Tripoli (Libano)

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Tripoli
municipalità
Tripoli – Veduta
Localizzazione
Stato Libano Libano
Governatorato Nord Libano
Distretto Tripoli
Territorio
Coordinate 34°26′N 35°51′E / 34.433333°N 35.85°E34.433333; 35.85 (Tripoli)Coordinate: 34°26′N 35°51′E / 34.433333°N 35.85°E34.433333; 35.85 (Tripoli)
Altitudine 10 m s.l.m.
Superficie 39,94 km²
Abitanti 188 958 (2008 stime)
Densità 4 731,05 ab./km²
Altre informazioni
Fuso orario UTC+2
Cartografia
Mappa di localizzazione: Libano
Tripoli
Sito istituzionale

Tripoli (in arabo: ﻃﺮﺍﺑﻠﺲ, Ṭarābulus) è la seconda città del Libano per popolazione e importanza, situata 85 chilometri a nord della capitale Beirut. Ha circa 500.000 abitanti come agglomerato urbano, in prevalenza musulmani sunniti (circa l'80%), con una minoranza cristiana e musulmana alauita.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La cittadella di Raimondo di Saint-Gilles.
Il cortile della Grande Moschea.
Suq di Tripoli

Le prime testimonianze su un insediamento nell'area dell'attuale Tripoli risalgono al XIII secolo a.C., ma fu solo nell'VIII secolo a.C. che si sviluppò un emporio commerciale fenicio popolato da mercanti provenienti da Tiro, Sidone e Arados (l'attuale isola di Arwad, in Siria), i quali costituirono tre distinte comunità urbane cinte da mura, che vennero quindi identificate nel bacino culturale greco con il toponimo Τρίπολης, ossia "triplice città".

Tripoli rimase uno snodo commerciale di minore importanza durante i periodi persiano, seleucide (333 a.C.-64 a.C.), romano e bizantino.

Nel 635 il sovrano omayyade Muʿāwiya ibn Abī Sufyān (661-680) cinse d'assedio la città, i cui abitanti fuggirono via mare grazie all'aiuto della flotta bizantina, la quale riuscì però a reimpossessarsi di Tripoli tra il 685 e il 705. La città fu successivamente ripresa dalle truppe omayyadi e, dopo il 750, fu incorporata nel regno abbaside.

Sul finire del X secolo, con la graduale perdita di autorità della dinastia abbaside, Tripoli entrò nella sfera di influenza fatimide fino al 1070, quando la famiglia di notabili locali Banū ʿAmmār proclamò l'indipendenza della città. Sotto la guida di questa dinastia locale, Tripoli prosperò sia dal punto di vista economico, diventando il principale sbocco marittimo di Aleppo e delle direttrici commerciali che da lì si dipartivano verso Baghdad, sia dal punto di vista culturale, giacché vennero istituite numerose scuole, tra cui la Dār al-ʿIlm (دار العلم, letteralmente luogo della conoscenza) con una rinomata biblioteca.

Nel 1099, durante la prima crociata, Tripoli fu assediata dalle truppe guidate da Raimondo di Saint-Gilles, che tuttavia negoziò una tregua con il qāḍī Faḫr al-Mulk Banū ʿAmmār per non rallentare la propria marcia alla conquista di Gerusalemme.

Nel 1102, tuttavia, Raimondo di Saint-Gilles riprese la campagna per conquistare Tripoli, non tanto in funzione anti-islamica, quanto per impedire a Boemondo di Taranto di estendere il territorio del Principato d'Antiochia, facendone una roccaforte normanna contro il Regno di Gerusalemme. In questa campagna, Raimondo fu sostenuto sia dall'imperatore bizantino Alessio I Comneno (1081-1118), che era un acerrimo nemico di Boemondo di Taranto, sia dalla flotta della città di Genova, che ambiva a consolidare la propria egemonia sul Mediterraneo orientale.

Dopo la morte di Raimondo, la campagna militare fu proseguita dal nipote Guglielmo Giordano e dal figlio Bertrando di Tolosa, che, nonostante i rinforzi militari giunti da Damasco, riuscirono infine a prendere Tripoli nel 1109, dopo un assedio durato sette anni.

La città divenne la capitale della Contea di Tripoli, uno degli stati feudali latini d'Oriente, per 180 anni. In questo periodo si svilupparono l'industria del vetro e della seta, prosperarono i commerci con l'Europa e venne portata a termine la costruzione della Cittadella oggi nota come Qalʿah Sanǧīl.

Nel 1287 i mercanti genovesi si ribellarono a Lucia, ultima esponente della dinastia regnante, e, sostenuti dall'ammiraglio Benedetto Zaccaria, cercarono di far eleggere un podestà di loro gradimento alla guida della città, mentre i nobili proclamarono la fine della dinastia ed istituirono il libero comune, eleggendo Bartolomeo Embriaco come sindaco. Temendo che Tripoli diventasse definitivamente una colonia genovese, gli emissari veneziani e pisani chiesero l'intervento del sultano mamelucco Saīf al-Dīn Qalawūn al-Ālfī al-Manṣūr, il quale conquistò la città nel 1289.[1]

Sotto il governo mamelucco la città visse un periodo di incredibile fioritura economica, culturale e architettonica, riflessa nella costruzione della Grande Moschea (edificata sulle fondamenta della chiesa crociata di Santa Maria della Torre), di numerose scuole coraniche, caravanserragli e mercati.

Dopo il 1516, la città entrò a far parte dell'Impero Ottomano, diventando il capoluogo dell'eyalet di Trablus-i Şam. Il definitivo tracollo delle reti commerciali intermediterranee segnò una lenta, ma inesorabile decadenza.

Nel 1920, nonostante l'opposizione della popolazione locale, Tripoli venne accorpata al mandato francese del Grande Libano, divenendo capoluogo del Governatorato del Nord Libano.

Abitata in maggioranza da musulmani sunniti, la città divenne un epicentro dell'opposizione agli assetti politici e istituzionali scaturiti dal cosiddetto "patto nazionale" del 1943, che aveva sancito l'egemonia della comunità religiosa cristiana maronita.

Nel 1958 la città fu la sede di prolungati scontri armati tra l'esercito, fedele al presidente filo-occidentale Camille Chamoun, e le milizie nasseriste di ispirazione ideologica nazionalista panaraba, sostenute dal primo ministro Rashid Karame.

Durante la guerra civile libanese (1975-1990) Tripoli fu il teatro di aspri scontri, soprattutto nel 1983, quando contrapposte fazioni palestinesi si scontrarono tra loro e, in seguito, quando le truppe siriane intervennero contro le milizie dell'OLP, costringendo infine Yasser Arafat a fuggire via mare alla volta di Tunisi.

L'intervento siriano fu motivato anche dal fatto che Tripoli era ritenuta una roccaforte del gruppo radicale islamico dei Fratelli Musulmani, che nel 1982 aveva organizzato una violenta insurrezione nella città siriana di Ḥamāh.

Dal Post-guerra civile fino ad Oggi[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il termine della guerra civile, Tripoli ha assistito a una ripresa delle attività industriali e commerciali e ad un rapido incremento della popolazione (anche per l'afflusso di rifugiati palestinesi alle porte della città), creando una conurbazione di circa mezzo milione di abitanti con il vicino nucleo urbano di Al-Mīnā'.

Un grande stadio è stato costruito per ospitare la partita inaugurale e le partite del gruppo B della Coppa AFC d'Asia di calcio del 2000.

Quasi contemporaneamente è stato completato il modernissimo spazio fieristico alle porte della città.

Nell'estate del 2007 nei campi profughi palestinesi alla periferia di Tripoli si insediarono delle cellule terroristiche di al-Qa'ida, queste cellule presero il nome di Fatah al-Islam. La presenza di terroristi provocò una dura battaglia tra l'esercito regolare libanese e i nuclei terroristici detta Battaglia dei campi profughi. Il campo di Nahr al-Bāred fu il principale teatro degli scontri che venne anche bombardato dagli aerei dell'esercito libanese..

Da aprile fino a giugno 2008 Tripoli è stata teatro di scontri molto violenti tra la fazione sunnita che sostiene la maggioranza e quella alawita che sostiene l'opposizione. Questo continuo clima di tensione ha portato più volte all'intervento dell'esercito. Nel solo mese di giugno si contarono più di venti morti.

Sabato 28 giugno 2008 un nuovo attentato in Libano sconvolge il Paese. Una bomba esplode in un appartamento a Tripoli, nel nord del paese, e uccide due persone. Secondo le autorità di polizia, la deflagrazione, avvenuta nell'area di Bab el-Tebbaneh, ha causato anche 22 feriti. L'esplosione è avvenuta alle 5:30 e ha devastato l'edificio. È andato distrutto un intero piano del palazzo, comprendente quattro appartamenti. Gravi danni ai negozi vicini al luogo dell'esplosione. Secondo l'emittente tv privata Lbc alcuni testimoni avrebbero visto degli uomini piazzare una borsa nera piena di esplosivo all'entrata dell'edificio nel sobborgo Bab al-Tebbaneh, alle porte di Tripoli, a circa 90 km a Nord di Beirut.

Il 13 agosto una bomba innescata all'interno di un mezzo pubblico provoca più di 10 morti, tra cui diversi soldati dell'esercito libanese.

L'8 settembre il leader dei sunniti Saad Hariri e Ali Eid leader degli alauiti firmano un accordo per porre fine alle violenze nella città di Tripoli.Il documento prevede, oltre alla fine delle ostilità, anche il dispiegamento dell'esercito nelle zone più a rischio scontri, aiuti economici agli sfollati e un progetto di sviluppo economico. L'accordo venne sancito nella casa del Gran Mufti di Tripoli e alla presenza del primo ministro Fouad Siniora.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Per una più estesa trattazione del periodo storico delle Crociate e delle vicende della Contea di Tripoli si legga in: RUNCIMAN Steven, Storia delle Crociate, Torino, Einaudi, 1993.

Per maggiori riferimenti bibliografici si rimanda alla voce Libano.

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