Economia pianificata

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L'economia pianificata è quel sistema economico dove la gestione e l'allocazione dei fattori di produzione e dei prodotti è regolata da un organo preposto mediante un programma politico; si differenzia dall'economia di mercato dove la ripartizione delle risorse sociali avviene mediante il valore delle merci, in modo spontaneo e al di fuori del controllo diretto dei produttori. Lo Stato pianifica l'allocazione delle risorse a tre livelli:

  • Pianifica l'allocazione delle risorse tra consumo attuale e investimento per il futuro. Sacrificando parte del consumo attuale a favore degli investimenti futuri è possibile aumentare il tasso di crescita dell`economia.
  • A livello microeconomico il governo pianifica l'output di ciascuna industria, le tecniche usate, nonché il lavoro e le altre risorse necessarie alla produzione.
  • Infine lo stato pianifica la distribuzione dell'output tra i consumatori in base ai suoi obiettivi. Esso può distribuire i beni in base ai bisogni o può favorire chi produce di più, fornendo in tal modo incentivi.

Inoltre non è prevista la libera iniziativa privata.

Indice

[modifica] Vantaggi

Lo stato ha una visione globale dell'economia e di conseguenza può dirigere le risorse nazionali in base agli specifici obiettivi del paese. La destinazione di ingenti risorse verso gli investimenti produttivi genera elevati tassi di crescita. Vi è la possibilità di subire in modo assai limitato gli effetti del ciclo economico. La domanda intermedia è infatti determinata dal sistema di pianificazione. Un'accorta allocazione del lavoro in base alle esigenze produttive e alle abilità dei lavoratori consente di evitare elevati tassi di disoccupazione. Inoltre il reddito nazionale può essere distribuito più equamente oppure in base ai bisogni individuali.

Infine le ripercussioni sociali del processo di produzione e consumo (ad esempio gli effetti sull'ambiente) possono essere ridotte, a patto che lo stato sia in grado di prevederle e valutarle correttamente.

[modifica] Svantaggi

Gli svantaggi di una economia pianificata sono ad esempio, le difficoltà organizzative ad essa consequenziali, in quanto tanto più estesa e articolata è l'economia, tanto più impegnativo è il compito di raccogliere e utilizzare le informazioni necessarie alla pianificazione, e quindi tanto più complessa sarà la definizione del piano. Piani complicati sono costosi da amministrare e richiedono una burocrazia mastodontica. In assenza di un sistema di prezzi, o nel caso in cui questi vengano fissati dallo stato, la pianificazione può comportare un uso inefficiente delle risorse; infatti è difficile valutare l'efficienza relativa di due tecniche produttive che utilizzano input diversi se non c'è alcun modo di determinare il valore di tali input. Ad esempio, come è possibile decidere razionalmente se produrre un bene A o un bene B se il loro prezzo non riflette la loro scarsità effettiva?

È difficile definire gli incentivi appropriati per incoraggiare i lavoratori e i dirigenti di azienda ad essere più produttivi senza compromettere la qualità della produzione. Sarebbe in questo caso opportuno assumere degli addetti al controllo di qualità, il che a sua volta aumenterebbe il costo di produzione. Il controllo pubblico sull'allocazione delle risorse comporta una notevole diminuzione della libertà individuale: i consumatori non possono scegliere cosa comprare, né i lavoratori dove lavorare. Se la produzione viene pianificata ma i consumatori sono liberi di spendere i loro redditi monetari, possono sorgere problemi di scarsità o eccesso di offerta. In ultimo, lo stato deve imporre i piani anche nel caso in cui questi risultino impopolari.

[modifica] Il caso sovietico

Diagramma di paragone tra la determinazione dei prezzi nelle economie capitalista e dirigista (pianificata)

Nei paesi socialisti dell'est europeo fino alla caduta del muro di Berlino, i governi vincolavano le scelte di gran parte (o dell'intero) sistema economico, stabilendo di quali e quante risorse dovessero disporre le singole unità produttive, cosa dovessero produrre e come dovessero impiegare i beni e i servizi prodotti (vedere anche COMECON). Di fronte a un'economia con tali debolezze strutturali, incapaci di produrre beni destinati a soddisfare le esigenze dei consumatori, il dissolversi del controllo militare sovietico sui paesi dell'est europeo e l'apertura dell'economia di tali paesi al mercato ha pertanto avuto conseguenze estremamente negative, per buona parte dei lavoratori delle imprese di tali paesi, incapaci di affrontare la concorrenza. Anche i sistemi economici basati sul mercato possono dare vita a sistemi economici - sia pure meno invasivi, di solito - gestiti secondo le regole della pianificazione. Questo può accadere in periodi di guerra o crisi, ma anche in periodi normali, nei quali tuttavia l'esigenza di trasformare rapidamente un'economia, perseguendo obiettivi di crescita di talune variabili macroeconomiche (reddito, consumi, esportazioni, investimenti), ha spinto gli stati a usare leggi e risorse a tali fini.

[modifica] Bibliografia

  • John Sloman, Elementi di economia, il Mulino, janebba

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