Ittiti

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Gli Ittiti (o Hittiti o anche Etei[1] [2]) furono un popolo indoeuropeo che abitava la parte centrale dell'Asia Minore nel II millennio a.C. ed il più noto degli antichi popoli anatolici.

Hattuša, porta dei leoni
Bastioni di Yerkapi a sud

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I risultati degli studi sulla storia ittita sono in continua evoluzione per la grande quantità di materiale in tavolette d'argilla (recuperato principalmente nella capitale Hattuša ma anche in altri siti come le rovine di Suppinuwa, importante centro amministrativo ittita) a disposizione degli studiosi che deve ancora essere tradotto e interpretato. Ogni conclusione riguardo alla storia ittita deve quindi essere assunta come provvisoria e la branca degli studi storici detta Ittitologia deve essere vista nella sua progressione continua. Questa continua progressione e revisione rende anche conto delle numerose controversie e opinioni divergenti fra gli studiosi del settore.

Lo studio della storia di questo popolo, inoltre, non può essere disgiunto dallo studio sia storico-archeologico sia filologico e linguistico dei popoli limitrofi per le forti influenze reciproche, testimoniate anche dal gran numero di lingue in cui è scritto il materiale ittita (sumero, accadico, ittita, geroglifico e cuneiforme, luvio, ugaritico ecc...). Questa molteplicità di lingue parlate sembra significare che il regno ittita era abitato da popoli diversi. Il nome Ittiti è infatti nato in epoca moderna, derivato dal termine biblico Hitti (che era però riferito ad alcune tribù Cananee della Palestina); questi uomini in realtà definivano loro stessi come popolo della terra di Hatti, senza utilizzare designazioni etniche, ma in base alla localizzazione geografica[3]. L'affermazione del nesita (o ittita) come lingua più diffusa nel regno può essere spiegato sia con il fatto che questa lingua si era già diffusa dalla città di Nesa-Kanesh alla maggior parte dell'Anatolia ancora ai tempi delle colonie commerciali Assire (i Karum) come lingua internazionale dei commerci[4], sia col fatto che essa veniva usata dalla famiglia reale e dagli amministratori del regno come lingua sia ufficiale che quotidiana (era quasi una caratteristica distintiva della classe dominante)[3]

La storia del popolo ittita viene abitualmente divisa in due fasi: antico regno o impero e nuovo regno o impero, con eventualmente una fase intermedia. Anche questa suddivisione però presenta problemi, mancano infatti nella storia ittita importanti cambiamenti tali da giustificare una divisione in periodi diversi (come accade invece per la storia egiziana e assira). Durante tutti i 500 anni della storia ittita questo popolo è stato dominato da re appartenenti tutti a un ristretto numero di famiglie fra loro imparentate (seguendo la linea femminile, regine e principesse, la linea dinastica è molto ristretta). Se è vero che la storia dei reali ittiti è stata funestata da numerosi colpi di stato e usurpazioni, questi episodi avvenivano sempre all'interno della stessa famiglia reale. Una suddivisione in due fasi (come quella seguita in questa pagina: Antico e Nuovo Regno) può avere solo lo scopo di rimanere sulla traccia di una convenzione didattica ormai consolidata anche se basata su considerazioni ormai superate[5].

Dalle origini all'Inizio dell'Antico regno[modifica | modifica wikitesto]

L'insediamento in Anatolia[modifica | modifica wikitesto]

Gli Ittiti (in giallo) nel II millennio a.C., accanto agli altri popoli anatolici della regione: i Palaici (in rosso) e i Luvi (in azzurro)[6]

Il presunto arrivo degli Ittiti in Anatolia, dalle steppe a nord del Mar Nero attraverso il Caucaso oppure, più probabilmente, da ovest attraverso i Balcani, è di difficile datazione, posta la problematicità dei collegamenti di movimenti migratori con mutamenti della cultura materiale attestati archeologicamente (collegamento abituale, ma semplicistico).

Dovette trattarsi di un fenomeno di notevole durata, che portò in Anatolia varie ondate di popolazione indoeuropea, e a questo insediamento scaglionato probabilmente risalgono le differenze linguistiche tra i vari gruppi della famiglia linguistica anatolica (pure assai affini tra loro): oltre agli Ittiti (al centro) vi erano i Luvi (a sud) e i Palaici (a nord-ovest).

Tutti questi nuovi arrivati si sovrapposero all'antica popolazione non indeuropea, che viene chiamata convenzionalmente Hatti; in passato la lingua dei Pre-Ittiti era detta hattili ("della terra di Hatti"), mentre la lingua di quelli che chiamiamo Ittiti era detta nesita ("della città di Nesa-Kanesh"). La situazione etnico-linguistica dell'area ittita è ulteriormente complicata da infiltrazioni hurrite nel sud-est. Tale quadro è già sostanzialmente costituito quando i testi paleo-assiri (sec. XIX-XVIII a. C.) rinvenuti a Kültepe (antica Kanes) e in altre località della Cappadocia offrono per la prima volta ricco materiale onomastico anatolico.

La fase delle città Stato[modifica | modifica wikitesto]

Gli Hatti si erano progressivamente organizzati in staterelli di raggio cittadino. La documentazione, essendo costituita da lettere e documenti contabili dei mercanti assiri che frequentavano la regione, offre un quadro parziale, ma risulta chiaro che gli Stati anatolici erano indipendenti politicamente rispetto all'Assiria, con la quale intrattenevano solo rapporti commerciali. La diffusione dell'uso del bronzo (lega di rame con stagno al 10%) rendeva sempre più importante il consolidamento di strutture amministrative cittadine in grado di regolare i commerci. L'Anatolia infatti era relativamente ricca di rame ma priva di stagno, che doveva essere importato dal sud est mesopotamico.

I regni locali erano numerosi: oltre a quello di Kaneš c'erano Burushanda, Salatiwar, Tarhumit, Nenassa, Zalpa, Hattuša, Hahhum, e tanti altri (per lo più di incerta localizzazione). Il re di Kaneš, Zipani, e il re di Hattuŝa, Pamba, citati nella tavoletta KBo III 13 (CTH 311.1), figurano nella lista dei diciassette regni che si ribellarono al potere del re akkadico Naram-Sin, dato che dimostra sia il potere raggiunto da questi regni che la loro capacità di operare militarmente collegati.

Fiorisce l'Impero degli Ittiti[modifica | modifica wikitesto]

Intorno al 2300 a.C. un gran numero di questi insediamenti soprattutto nel ovest e nel sud, vanno incontro a una rapida decadenza e la popolazione autoctona viene progressivamente sostituita da popolazioni di lingua indoeuropea: I Luvi nel sud-ovest, i Palaici al nord e gli Ittiti (che parlavano una lingua detta nesite) al centro e all'est. Intorno al 2000 a.C. gli Ittiti, una popolazione di pastori nomadi provenienti dalla Russia meridionale, fondarono un regno nella penisola anatolica (nell'attuale Turchia). Il fondatore dell'impero ittita fu il re Pitkhana di Kussara (circa 1800 a.C.), che riuscì a riunire alcune tribù sotto il protettorato della città di Kutelpe; era questo il primo nucleo del futuro impero ittita e il primo nucleo unitario per questo popolo fino ad allora organizzato in città stato indipendenti. A Pitkhana successe il figlio Anittas che estese il dominio di Kussara conquistando le città di Nesa, che divenne prima capitale del regno ittita, e Ḫattuša, la quale fu distrutta, senza che se ne conoscano le ragioni. Nesa, come capitale ittita raggiunse un certo grado di sviluppo. Cento anni dopo, sotto il regno di Hattušili I, Ḫattuša, situata nell’Anatolia centrale, ad est di Ankara, venne ricostruita e fortificata e divenne la vera capitale degli ittiti. Divenuti abili guerrieri, gli Ittiti estesero i loro domini anche nella Mesopotamia dove nel 1595 a.C. giunsero a conquistare la stessa Babilonia.

L'Antico Regno[modifica | modifica wikitesto]

Dalla stessa città di Kussara proviene la dinastia che diede vita al primo grande regno ittita. Ne fu iniziatore il re Labarna I (ca. 1680-50), figura in parte leggendaria e additata dai successori come modello di buon governo e di successo politico e militare. Certo è che con Labarna, Kussara, da regno cittadino, divenne capitale di uno Stato regionale abbastanza vasto, che toccava forse il Mar Mediterraneo.

Il suo successore Labarna II, dopo aver trasferito la capitale a Hattusa, mutò il suo nome in Hattušili I (ca. 1650-20). Egli continuò l'espansione militare sia verso ovest sia verso la Siria settentrionale, con la conquista di Ursum, Hassum, Hahhum, Alalakh.

Lo Stato ittita venne così a fronteggiare il potente regno di Yamkhad (Aleppo) col quale iniziò una dura lotta. Ai successi militari non si accompagnò la solidità politica interna; lo attestano una rivolta generale verificatasi mentre il re era impegnato contro Arzawa, e soprattutto il "Testamento di Hattušili I" col quale il re diseredava i suoi discendenti diretti e designava come erede un nipote adottato come figlio, Muršili I, denunciando le trame cui era stato sottoposto all'interno stesso della corte e della famiglia reale[7].

Muršili I (ca. 1620-1590) proseguì l'espansione verso sud-est, realizzando la conquista e annessione di Aleppo, e persino in una fortunata spedizione contro la lontana Babilonia, dalla quale riportò ricco bottino e gran prestigio[8].

Lo Stato ittita in questa fase (detta "Antico Regno") mostra vitalità ed energia soprattutto sul piano militare, ma anche una forte instabilità. In effetti il re doveva difendere la struttura del potere dall'ingerenza della potentissima cerchia nobiliare e forse anche dell'assemblea, il Panku, il cui compito era eleggere il nuovo sovrano in base alle sue gesta eroiche in battaglia, una volta morto quello in carica.

Le contraddizioni interne diventarono presto vistose: Muršili I fu ucciso dal cognato Hantili I, che gli succedette sul trono dando inizio a una lunga serie di torbidi intrighi e parallelamente alla decadenza politica del regno antico (i possedimenti siriani andarono perduti).

Decadenza dell'Antico regno[modifica | modifica wikitesto]

Congiure a catena fecero salire al trono Zidanta I (che uccise il figlio di Hantili), poi Ammuna (che uccise suo padre Zidanta), poi Huzziya I, infine Telipinu (ca. 1525-1500). Quest'ultimo si presentò come restauratore dell'ordine e descrisse a tinte fosche il regno dei suoi predecessori; ma il testo delle "Riforme" da lui promulgate sembra puramente velleitario. Sul piano internazionale lo Stato non aveva più la preminenza assoluta neppure in Anatolia, come mostrano trattati stretti su un piano paritetico tra i re ittiti e quelli di Kizzuwatna.

La situazione peggiorò ulteriormente per l'ascesa del regno di Mitanni che conglobò nella sua sfera di influenza sia Aleppo sia Kizzuwatna.

Il Medio Regno[modifica | modifica wikitesto]

Il Medio Regno, che si suole far iniziare alla morte di Telipinu, si riapre con un lungo periodo per il quale non disponiamo ancora di fonti accurate e che sembra essere nuovamente caratterizzato da conflitti interni e sconfitte. Il primo sovrano documentato e con cui Hattuša recupera floridezza e stabilità è Tuthaliya I, autore di numerose campagne anatoliche (contro Arzawa, la confederazione di Aššuwa, i Kaška del Mar Nero, i Hurriti e la regione di Išuwa) e della presa di Aleppo (persa dopo il regno di Muršili I). La conquista di Kizzuwatna determina l'introduzione di elementi hurriti nella cultura ittita, fra cui l'uso del doppio nome anatolico-hurrico dei sovrani e delle loro consorti. Al regno di Tuthaliya va ricondotto anche il primo trattato con l'Egitto (Trattato di Kuruštama), che prevedeva l'invio di manodopera ittita nel paese africano in segno di amicizia. Successore di Tuthaliya è Arnuwanda I, per il quale la fonte principale è costituita dagli Annali, in cui l'introduzione storica narra di come egli fosse stato scelto da Tuthaliya I nonostante non fosse suo figlio (procedura dell'antiyant-, derivante da anda iyant- "colui che è andato dentro"[9], per cui il marito entra a far parte a pieno titolo della famiglia della sposa, in questo caso figlia di Tuthaliya e della regina Nikalmati). Periodo caratterizzato da guerre e incursioni nemiche. Aleppo e le città siriane perdute in seguito alla fine dei conflitti tra l'Egitto e Mittani.
Il Medio Regno si conclude con il regno di Tuthaliya III, ampiamente documentato dalle tavolette ritrovate nei siti di Hattuša, Maşat (antica Tapigga) e Ortaköy (antica Šapinuwa). La capitale venne probabilmente spostata a Šamuha, la cui collocazione odierna è sconosciuta. Di questo periodo sono le due lettere scambiate tra la corte di Arzawa e quella faraonica, le prime lettere in lingua ittita mai trovate, scoperte nel sito di Tell Amarna.

Il Nuovo Regno o Periodo Imperiale[modifica | modifica wikitesto]

Šuppiluliuma I e Muršili II[modifica | modifica wikitesto]

L'Impero ittita (in rosso), all'apice del suo potere nel 1290 a.C., confinante con l'Impero Egiziano (in verde)

Verso il 1400 a.C. il Paese fu attaccato e saccheggiato da nemici esterni di varia provenienza, e anche la capitale fu incendiata. Fu Šuppiluliuma I (ca. 1344-22) a ristabilire dapprima la sicurezza del territorio ittita lottando contro i barbari Kaska del nord anatolico, e a portare poi lo stato a un nuovo inserimento internazionale e infine a una posizione di preminenza quale mai aveva raggiunto. Con l'Egitto venne a un accordo per la spartizione della Siria, mentre la trasformazione di Mitanni in regno vassallo degli Ittiti portò Šuppiluliuma a iniziare rapporti ostili con l'Assiria.

Muršili II (ca. 1320-1285) fu impegnato soprattutto all'ovest, contro i vari regni di Arzawa ai quali impose trattati di vassallaggio: gli Annali del re mostrano che il mantenimento dell'impero era ottenuto solo a costo di continue spedizioni militari.

Muwatalli e la Battaglia di Qadeš[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Qadeš.

Muwatalli II (ca. 1285-1270) si scontrò ben presto con le velleità espansionistiche del giovane faraone egiziano Ramses II, il quale cercò di sottrarre agli ittiti alcuni dei possedimenti siriani, in modo particolare il regno di Qades e il regno di Amurru, con i suoi preziosi porti sul Mediterraneo. I due popoli si fronteggiarono nella Battaglia di Qadeš (ca. 1275), che pur conclusasi senza una vittoria netta da parte di nessuno dei due popoli, vide, comunque, gli ittiti rientrare in possesso dei territori siriani di Qadeš e Amurru, che avevano precedentemente defezionato dalla parte degli egiziani.

In politica interna Muwatalli si rese protagonista dello spostamento della capitale che da Hattusa fu trasferita più a sud, a Tarhuntassa; parimenti il sovrano affidò al fratello Hattusili III la difesa del nord dell'impero contro i turbolenti nomadi Kaska.

Gli ultimi re[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il breve regno di Urhi-Tesub, Hattusili III prese a sua volta il potere (ca. 1265-40), mutò politica venendo a un trattato di pace con Ramses II (1259 a.C.) al quale diede, successivamente, in moglie (1246 a.C.) sua figlia suggellando così un'alleanza che in effetti non venne più turbata. Tudhaliya IV (ca. 1240-10) poté così riservare tutte le sue energie allo scontro con l'Assiria, che aveva da tempo annesso Mitanni e fronteggiava gli Ittiti sull'Eufrate.

La frontiera dell'Eufrate resistette, ma l'impero cominciò a disintegrarsi dall'interno: i vassalli siriani dipendevano ormai dai re (di origine ittita) di Karkemiš, mentre nel sud-ovest anatolico gli Ittiti ebbero non pochi problemi con alcuni gruppi etnici locali, primo fra tutti i Lukka, come dimostrano le iscrizioni in geroglifico di Tuthaliya IV.

Gli ultimi re ittiti, Arnuwanda III (ca. 1210-05) e Šuppiluliuma II (ca. 1205-1190) sembrarono preoccupati soprattutto di assicurarsi la fedeltà sempre più sfuggente dei vassalli e dei funzionari di corte.

Il collasso dell'età del Bronzo e l'invasione dei Popoli del mare[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Popoli del mare.

La fine dell'impero Ittita, attorno alla decade degli anni 1170 a.C., ebbe luogo nel contesto generale della crisi delle civilità dell'età del Bronzo nel Mediterraneo orientale e nel vicino oriente. Tra le cause di tale crisi, che sono ancora oggetto di dibattito tra gli storici, ci furono gli attacchi dei cosiddetti popoli del mare (Lici, Achei-Micenei, Filistei[10]). L'impatto di queste genti indoeuropee fu causa di profonde trasformazioni in Egitto, nell'area del Mar Egeo e nel vicino Oriente dove favorì l'emergere di un nuovo popolo di origine semitica: gli Assiri.

Gli Stati neo-ittiti[modifica | modifica wikitesto]

La fine dell'impero non coincise dovunque con la fine della storia ittita. Nella situazione politicamente ed etnicamente mutata dopo il 1200 emerse tutta una serie di piccoli stati detti "neo-ittiti", caratterizzati dall'uso della scrittura geroglifica anatolica nelle iscrizioni monumentali.

Stati neo-ittiti sono presenti in Siria (Karkemiš, Hattina), in Cilicia (Que, Hilakku), nell'alto Eufrate (Kummuh, Melid, Gurgum) e in Cappadocia (Tabal, che è l'unico di una certa estensione).

Tra i sec. XI e IX la situazione politica internazionale abbastanza fluida permise loro notevole libertà di esistenza; ma col crescere della potenza dell'impero neo-assiro la loro sorte fu segnata.

La vittoria di Tiglatpileser III sugli Urartei (743) rese gli Assiri padroni della zona neo-ittita, e i singoli stati dovettero capitolare e furono ridotti a province assire dallo stesso Tiglatpileser, e dai suoi successori Salmanassar V e Sargon II tra il 740 e il 710[11].

Il nome degli Ittiti fu ancora usato per qualche secolo, con un significato diverso: gli Assiri continuarono a chiamare Hatti la Siria settentrionale e poi estesero il nome a tutta la regione siro-palestinese, e nell'Antico Testamento gli Ittiti potrebbero figurare come una delle popolazioni che abitavano la Palestina prima della conquista israelitica.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Di natura politeistica come tutta la cultura ittita, la religione nasce per influsso della civiltà mesopotamica, con un'elaborazione originale di elementi oriundi ittiti e indigeni pre-ittiti, oltre che mesopotamici.

La religione dell'impero[modifica | modifica wikitesto]

Formatasi con l'impero ittita la religione è ragione della sua edificazione, ed è pertanto lecito cercare in essa la chiave della concezione ittita dell'impero stesso. Punto di partenza fu la situazione politico-sociale che gli Ittiti trovarono in Anatolia: una costellazione di città-Stato templari, di tipo mesopotamico, ossia comunità territoriali facenti capo a un tempio. Gli dei che adoravano sono Tarhunta, Almahasuitta e Siunasummi.

La penetrazione o la conquista del Paese da parte degli Ittiti consistette sostanzialmente nella loro sostituzione agli indigeni nel governo dei templi e delle comunità che ne dipendevano. In altri termini, gli Ittiti si misero al "servizio" degli dei che ordinavano territorialmente l'Anatolia; l'espressione "servi degli dei" fu in effetti la definizione che essi diedero a sé stessi.

Su questa linea dell'acquisizione territoriale intesa come acquisizione di un servizio divino si sviluppò l'impero. Un solo uomo, colui che era diventato il capo della comunità templare di Hattu, realizzò l'idea di sostituirsi gradatamente ai capi delle altre città templari. L'Anatolia divenne il Paese di Hattu(sas); gli abitanti furono detti Ittiti da Hattu; e divennero sudditi, sia pure tramite i templi cui facevano capo, di questa nuova figura di monarca-sacerdote.

Il re-sacerdote[modifica | modifica wikitesto]

Il re ittita era in effetti un sacerdote: era l'unico che poteva sacrificare direttamente; gli altri sacrificavano soltanto mediante i sacerdoti specializzati. La fonte del suo potere era il servizio che prestava a tutti gli dei che avevano sede in Anatolia; il suo titolo, a questo riguardo, era quello di "servo degli dei" per antonomasia. Tutti questi principi d'ordine religioso si rilevano nella realizzazione dell'impero ittita che si configura come una confederazione di comunità templari aventi per unico capo quello della comunità templare di Hattu.

Consolidata questa situazione nella regione anatolica, poteva essere conquistato anche il resto del mondo: dove si trovavano comunità templari, si costringevano a riconoscere il re ittita come "servo" del rispettivo dio; se le città-Stato erano diversamente organizzate, venivano espropriate ai loro abitanti e ridotte a una città templare, proprietà di un dio, amministrabile dal re ittita.

Il "servizio" reso dal re agli dei era una specie di sublimazione dell'originario servizio templare che consisteva sostanzialmente nel nutrire il dio titolare del tempio, ovvero nel dargli la sua spettanza come proprietario del suolo su cui viveva la comunità. Il re, invece, offriva, più che il nutrimento, la sua azione regale: le sue imprese, le sue conquiste. E così come era scrupolosamente registrato presso ogni tempio qualsiasi prodotto destinato al dio, il re faceva registrare ogni sua azione, sia imprese belliche sia cerimonie o altro, che egli dedicava, sotto forma di atti, agli dei. Tali atti venivano redatti come veri annali e offerti annualmente; pure annualmente il re doveva recarsi in pellegrinaggio a tutti i templi dell'impero per dare atto formale del "servizio" divino da cui derivava il suo potere.

Il pantheon ittita[modifica | modifica wikitesto]

Di qui la singolarità del politeismo ittita per il quale gli dei non erano forme di realtà universali, ma di unità territoriali: dio nazionale dell'impero era un dio sovrano con caratteri del "dio della tempesta" siriano; il suo nome era indicato con l'ideogramma IM, poi U, comune a vari dei di località diverse (in una lista, troviamo ben 21 U.). Evidentemente ogni U si distingueva dall'altro non per una diversa natura, ma per una diversa sede di culto, e quindi serviva a identificare un territorio. Lo stesso dicasi della divinità indicata con l'ideogramma mesopotamico UTU (sole). Risulta esserci più di un UTU, e UTU era anche la dea-sole della città di Arinna, la quale, nella sistemazione teologica ittita, appare come sovrana e sposa del dio della tempesta. Ai piedi di questa dea venivano deposti, come offerta agli dei, gli atti che registravano le imprese del re.

In questo panorama il pantheon ittita era composto di divinità dall'origine più varia e non rifletteva una visione del mondo, ma piuttosto denominava il territorio ittita, dovendo la sua formazione unicamente alle divinità che gli Ittiti avevano trovato in Anatolia. Il "servizio" agli dei, che fondava la presenza ittita in Anatolia, comportava il massimo adeguamento alla volontà divina; il che si otteneva mediante un gran numero di tecniche divinatorie, tra cui si ricorda, per la sua importanza, l'auspicio, ossia la consultazione del volo e del comportamento degli uccelli.

Il peccato per eccellenza, anzi il "reato" data la sua punibilità, era la trasgressione alle norme o agli ordini divini. La ricerca e l'espiazione di eventuali trasgressioni essendo di fondamentale importanza, acquistò particolare rilievo l'istituto della confessione. L'idea stessa del peccato fu personificata in un dio, Wastulassis, che assieme ad altre divinità astratte quali Hantassas (equità) e Istamanassas (esaudimento), a differenza degli altri dei che ordinavano il territorio, regolavano i rapporti tra uomini e dei, e quindi il comportamento umano.

La mitologia[modifica | modifica wikitesto]

Della ricca mitologia ittita si ricordano i due miti più estesi: quello del dio Telipinu (identificato solitamente con il mesopotamico Tammuz, il quale scompare provocando la sterilità della terra, ma poi è costretto a tornare e a ristabilire l'ordine) e quello della lotta vittoriosa del dio dell'ordine (il "dio della tempesta") contro il serpente Illuyankas, personificante le forze del caos.

Un terzo mito, quello dell'evirazione del dio-cielo (il mesopotamico Anu) da parte del dio Kumarbi, va ricordato in quanto, anziché riallacciarsi alla tradizione mesopotamica, trova un singolare riscontro nel mito greco della evirazione di Urano da parte di Crono. Un distacco dalla tradizione mesopotamica, che presso gli Ittiti è presente nelle idee sull'aldilà, nei rituali, negli scongiuri, nelle formule magiche, ecc., si ha anche nella pratica funeraria dell'incinerazione.

Arte[modifica | modifica wikitesto]

L'arte ittita, su cui agì, oltre all'influsso siriaco, una conoscenza più o meno diretta dell'arte mesopotamica, è nota soprattutto attraverso gli scavi di Bogazköi (o Bogazkale) (l'antica Hattusa), Çatal Hüyük, Yazilikaya, che hanno riportato alla luce templi, palazzi, mura e fortificazioni del periodo imperiale (1400- 1200 a.C. ca.). Le poderose mura urbane (Bogazkale, Çatal Hüyük), con imponenti porte incassate fra torrioni, racchiudevano il palazzo reale e i templi, strutturati in maniera analoga: basamenti a grossi blocchi quadrati o massicce lastre poste verticalmente, e parte superiore in mattoni crudi e travi di legno.

L'architettura templare, come è dimostrato dai cinque templi di Bogazkale, contemplava la presenza di un cortile circondato da numerosi ambienti, di una sala del trono e di una cella per il simulacro della divinità.

La scultura, monumentale ma non priva di originalità e caratterizzata da una certa vivacità di resa plastica, è documentata dai rilievi rupestri (il maggior ciclo è quello del santuario di Yazilikaya, con processione di dei e dee) dagli ortostati a rilievo (porta di Çatal Hüyük, con processione di sacerdoti e offerenti guidata dall'imperatore e dall'imperatrice), dai rilievi che ornano le porte urbane (protomi leonine e sfingi a Bogazkale e Çatal Hüyük).

Interessanti appaiono anche le manifestazioni delle arti minori, con particolare riferimento ai sigilli cilindrici finemente intagliati alle statuette-amuleto d'oro e d'argento riproducenti in piccolo le statue cultuali dei templi.

Lingua ittita[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lingua ittita.

La lingua degli Ittiti fu ritenuta una lingua semitica per tutto il XIX secolo; solo nel 1915 fu riconosciuta come indoeuropea.

Media[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Encviclopedia italiana Treccani, voce Ittiti
  2. ^ Keller Werner, nel libro 'La Bibbia aveva ragione' (Garzanti ISBN 881168035-2) alla pag. 217, parla di un certo Asitawanda (o Azitawandas), uno dei re degli Etei.
  3. ^ a b Trevor Bryce: The kingdom of the Hittites; the origins of the Hittites; Oxford University press, New York 2005
  4. ^ G. Steiner, The immigration of the first Indo-Europeans into Anatolia reconsidered, JIES 18 (1990), 185–214.
  5. ^ per una trattazione più approfondita dell'argomento vedi l'introduzione di Trevor Bryce: The kingdom of the Hittites; Oxford University press, New York 2005
  6. ^ Francisco Villar, Gli Indoeuropei e le origini dell'Europa, p. 350.
  7. ^ vedi la voce dedicata ad Hattušili I
  8. ^ vedi la voce dedicata a Muršili I
  9. ^ Jaan Puhvel, Hittite Etymological Dictionary. Vol. 1 Words beginning with A - Vol. 2 Words beginning with E and I, Berlin - New York - Amsterdam, 1984, p. 79.
  10. ^ Solfaroli Camillocci G.-Grazioli C., Chronostoria,edizioni SEI, p. 442.
  11. ^ Giusfredi, 2010:57-60.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • A. Archi, L'humanité des Hittites: Florilegium Anatolicum. Mélanges offerts à E. Laroche, Paris, 1979
  • Kurt Bittel, Gli Ittiti, Rizzoli, Milano, 1977; rist. 1983; nuova ediz. con il titolo Gli Ittiti: l'antica civiltà dell'Anatolia, Corriere della sera-RCS Quotidiani, Milano, 2005
  • Trevor Bryce: The kingdom of the Hittites; Oxford University press, New York 2005
  • C.W. Ceram, Secret of the Hittites: The Discovery of an Ancient Empire, Paperback
  • F. Giusfredi, 2010, Sources for a Socio-Economic History of the Neo-Hittite States, Universitätsverlag Winter.
  • O. R. Gurney, The Hittites, Paperback
  • Harry A. Hoffner, Gary M. Beckman, Richard Henry Beal, John Gregory McMahon: Hittite studies in honor of Harry A. Hoffner, Jr: on the occasion of his 65th birthday; EISENBRAUNS, 2003 - History - 406 pages
  • James G. Macqueen, Gli Ittiti: un impero sugli altipiani, Newton Compton, Roma, 1978 e successive rist.
  • Stefano de Martino, Gli Ittiti, Roma, Carocci (collana Le bussole)
  • G. Steiner, The immigration of the first Indo-Europeans into Anatolia reconsidered, JIES 18 (1990), 185–214.

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