Ali Akbar Hashemi Rafsanjani

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Ali Akbar Hashemi Rafsanjani
AkbarHashemiRafsanjani.jpg

Presidente dell'Iran
Durata mandato 3 agosto 1989 –
2 agosto 1997
Predecessore Ali Khamenei
Successore Mohammad Khātami

Dati generali
Partito politico Associazione dei Chierici Militanti

‘Ali Akbar Hāshemi Rafsanjāni (persiano: ﻋﻠﻲ اکبر هاشمی رفسنجانی, vero nome Hāshemi Bahramāni هاشمی بهرمانی; Nough, 25 agosto 1934) è l'attuale Presidente del Consiglio per il Discernimento dell'Iran.

È stato Presidente dell'Iran dal 1989 al 1997 e Presidente dell'Assemblea di Esperti dal 2007 al marzo del 2011.

Nel 2005 tentò di conquistare un terzo mandato presidenziale ma perse al secondo ballottaggio contro il sindaco di Teheran Mahmud Ahmadinejād nelle elezioni presidenziali iraniane del 2005 sebbene avesse vinto il primo turno delle votazioni. Gli osservatori internazionali ritenerono che Ahmadinejād avesse uno stile di vita semplice ed un programma di governo a favore delle classi più povere, fattore che Rafsanjāni non sembrava poter mettere in atto. Inoltre a favore di Ahmadinejād giocava anche il fatto, sempre secondo gli osservatori internazionali, di avere un modello d'integrità religiosa non corrotto dal potere, caratteristica che Rafsanjāni non avrebbe posseduto.

Attività civili[modifica | modifica wikitesto]

Frequentò i corsi religiosi che si tenevano a Qom, la città santa sciita iraniana, per una dozzina di anni, di cui sei sotto la guida dell'ayatollah Khomeyni, di cui divenne uno dei più fedeli collaboratori.

In realtà, non troppo appassionato di studi dei commentari ( tafsīr ) coranici, si dedicò con sempre maggior impegno alla carriera di militante politico, per la quale sarà arrestato a quattro riprese, e di uomo d'affari, grazie alla quale realizzerà, fra il 1960 e il 1976, operazioni immobiliari a Qom che gli frutteranno grandi profitti. Divenne inoltre uno dei più importanti grossisti di pistacchi d'Iran e fu considerato come l'uomo più ricco del Paese, tanto che la sua fortuna personale fu stimata ammontare a vari miliardi di dollari.

Nel 1979, prima della caduta dello Shāh, si presentò come rappresentante dei piccoli commercianti del bazar, guadagnandosi il soprannome di Akbar Shah (Shah Akbar).

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1980, in quanto fedele dell'Āyatollāh Khomeyni, fu eletto Presidente del Majles (parlamento), carica che conservò fino al 1989.

Durante il conflitto contro l'Iraq (1980-1988), fu il procuratore di Khomeyni nel seno del potente Consiglio di Guerra e non manca chi lo accusa ancor oggi di aver prolungato le ostilità contro il paese aggressore dopo la riconquista dei territori iraniani occupati dall'Iraq.

Nel marzo 1988, Khomeyni lo nominò comandante in capo delle forze armate iraniane e in aprile egli decise così il cessate-il-fuoco con l'Iraq.

Rafsanjāni fu uno degli uomini-chiave del Consiglio Rivoluzionario dell'Iran fin dagli esordi della nuova Repubblica Islamica, insieme a Mohammad Javad Bahonar, Mohammad Beheshti, Morteza Motahhari e Abdolkarim Musavi Ardebili.

Rafsanjāni divenne Presidente della Repubblica dell'Iran dal 17 agosto 1989 al 1997 e fu il primo Presidente dell'Iran a portare regolarmente a termine un mandato, venendo in seguito riconfermato per un secondo (anch'esso portato a termine). I suoi predecessori nella carica, infatti, Abolhassan Banisadr e Mohammad ‘Ali Rajāi non completarono regolarmente il mandato: il primo fu rimosso e costretto all'esilio in Francia e il secondo fu assassinato, mentre ‘Ali Khāmenei, eletto dopo Rajai per due mandati, faceva parte (come Rafsanjāni) del clero sciita.

Nel 2000, nelle prime elezioni dopo la fine del suo mandato presidenziale, Rafsanjāni si presentò ancora per un seggio parlamentare ma non fu eletto fra i 30 rappresentanti di Tehrān, come certificato dal ministero degli Interni iraniano. Il Consiglio dei Guardiani allora dichiarò "nulli" numerosi voti e riuscì a farlo eleggere come 30º rappresentante. Rafsanjāni così divenne di nuovo un membro del Parlamento ma si dimise prima di giurare come deputato. Spiegò il suo atto affermando che "sarebbe stato più utile nel servire il popolo in altri posti".

Rafsanjāni è al momento Presidente del Consiglio per il Discernimento che è incaricato di risolvere i conflitti legislativi che possono insorgere fra il Parlamento e il Consiglio dei Guardiani; inoltre egli è consigliere della Guida Suprema in materia di politica nazionale.

Mandato di cattura[modifica | modifica wikitesto]

Il 25 ottobre 2006 la magistratura argentina ha emesso un mandato di cattura nei confronti di Rafsanjāni come mandante della strage del 18 luglio del 1994 al centro ebraico di Buenos Aires, che fece 85 morti e più di 300 feriti. L'attentato fu deciso, secondo il procuratore, in una riunione ai più alti livelli a Teheran, il 13 agosto dell'anno precedente, e venne chiesto a Hezbollah di realizzare l'attacco. Uno dei possibili moventi sarebbe stato l'interruzione degli accordi nucleari da parte del governo argentino con l'Iran.[1]

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Rafsanjāni è nato nei pressi della cittadina di Rafsanjān, nell'Iran centrale. Da un suo matrimonio nel 1958, Rafsanjāni ha avuto cinque figli: tre maschi - Mohsen, Mehdi e Yasser - e due femmine - Fātemeh e Faezeh. Solo Faezeh Hāshemi ha intrapreso la vita politica, tanto da essere entrata a far parte del Majles e da diventare editorialista del giornale Zan.

In anni recenti alcune voci, considerate nel suo ambiente diffamatrici, lo hanno accusato di essersi arricchito con varie proprietà. Nella campagna presidenziale del 2005 egli smentì tali voci. Chiunque fosse stato in grado di identificare una proprietà da lui non denunciata — egli disse — avrebbe potuto impadronirsene.

Rafsanjāni è autore di alcuni libri, il più importante dei quali riguarda Amir Kabir ed è intitolato Amir Kabir, l'Eroe della lotta contro l'imperialismo.

Citazioni[modifica | modifica wikitesto]

Durante il suo discorso per la "Giornata di Gerusalemme" del 14 dicembre 2001, Rafsanjāni fece riferimento alla posizione dell'Iran su Israele e il mondo occidentale. Disse (in base alla traduzione fattane dalla britannica BBC):

« Se un giorno il mondo islamico si doterà anch'esso di armamento quale quello che oggi possiede Israele, allora la strategia degli imperialisti entrerà in stallo, perché l'impiego di anche un solo ordigno nucleare su Israele distruggerà ogni cosa. Sebbene il mondo islamico non abbia alcuna intenzione di nuocere non è irrazionale prendere in considerazione ogni eventualità »
([1] [2] [3])

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • M. Emiliani, M. Ranuzzi de' Bianchi, E. Atzori, Nel nome di Omar. Rivoluzione, clero e potere in Iran, Bologna, Odoya, 2008 ISBN 978-88-6288-000-8.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Arrestate Rafsanjani, ordinò una strage - Repubblica.it » Ricerca

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 70131516 LCCN: n/84/41639