Irochesi nel XVII secolo, sant'Andrea Dung-Lac e i vietnamiti (XIX secolo), san Paolo Miki, santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein) e Massimiliano Maria Kolbe (morti nei lager nazisti). Esiste quindi a fianco della storia del cristianesimo una professione di fede espressa dai fedeli mediante il sacrificio.

[modifica] Tipologie di martirio

Nel cattolicesimo vengono individuati tre tipi di martirio:

  • il martirio bianco
  • il martirio verde
  • il martirio rosso

Il martirio bianco consiste nell'abbandono di tutto ciò che un uomo ama a causa di Dio.

Il martirio verde consiste nel liberarsi per mezzo del digiuno e della fatica dai propri desideri malvagi, o nel soffrire angustie di penitenza e conversione.

Ill martirio rosso consiste nel sopportare la Croce o la morte a causa di Gesù Cristo (Omelia irlandese del VII secolo)

Il martirio rosso è stato considerato in passato il vero battesimo, purificatore di ogni peccato: subendo il martirio la santità era assicurata, non potendo più peccare. Questa è la ragione per la quale il martirio nell'antichità era non solo accettato ma addirittura ricercato.

Scrive Eusebio di Cesarea descrivendo la condanna dei Martiri della Tebaide:

« Fu allora che noi osservammo una meravigliosa brama e un vero potere divino e zelo in coloro che avevano posto la loro fede nel Cristo di Dio. Appena emessa la sentenza contro il primo, alcuni da una parte e altri da un'altra si precipitarono in tribunale davanti al giudice per confessarsi cristiani, non facendo attenzione quando erano posti davanti ai terrori e alle varie forme di tortura, ma senza paura e parlando con franchezza della religione verso il Dio dell'universo, e ricevendo la sentenza finale di morte con gioia, ilarità e contentezza, così che essi cantavano e innalzavano inni e ringraziamenti al Dio dell'universo, pur ormai all'ultimo respiro. »
(Storia Ecclesiastica, 8,9,5)

Da questa certezza della santità dei martiri ha ben presto avuto origine il loro culto.

Rimasto famoso in ambito di fede nel Cristianesimo durante le persecuzioni iniziate da Nerone, il martirio era visto come una rinascita in Cristo piuttosto che come una morte. I martiri si rifiutavano di abiurare la propria religione: il fatto che cristiani ad esempio non partecipassero a feste pagane e non offrissero sacrifici, interrompendo questi rituali apotropaici, per l'Impero romano determinava la rottura della pax deorum e quindi una grave offesa agli dei.

[modifica] Storiografia

Nella tradizione storiografia occidentale la questione dei martiri ha spesso acceso dibattiti mai risolti in posizioni univoche. Dopo il Concilio di Trento alcune disposizioni pontificie promossero una revisione del martirologio romano, il libro con l'elenco di tutti i martiri e le passiones relative. In alcuni casi vi furono indagini sulle date, nonché l'epurazione di informazioni ritenute ambigue o spurie, fino alla rimozione delle evidenti tracce di culti pagani che il culto dei martiri conservava, per cui la storiografia moderna ha poi sostenuto la tesi della "cristianizzazione passiva" dei pagani, diretta a sovrapporre le posizioni cristiane a quelle pagane senza mutare tradizioni e festività.[3][4]

Bibliografia

  • Bisconti, Mazzoleni, Alle origini del culto dei martiri. Testimonianze nell'archeologia cristiana, 2004, ISBN 8879999230
  • T. Baumeister, La teologia del martirio nella Chiesa antica, 1995, ISBN 8805054437

[modifica] Note

  1. ^ Benedetto XVI su Santo Stefano Protomartire
  2. ^ Il culto dei martiri nella tradizione romana
  3. ^ Correzioni al martirologio romano
  4. ^ H. Dodwell, De paucitate martyrum, in Dissertationes Cyprianiae, Londra 1684

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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