Sconfinamento della guerra civile siriana in Iraq

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Sconfinamento della guerra civile siriana in Iraq
Iraq Syria Locator.svg

Data 4 marzo 2013 - in corso
Luogo Governatorato di Al-Anbar, Iraq
Schieramenti
Perdite
Operazione al-Shabah:
47 miliziani uccisi
Imboscata di Akashat:
51 soldati siriani
9 soldati iracheni

Operazione al-Shabah:
27 membri delle forze di sicurezza irachene
Le perdite non tengono in considerazione i civili e le vittime durante gli scontri scoppiati ad Anbar nel 2014 in quanto, sebbene siano stati alimentati e amplificati dalla guerra civile siriana, sono da ritenersi un conflitto interno al territorio iracheno.
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Lo sconfinamento della guerra civile siriana in Iraq consiste in una serie di episodi che, nel corso della guerra civile siriana, hanno coinvolto le forze armate irachene e le forze armate siriane contro miliziani ribelli siriani su suolo iracheno e hanno causato la destabilizzazione politica e religiosa dell'Iraq.

In Siria sono confluiti centinaia di miliziani jihadisti sunniti, per lo più collegati alle organizzazioni legate ad al-Qaeda che hanno combattuto contro l'occupazione americana dell'Iraq dal 2003. In particolare Al-Qaeda in Iraq, poi trasformatasi in Stato Islamico dell'Iraq, ha creato le organizzazioni jihadiste più organizzate e numerose tra quelle combattenti in Siria contro l'esercito regolare: il Fronte al-Nusra e lo Stato Islamico dell'Iraq e Levante. Miliziani sciiti iracheni di varie organizzazioni hanno invece affiancato, spesso con l'assenso del governo, le truppe regolari siriane. Il Kurdistan iracheno è una importante retrovia per i combattenti curdi siriani. L'appoggio dei curdi iracheni è sia militare che politico: ad Erbil si è infatti siglato l'accordo tra le principali fazioni politiche curde siriane per la formazione delle milizie combattenti e la creazione di un organo di autogoverno curdo[1].

Sebbene la posizione del governo iracheno sulla Siria sia pubblicamente neutrale, la presenza di insorti armati di fede sunnita e la vicinanza politica e religiosa all'Iran sciita, accomuna i due paesi, che in più di un'occasione hanno eseguito operazioni militari congiunte contro i ribelli al confine[2].

Antefatti[modifica | modifica sorgente]

L'Iraq e la Siria condividono un retaggio storico, culturale e politico molto importante. Fin dalla creazione degli stati moderni a seguito della seconda guerra mondiale, si sono ripetuti i tentativi di unificazione tra le due nazioni ed entrambe hanno sperimentato il governo del Partito Baath. Paradossalmente il periodo di maggior tensione tra Iraq e Siria si ha proprio nel periodo di dominio del partito. La branca siriana del Baath, guidata da Hafez al-Assad, si schiererà contro Saddam Hussein durante la Guerra del Golfo del 1990, causando la rottura di ogni relazione diplomatica tra le due nazioni. A seguito del crollo del regime di Saddam Hussein causato dall'intervento americano del 2003 in Iraq, e al successivo allontanamento dal potere della minoranza religiosa sunnita, sostituita dalla componente sciita e filo-iraniana, le relazioni tra i due stati si normalizzano, arrivando al completo riconoscimento nel 2006[3].

La nuova classe dirigente irachena, completamente sciita, entra nella sfera di influenza iraniana, diventando un suo forte alleato regionale. Questo cambiamento, sul piano geopolitico permette la realizzazione della "mezzaluna sciita" che comprende le nazioni a maggioranza sciita o governate da esponenti dello sciismo dall'Iran al Libano[4]. Tuttavia la forte alleanza con gli Stati Uniti derivante dalla presenza americana nel paese e la comune lotta contro il terrorismo di matrice sunnita o baahtista costringe a livello ufficiale il nuovo governo iracheno ad una neutralità di facciata che si manifesterà anche allo scoppio della crisi siriana[5].

A partire dal 2011, sulla scia delle proteste della Primavera Araba, anche in Iraq si verificano manifestazioni e scontri in tutto il paese, ma concentrate nelle aree a maggioranza sunnita, generalmente nel Governatorato di al-Anbar, dove la presenza di gruppi terroristici e jihadisti è radicata fin dal 2003. Nel dicembre 2012 scoppiano nuovi scontri, stavolta di natura prettamente settaria, nei quali la minoranza sunnita protesta contro la marginalizzazione dalla scena politica[6] e l'interferenza iraniana negli affari interni iracheni[7]. I tumulti scoppiano in un periodo in cui in Siria la guerra civile rende difficile il controllo delle frontiere. Nella zona a nordest della Siria i miliziani islamisti iracheni dello Stato Islamico dell'Iraq oltrepassano facilmente e costantemente il confine. A marzo avevano creato il Fronte al-Nusra, integrando miliziani jihadisti siriani[8]. Utilizzando la retrovia siriana, le milizie islamiste riescono a condurre attacchi al territorio iracheno e a trasportare armi e uomini per fomentare la rivolta.

Imboscata di Akashat[modifica | modifica sorgente]

Il 1º marzo 2013 un miliziano armato si avvicina al valico di frontiera di Yaarubiyeh, al confine con l'Iraq, e, rivolgendosi all'ufficiale siriano al comando della guarnigione, si identifica come il leader di una formazione islamista ribelle e intima la resa. Al rifiuto dell'ufficiale, inizia lo scontro armato che si rivela subito insostenibile per il piccolo gruppo di soldati siriani. La guarnigione è costretta ad arretrare e, dopo aver perso 6 uomini, oltrepassa il confine, entrando in territorio iracheno.

Il gruppo di 64 soldati siriani disarmati viene arrestato dalle truppe di confine irachene e, dopo una breve detenzione a Baghdad, il 4 marzo viene scortato al valico di frontiera di al-Waleed, nella provincia di al-Anbar, per essere liberato in territorio siriano[9]. Durante il tragitto il convoglio viene attaccato su entrambi i lati da miliziani armati di mitragliatori, bombe a mano e RPG. L'assalto lascia sul campo 13 soldati iracheni e 51 soldati siriani morti, ovvero tutta la guarnigione scortata tranne 13 sopravvissuti[10][11]. Tra le file dei miliziani sono sconosciute eventuali perdite.

L'identità degli assalitori è sconociuta, anche se i primi sospetti ricadono sulle milizie jihadiste presenti nella provincia di al-Anbar, che hanno strette relazioni con i gruppi armati operanti in Siria[12]. Tuttavia l'11 marzo 2013 lo Stato Islamico dell'Iraq (la cui emanazione siriana è il Fronte al-Nusra[13]) rivendica l'operazione, rilasciando un comunicato in cui si identificano le truppe siriane e irachene come "sciiti persiani" e in cui si denuncia la collaborazione, anche militare, tra il governo siriano e quello iracheno[14].

L'imboscata è un'azione di grande effetto che ha come conseguenza l'ulteriore avvicinamento politico tra il governo siriano e iracheno e la fusione dell'insurrezione sunnita irachena con quella siriana[13].

Nasce lo "Stato Islamico dell'Iraq e Levante"[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stato Islamico dell'Iraq e del Levante.

A seguito dell'imboscata di Akashat, il governo iracheno realizza che la fusione tra i gruppi armati islamisti siriani e quelli iracheni è una realtà e che la possibilità dell'allargamento della crisi siriana al territorio iracheno è sempre più concreta. Il perdurare della guerra civile siriana non garantisce più alcun controllo sui confini nazionali che, anche a causa della loro estensione, risultano porosi alla penetrazione dei miliziani.

Nell'Aprile del 2013 Abu Bakr al-Baghdadi, il leader della principale formazione jihadista irachena, lo Stato Islamico dell'Iraq, ufficializza la fusione tra la sua milizia e il Fronte al-Nusra attraverso un comunicato via Internet[15]. L'operazione viene bloccata dal leader di al-Qaeda, Ayman al-Zawahiri, che vuole mantenere distinte le due entità[16]. Tuttavia si realizza comunque una scissione nel Fronte al-Nusra e una parte di miliziani confluisce nella nuova formazione[17]. Nasce lo Stato Islamico dell'Iraq e Levante (ISIL) con il chiaro obiettivo di creare un emirato islamico transnazionale tra Siria e Iraq.

Operazione al-Shabah[modifica | modifica sorgente]

Il 20 maggio 2013, il governo iracheno scatena un'offensiva militare nella regione di Al-Anbar e su tutto il confine siriano con l'intenzione di tagliare i collegamenti tra i miliziani islamisti in Siria e Iraq[18]. Vengono coinvolti 8.000 uomini tra esercito e polizia.

Le prime operazioni si svolgono nella terra di nessuno che separa Siria e Iraq e permettono la cattura di 43 militanti jihadisti, tra cui 11 alti dirigenti di Al-Qaeda in Iraq. Viene sequestrata una grande quantità di materiale bellico, tra cui mortai, razzi e esplosivo[19]. Gli scontri si fanno più sanguinosi e il 24 maggio si registrano 32 miliziani uccisi tra cui 2 comandanti dello Stato Islamico dell'Iraq e Levante[20].

Il 30 maggio viene catturato Adnan Waies, considerato il capo della cellula di Al-Qaeda nella provincia di al-Anbar. Nello stesso giorno si verifica la prima significativa controffensiva dei miliziani armati, quando viene attaccata una guarnigione di soldati iracheni alla frontiera con la Siria. Vengono uccise 3 guardie di confine[21].

Il 2 giugno i miliziani islamisti organizzano un posto di blocco sulla strada che collega Iraq e Siria in territorio iracheno e bloccano 3 camion siriani e 4 iracheni. Uccidono gli autisti di nazionalità siriana, rapiscono quelli iracheni e saccheggiano la merce trasportata[22]. Il 5 giugno viene organizzata un'operazione identica: obiettivo dell'imboscata è un autobus dell'esercito. Vengono uccise 10 guardie di confine irachene e 5 civili[23].

Territori controllati o semicontrollati dallo Stato Islamico dell'Iraq e Levante tra Iraq e Siria (Gennaio 2014)

Il 9 giugno alcuni miliziani ribelli siriani aprono il fuoco su una postazione di confine in territorio iracheno, uccidendo una guardia di frontiera[24].

Il 21 giugno miliziani islamisti fanno esplodere un ponte stradale nella cittadina frontaliera di Al-Qa'im, ingaggiando successivamente una feroce battaglia con una guarnigione dell'esercito iracheno. I soldati, sostenuti anche da elicotteri da combattimento, riescono a respingere l'assalto. Nello scontro muoiono 3 soldati e 6 miliziani[25]. Il giorno successivo, nella stessa città, viene fatta esplodere un'autobomba, che uccide altri 2 soldati iracheni[26].

Il 23 giugno, in due separati agguati nella cittadina di Kebaysah, vengono uccisi 3 soldati iracheni[27]. Il 26 giugno viene attaccato il quartier generale del primo battaglione della 7ª divisione dell'esercito iracheno di stanza nella provincia di Al-Anbar. L'assalto viene respinto senza perdite da ambo le parti[28].

A seguito dei ripetuti attacchi ai propri militari, il governo iracheno il 1º luglio lancia un'offensiva nelle provincie di Al-Anbar e Ninive, consentendo la distruzione di 3 edifici che fungevano da base logistica per i miliziani[29]. Il 6 luglio si verifica uno scontro tra le guardie di confine irachene e miliziani armati che tentano di entrare in Siria. Rimane ucciso un soldato[30]. Un evento simile si ripete il 13 luglio, con il medesimo risultato di un soldato ucciso[31].

Il 14 luglio 2013 il governo iracheno, pur non avendo pacificato le regioni di confine tra Iraq e Siria, sospende l'operazione militare.

Scontri di Anbar del 2014[modifica | modifica sorgente]

Il continuo flusso di miliziani e armi tra Siria e Iraq permette una sempre maggiore aggressività e preparazione militare dei gruppi armati sunniti iracheni. La maggior parte si concentra nella provincia di Al-Anbar, già teatro di azioni armate antigovernative e attentati terroristici. Il 30 dicembre 2013 il governo iracheno lancia un'offensiva per smantellare un campo di protesta antigovernativo nei pressi di Ramadi[32]. La reazione dei ribelli è immediata. Lo Stato Islamico dell'Iraq e Levante guida le altre formazioni e attacca in forze la città di Fallujah ingaggiando un combattimento con l'esercito iracheno che dura 4 giorni e provoca 100 morti[33]. Il 4 gennaio 2014 il governo iracheno dichiara la completa perdita del controllo sulla città, che viene occupata dai miliziani jihadisti[34].

Sebbene l'esercito iracheno organizzi una timida controffensiva, l'avanzata dell'ISIL permette l'uscita dal controllo statale anche delle cittadine di Al-Karmah[35], Hīt, Khaldiyah[32],Haditha, Al Qaim[36], parte di Ramadi[37] e Abu Ghraib[38]. Grazie al controllo totale delle cittadine irachene e a quelle siriane oltre confine, l'ISIL realizza l'emirato transnazionale che si era prefissato.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Barzani Unites Syrian Kurds Against Assad in Ostomaan, 21 luglio 2012.
  2. ^ (EN) Saud Al Sarhan, From Qusair to Yabrud: Shiite foreign fighters in Syria in Al Monitor, 6 marzo 2014.
  3. ^ (EN) Iraq and Syria restore relations in BBC News, 21 novembre 2006.
  4. ^ (EN) King Abdullah II of Jordan in MSNBC, 16 febbraio 2004.
  5. ^ Andrea Glioti, Il fattore Iraq nella guerra di Siria in Limes, 4 marzo 2013.
  6. ^ (EN) Iraqi army pulls out from Falluja after deadly clashes with protesters in Al Arabiya, 25 gennaio 2013.
  7. ^ (EN) Iraqi Speaker Comments On Protests, Syria in Al Monitor, 27 febbraio 2013.
  8. ^ (EN) Islamist group claims Syria bombs ‘to avenge Sunnis’ in Al Arabiya, 21 marzo 2012.
  9. ^ (EN) Attackers 'kill Syrian soldiers' in Iraq in BBC News, 4 marzo 2013.
  10. ^ (EN) Sam Dagher, Islamists Try to Tighten Grip on Syria Regions in The Wall Street Journal, 10 marzo 2013.
  11. ^ (EN) Zeina Karam, Syrian jets bomb northern city overrun by rebels in Washington Examiner, 5 marzo 2013.
  12. ^ (EN) Qassim Abdul-Zahra, Syria Troops Killed In Ambush In Iraq in The Huffington Post, 4 marzo 2013.
  13. ^ a b (EN) Roy Gutman, Iraqis call for U.S. military aid after Nusra-linked assault on ‘innocent Syrians’ in McClatchy DC, 5 marzo 2013.
  14. ^ (EN) Al-Qaeda in Iraq claims deadly attack on Syrian troops in BBC News, 11 marzo 2013.
  15. ^ (EN) ISI Confirms That Jabhat Al-Nusra Is Its Extension In Syria, Declares 'Islamic State Of Iraq And Al-Sham' As New Name Of Merged Group in MEMRI, 8 aprile 2013.
  16. ^ (EN) Basma Atassi, Qaeda chief annuls Syrian-Iraqi jihad merger in Al Jazeera, 9 giugno 2013.
  17. ^ (EN) Richard Spencer, Syria: Jabhat al-Nusra split after leader's pledge of support for al-Qaeda in The Telegraph, 19 maggio 2013.
  18. ^ (EN) Iraq launches operation near Syria, Jordan border in Al Alam, 27 maggio 2013.
  19. ^ (EN) Iraq launches counter-terrorism campaign along Syria border in Mawtani, 23 maggio 2013.
  20. ^ (EN) Iraq forces strike Sunni militants near Syria in The Daily Star, 25 maggio 2013.
  21. ^ (EN) 3 Iraqi policemen killed in gunmen attack near border with Syria in Global Times, 30 maggio 2013.
  22. ^ (EN) Syrian trucks drivers killed in western Anbar in Iraqui News, 2 giugno 2013.
  23. ^ (EN) Jason Ditz, 15 Killed in Fake Checkpoint Attack on Iraqi Police Bus in Anti War, 5 giugno 2013.
  24. ^ (EN) Syrian rebels fire on Iraqi border posts, one killed in Hindustan Times, 9 giugno 2013.
  25. ^ (EN) West Iraq clashes kill 8 in Al Shorfa, 22 giugno 2013.
  26. ^ (EN) 2 Soldiers killed, 3 wounded east of Qa'im in NINA, 22 giugno 2013.
  27. ^ (EN) Two soldiers' bodies found in western Anbar in NINA, 23 giugno 2013.
  28. ^ (EN) Army forces abort two armed operations in Anbar in NINA, 26 giugno 2013.
  29. ^ (EN) Aljazeerah Operations waging a campaign to destroy the bases of Alqaeda between Nineveh and Anbar in NINA, 1 luglio 2013.
  30. ^ (EN) Border Guardsman killed, 2 wounded in clashes with smuggler near Syrian borders in NINA, 6 luglio 2013.
  31. ^ (EN) 6 Border soldiers killed, wounded in western Anbar in NINA, 13 luglio 2013.
  32. ^ a b (EN) Jessica Lewis, Showdown in Anbar in Reuters, 3 gennaio 2014.
  33. ^ (EN) Iraq army, tribes join fight against al Qaeda forces in The Daily Star, 3 gennaio 2014.
  34. ^ (EN) Iraq's Fallujah falls to 'Qaeda-linked' militants in The Daily Star, 5 gennaio 2014.
  35. ^ (EN) Yasir Ghazi e Tim Arango, Qaeda-Linked Militants in Iraq Secure Nearly Full Control of Falluja in The New York Times, 4 gennaio 2014.
  36. ^ (EN) Bill Roggio, ISIS suicide team assaults Iraqi ministry in The Long War Journal, 30 gennaio 2014.
  37. ^ (EN) Ahmed Rasheed, Iraq PM urges Falluja to expel Al-Qaeda-linked militants in The Daily Star, 6 gennaio 2014.
  38. ^ (EN) Ahmed Ali, Al-Qaeda in Iraq Patrols Fallujah; Aims for Ramadi, Mosul, Baghdad in ISW, 5 gennaio 2014.
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