Guerra dei sei giorni
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| Guerra dei sei giorni | |||||||
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| Parte dei conflitti arabo-israeliani | |||||||
Israele e i territori occupati nel 1967 (escluso il Sinai) |
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| Schieramenti | |||||||
| Comandanti | |||||||
| Effettivi | |||||||
| 264.000 (incl. 214.000 truppe di riserva) 300 aerei da combattimento 800 carri armati[1] |
Egitto: 240.000 Siria, Giordania, e Iraq: 307.000 957 aerei da combattimento 2.504 carri armati[2] |
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| Perdite | |||||||
| 800 morti, 2,563 feriti, 15 catturati, 46 aerei distrutti[3] |
Egitto- 10.000 tra uccisi, feriti e MIA.[4] Giordania- 700 uccisi, 2.500 feriti. Siria- 2.500 morti, 5.000 feriti Iraq- 10 morti, 30 feriti 6.000 prigionieri 400 aerei distrutti. |
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La guerra dei sei giorni(in arabo: حرب الأيام الستة Harb al-ayyām al-sitta, in ebraico: מלחמת ששת הימים[?] Milhemet Sheshet Ha-Yamim), conosciuta anche come la guerra arabo-israeliana del 1967, o la terza guerra arabo-israeliana, è un conflitto in cui erano coinvolti principalmente Israele contrapposto ai vicini stati di Egitto, Giordania e Siria. Anche l'Iraq, l'Arabia Saudita, il Sudan, la Tunisia, il Marocco e l'Algeria hanno contribuito allo scontro con l'invio di truppe e di armi per il fronte arabo.[5]
Nel maggio 1967 il presidente egiziano Nasser espulse le forze di emergenza delle Nazioni Unite (UNEF) dalla Penisola del Sinai. [6] Le forze di pace stazionavano nell'area dal 1957, a seguito dell'invasioni britannico-francese-israeliana lanciata durante la crisi di Suez.
L'Egitto ammassò quindi 1000 carri armati e circa 100.000 soldati presso confine israeliano [7] e chiuse gli Stretti di Tiran a tutte le navi battenti bandiere israeliana o che trasportavano "materiali strategici", ricevendo per quest'atto un forte sostegno da parte degli altri paesi arabi. [8]
Il 5 giugno 1967 Israele lanciò un attacco preventivo contro l'aviazione egiziana. La Giordania, che aveva firmato un trattato di difesa reciproca con l'Egitto il 30 maggio, attaccò Gerusalemme ovest e Netanya.
Alla fine della guerra, Israele aveva acquisito il controllo della Penisola del Sinai, la Striscia di Gaza, la Cisgiordania, Gerusalemme Est e le alture del Golan. I risultati di questa guerra influenzano la geopolitica della regione ancora oggi.
Indice |
[modifica] Antefatti
[modifica] Seguito della Crisi di Suez
Dopo la Crisi di Suez del 1956, l'Egitto aveva accettato lo stazionamento di una forza di pace nel Sinai, la Forza di Emergenza delle Nazioni Unite (UNEF), per mantenere quella regione smilitarizzata e prevenire che la guerriglia dei fedayyin palestinesi attraversasse il confine entrando in Israele.[9]
L'Egitto aveva altresì deciso di riaprire gli Stretti di Tiran alla navigazione israeliana, la cui chiusura era stato uno dei casus belli della crisi di Suez. Questi fattori avevano dato stabilità al confine tra Egitto e Israele.[10]
[modifica] La questione dell'acqua
Nel 1964, Israele aveva iniziato la captazione delle acque del fiume Giordano per un suo progetto idrico: il National Water Carrier. L'anno successivo, gli Stati arabi avevano iniziato la costruzione dell'Headwater Diversion Plan che, una volta completato, avrebbe deviato le acque giordane riducendo la capacità del progetto di Israele di circa il 35%, e l'approvvigionamento idrico israeliano di circa l' 11%. [11]
Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) attaccarono le aree di lavoro avviate in Siria nel mese di marzo, maggio e agosto 1965, impedendo con violenza la realizzazione del progetto di riduzione delle risorse idriche israeliane, questi eventi violenti al confine siriano furono uno dei motivi più evidenti della guerra. [12]
[modifica] Il ritiro delle Forze di Emergenza delle Nazioni Unite
Alle ore 22 del 16 maggio 1967 viene consegnata al comandante della missione Onu UNEF, il generale Indar Jit Rikhye, una lettera inviata dal generale Mohammed Fawzi, Capo di Stato Maggiore della Repubblica Araba Unita, che riportava:
| « Per vostra informazione, ho dato mie istruzioni a tutte le forze armate della Repubblica Araba Unita di essere pronti per l'azione contro Israele, nel momento in cui potrebbe accadere una qualsiasi azione aggressiva nei confronti di un qualsiasi paese arabo. A seguito di queste istruzioni le nostre truppe sono già concentrate nel Sinai presso il nostro confine orientale. Per motivi di sicurezza di tutte le truppe delle Nazioni Unite che si trovano in postazioni d'osservazione lungo le nostre frontiere, chiedo che diate l'ordine di ritirare tutte queste truppe immediatamente » |
. Rikhye rispose che il messaggio sarebbe stato riferito al segretario generale delle Nazioni Unite U Thant per le relative istruzioni. [13]
Il Segretario generale dell'ONU U Thant tentò quindi di negoziare con il governo egiziano, ma il 18 maggio il ministro degli Esteri egiziano informa le nazioni da cui provengono le truppe UNEF che la missione UNEF in Egitto e nella Striscia di Gaza è stato chiusa e che essi devono lasciare l'area immediatamente, e che le forze egiziane impediranno alle forze UNEF di rientrare nelle loro postazioni.
U Thant avanzò la proposta che le forze UNEF si ridisponessero nella parte israeliana della frontiera, ma Israele rifiutò, sostenendo che alcuni contingenti UNEF provenivano da paesi ostili ad Israele, e sarebbe stato più probabile che avrebbero impedito una eventuale risposta israeliana alle truppe egiziane, piuttosto che operassero per fermare un'aggressione egiziana. [14]
Il 19 maggio venne dato l'ordine al comandante della missione UNEF di ritirarsi. .[15][16] il Presidente egiziano Gamal Abdel Nasser diede quindi inizio alla rimilitarizzazione del Sinai, concentrando truppe e carri armati lungo il confine con Israele. [17]
[modifica] Gli Stretti di Tiran
Nella primavera del 1967, l'Unione Sovietica il governo siriano avevano alimentato false informazioni sul fatto che Israele aveva l'intenzione di invadere la Siria; dei funzionari siriani informarono quindi il governo egiziano. [18]
Il 22 maggio, l'Egitto rispose annunciando, oltre al ritiro delle Nazioni Unite, [18] la chiusura degli Stretti di Tiran a tutte le navi battenti bandiere di Israele o che trasportano materiali strategici, con effetto a partire dal giorno seguente, il 23 maggio. [19]
I diritti dell'Egitto per quanto riguarda lo stretto di Tiran erano stati discussi durante l'Assemblea Generale dell'ONU al tempo del ritiro di Israele dal Sinai a seguito della crisi di Suez. Secondo un certo numero di paesi, tra cui Australia, Canada, Danimarca, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, il Regno Unito e gli Stati Uniti lo Stretto di Tiran era compreso in acque internazionali, e, come tali, tutte le navi avevano il diritto di "libero passaggio". L'India, tuttavia, sostenne che l'Egitto aveva il diritto di esigere che le navi straniere ottenessero il suo consenso prima di chiedere l'accesso al Golfo.
[modifica] Egitto e Giordania
Durante i mesi di maggio e giugno, il governo israeliano lavorò intensamente per mantenere Giordania fuori da ogni guerra, in quanto era preoccupato dal fatto di poter essere attaccato su più fronti. Tuttavia, la Giordania di re Hussein era attraversata dall'ideologia di nazionalismo panarabo che precedette la guerra; [20] e così, il 30 maggio, la Giordania firmò un trattato di mutua difesa con l'Egitto, che si sommava all'alleanza già in atto tra l'Egitto e Siria.
La mossa sorprese sia gli egiziani che gli osservatori stranieri, in quanto si riteneva che ci fosse contrasto tra il presidente Nasser e il re Hussein. Il primo aveva infatti definito il secondo un "lacchè imperialista" solo pochi giorni prima. [21] Nasser affermò comunque che le differenze tra lui e Hussein erano state cancellate "in un momento" e dichiarò:[21]
| « Il nostro obiettivo fondamentale sarà la distruzione di Israele. La gente araba vuole combattere. » |
Alla fine del maggio 1967, le forze giordane vennero affidate al comando di un generale egiziano, Abd al-Mun'im Riyad.[22] Lo stesso giorno, Nasser proclamò: [23]
| « Gli eserciti di Egitto, Giordania, Siria e Libano sono in bilico sul confine di Israele, ... ad affrontare la sfida, mentre alle nostre spalle stanno gli eserciti di Iraq, Algeria, Kuwait, Sudan e l'intera nazione araba. Questa azione stupirà il mondo. Oggi loro sapranno che gli arabi sono disposti a combattere, e che l'ora fatale è arrivata. Abbiamo raggiunto la fase di una azione seria e non solo di una dichiarazione. » |
[modifica] Verso la guerra
Nei giorni successivi Nasser intensificò la sua propaganda anti-israeliana, che condizionò molto l'opinione pubblica occidentale. D'altronde le ipotesi di mediazione da parte di Stati Uniti e Regno Unito, che puntavano sulla riapertura degli Stretti di Tiran, si scontravano con la linea dura del Cairo.
La sera del 1 giugno, il ministro della Difesa israeliano Moshe Dayan, chiamato capo di Stato Maggiore Yitzhak Rabin, il GOC, il Generale del Comando meridionale Yeshayahu Gavish, chiese di presentare i piani di un'azione contro l'Egitto. Rabin aveva formulato un piano secondo cui il Comando meridionale avrebbe conquistato la Striscia di Gaza e avrebbe tenuto il territorio e il suo popolo in ostaggio fino a quando l'Egitto avesse accettato di riaprire gli Stretti di Tiran.
Il 2 giugno, la Giordania richiamò tutti i riservisti, e il comandante della Cisgiordania si incontrò con i leader della comunità di Ramallah per chiedere l'assistenza e la cooperazione per le sue truppe durante la guerra, assicurando loro che in 3 giorni si sarà a Tel-Aviv [24]
[modifica] Il conflitto
[modifica] L'attacco aereo
| Per approfondire, vedi la voce Operazione Focus. |
La prima mossa, che fu anche la più critica, è stato l'attacco di sorpresa israeliano contro le forze aeree egiziane. Quella egiziana era di gran lunga la più grande e la più moderna di tutte le forze aeree arabe, costituita da circa 450 aerei da combattimento, tutti di fabbricazione sovietica.
Il 5 giugno alle 7:45 ora israeliana, le sirene della difesa civile risuonarono in tutto Israele. Tutti, eccetto 12 dei suoi quasi 200 jet operativi [25] lasciarono i cieli di Israele in un attacco in massa contro i campi d'aviazione egiziani. [26] L'attacco fu più efficace del previsto: più di 300 aerei egiziani furono distrutti e 100 piloti egiziani vennero uccisi. [27] Gli israeliani persero 19 aerei, la maggior parte in perdite operative (problemi meccanici, incidenti, ecc.) L'attacco garantì la superiorità aerea ad Israele per il resto della guerra.
Prima della guerra, i piloti israeliani e gli equipaggi a terra erano stati ampiamente addestrati in rapidi rimontaggi degli aeromobili di ritorno dalle missioni, in modo tale da permettere a un aereo di effettuare fino a quattro missioni al giorno (in contrapposizione allo standard delle forze aeree arabe di uno o due uscite al giorno).
Le forze aeree dei paesi arabi, per compensare l'enorme perdite subite il primo giorno della guerra, vennero inoltre aiutate dai piloti delle forze aeree pakistane, da alcuni aerei dalla Libia, dell' Algeria, del Marocco, del Kuwait e dell'Arabia Saudita.[28]
Dopo il successo delle prime ondate di attacco contro i grandi aeroporti egiziani a seguito degli attacchi aerei, vennero effettuati attacchi nel pomeriggio contro Israele da parte di Giordania, Siria, e delle forze aeree irachene. Israele rispose continuando l'attacco contro i campi d'aviazione secondari egiziani e distruggendo completamente la maggior parte delle forze aeree di Giordania, Siria e Iraq. Nei gioni di guerra successivi Israele continuò a colpire le piste dei campi di aviazione per impedire il loro ritorno all'impiego.
Contemporaneamente, la radio di Stato egiziana riferiva di una vittoria egiziana, sostenendo falsamente che 70 aerei israeliani erano stati colpiti durante il primo giorno. [18]
[modifica] Striscia di Gaza e Penisola del Sinai
Le forze egiziane consistevano di sette divisioni: quattro corazzate, due di fanteria e uno di fanteria meccanizzata. Nel complesso, l'Egitto aveva circa 100.000 soldati e 900-950 carri armati nel Sinai, 1100 APC e 1.000 pezzi di artiglieria. [29]
Le forze israeliane, concentrate al confine con l'Egitto, includevano sei brigate corazzate, una brigata di fanteria, una brigata di fanteria meccanizzata, tre brigate di paracadutisti e 700 carri armati per un totale di circa 70.000 uomini, organizzati in tre divisioni corazzate.
Il piano israeliano consisteva nel cogliere di sorpresa il fronte egiziano sui tempi (l'attacco di terra doveva esser contemporaneo a quello aereo), sui luoghi (lungo le vie centrali e settentrionali del Sinai, al contrario dell'attacco effettuato nella crisi di Suez del 1956, che era stato condotto lungo le vie centrali e meridionali della penisola) e sul metodo (impiegando un attacco combinato, e non solo via terra).
La divisione nord di Israele, costituita da tre brigate comandate dal Maggior Generale Israel Tal avanzò lentamente attraverso la Striscia di Gaza e El-Arish, aree non molto protette.
La divisione centrale (Maggior Generale Avraham Yoffe) e quella meridionale (Maggior Generale Ariel Sharon) entrarono invece nella regione fortemente difesa di Abu-Ageila-Kusseima, causando ciò che è nota come la Battaglia di Abu-Ageila.
Quando il ministro della Difesa egiziano, il Feldmaresciallo Abd al-Hakim Amer venne avvertito della caduta in mano israeliana di Abu-Ageila, fu preso dal panico e ordinò a tutte le unità del Sinai di ritirarsi. Questo ordine sancì la sconfitta dell'Egitto.
A seguito della ritirata egiziana, l'Alto Comando israeliano decise di non inseguire le unità egiziane in rotta, ma piuttosto di aggirarle (tra il 6 ed il 7 giugno) attraverso i passi della regione montuosa del Sinai occidentale.
L'8 giugno Israele acquisì completamente il Sinai con l'invio di unità di fanteria a Ras-Sudar, sulla costa occidentale della penisola. Sharm el-Sheikh, sulla punta meridionale, era già stato preso un giorno prima da parte di unità della Marina militare israeliana.
[modifica] Cisgiordania
La Giordania era stata riluttante ad entrare in guerra: prima del conflitto le forze giordane possedevano 11 brigate di circa 55.000 soldati, dotate di circa 300 carri armati moderni di fabbricazione occidentale. Di questi, nove brigate (45.000 soldati, 270 carri armati, 200 pezzi d'artiglieria) erano stati dispiegati in Cisgiordania, compresa la 40ª brigata blindata d'élite, e due brigate nella valle del Giordano. [30]La Legione Araba è stato per un lungo periodo un esercito relativamente ben attrezzato e ben addestrato.
Contro le forze della Giordania in Cisgiordania, Israele dispiegò circa 40.000 soldati e 200 carri armati (8 brigate). [31] Il piano delle Forze di Difesa Israeliane era quello di rimanere sulla difensiva lungo il fronte giordano, per consentire lo svolgimento della campagna contro l'Egitto.
Tuttavia, la mattina del 5 giugno, la Giordania iniziò a colpire obiettivi a Gerusalemme ovest, Netanya, e alla periferia di Tel Aviv. [32] La Royal Jordanian Air Force attaccò gli aeroporti di Israele, ma nonostante ciò, sia gli attacchi aerei, sia quelli di artiglieria, causarono poco danno, e Israele inviò un messaggio promettendo di non avviare alcuna azione di risposta contro la Giordania, se essa fosse rimasta fuori dalla guerra. Re Hussein rispose che era troppo tardi: il dado è tratto.[33]
La sera del 5 giugno, il Gabinetto israeliano fu convocato per decidere cosa fare; Yigal Allon e Menachem Begin sostennero che era l'occasione per acquisire la Città Vecchia di Gerusalemme, ma Levi Eshkol decise di rinviare ogni decisione fino a quando Moshe Dayan e Yitzhak Rabin non fossero stati consultati. [34]
I militari israeliani iniziarono l'azione solo dopo che le forze giordane si spinsero nella zona di Gerusalemme, allora occupata dalla Government House, utilizzata come sede per gli osservatori delle Nazioni Unite e che secondo gli accordi di armistizio del 1949 doveva rimanere zona demilitarizzata, .[35]
Il 6 giugno unità israeliane vennero inviate ad attaccare le forze giordane in Cisgiordania. Nel pomeriggio dello stesso giorno, attacchi delle forze aeree israeliane distrussero la Royal Jordanian Air Force. Entro la sera di quello stesso giorno, la brigata di fanteria Gerusalemme si spostò a sud di Gerusalemme, mentre la divisione meccanizzata Harel e i paracadutisti di Gur la circondarono da nord. Temendo danni ai Luoghi Santi e di dover combattere in zone edificate, Moshe Dayan ordinò ai suoi soldati di non entrare in città. [34]
Tuttavia, avendo sentore che l'ONU era sul punto di dichiarare un cessate il fuoco, Moshe Dayan cambiò parere e decise di prendere la città. [36] I paracadutisti di Gur entrarono quindi nel centro storico di Gerusalemme attraverso la Porta dei Leoni, e presero sotto controllo il Muro occidentale e il Monte del Tempio. L'Alto Comando israeliano aveva ordinato loro di non usare armi pesanti nella Città Vecchia, dal momento che questo ero uno spazio sacro per l'Ebraismo (ma, incidentalmente, anche per il Cristianesimo e l'Islam).
Nessuna specifica decisione fu presa per quanto riguardava la cattura di tutti i restanti territori palestinesi della Cisgiordania, controllati dalla Giordania. Dopo che la Città Vecchia fu conquistata, Dayan ordinò alle sue truppe di mantenerla. Quando un comandante di brigata blindata entrò in Cisgiordania di propria iniziativa e dichiarò che era in procinto di vedere Gerico, Dayan gli ordinò di tornare indietro.
Fu solo quando l'Intelligence informò che re Hussein aveva ritirato le sue forze oltre il fiume Giordano, che Dayan ordinò ai suoi soldati di conquistare la Cisgiordania palestinese.[35]
[modifica] Le Alture del Golan
Le false affermazioni egiziane di una schiacciante vittoria contro l'esercito israeliano [18] e le previsioni che l'artiglieria egiziana sarebbe presto arrivata a Tel Aviv accelerarono l'entrata in guerra della Siria, che iniziò a bombardare il nord di Israele.
Quando le Forze aeree israeliane completarono la loro missione in Egitto, si dedicarono a distruggere, grazie a una nuova offensiva, le forze aeree siriane: durante la sera del 5 giugno, attacchi aerei israeliani distrussero i due terzi delle forze aeree siriane, e il rimanente terzo fu costretto a ritirarsi a distanza di sicurezza, senza poter giocare alcun ulteriore ruolo anche nella successiva fase della guerra. In ogni caso, il Comando siriano abbandonò le speranze di un attacco al suolo, e cominciò un massiccio bombardamento di città israeliane nella Hula Valley.
Il 7 e l'8 giugno vi era stato un dibattito nella leadership israeliana se le alture del Golan dovessero essere assalite o meno. Secondo la consulenza militare l'attacco sarebbe stato estremamente costoso, in quanto sarebbe una dura battaglia contro un nemico forte e fortificato. Quando però la situazione della guerra sui fronti Sud e Centrale fu chiarita, Moshe Dayan autorizzò l'operazione.
L'esercito siriano consisteva di circa 75.000 uomini raggruppati in nove brigate, sostenuto da un'adeguata quantità di artiglieria e carri armati. Le forze israeliane erano composte da due brigate (una blindata guidato da Albert Mandler e la Brigata Golani) nella parte settentrionale del fronte, e altre due (una di fanteria e la brigata Peled convocate da Jenin) nel centro.
Entro la sera del 9 giugno le quattro brigate israeliane erano entrate sulle alture e il giorno successivo, il 10 giugno, le forze centrale e settentrionale si unirono sul pianoro, mettendo in fuga i siriani.
| « In uno sforzo delle Nazioni Unite per applicare un cessate il fuoco, Radio Damasco sconvolse il proprio esercito dichiarando in onda la caduta della città di al-Quneytra tre ore prima della sua effetiva capitolazione. Tale relazione prematura distrusse il morale delle truppe siriane, che abbandonarono l'area del Golan » |
[modifica] Conseguenze
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La Siria perse le alture del Golan, l'Egitto la striscia di Gaza che occupava dal 1948 e la penisola del Sinai fino al canale di Suez, mentre Israele prese alla Giordania, l'insieme delle sue conquiste del territorio palestinese ottenute nel 1948.
L'annessione di Gerusalemme sarà ratificata dal parlamento all'indomani del conflitto, indicando la volontà d'Israele di conservare in tutto o in parte le sue conquiste.
Gli Stati Uniti, a differenza di quanto era accaduto nel 1956, quando avevano preso le parti dello Stato ebraico, chiesero il ritiro senza condizioni dai territori che erano stati occupati. Israele invece sperava di aprire, sullo scambio di territori, una porta alla pace ma i Paesi arabi si riunirono alla conferenza di Khartum e opposero un netto rifiuto.
Fu trovato dalle grandi potenze un compromesso: la "risoluzione 242" delle Nazioni Unite, che subordinava il ritiro israeliano dai Territori Occupati allo stabilirsi di una pace "giusta e duratura" e alla cessazione delle attività terroristiche da parte dei palestinesi. Israele vi aderì, anche se malvolentieri, seguita da Nasser e da re Husayn di Giordania, mentre i palestinesi che avevano l'appoggio della Siria la rifiutarono.
Ci fu una certa incertezza nella risoluzione 242 (stilata in inglese) che complicò non poco le cose: la risoluzione può infatti essere tradotta come "ritiro DAI territori occupati" o "ritiro DA territori occupati". Nel primo caso, "dai" sta ad indicare TUTTI i territori occupati, nel secondo caso "da" sta ad indicare ALMENO UNA PARTE dei territori. Su questa ambiguità hanno giocato i diplomatici di entrambe le parti.
Subito dopo il cessate il fuoco i contendenti ricominciarono ad armarsi e nel 1969 Gamāl ‘Abd al-Nāser armò le milizie popolari e lanciò una guerra di logoramento che durò un anno e registrò numerosi morti. I contendenti rimasero fermi sulle loro posizioni e le diverse mediazioni non conclusero alcunché.
Iniziò il nuovo esodo di palestinesi che andavano ad ingrossare la massa di profughi del conflitto del 1948 (oltre agli 800.000 profughi ebrei espulsi dai paesi arabi confinanti in seguito alla guerra dichiarata da Egitto, Siria, Libano ed Iraq). I drusi che abitavano l'altopiano del Golan occupato da Israele il 9 giugno 1967, malgrado il cessate il fuoco con la Siria, dovettero prendere la strada di Damasco e delle regioni meridionali del Jebel druso, con le sue città di Bosra e di Suwayda.
Nasser intanto, il 9 giugno, aveva dato le dimissioni (poi subito ritirate a seguito delle pressioni da parte dell'opinione pubblica egiziana) ma il nasserismo (e la relativa ideologia panaraba egiziana) non sopravvisse alla sconfitta.
La guerra dei sei giorni rovesciò in modo decisivo i dati di un conflitto ed ebbe conseguenze di lungo periodo. Nella metà degli anni settanta si costituirà il "fronte del rifiuto", quando alcune organizzazioni del FPLP, capeggiate da George Habbash, abbandonarono l'OLP per sostenere una linea di completo rifiuto del riconoscimento di Israele, in questo appoggiate da Libia e Iraq.
[modifica] Note
- ^ Geoffrey Regan, p. 211
- ^ Regan, p. 211
- ^ Arab - Israeli Aircraft Losses
- ^ El Gammasy The October War, 1973 p. 79
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- "Buoyed by the almost universal Arab acclaim he received for his actions, Nasser expelled the UNEF forces and announced the closing of the Straits of Tiran" Robert Owen Freedman. World Politics and the Arab-Israeli Conflict, Pergamon Press, 1979, p. 79.
- "The Israeli attack ended a nerve-wracking three weeks of waiting... begun when Egyptian President Gamal Abdel Nasser expelled the United Nations peacekeepers from the Gaza Strip and the southern tip of the Sinai Peninsula, blockaded the nearby Straits of Tiran to Israeli ships, and deployed his massive army along the Israeli border." Dan Perry, Alfred Ironside. Israel and the Quest for Permanence, McFarland, 1999, p. 18.
- "Soon after Nasser expelled UN forces from the Sinai, Secretary of State Dean Rusk directed State Department officials in Washington, New York, and Moscow to urge the Soviets to restrain their Arab friends." Nigel John Ashton. Cold War in the Middle East: Regional Conflict and the Superpowers 1967-73, Routledge, 2007, p. 18.
- "Nasser... closed the Gulf of Aqaba to shipping, cutting off Israel from its primary oil supplies. He told U.N. peacekeepers in the Sinai Peninsula to leave. He then sent scores of tanks and hundreds of troops into the Sinai closer to Israel. The Arab world was delirious with support," The Mideast: A Century of Conflict Part 4: The 1967 Six Day War, NPR morning edition, October 3, 2002. URL accessed December 28, 2008.
- "...a Middle East crisis erupted on May 16, 1967, when Nasser expelled the UN troops that had policed the Sinai since the end of the Suez-Sinai War in 1957." Peter L. Hahn. Crisis and Crossfire: The United States and the Middle East Since 1945, Potomac Books, 2005 , p.50.
- "In May, 1967 President Nasser expelled UNEF from Egypt and set in train the events that precipitated Israel's blitzkrieg invasion and conquest of the Sinai." J. L. Granatstein. Canadian Foreign Policy: Historical Readings, Copp Clark Pitman, 1986, p. 236.
- ^ Pimlott, John. Middle East Conflicts: From 1945 to the Present, Orbis, 1983, ISBN 085613547X, p. 53.
- ^
- "In 1967, Egypt ordered the UN troops out and blocked Israeli shipping routes - adding to already high levels of tension between Israel and its neighbours." Israel and the Palestinians in depth, 1967: Six Day War, BBC website. URL accessed May 14, 2006.
- "In June 1967, Egypt, Syria and Jordan massed their troops on Israel's borders in preparation for an all-out attack." Mideast 101: The Six Day War, CNN website. URL accessed May 14, 2006.
- "Nasser... closed the Gulf of Aqaba to shipping, cutting off Israel from its primary oil supplies. He told U.N. peacekeepers in the Sinai Peninsula to leave. He then sent scores of tanks and hundreds of troops into the Sinai closer to Israel. The Arab world was delirious with support," The Mideast: A Century of Conflict Part 4: The 1967 Six Day War, NPR morning edition, October 3, 2002. URL accessed May 14, 2006.
- "War returned in 1967, when Egypt, Syria and Jordan massed forces to challenge Israel." Country Briefings: Israel, The Economist website. URL accessed March 3, 2007.
- "After Israel declared its statehood in 1948, several Arab states and Palestinian groups immediately attacked Israel. After a long and bitter war, they were driven back. In 1956 Israel overran Egypt in the Suez-Sinai War. Egyptian president Gamal Abdel Nasser vowed to avenge Arab losses and press the cause of Palestinian nationalism. To this end, he organized an alliance of Arab states surrounding Israel and mobilized for war." Six-Day War, Microsoft® Encarta® Online Encyclopedia 2007. URL accessed April 10, 2007.
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- ^ "On June 5, Israel sent a message to Hussein urging him not to open fire. Despite shelling into western Jerusalem, Netanya, and the outskirts of Tel Aviv, Israel did nothing." The Six Day War and Its Enduring Legacy, Washington Institute for Near East Policy, July 2, 2002.
- ^ Shlaim, Avi. The Iron Wall: Israel and the Arab World, W. W. Norton & Company, 2001, ISBN 0393048160, pp. 243-244.
- ^ a b Shlaim, Avi. The Iron Wall: Israel and the Arab World, W.W. Norton & Company, 2001, ISBN 0393048160, p. 244.
- ^ a b Shlaim, Avi. The Iron Wall: Israel and the Arab World, W.W. Norton & Company, 2001, ISBN 0393048160, p. 245.
- ^ Shlaim, 2000, p. 244.
- ^ «A Campaign for the Books», Time Magazine, September 1, 1967.
[modifica] Bibliografia
- Pier Giovanni Donini. I Paesi arabi. Roma, Editori riuniti, 1983.
- H. Mejcher, Sinai. 5 giugno 1967. Il conflitto arabo-israeliano. Bologna, il Mulino, 2000.
- François Massoulié. I conflitti in Medio Oriente. Firenze, Giunti, 2001.
- Vito Cirillo. Il Medio Oriente. Roma, Ardesia Edizioni, 2006.
[modifica] Collegamenti esterni
- La guerra dei sei giorni: approfondimento
- Le guerre arabo-israeliane
- (EN) The 1967 Six-Day War di Mitchell Bard

