Simulacro

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Un simulacro designa un'apparenza che non rinvia ad alcuna realtà sotto-giacente, e pretende di valere per quella stessa realtà. La parola deriva dal latino simulacrum, statua, figura, e indicava originariamente l'immagine o la rappresentazione di una divinità, in special modo nelle celle dei templi, oggetto di culto nell'antichità[1].

Nella storia della filosofia e dell'arte[modifica | modifica wikitesto]

Questo, almeno, il senso greco di "εἴδωλον"(eidôlon) e la parola idolo in latino, e che è tradotto come "simulacro", in opposizione all'icona, "εἰκών"(eikôn), tradotta come "copia": la copia rinvia sempre per imitazione al reale, senza dissimulare il reale stesso (come indaga il Sofista di Platone). L'eidôlon si oppone allora all'eidos o idea (ἰδέα), tradotto come "forma" (e presente nel Cratilo)[2].

Il concetto di simulacro è presente, inteso in quanto eidôlon nel Sofista, ma anche, in un senso radicalmente differente, nella teoria materialista degli epicureii (in particolare di Lucrezio ed Epicuro, dove appare il termine "simulacrum"). Per alcuni il simulacro è la rappresentazione della verità che sottende, soprattutto in ambito religioso. Peril concetto di simulacro si veda anche la parola "ad instar".

Nel XX secolo, questo concetto è stato ripreso da Jean Baudrillard, che lo definisce come la «verità che nasconde il fatto che non ne ha alcuna»[3]. Laddove Platone ha visto due modi della riproduzione, quella "fedele" e quella volutamente "distorta" (il simulacro, appunto), Baudrillard ne vede quattro: lo "specchio" o riflessione di base della realtà, l'"anamorfosi" o contraffazione spontanea della realtà, la "finzione" (dove non esiste un modello), e il "simulacro", che "non ha alcuna relazione con qualsiasi realtà di sorta" e ciononostante risulta "vero". In questo senso il potere, come detto in Dimenticare Foucault, «non è mai esistito se non in quanto simulacro.»

Dopo la Pop art e l'opera di Andy Warhol i piani di rappresentazione del "vero" e del "falso" sono stati mescolati e la critica d'arte ha imparato a lavorare attorno a nuovi concetti, a cui il termine "simulacro" ha offerto spesso sponda (come nella corrente dell'Iperrealismo e più in generale nel Postmodernismo).

Anche Gilles Deleuze, nel suo lavoro sul cinema, e Fredric Jameson, in critica letteraria, si collegano al concetto greco e latino nell'analizzare il "più reale del reale" che si presenta a volte nella società e nello sviluppo semiotico dei suoi prodotti. Per il primo esiste un carattere simbolico proprio nella dematerializzazione dell'evento che accade durante il suo racconto audiovisivo, il quale porta a un "effetto di replica" infinito.

Nell'intrattenimento[modifica | modifica wikitesto]

Anche in ambito fantascientifico si è usato il termine (in particolare con l'invenzione dell'androide) per indicare qualcosa di "artificiale" che però ha sembianza "naturale". A parte gli esempi classici, dal Golem di tradizione cabbalistica al Frankenstein di Mary Shelley, fino ai RUR di Karel Čapek e a Solaris di Stanisław Lem, forse l'autore che ha più lavorato sul concetto è Philip K. Dick, il quale è tornato in maniera ossessiva su idee di organismi artificiali, mondi paralleli possibili e simulacri di umani (come in Il cacciatore di androidi che servirà di base al film Blade Runner) o in L'androide Abramo Lincoln (non a caso a un certo punto tradotto in italiano come A. Lincoln, Simulacrum) e naturalmente in I simulacri.

Anche la trilogia di Matrix è ispirata (come dichiarato espressamente dagli sceneggiatori[4]) al concetto di simulacro messo a punto da Baudrillard. Lo stesso si può forse dire per le opere di Michael Crichton e soprattutto per il film The Truman Show, film simulacro per eccellenza[senza fonte].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ simulacro in Treccani.it - Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  2. ^ (FR) Eidôlon in Vocabulaire européen des philosophies (a cura di Barbara Cassin).
  3. ^ Articoli "Baudrillard Simulacra" (Stanford) e "Baudrillard e la società simulacro" (de G. Mayos).
  4. ^ vedi l'articolo.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Palladio (mitologia)

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