Beirut

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Beirut
municipalità
بيروت
Beirut – Stemma Beirut – Bandiera
Beirut – Veduta
Localizzazione
Stato Libano Libano
Governatorato Beirut
Distretto Non presente
Amministrazione
Sindaco Bilal Hamad dal 2010
Territorio
Coordinate 33°54′N 35°31′E / 33.9°N 35.516667°E33.9; 35.516667 (Beirut)Coordinate: 33°54′N 35°31′E / 33.9°N 35.516667°E33.9; 35.516667 (Beirut)
Abitanti 2 076 822[1] (2013)
Altre informazioni
Prefisso 01
Fuso orario UTC+2
Cartografia
Mappa di localizzazione: Libano
Beirut
Sito istituzionale

Beirut (in arabo: بيروت, Bayrūt; francese: Beyrouth; anticamente Berito) è la capitale del Libano. La città conta circa 1.200.000 abitanti all'interno dei confini amministrativi, ma l'area metropolitana che si estende al di fuori di essi conta oltre due milioni di abitanti.[2]

Nonostante le gravi distruzioni causate dalla guerra civile libanese (1975-1990), Beirut è tornata ad essere la principale piazza finanziaria, bancaria, assicurativa e commerciale del Vicino Oriente. Grazie alla sua storia cosmopolita, la città rappresenta inoltre un centro culturale e accademico di grande rilevanza.

Beirut è sede della ESCWA (United Nations Economic and Social Commission for Western Asia) e degli uffici regionali per il mondo arabo della Organizzazione Internazionale del Lavoro e dell'UNESCO.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Beirut è una città costiera situata nel bacino orientale del mar Mediterraneo, ai piedi della catena montuosa che attraversa il Libano.

Essa nasce su di una piccola penisola che si estende verso ovest nel mare, poi con il crescere della popolazione si è allargata anche verso sud-est urbanizzando parte delle colline.

La penisola, sulla quale sorge la città non è pianeggiante ma leggermente collinare, in particolare due colline la caratterizzano: una situata nella zona orientale e una in quella occidentale.

Beirut è attraversata da un fiume che porta lo stesso nome della città.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il clima di Beirut è essenzialmente mediterraneo con inverni corti, piuttosto miti e frequentemente piovosi, mentre le estati sono lunghe e afose.

Le temperature d'inverno sono mediamente intorno ai 10 °C mentre d'estate si arriva a più di 30, con un'umidità che può superare il 70%.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Mappa del centro di Beirut agli inizi del Novecento.
« O amore di Beirut
O amore dei giorni
Ritorneranno, o Beirut
I giorni ritorneranno. »
(Fairouz, Hawa Beirut)

Le origini di Beirut risalgono a un insediamento cananeo dell'età del bronzo (intorno al XIX secolo a.C.), ma le prime testimonianze storicamente attestabili sono databili alla XVIII dinastia egizia, quando il nucleo urbano viene menzionato in una tavoletta cuneiforme appartenente alle cosiddette "lettere di Amarna".

L'etimologia del toponimo associa il probabile nome fenicio e accadico Bêrūt al significato di "pozzi" o "sorgenti d'acqua" (si confronti con بئر, biʾr in arabo e באר, be'er, plurale בארות, be'erot in ebraico).

Durante il periodo di massima fioritura delle città-stato fenicie, Beirut rimase in una posizione di limitata importanza, all'ombra di Tiro, Sidone e Byblos.

Nel 140 a.C. la città fu distrutta nel corso nella lotta per la successione al trono seleucide tra Diodoto Trifone e Antioco VII e venne presto ricostruita secondo un modello urbanistico prettamente ellenistico con il nome di "Laodicea nella Fenicia" (Λαοδικεια ή του Φοινίκη).

Beirut acquisì crescente importanza durante il periodo romano, venendo innalzata al rango di colonia nel I secolo con il nome di Colonia Iulia Augusta Felix Berytus.[3] A partire dal III secolo, la città si fregiò del privilegio di ospitare la famosa Scuola di Diritto, che rivaleggiò in fama con le scuole di Atene, Alessandria e Cesarea di Palestina e contribuì alla raccolta del materiale giurisprudenziale di diritto romano, giovandosi del lavoro di insigni giuristi come Papiniano e Ulpiano.

Nel 531, sotto il regno dell'imperatore bizantino Giustiniano (527-565), la scuola venne scelta per contribuire all'elaborazione del Corpus iuris civilis, ma, nel 551, Beirut fu sconvolta da un violento terremoto. La scuola fu spostata nella vicina Sidone e la città cadde in un lungo periodo di declino, venendo infine conquistata dalle truppe omayyadi nel 635.

Nel 1110 la città venne conquistata dalle armate crociate di Baldovino I e fu annessa al regno crociato di Gerusalemme, diventando la sede di una signoria all'interno del Principato di Galilea, ma fu ripresa da Ṣalāḥ al-Dīn ibn Ayyūb (Saladino) nel 1187, dopo la battaglia di Ḥaṭīn. La città fu riconquistata da Amalrico di Lusignano (in seguito re Amalrico II di Gerusalemme) nel 1194 e prosperò economicamente, in particolare sotto la reggenza di Giovanni di Ibelin detto "il vecchio signore di Beirut" (1205-1236), una delle personalità più influenti di Outremer. Fu costruita in questo periodo la chiesa di San Giovanni Battista dei Cavalieri Ospitalieri, oggi moschea al-ʿUmarī. Il periodo crociato si concluse il 31 luglio 1291 con la conquista mamelucca.

Nel 1516 Beirut viene conquistata dagli ottomani e in questo periodo l'economia crebbe, soprattutto grazie alle politiche dell'Emiro Fakhr al-Dīn che aumentò gli scambi con diverse altre città del Mediterraneo, in particolare con Venezia[4].

Beirut in una cartolina degli inizi del Novecento.

A partire dal XVIII secolo le fortune di Beirut sono contrapposta a periodi meno favorevoli. L'emiro Bashir Shihab II intraprese anch'esso politiche economiche che favorirono la città. Allo stesso tempo però nel 1832 strinse un'alleanza con il figlio del ribelle egiziano Mehmet Ali, Ibrahim Pascià.
Questo causò allarmismo all'interno dei dirigenti dell'Impero ottomano e di diverse nazioni europee, in particolare il Regno Unito.
Nel 1840 Beirut viene bombardata e riconquistata da una flotta composta da austriaci, britannici e turchi.

Negli anni che seguirono la popolazione di Beirut crebbe molto per i traffici commerciali che si facevano intensi arricchendo la città ed anche perché accolse molti profughi cristiano-maroniti che fuggirono da monti Shuf e da Damasco dove erano stati perseguitati. Le truppe francesi, per proteggere i maroniti, entrarono in città.

Nel 1866 alcuni missionari siriani e americani fondarono il Syrian Protestant College che divenne l'American University of Beirut, una delle università più prestigiose di tutto il Vicino Oriente.

Allo scoppio della prima guerra mondiale Beirut era ancora una città dell'Impero ottomano e per questo motivo subì l'embargo degli alleati che colpì molto la popolazione. Durante questo periodo molto difficile per la città (ci fu anche una grave carestia ed un'epidemia di peste) i cittadini si rivoltarono contro i turchi. Coloro che scatenarono la rivolta furono però catturati e impiccati nell'odierna Piazza dei Martiri (Place des Martyrs).

La fine della prima guerra mondiale comportò anche la fine della dominazione turca su Beirut che passò sotto controllo francese nel mandato del Grande Libano che comprendeva anche la Siria.

Durante la seconda guerra mondiale Beirut viene occupata dagli alleati che la utilizzano come base per i rifornimenti.

Dopo la guerra, nel 1946, i francesi lasciano Beirut che diventa la capitale del neonato stato del Libano. Durante il 1948 Beirut accoglie molti profughi ebrei cacciati dai paesi arabi e il Libano diventa l'unico Stato arabo in cui la popolazione ebraica è aumentata dopo la creazione dello Stato di Israele. Sempre nel 1948 a Beirut arrivarono molti profughi palestinesi.

Nel 1958 Beirut viene scossa da una prima guerra civile tra cristiani e musulmani. Questo periodo venne definito crisi libanese del 1958 e solo l'arrivo dei marines americani, chiamati dal Presidente della Repubblica, il cristiano-maronita Camille Sham'un, riuscì a riportare la calma.

Negli anni 60 Beirut ha il suo massimo sviluppo economico. La città è frequentata da personaggi famosi di tutto il mondo, la vita notturna è molto viva e Beirut si guadagna il titolo di Parigi del Medio Oriente. Oltre che sede di divertimento Beirut diviene la capitale finanziaria del mondo arabo.

Nel 1967 la guerra dei sei giorni provoca l'arrivo di migliaia di profughi palestinesi. Questo sarà uno dei fattori che scatenerà lo scoppio della guerra civile.

I quindici anni tra il 1975 e il 1990 sono i più bui per la città. Beirut diventa il campo di battaglia principale della guerra civile libanese, durante la quale la stragrande maggioranza delle famiglie ebree presenti in Libano lascia il paese, come molti cristiani maroniti e altre famiglie abbienti che si trasferiscono all'estero portando con sé i capitali di cui disponevano. Oltre che subire gli scontri tra le milizie cristiane e musulmane, Beirut viene anche bombardata dall'esercito israeliano nell'intento di snidare il comando di Yasser Arafat che si era rifugiato proprio nella capitale libanese. Dopo un quinquennio di scontri Beirut è quasi totalmente rasa al suolo.

Finita la guerra civile è stato avviato un imponente progetto di ricostruzione della città con l'intento di rendere nuovamente Beirut capitale finanziaria e dei divertimenti del mondo arabo. Promotore di questo progetto è stato l'ex Primo ministro Rafiq al-Hariri.

Il 14 febbraio 2005 Rafiq al-Hariri muore a causa di un attentato che uccise altre 22 persone. Il fatto suscitò un tale clamore che spinse migliaia di persone a scendere in piazza per protestare pacificamente contro la presenza siriana in Libano e chiedendo che questo contingente si ritirasse, cosa che in effetti è capitata. Questo episodio è stato chiamato la rivoluzione dei cedri.

Nell'estate del 2006 i quartieri a sud di Beirut (a maggioranza sciita) e l'aeroporto vengono bombardati dall'esercito israeliano durante la guerra del Libano.

Nel maggio - giugno 2008 Beirut vive nuovamente il clima della guerra civile. Hezbollah, in seguito ad alcune azioni intraprese dal governo di Fouad Siniora, diede il via ad una protesta molto violenta bloccando strade, incendiando materiali e scontrandosi con i miliziani filo - occidentali. Nel giro di poco tempo il partito sciita conquistò la parte islamica di Beirut, Beirut ovest. Dopo questa prova di forza, che fece diversi morti, Hezbollah consegnò la città all'esercito libanese e decise di ritirarsi. Bisogna notare che la parte sciita in Libano è cresciuta enormemente in termini demografici rispetto al resto della popolazione, ma non è cresciuta altrettanto la sua rappresentanza politica nel paese.

Centro di Beirut[modifica | modifica wikitesto]

Scorcio del centro della città di sera

Il centro di Beirut uscì letteralmente devastato dalla guerra civile. Nel 1992 il primo ministro Rafiq Hariri, per riportare prestigio alla capitale e anche a tutto il Libano, diede vita a una delle più grandi opere di ricostruzione mai viste. Per fare questo venne fondata la Società libanese per lo sviluppo e la ricostruzione del quartiere centrale di Beirut, meglio conosciuta come Solidere acronimo di Societé libanaise de reconstruction.

Questa era (ed è ancora) una società quotata anche in borsa e la maggior parte delle azioni apparteneva ai vecchi proprietari degli immobili. L'attuazione del progetto non fu semplice a causa di numerosi problemi legali e critiche nei confronti del premier, accusato di possedere la maggior parte delle azioni e quindi di aver scatenato un conflitto d'interessi.

Molti accusarono Solidere di non aver rispettato i patti con gli archeologi (tutta la zona era ricchissima di reperti) e di aver dato un'impronta troppo occidentale ai palazzi ma, nonostante tutto, il centro di Beirut è una delle zone più visitate della città, grazie ai lussuosi ristoranti e all'atmosfera più tranquilla rispetto al resto della capitale, dove il traffico automobilistico si può definire come minimo opprimente. Il centro di Beirut è costantemente presidiato dall'esercito, dalle forze di polizia, e da squadre di sicurezza private.[5]

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

I faraglioni di Raouché visti dalla Corniche, il lungomare di Beirut.

La parte storica di Beirut ha subito danni enormi durante gli anni della guerra civile, causati sia dalle varie milizie che si affrontavano all'interno della città, sia dall'esercito israeliano. In particolar modo nel 1982 l'esercito di Israele effettuò un bombardamento durissimo su tutta la città.

Nonostante questo, a Beirut rimangono ancora diversi luoghi interessanti, molti palazzi del periodo ottomano sono stati restaurati e alcune zone conservano ancora l'impronta di quella che era la città vecchia con diverse piccole vie, come nei quartieri cristiani di Achrafieh e di Gemmayzeh.

Interessante è anche passeggiare nel centro e trovarsi di fronte a palazzi completamente restaurati e altri ancora crivellati di pallottole. Attorno a Beirut ci sono dei campi profughi abitati dai rifugiati palestinesi trasferitisi in Libano negli anni 1948 e 1967 e teatro, durante la guerra civile, di molti atti di violenza tra cui il famoso massacro di Sabra e Shatila.

Palazzi[modifica | modifica wikitesto]

  • Gran Serraglio
  • Palazzo del parlamento
  • Palazzo del Municipio

Luoghi di culto[modifica | modifica wikitesto]

  • Cattedrale ortodossa di san Giorgio
  • Moschea di Al-Omari
  • Cattedrale maronita di san Giorgio
  • Moschea Mohammad al-Amin

Altri luoghi[modifica | modifica wikitesto]

  • Centro di Beirut
  • Corniche
  • Scogli del piccione
  • Terme romane
  • Campus della AUB-American University of Beirut
  • Cardo maximus
  • Piazza dei martiri (Place des Martyrs)

Società[modifica | modifica wikitesto]

Le confessioni religiose[modifica | modifica wikitesto]

chiesa accanto ad una moschea a Beirut

Beirut è da sempre una città multietnica e multireligiosa. Le due fedi più importanti sono quella musulmana e quella cristiana, oltre a una piccola minoranza drusa. I più numerosi tra i musulmani sono i sunniti e gli sciiti. Vi sono anche esponenti della corrente ismailita e di quella alawita. Sono presenti anche i curdi, anche se in numero difficilmente quantificabile.

Storicamente, a Beirut tra i cristiani prevalgono i greco ortodossi, a differenza delle regioni interne del Monte Libano, in cui prevalgono i maroniti. Altre confessioni cristiane presenti nella città sono gli armeni della Chiesa apostolica, gli armeno-cattolici, i melchiti, i siriaco-ortodossi, i siriaco-cattolici, i protestanti, i cattolici di rito latino, e i caldei.

A seguito della guerra civile libanese, Beirut è stata divisa in due parti: una parte orientale, quasi esclusivamente cristiana, e una parte occidentale, in maggioranza musulmana (seppure con alcune comunità cristiane al proprio interno). La geografia della città rimane ancora, dopo molti anni dalla fine della guerra civile, in buona parte segregata simbolicamente su base religiosa.

Attualmente sono rimasti pochissimi ebrei libanesi a Beirut: le stime parlano di un centinaio di residenti fissi. Molti sono fuggiti a causa della guerra civile che devastò il Libano dal 1975 al 1990 ma il vero motivo che spinse la comunità ebraica ad allontanarsi dal Libano fu l'invasione da parte di Israele nel 1982, con la cosiddetta operazione militare "Pace in Galilea". Da quel giorno gli ebrei sono visti sempre con diffidenza, dal momento che si tende a credere che molti problemi del Libano siano causati da Israele.

I primi ebrei raggiunsero Beirut per sfuggire alle persecuzioni che subirono in Spagna a partire dal 1492, da allora il numero crebbe. Subito dopo la guerra arabo-israeliana del 1948, molte famiglie ebraiche si trasferirono da diverse città del Vicino Oriente a Beirut, dove l'atmosfera risultava più tollerante e liberale. Wadi Abu Jamil era il quartiere ebraico di Beirut. Nella città si contavano migliaia persone di fede ebraica, con scuole e sinagoghe. Tra il marzo e l'aprile del 2008, l'organizzazione che sta ricostruendo il centro della capitale libanese ha affermato che la sinagoga di Beirut, la Maghen Abraham, dopo anni di incurie e abbandono sarà restaurata.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Museo dell'AUB

Beirut è considerata una delle capitali culturali più importanti di tutto il medioriente.

Questo grazie soprattutto alla tolleranza dei propri abitanti che ha permesso, nel corso dei secoli, alle varie etnie e gruppi religiosi di stabilirsi e svilupparsi.

Le attività culturali, come molti altri aspetti, si bloccarono durante gli anni della guerra civile.

Nel 1999 Beirut è stata eletta Capitale araba della cultura.

Beirut è sede di molte università e non mancano i musei, i centri culturali, le gallerie e i festival artistici. È sicuramente una città di respiro internazionale, nei fatti e nell'immaginario collettivo di tutto l'occidente.

Università[modifica | modifica wikitesto]

Musei[modifica | modifica wikitesto]

  • Museo nazionale di Beirut
  • Museo Sursock
  • Museo della Cilicia
  • Museo della AUB
  • Museo privato di Robert Mouawad

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

La città è servita dall'Aeroporto Internazionale Rafic al-Hariri.

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Beirut, insieme a Sidone e Tripoli ha ospitato la Coppa d'Asia del 2000. Sono due gli stadi di Beirut: lo Sports City Camille Chamoun e lo Stadio Municipale di Beirut.

Otto squadre di calcio della Premier League Libanese hanno sede a Beirut: Nejmeh, Al-Ansar, Al-Hikma, Al-Ahed, Al-Mabarrah, Safa, Racing Beirut e Shabab Al-Sahel.

Due squadre di Pallacanestro hanno sede a Beirut: Al Riyadi e Al Hikma. Entrambe giocano nella massima serie del Campionato di Pallacanestro Libanese.

Altri eventi sportivi che si svolgono a Beirut sono: Maratona di Beirut, corse di cavalli all'Ippodromo di Beirut, tornei di Golf e Tennis che si svolgono nel Golf Club del Libano.

Recentemente Beirut ha preso parte anche al Campionato di Rugby Libanese che si svolge nella città con tre squadre a rappresentarla.

Beirut è considerata come una possibile candidata ai Giochi Olimpici del 2024. L'enorme progetto per 1.2 miliardi di dollari di Sannine Zenith potrebbe farle vincere la competizione.

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (DEENESFR) Stefan Helders, World Gazetteer: Beirut - profile of geographical entity including name variants. URL consultato il 6 febbraio 2013. [collegamento interrotto]
  2. ^ L'agglomerato urbano di Beirut comprende porzioni dei distretti di Metn, Ba‘abda, Chuf e Aley.
  3. ^ AE 1950, 230, AE 1994, 1773, CIL III, 165.
  4. ^ Per una più estesa trattazione del periodo storico delle Crociate, anche con specifico riferimento a Beirut, si legga in:
    • Murray, Alan V. The Crusader Kingdom of Jerusalem: A Dynastic History, 1099-1125, Oxford, Prosopographica et genealogica, 2000. ISBN 1-900934-03-5
    • Runciman, Steven. Storia delle Crociate, Torino, Einaudi, 1993.
  5. ^ Si veda in Kassir, Histoire de Beyrouth, Fayard 2003.
  6. ^ ELENCO AGGIORNATO A FEBBRAIO 2011 DEI GEMELLAGGI STIPULATI DAI COMUNI DEL F.V.G.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Dunston Carter, Thomas. Siria e Libano, Torino, Lonely Planet 2008.
  • Adunis. Beirut. La non-città, Milano, Medusa, 2007. ISBN 978-88-7698-145-6
  • Barakat, Hoda. L'uomo che arava le acque, Milano, Ponte alle Grazie, 2003. ISBN 88-7928-627-7
  • Daif, Rashid. E chi se ne frega di Meryl Streep!, Roma, Jouvence, 2003.
  • Fawaz Tarazi, Leila. Merchants and Migrants in Nineteenth-Century Beirut, Cambridge, Harvard University Press, 1983.
  • Haidar, Mazen. Città e Memoria, Beirut, Berlino, Sarajevo, Milano, Milano, Mondadori, 2006. ISBN 88-424-9237-X
  • Hanssen, Jens. Fin De Siècle Beirut. The Making of an Ottoman Provincial Capital, Oxford, Clarendon Press, 2005. ISBN 0-19-928163-7
  • Johnson, Michael. Class and Client in Beirut: The Sunni Muslim Community and the Lebanese State, London, Ithaca Press, 1986.
  • Kassir, Samir. Histoire de Beyrouth, Paris, Fayard, 2003. ISBN 2-213-02980-6
  • Khalaf, Samir. Heart of Beirut. Reclaiming the Bourj, London, Saqi Books, 2006. ISBN 0-86356-542-5
  • Nassib, Selim. Una sera qualsiasi a Beirut, Roma, Edizioni e/o, 2006. ISBN 88-7641-719-2
  • Saliba, Robert. Beirut City Center Recovery: The Foch-Allenby and Etoile Conservation Area, Göttingen, Steidl, 2004. ISBN 3-88243-978-5
  • Salibi, Kamal. A House of Many Mansions: The History of Lebanon Reconsidered, London, I.B. Tauris, 1988. ISBN 0-520-06517-4
  • Salibi, K. The Modern History of Lebanon, Delmar, Caravan Books, 1977. ISBN 0-88206-015-5
  • Samman, Ghada. Un taxi per Beirut, Roma, Jouvence, 1995. ISBN 88-7801-232-7

Per maggiori riferimenti bibliografici si rimanda alla voce Libano.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Istituzioni pubbliche ed internazionali

Relazioni bilaterali

Cultura

Storia e società

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