Anitta

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Anitta
Imperatore Antico Impero ittita
In carica circa 1775 a.C. - circa 1740 a.C.
Predecessore Pithana
Successore Zuzzu
Altri titoli gran re (Lugal Gal), signore di Kušara, signore di Kaneš.
Nascita Kušara
Morte circa 1740 a.C.
Luogo di sepoltura Kušara
Padre Pithana.
Figli Peruwa.

Anitta, figlio di Pithana (... – ...), è stato, nel XVIII secolo a.C., un re di Kušara, città che non è ancora stata identificata.

Difficile fornire una datazione precisa per il regno di Anitta, il quale, pur essendo considerato uno dei capostipite dei re ittiti, come il padre Pithana, rimane avvolto nell'ombra della leggenda. Alcune fonti indicano approssimativamente il 1770 a.C[1].

Fonti documentali[modifica | modifica wikitesto]

Le fonti storiche da cui si traggono notizie circa la vita e le imprese di Pithana sono tre, due delle quali tardive e postume.

La prima fonte è il cosiddetto Proclama di Anitta (KBo 3.22 et al.), un breve resoconto della vicenda che portò alla prima formazione di un regno hittita in Anatolia e che è considerato il più antico testo in lingua ittita (e anche in lingua indoeuropea) attualmente conosciuto, redatto ai tempi del regno Hattusili I (uno dei primi sovrani di Hattusa), probabilmente riportando il testo delle iscrizioni dedicate ad Anitta a Kaneš. Va ricordato che l'Anatolia negli anni fra il 2000 ed il 1700 a.C. si trovava divisa in un gran numero di regni collegati fra loro da un complessa e ricca serie di trattati che avevano lo scopo di garantire la sicurezza degli indispensabili commerci con l'Assiria (per esempio da questi commerci arrivava lo stagno, necessario, con il rame, alla composizione del bronzo). I regni più potenti erano quello di Hatti, con capitale Hattuša, che controllava gran parte della valle del fiume Kızılırmak, nell'antiTauro, la città di Zalpa alla foce di questo fiume e il regno di Neša (o Kaneš, attuale Kültepe) che era il vero fulcro della rete commerciale dei mercati anatolici (Karum)[2]. L'importanza politico, commerciale e culturale della città di Neša nella storia ittita è supportato dal fatto che la lingua ittita era chiamata a quei tempi "nesita", nesumnili, cioè lingua di Neša.
Il proclama racconta come Pithana, re di Kussara (una città-Stato di cui non si conosce la precisa collocazione geografica, ma che sarà spesso ricordata nei testi ittiti come sede di uno dei rami della famiglia reale), abbia conquistato la città di Neša (Kaneš) (dal Proclama di Anitta). La tavoletta di Anitta cita le gesta del padre Pithana, probabilmente per dimostrare come suo figlio si fosse con coerenza nel solco politico-militare tracciato da Pithana stesso, continuando nella strategia di sottomissione delle città vicine, incluse Hattusa e Zalpuwa (Zalpa).

La seconda fonte è un tardo testo ittita, l'Editto di Telepinu, un corpus normativo riguardante il diritto successorio e il diritto pubblico ittita, redatto molti secoli dopo (1500 a.C. circa), che riproduce liberamente alcune delle iscrizioni riprese dalla tavoletta di Anitta.

La terza fonte è una punta di lancia incisa ritrovata negli scavi della città di Kaneš che riporta la scritta É.GAL A-ni-ta ru-bā-im cioè: (proprietà del) gran palazzo di Anitta, il re (rubâ'um era l'antico termine per re in lingua nesita prime che venisse adottato il termine accadico šarrum).

Punta di lancia del palazzo di Anitta a Kaneš

Questo reperto sembra indicare come Kaneš fosse divenuta la capitale del regno dato che il re Anitta risiedeva lì.

Biografia e conquiste militari[modifica | modifica wikitesto]

Anitta era dunque re sia di Kussara che di Kaneš (o Nesa) e probabilmente in quest'ultima città era stata trasferita la capitale.
La tavoletta di Anitta traccia un breve ritratto della figura di suo padre Pithana: «(Pithana) il re di Kusara scese dalla città con tutte le (sue) forze e conquistò di notte Nesa con la forza, catturò il re di Nesa ma non fece alcun male a nessun figlio di Nesa: li trattò come madri e padri» dal Proclama di Anitta.
Sulle possibili interpretazioni di questa descrizione delle conquista di Kaneš vedi il più volte citato testo di Trevor Bryce[2]. Pithana inizia dunque la sua ascesa presentandosi come un re forte ma portatore di pace dalla città di Kussara, una città situata nell'Anatolia orientale, la cui locazione geografica resta ancora oggi sfortunatamente sconosciuta.
Le ragioni che spinsero Pythana e poi suo figlio ad intervenire possono essere varie e, se l'ipotesi di una guerra per la supremazia etnica (ittita) è molto debole, più interessante è quella di una guerra nata per motivi commerciali. Dal carteggio ritrovato nell'archivio del palazzo reale di Nesa fra il re di quella città, Warsama, e Anum-Hirbi, re di Mama, Zalwar ed Hussur, si capisce come fosse difficile per i sovrani di quei regni controllare i loro vassalli; i continui piccoli conflitti locali danneggiavano il commercio con l'Assiria su grande scala, rendendo non sicure le vie di comunicazione. Il testo di questa lettera diplomatica è chiaro sull'argomento: Anum-Hirbi, re di Mama, parla come segue: dice Warsama, re di Kanesh 'l'uomo di Taisama è mio schiavo, io lo controllerò, ma tu controllerai l'uomo di Sibuha, tuo schiavo?'. Dato che l'uomo di Taisama è un tuo cane, perché combatte contro gli altri principi? Ha mai combattuto contro gli altri principi l'uomo di Sibuha, mio cane? Un re di Taisama diverrà un terzo re con noi?[3][2][4][5][6]. I due re si accorderanno per un nuovo e più stringente giuramento di alleanza. L'alleanza risolveva i problemi con i regni a Sud e Ovest di Nesa, ma non quelli con i regni a Nord ed Est. Probabilmente il tentativo di sottomettere quei regni, magari chiudendo le vie commerciali ad essi dirette, deve avere provocato la reazione di Pythana
Pithana conquistando Kaneš pose le basi per un controllo delle vie commerciali anatoliche che suo figlio Anitta tentò di completare, con gli esiti che vedremo. Da notare è che nell'iscrizione di Anitta non si cita il nome del re Warsama di Kaneš e quindi probabilmente, nonostante tutti gli sforzi diplomatici per il mantenimento della pace, quel regno doveva essere già stato incorporato da un potente vicino[2].
Ampliato il suo regno Pithana assunse il titolo di Grande re (Lugal gal).

Pithana realizzò le sue imprese quando era già anziano (per quei tempi) e morì pochi anni dopo.

Mappa dell'Anatolia ai tempi dei primi re Ittiti

Alla morte del padre Anitta si trova prima a dovere combattere contro regni vassalli ribelli (l'iscrizione parla di regni posti a est). Domate queste rivolte Anitta dovette affrontare un'alleanza fra il re di Zalpa, Huzziya, ed il re del regno di Hatti, Piyusti, la cui capitale era Hattuša. Questi due regni controllavano l'estremità nord (verso la foce) e sud (verso le sorgenti) della ricca valle del fiume Kızılırmak il più lungo dell'Anatolia. Lo stesso tipo di alleanza nel 1836 a.C. aveva attaccato ed incendiato il regno di Kaneš, si trattava quindi di una minaccia grave; probabilmente questi potenti regni del centro nord anatolico tolleravano la potenza di Kaneš solo fino a quando era funzionale al mantenimento dei commerci ma non sopportavano in quella città una potenza eccessiva, tale da poterli ricattare con la chiusura delle vie commerciali. Anitta non aspettò gli eventi ma prese l'iniziativa espugnando Zalpa, catturando il suo re Huzziya e riportando a Kaneš quanto trafugato nel 1836 a.C., pose sotto assedio Hattuša (città ben fortificata, anche se non ancora dotata delle mura ciclopiche successive). Quando gli assediati cominciarono a mostrare cedimento per fame, conquistò anche questa città, catturando il suo re Piyusti. Questa città però fu rasa al suolo e maledetta (vedi testo dell'iscrizione). Quanto riportato nel proclama di Anitta sembra confermato dai reperti archeologici di un vasto incendio della città che datano nel 18° secolo a.c., corrispondente negli scavi alla fine del livello IVd, l'8a sul pendio, e la fine del livello 4 nella città bassa (quindi una distruzione non solo della zona mercato, il Karum, ma di tutta la città). Nonostante la citata maledizione, Hattuša diverrà la capitale del regno ittita solo un centinaio di anni dopo.

resti del palazzo reale di Kaneš

Affrontate le minacce più gravi incombenti sul suo regno Anitta concentra le operazioni militari per il controllo dei territori a sud di Kaneš. Il nuovo obiettivo è la conquista della città di Salatiwara che si trova sulla strada che collega i regni di Wahsusana e di Burushattum. Furono necessarie due campagne militari; nella prima Anitta sconfisse e catturò l'esercito inviatogli contro dalla città nemica, riportando a Kaneš grandi quantità di armi e nuovi soldati. Tornato nella sua capitale avviò un imponente serie di lavori pubblici per abbellire la città, la dotò anche di uno zoo contenente due leoni e 120 altri animali.

Ripresa la campagna militare l'anno successivo espugno la città di Salatiwara, radendola al suolo e riportando in patria un ricco bottino e molte armi e cavalli. L'anno successivo Anitta diresse le sue truppe contro il potente e ricco regno di Purushanda, il cui re godeva dell'appellativo riconosciuto di "gran re". Il re di Purushanda evitò lo scontro militare, inviando doni ad Anitta e sottomettendosi a lui, ottenendo di essere accolto fra i principi di Kaneš. Secondo le usanze ittite l'ex re di Purushanda potrebbe essere poi stato nominato governatore di un regno vassallo, conquistato da Anitta (anche la stessa città dove prima era stato re). L'azione di Anitta aveva così completamente alterato la struttura politica anatolica, alcuni importanti antichi regni, come quello di Hatti, erano scomparsi altri completamente frammentati e Anitta aveva il controllo di tutta la valle del Kızılırmak e dei territori a sud di questa del precedente regno di Purushanda.[2]

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Lo sforzo bellico e politico di Pithana e Anitta ebbe effetti molto limitati nel tempo. Anche se una fascia dell'Anatolia centro orientale da nord a sud (tutto il bacino del fiume Kızılırmak ed i territori del regno Purushanda) era sotto il controllo del re di Kaneš, tutto il resto dell'Anatolia precipitava nell'anarchia, per il collasso degli antichi regni. Il commercio con l'Assiria entrò progressivamente in crisi, come dimostra la progressiva scomparsa degli archivi dei mercanti assiri dai mercati anatolici (Karum), che avevano fornito abbondante e precisa documentazione della politica anatolica degli anni precedenti. Inoltre a sud, in Mesopotamia, il regno di Babilonia, con il re Hammurabi, stava espandendo la sua potenza rendendo vassalli sia il regno assiro che quello di Aleppo con ulteriore modifica delle vie commerciali. Nel 1740 a.C. Kaneš verrà di nuovo rasa al suolo ed incendiata (accumulando di nuovo il carbonio 14 che ha consentito queste datazioni così precise)[7], non si sa se Anitta fosse ancora re o se fosse divenuto re suo figlio Peruwa, si sa di un re Zuzzu che, in quell'anno, riportò la capitale del regno a Kušara deve rimarrà per molti decenni. Kaneš verrà ricostruita (periodo archeologico Ia) ma non riacquisterà mai più l'antica ricchezza e splendore.[8][9]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) William J. Hamblin, Warfare in the Ancient Near East to 1600 BC: Holy Warriors at the Dawn of History, Oxon, Routledge, 2006.
  2. ^ a b c d e (EN) Trevor Bryce, The Kingdom of the Hittites, new edition, Oxford, Oxford University Press, 2005.
  3. ^ (EN) Orlin, Louis L., Assyrian Colonies in Cappadocia, mouton de gruyter, 1970.
  4. ^ (EN) Noel Weeks, Admonition and Curse: The Ancient Near Eastern Treaty/Covenant Form as a Problem in Inter-Cultural Relationships (Library Hebrew Bible/Old Testament Studies), 1ª ed., Bloomsbury T&T Clark, 2004.
  5. ^ (EN) K.Balkan, Letter of King Amun-Hirbi of Mama to King Warshama of Kanesh, Ankara, Turk, Tarish Kurumu Basimevi, 1957.
  6. ^ (EN) M.Forlanini, The Kings of Kanis, Atti del secondo congresso mondiale di Hittologia, Pavia, Gianni Iuculano editore, 1995.
  7. ^ (EN) M. W. Newton et P. I. Kuniholm, "A Dendrochronological Framework for the Assyrian Colony Period in Asia Minor", in Türkiye Bilimler Akademisi Arkeoloji Dergisi 7 VII, 2004, p. 165–176.
  8. ^ (EN) Orlin, Louis L. (1970) Assyrian Colonies in Cappadocia, Mouton, The Hague
  9. ^ (EN) M. Forlanini; The Kings of Kanis, Atti del secondo congresso mondiale di Hittologia; Gianni Iuculano editore, Pavia, 1995

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Re ittiti Successore
Pithana XVII secolo a.C. Sconosciuto
Il successivo conosciuto è Tudhaliya (?)