Terrorismo islamista

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Il terrorismo islamista o islamico è quella forma di terrorismo, ossia un atto di violenza o di minaccia di violenza ai danni di non combattenti, messo in atto da musulmani per conseguire fini politici o ideologici.

Polemiche aperte sull'argomento riguardano[1]:

  • se le motivazioni dei terroristi o supposti tali è di auto-difesa o espansionistica, di autodeterminazione popolare o o di supremazia islamica;
  • che gli obiettivi dei terroristi o supposti tali sono non combattenti;
  • se l'Islam perdona o giustifica, ed in quali casi, il terrorismo
  • se alcuni attentati sono del terrorismo islamico o semplici atti di terrorismo attuati da musulmani
  • quanto appoggio hanno nel mondo musulmano e per quale tipo di terrorismo islamico
  • se il conflitto arabo-israeliano è la radice del terrorismo islamico o solo una delle cause.

Sebbene Stati Uniti ed Israele siano gli obiettivi più spesso colpiti dal terrorismo islamista, molti attentati sono avvenuti in altri paesi e contro altri obiettivi: a metà degli anni novanta nel mirino dei terroristi c'era la Francia come strascico della guerra civile algerina; la Russia ha subito molti attentati terroristici per il suo coinvolgimento nella seconda guerra cecena e nel 1997 il governo cinese fu il principale artefice della Organizzazione per la cooperazione di Shanghai voluta anche per combattere i movimenti islamici in asia centrale.[2]. Tra il 2005 ed 2007 l'Iraq è il luogo dove si concentra maggiormente l'attività terroristica: solo nel 2005 oltre 8000 iracheni sono morti per le conseguenze degli attentati.[3]

Secondo i dati elaborati dal National Counterterrorism Center statunitense, l'estremismo islamico tra il 2004 e i primi mesi del 2005 si è reso responsabile di circa il 57% delle vittime e del 61% dei ferimenti per terrorismo, considerando solo i casi in cui la matrice è chiara. [4] Gli atti terroristici dell'estremismo islamico includono dirottamenti di aerei, decapitazioni, rapimenti, assassini, autobombe, attentati suicidi e, occasionalmente, violenza sessuale.[5][6]

L'attività dei terroristi islamisti è spesso indicata come jihad (lotta). Le minacce, incluse quelle di morte, sono spesso emesse come fatwa, (sentenze legali islamiche). Obiettivi e vittime includono sia musulmani che non musulmani. I musulmani sono normalmente minacciati con un takfir (condanna di "miscredenza" grave, emessa contro un musulmano o un gruppo che si definisca islamico, tale da rendere teoricamente lecito "versarne il sangue"). Questa è una condanna a morte implicita perché, secondo gli hadith del Profeta, nell'Islam la punizione degli apostati è la morte.

Indice

[modifica] Organizzazioni

[modifica] Al-Qāʿida

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce al-Qāʿida.

Al-Qāʿida è una rete mondiale panislamica di terroristi sunniti neo-neo-hanbaliti, capeggiata da Osama bin Laden, diventata famosa in particolare per gli attentati dell'11 settembre 2001 contro gli Stati Uniti. Attualmente sembra sia presente in più di 60 Paesi. Il suo obiettivo dichiarato è l'utilizzo del jihad per difendere l'Islam dal Sionismo, dal Cristianesimo, dall'Occidente secolarizzato e dai governi musulmani filo-occidentali o "moderati", quali quello dell'Arabia Saudita che è visto come insufficientemente islamico e troppo legato agli USA.[7][8][9][10]

Formata nel periodo successivo l'invasione sovietica dell'Afghanistan, nei tardi anni ottanta da Bin Laden e Muhammad Atef, al-Qāʿida rivendica il legittimo uso delle armi e della violenza contro l'Occidente e il potere militare degli Stati Uniti d'America e di ogni Stato che sia alleato con essi.[11] Dalla sua formazione, al-Qāʿida ha compiuto numerosi attacchi terroristici in Africa, Vicino Oriente, Europa, e Asia. Sebbene un tempo fosse sostenuta dai Talebani, gli Stati Uniti d'America e il governo britannico non considerano i Talebani un'organizzazione terroristica.[12][13]

[modifica] Fatah al-Islam

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Fatah al-Islam.

Fatah al-Islam è un gruppo islamista operante fuori dal campo-profughi di Nahr al-Bared, nel settentrione del Libano. Fu costituito nel novembre 2006 da militanti che ruppero col gruppo filo-siriano di Fatah al-Intifada, a sua volta un gruppo scissionista di al-Fath, e guidato da un militante clandestino palestinese chiamato Shaker al-Absi.[14] Gli appartenenti del gruppo sono stati genericamente descritti dai media come militanti jihadisti,[15] e il gruppo stesso è stato descritto come un movimento terrorista ispiratosi ad al-Qa'ida.[14][15][16] Il suo fine ufficiale è quello di portare tutti i campi-profughi palestinesi sotto l'imperio della Shari'a,[17] e i suoi obiettivi prioritari sono la lotta contro Israele e gli Stati Uniti d'America.[14] Le autorità libanesi hanno accusato l'organizzazione di essere coinvolta nell'attentato dinamitardo del 13 febbraio 2007 contro due minibus, nel quale hanno trovato la morte tre persone, mentre 20 altre sono rimaste ferite, nella libanese Ain Alaq,[16] con quattro attentatori identificati e rei confessi dell'attentato.[17]

[modifica] Hamas

Hamas, ("scossa" o "zelo" in arabo, ma acronimo di Harakat al-Muqawama al-Islamiyya, "Movimento di Resistenza Islamica"), cominciò a propugnare attacchi contro obiettivi militari e civili israeliani[18] all'inizio della Prima Intifada nel 1987. Come organizzazione che si ispira esplicitamente alla Fratellanza Musulmana per la Palestina, la sua leadership è assicurata da "intellettuali della pia classe media,... da rispettabili chierici devoti alla religione islamica, da dottori, chimici, ingegneri e insegnanti.[19]

Lo Statuto di Hamas del 1988 esorta alla distruzione di Israele,[20] sebbene i suoi portavoce non ricordino sempre in modo così esplicito questo fine strategico. La sua "ala militare" rivendica sempre la responsabilità degli attentati perpetrati contro lo Stato d'Israele. Hamas è stata anche accusata di sabotaggio del processo di pace israelo-palestinese, avviato con gli ormai falliti Accordi di Oslo, grazie al lancio di operazioni armate contro i civili israeliani anche nel corso delle elezioni, al fine di esasperare l'animo dei cittadini dello Stato ebraico e indurli ad eleggere candidati collocati su posizioni sempre più estremistiche, al fine di rendere impraticabile un avvicinamento delle posizioni fra i contendenti. Ad esempio, "una serie di attacchi suicidi spettacolari condotti da palestinesi e che portarono alla morte di 63 israeliani, condussero direttamente alla vittoria elettorale di Benjamin Netanyahu e del partito Likud il 29 maggio 1996."[21]

Hamas giustifica tali attacchi come necessari nel combattere l'occupazione militare israeliana dei territori palestinesi occupati e come risposta agli attacchi condotti da Israele contro obiettivi palestinesi. Il movimento serve anche da collettore di fondi, usati tra l'altro per fini di assistenza caritatevole dei rifugiati palestinesi.[22]

Hamas è stata definita come "gruppo terroristico" dall'Unione Europea, dal Canada, dagli Stati Uniti d'America, da Israele, dalla United Nations Commission on Human Rights e dal Human Rights Watch. Chi si oppone a questa definizione obietta che Israele non è uno Stato legittimo, a causa delle modalità che hanno portato allora sua autoproclamazione d'indipendenza nel 1948.

[modifica] Hezbollah

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Hezbollah.

Hezbollah è un partito politico sciita libanese, dotato di sue proprie milizie armate e di un articolato programma mirante allo sviluppo sociale delle aree libanesi (di quelle meridionali in particolare) e di strutture in grado di portarlo a effettiva realizzazione.

[modifica] Jaljalat

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Jaljalat.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Note

  1. ^ "Speech to the Los Angeles World Affairs Council",http://www.number10.gov.uk/output/Page9948.asp
  2. ^ "Contemporary Islamic Terrorism", http://www.worldpress.org/Mideast/2607.cfm
  3. ^ http://wits.nctc.gov/reports/crot2006nctcannexfinal.pdf
  4. ^ http://wits.nctc.gov/reports/crot2006nctcannexfinal.pdf Report on Terrorist Incidents 2006
  5. ^ Captured Iraqi Terrorist Ramzi Hashem Abed: Zarqawi Participated in the Plot to Assassinate Baqer Al-Hakim. We Bombed Jalal Talabani's Headquarters, the Turkish Embassy, and the Red Cross, Took Drugs, Raped University Students Who "Collaborated with the Americans"
  6. ^ http://www.hrw.org/reports98/afghan/Afrepor0-04.htm#P195_40896
  7. ^ [net/NR/exeres/79C6AF22-98FB-4A1C-B21F-2BC36E87F61F.htm Complete English translation text of 2004 Osama bin Laden videotape on Al-Jazeera.
  8. ^ Michael, Maggie. Bin Laden, in statement to U.S. people, says he ordered Sept. 11 attacks. The Associated Press. October 29, 2004.
  9. ^ Excerpts from the BBC. October 29, 2004.
  10. ^ Langhorne, R. (2006), "The Essentials of Global Politics", Hodder Arnold
  11. ^ "Al Qaeda", http://www.answers.com/topic/al-qaeda
  12. ^ Tom Regan. US does not consider Taliban terrorists in Christian Science Monitor. Christian Science Monitor, 2006. URL consultato il 15 gennaio 2001.
  13. ^ Eben Kaplan. Terrorism’s Dubious ‘A’ List. Council on Foreign Relations, 2006. URL consultato il 15 gennaio 2001.
  14. ^ a b c International Herald Tribune (March 15, 2007). "A new face of Al Qaeda emerges in Lebanon". Retrieved May 20, 207.
  15. ^ a b Le Figaro (April 16, 2007). "Fatah Al-Islam: the new terrorist threat hanging over Lebanon". Retrieved May 20, 2007.
  16. ^ a b Reuters (May 19, 2007). "Lebanese army battles militants at Palestinian camp". Retrieved May 20, 2007.
  17. ^ a b Reuters (May 20, 2007). "Facts about militant group Fatah al-Islam". Retrieved May 20, 2007.
  18. ^ Il fatto che lo Statuto di Hamas delimiti le operazioni del gruppo al solo territorio israeliano e a quello in cui i palestinesi sono forzati ospiti, impedisce di creare un collegamento strategico con l'organizzazione terroristica di al-Qa'ida.
  19. ^ Gilles Kepel, Jihad: The Trail of Political Islam, Belknap Press of Harvard University Press, 2002, p. 154.
  20. ^ The Covenant of the Islamic Resistance Movement (Hamas)
  21. ^ Gilles Kepel, op. cit., p. 331
  22. ^ R. Humphreys, Between Memory and Desire: The Middle East in a Troubled Age, University of California Press, 2005.

[modifica] Collegamenti esterni

[modifica] Approfondimenti

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