Arzawa

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Localizzazione dei principali siti nell'Anatolia del 13° sec. a.C.

L'Arzawa (forma antica Arzawiya) fu un regno dell'Anatolia occidentale del II millennio a.C.. Non essendo giunta a noi alcuna testimonianza diretta di questo popolo, possiamo ricostruire la sua storia unicamente da fonti esterne, provenienti essenzialmente dal vicino regno degli ittiti che combatterono spesso le popolazioni di quest'area, disgiunte o unite tra loro, sovente sconfiggendole e rendendole vassalli.

Oggi conosciamo esattamente la localizzazione del territorio dell'Arzawa[1]: esso occupava la regione Nord Occidentale dell'Anatolia, dallo stretto dei Dardanelli (su cui era situata la città di Wilusa/Troia) a Nord fino al fiume Meandro a Sud, che faceva praticamente da confine con i territori della città-stato di Millawata/Mileto; ad Ovest la costa arzawa era bagnata dal Mar Egeo, mentre verso Est, nella sua parte più ampia, confinava tramite la regione di Hapalla con le Terre Basse degli Ittiti. Sono ritenute tradizionalmente escluse dall'area Arzawa le regioni del Sud-Ovest anatolico, cioè la Lukka/Licia e la Karkiysa/Caria.

Le genti arzawa erano in gran parte anche se non esclusiavamente di etnia, cultura e lingua Luwiana[2], tant'è vero che nei testi Ittiti, ad un certo punto della tarda età del bronzo, il termine Luwiya cade in disuso e viene sostituito dal termine arzawa; ad ulteriore riprova, i nomi propri arzawa sono simili a quelli dei luwiani e gli arzawa veneravano proprio divinità luwiane, quali Arma (la Luna) e Tarhunta (il dio della tempesta).

La città più importante e capitale nel periodo in cui il regno arzawa costituiva una entità unitaria fu Apasa, nell'estremo Sud-Ovest del paese, la cui collocazione corrisponde all'incirca a quella della classica Efeso[3].

Prime attestazioni storiche: "Arzawiya" e "Assuwa"[modifica | modifica wikitesto]

Nota come entità geo-etnica più che politica, l'area arzawa è sempre sembrata essere un insieme di piccoli stati o regni più o meno indipendenti l'uno dall'altro, ma pronto ad unirsi frequentemente in confederazioni o leghe sorte per specifici scopi militari; pertanto con il termine arzawa i testi ittiti si riferiscono più ad un'area geografica e ad un determinato gruppo etnico che parla la medesima lingua ed adora i medesimi dei piuttosto che a uno stato unitario[4]; all'interno di questo scenario sembra che il sovrano dello stato del nucleo centrale, sorto attorno alla capitale Apasa, possa aver svolto una sorta di ruolo di primus inter pares, assumendo il comando delle varie confederazioni sorte di volta in volta.

La prima attestazione storica di Arzawa risale al regno ittita di Hattušili I, verso il 1650 a.C., quando in un commento lapidario egli ci ricorda che "...marciai contro Arzawiya e presi bestiame e pecore"[5]. Dopo l'espansione territoriale avuta sotto il precedente sovrano Labarna, i territori Ittiticonfinavano con quelli arzawa; è pertanto probabile, come evidenzia Bryce[6], che vi sia stata una serie di scaramucce tra vicini, magari piccole incursioni degli arzawa in territorio ittita, finche Hattusili I non decise di mettere su una spedizione punitiva-dimostrativa, con un raid vincente in territorio arzawa. Deve essersi trattato comunque di uno scontro di poco conto.

Circa un secolo più tardi, con l'impero ittita dilaniato da lotte dinastiche, abbiamo notizia sotto re Ammuna (1550 a.C. ca.) della rivolta di una serie di stati o regni vicini che "...sono diventati apertamente ostili"[7]; tra questi viene indicato appunto Arzawiya; Ammuna spese grande vigore ed energia per riaffermare l'autorità ittita, con discrete fortune. Con quello che gli studiosi definiscono Nuovo Regno ittita, Hattusa torno' a pensare in chiave espansionistica; l'interesse principale dal regno di Tudhaliya I/II in avanti erano le rotte che portavano ai ricchi principati dell'area siriana. E tuttavia la tendenza del mondo ovest anatolico, e quindi Arzawa, a costituire confederazioni militari col rischio che queste potessero fare da preludio alla formazione di uno stato unitario, deve aver allarmato questo sovrano Ittita[8], al punto di ritenere che nessuna azione verso la Siria avrebbe potuto essere intrapresa senza prima essersi coperto le spalle ad Ovest; e d'altra parte le Terre Basse Ittite, così drammaticamente vicine all'area Arzawa, erano assai vulnerabili. Tudhaliya I/II decise perciò' di intraprendere una vigorosa azione preventiva invadendo i territori dell'ovest, con una serie di attacchi devastanti; è facile supporre che l'obiettivo principale fossero proprio i regni di Arzawa, ed infatti sconfisse sia Terra del fiume Seha, che Arzawa Minor che Hapalla[9], tutti stati Arzawa propriamente detti, anche se nel proprio cammino sottomise una serie di altri piccoli stati o principati. L'esito fu una deportazione di massa ad Hattusa di uomini ed animali. La devastante serie di campagne scateno' però una poderosa reazione: 22 stati dell'Ovest (tra i quali troviamo Wilusa) dettero vita a quella che gli annali del sovrano chiamano lega Assuwa, contrattaccando[10]; ma ancora una volta, con un drammatico assalto notturno, le forze Ittite ebbero la meglio, sconfiggendo la lega e deportando ad Hattusa oltre 10.000 prigionieri.

L'apogeo: gli exploit di Madduwatta e di Tarhuna-Radu[modifica | modifica wikitesto]

Dal cosiddetto Inditto di Madduwatta[11] steso dal succesore di Tudhaliya I/II, suo genero e figlio adottivo Arnuwanda I (1380 a.C. ca), veniamo a conoscenza della vicenda un po' confusa di un tale Madduwatta, probabilmente un nobile di origine arzawa, venuto in contrasto con tale Attarisiya[12], definito nel testo "...il governante[13] di Ahhiyawa[14]...", e con il sovrano di arzawa Kupanta Kurunta; la vicenda è complessa è tra tradimenti ed inganni sia verso gli altri protagonisti sia verso lo stesso sovrano Ittita, pare che Madduwatta alla fine sia riuscito a scalzare Kupanta Kurunta, ad affrancarsi parzialmente dagli Ittiti ed a mettere insieme un considerevole regno nell'Anatolia occidentale, ivi comprese le terre arzawa[15]. In realtà l'inditto è l'unico testo che ci narra questa vicenda ed in nessun altra tavoletta giunta sino a noi ci sono conferme neppure indirette del fatto che tale Madduwatta sia effettivamente asceso al trono arzawa, e potrebbe benissimo trattarsi di una esagerazione strumentale agli scopi di Arnuwanda; è comunque una vicenda sintomatica delle difficoltà incontrate dagli Ittiti in questa fase storica nel gestire il controllo su un'area in continua agitazione.

E comunque il regno Ittita, pur senza grandi perdite territoriali, vive un periodo di contrazione e di minor stabilità; le cronache di Tudhaliya III[16] (successore di Arnuwanda, 1370 a.C. ca) registrano "movimenti ostili" ai confini occidentali da parte di Kupanta Kurunta (che evidentemente è di nuovo sul trono nuovo re d'Arzawa), dei suoi tre figli e di un tale Tarhuna-Radu di cui non è precisato lo status[17]; con le milizie impegnate a fronteggiare una pesante offensiva dei Kaska da Nord che mette a rischio la stessa capitale Hattusa (saccheggiata e bruciata) Tudhaliya lascia inevitabilmente scoperto il fianco ad Ovest; e gli Arzawa, ora uniti proprio sotto Tarhuna-Radu[18] ne approfittano: le milizie dell'Ovest dilagano occupando le Terre Basse ittite (a Est dell'attuale Konya), giungendo non lontane dal Marassantiya, il fiume che delimita il cuore storico della nazione Ittita[19].

Gli Arzawa sono ormai uno stato unitario e, con gli Ittiti in pieno caos, anche il più importante dell'Anatolia (1360 a.C. ca): si sono sostituiti agli Ittiti anche nelle relazioni internazionali, tanto che Tarhuna-Radu scambia una fitta corrispondenza personale[20] con il faraone Amenophis III[21], corredata da una proposta matrimoniale a suggello dell'allenza; lo stesso stile elaborato da "grande Re" che il faraone riserva a Tarhuna-Radu dimostra il grado di importanza e potenza che in pochi anni lo stato arzawa seppe raggiungere, lo zenit di tutta la propria storia. Nella corrispondenza[22] inoltre Amenophis III chiede a Tarhuna-Radu di inviargli dei guerrieri Kaska, noti per la loro bellicosità, da inserire nel proprio esercito, richiesta solitamente rivolta al sovrano Ittita; ciò dimostra ancora di più che Arzawa si era sostituito agli Ittiti nell'immagine internazionale come prima potenza dell'area e che in effetti Tarhuna-Radu avesse se non il controllo sui Kaska quantomeno la possibilità di "reperirli", dato che evidenzia, stante la distanza tra Arzawa ed i Kaska e la loro vicinanza invece alla madrepatria Ittita, la potenza raggiunta da questo regno.

La riscossa ittita: di nuovo sudditi di Hatti[modifica | modifica wikitesto]

Ma gli ittiti erano ben lungi dall'aver esaurito la propria parabola: riorganizzatisi in pochi anni dalla base di Samuha, Tudhaliya III e suo figlio Suppiluliuma I, prima generale in campo e poi sovrano, riaffermarono il potere Ittita (1350-1345 a.C. ca). Secondo il resoconto che farà più tardi suo nipote Mursili II, fu Suppiluliuma a chiedere al padre di poter guidare l'esercito nel tentativo di riconquista: gli scontri nelle Terre Basse devono essere stati ripetuti e cruenti, ma alla fine l'esercito Ittita riuscì a recuperare i territori perduti, costringendo gli Arzawa a retrocedere sempre più verso Ovest[23]; non si sa chi fosse nel frattempo sul trono di Arzawa, se cioè Tarhuna-Radu fosse ancora in vita o se gli fosse succeduto un erede. Abbiamo invece notizie sempre in questo periodo (non è chiaro se alla fine del regno di Tudhaliya III o all'inizio di quello di suo figlio Suppiluliuma I) di un rifiuto da parte di un leader Arzawa chiamato Anzapahhaddu[24] di restituire dei latitanti sfuggiti alla giustizia di Hattusa; ne nacque una nuova frizione: gli Ittiti inviarono il generale Himuili per una spedizione punitiva, riportando però un'umiliante sconfitta. A risolvere la questione sarà ancora una volta Suppiluliuma, che guidando le truppe in prima persona, sbaraglierà l'esercito arzawa; i primi scontri furono nelle zone di Petassa e Mahuirassa e coinvolsero oltre ad Anzapahhaddu altri leader non meglio identificati di nome Alaltalli e Zapalli[25]. Riconquistate le Terre Basse, come azione preventiva verso future ribellioni, il sovrano ittita insedierà il generale Hanutti come governatore della provincia[26]; questi oltre che stabilizzare l'area, porterà una serie di attacchi sporadici (il primo dei quali al regno arzawa di Hapalla, il più vicino alla nazione Ittita) che consentiranno di completare, addirittura nello spazio di un ventennio dall'inizio delle ostilità, la totale riconquista dell'Anatolia.

Purtroppo le "Gesta" di Suppiluliuma I sono giunte a noi in modo assai frammentario, cosa invece non avvenuta per gli "Annali" di suo figlio Mursili II che ci narrano nel dettaglio una fase cruciale della storia di Arzawa; il quarto di secolo che sta tra l'inizio della riscossa Ittita e l'ascesa di Mursili è però ancora poco chiaro: Goetze già nel 1933[27] intese, da un frammento delle Gesta, desumere una vittoria campale a Puranda colta da Suppiluliuma su un sovrano arzawa (Uhha-Ziti, che poi ritroveremo sotto Mursili) con conseguente conquista e sottomissione dell'intera area, che sarebbe stata divisa dal grande conquistatore in piccoli stati, retti da un re vassallo ittita su ciascuno. Benché resti questa la versione più accreditata, nel mondo accademico non c'è accordo sul grado di dipendenza che Arzawa abbia avuto da Hattusa in questo periodo (1350 ca.-1322) e se abbia mantenuto, sia pur da tributario Ittita, una struttura unitaria, magari confederata[28]. Per certo sappiamo che attorno al 1340 su determinata zone o regni arzawa governano dei sovrani, certamente tributari se non del tutto vassalli degli Ittiti, che poi daranno vita a delle vere e proprie linee dinastiche che si confermeranno come "case reali" dei singoli regni arzawa da Mursili II in poi (1321-1295). Proprio nella fase della riscossa di Suppiluliuma, compare nei testi per la prima volta il nome dello stato di Mira, il cui principe, un tale Mashuiluwa che ritroveremo anche in molte altre circostanze, ripara presso il sovrano ittita chiedendo protezione; Suppiluliuma gli da in sposa una figlia ma in un primo tempo non riesce a installarlo come suo vassallo sul trono di Mira, ma verosimilmente vi riesce alcuni anni dopo[29].

Così troviamo l'area Arzawa così divisa: il regno di Arzawa Minor attorno alla capitale Apasa con re Uhha-Ziti; Mira con Mashuiluwa, Terra del fiume Seha con Muwa-Walwi e Hapalla con Targasnalli; alcuni storici includono nell'area arzawa anche il regno di Wilusa/Troia nell'estremo Nord Ovest anatolico, su cui regna Kukunni, che però sappiamo non aver preso parte allo scontro con Suppiluliuma[30], e che per taluni storici (tra i quali la Heinhold-Krahmer[31].) rappresenta un mondo a sé e non deve essere incluso o non ancora almeno nell'area Arzawa[32].

La rivolta di Uhha-Ziti[modifica | modifica wikitesto]

Ma alla morte del grande re Suppiluliuma I e del suo erede designato Arnuwanda II per peste, sul trono di Hattusa sale il giovane Mursili II, appena ventenne; il re di Arzawa Minor, l' anziano Uhha-Ziti[33], credendolo debole ed inesperto, sfida apertamente l'autorità imperiale sollevandosi[34] e trascinandosi dietro altri stati Arzawa. Certamente un ruolo importante nella rivolta lo deve aver giocato il regno miceneo di Ahhiyawa[35] che, desideroso di subentrare all'influenza ittita nell'Anatolia occidentale, aveva appena stretto un'allenaza con la città costiera di Millawata (1319)[36], precedentemente in orbita Ittita; Uhha-Ziti, dal suo trono di Apasa (confinante con Millawata) deve aver intravisto la possibilità, con l'appoggio miceneo, di liberarsi del giogo Ittita.

Convinto di aver di fronte un avversario debole e di poter quindi contare sull'appoggio e la ricompensa di Ahhiyawa, Uhha-Ziti sfidò apertamente il nuovo re, ribellandosi ed incitando alla rivolta gli altri stati Arzawa; Muršili II registrò il disprezzo del rivale in un documento: "Tu sei solo un bimbo; non sai niente e non mi fai alcuna paura. Il tuo regno è in rovina, la tua fanteria e la tua cavalleria sono deboli. Contro la tua fanteria, ho una grande fanteria; contro la tua cavalleria, ho una gran cavalleria. Tuo padre aveva una grande fanteria e una grande cavalleria. Ma tu che sei un bimbo, come puoi essergli uguale?"[37]

Ma se Muršili II era sì un giovane re, non disponeva affatto di un esercito in rovina, né mancava di capacità e coraggio, come Uhha-Ziti avrebbe imparato a proprie spese; il re così mosse personalmente ad Ovest, invadendo il mondo Arzawa con le proprie truppe a cui si erano unite quelle del fratello Sharri Kushuh, governatore di Carchemish. Uhha-Ziti, che poteva contare su un eccellente esercito le cui guarnigioni erano guidate dai figli Piyama-Kurunta e Tapalazunawali, riuscì ad avere l'appoggio della Terra del fiume Seha, mentre Mira, sebbene scossa verosimilmente da rivolte interne e divisa in fazioni, combatté con il proprio re Mashuiluwa[38] al fianco Ittita[39]; incerta la posizione di Wilusa ed Hapalla, che comunque devono essere rimaste neutrali.

Mentre Mursili marcia verso Arzawa un meteorite cade sulla capitale Apasa e ferisce tra gli altri proprio Uhha-Ziti alle ginocchia[40]; gli Ittiti interpretano il segno come un presagio divino, mentre Uhha-Ziti non può guidare l'esercito in battaglia e lo affida al figlio Piyama-Kurunta; lo scontro avviene sul fiume Astarpa, confine tra Arzawa e la zona di influenza Ittita, e Mursili sconfigge duramente l'esercito Arzawa (1319), distrugge Millawata stringe d'assedio Apasa e costringe Uhha-Ziti con i figli a fuggire nelle isole egee, riparando ad Ahhiyawa; qui l'ultimo re della nazione Arzawa unita morirà in capo a pochi mesi la Primavera seguente[41]. Mursili si prepara ad attaccare la Terra del fiume Seha, ma il giovane re Manhapa-Tarhunta, con una mossa ben poco coraggiosa, gli invia in avanscoperta la madre e gli anziani della capitale ad invocare il perdono; Mursili glielo concede e lo riconferma re vassallo[42]. Gli altri stati Arzawa riconfermano la loro sottomissione agli Ittiti: Mursili cancella il territorio di Arzawa Minor, focolaio della rivolta, inglobandolo nello stato di Mira (1318) sotto Mashuiluwa[43], verosimilmente per la fedeltà dimostrata, e divide definitivamente l'area Arzawa in regni indipendenti l'uno dall'altro, i cui sovrani daranno vita, da vassalli degli Ittiti, a delle proprie linee dinastiche regnanti.

L'ascesa di Mira e la fine[modifica | modifica wikitesto]

Alcune rivolte scoppiarono in seguito nei vari regni Arzawa, particolarmente sotto il regno di Muwatalli II, fomentate dalle ambizioni degli Ahhiyawa, e sotto quello di Tudhaliya IV, che represse la rivolta della Terra del fiume Seha e di Wilusa; in ogni modo, pur tra tradimenti, rivolte ed avvicendamenti dinastici, i sovrani Ittiti riuscirono per il secolo seguente a mantenere l'autorità sulla regione, spesso a costo di ingenti sforzi militari con campagne anche condotte in prima persona. Nell'ultimo quarto del 13° secolo pare aver acquisito, sotto re Tarkasnawa, una grande importanza lo stato di Mira; evidentemente stimando le capacità del giovane vassallo e con la speranza di un più diretto controllo su una zona sempre turbolenta, Tudhaliya IV compì una scelta senza precedenti, innalzando lo stato di Mira ad una sorta di supervisore regionale dell'area Arzawa: in sostanza gli altri vassalli della zona per la prima volta non dovevano relazionarsi e riferire alla corte di Hattusa, ma a Tarkasnawa, che poi sarebbe stato l'interlocutore di Tudhaliya.

Gli studiosi ritengono che l'accordo abbia funzionato: l'area Arzawa sarebbe rimasta relativamente stabile per decenni ed anzi le forze congiunte di Tudhaliya IV e Tarkasnawa avrebbero attaccato ed espugnato Millawata /Mileto, per decenni roccaforte anatolica dello stato miceneo di Ahhiyawa (1225 ca.), cancellando così definitivamente ogni pretesa espansionistica di questo regno nella zona anatolica[44].

Con il passare degli anni, ed il lento declino dell'impero ittita alle prese con la crescente pressione degli Assiri ad Est e le consuete lotte dinastiche per il trono, la posizione di Mira deve essere cambiata: dalla corrispondenza infatti si nota che, pur restando vassallo, il tono con cui Tudhaliya IV si rivolge a Tarkasnawa è assai conciliante, quasi da pari, chiamandolo "Mio figlio"; chiede e non impone, rammenta obblighi del suddito verso di lui per ottenere ciò che domanda[45]; oggi gli studiosi ritengono che verso la fine del regno di Tarkasnawa o in quello del suo successore (quindi negli ultimi anni dell'avventura Ittita, cioè all'inizio del 12° sec. a.C.), Mira possa essere stato il fulcro di un nuovo stato Arzawa unitario, come quello che un secolo e mezzo prima si era unito sotto Uhha-Ziti[46], ma stavolta non antagonista degli Ittiti, semmai alleato o debolmente suddito; le prove in tal senso, tuttavia, sono ancora troppo deboli per trarre conclusioni definitive. Tarkasnawa deve essere morto nei primissimi anni del 12º secolo, lasciando il trono ad un certo Parhuitta (o Mashuitta)[47], possibilmente suo figlio, destinatario di una lettera di Suppiluliuma II (figlio di Tudhaliya IV), nel quale egli viene appellato con le formule in uso tra Grandi Re; un ulteriore indizio dell'importanza raggiunta nuovamente dall'Arzawa in questo periodo.

La fine della storia di questo popolo, come di quello Ittita e di altri centri principali dell'Anatolia, sarebbe tuttavia arrivata di lì a poco: le invasioni dei cosiddetti Popoli del Mare avrebbero devastato l'Anatolia ed il medio oriente in generale (1180 ca.), non prima di aver distrutto le cittadelle Micenee patria di quegli Ahhiyawa che tanto avevano inciso negli eventi di queste civiltà; il faraone Ramesse III ci ricorda, in una stele issata a Medinet Habu[48], di aver fermato in Fenicia la devastante avanzata di questi disperati predoni (1178 a.C.) che precedentemente avevano distrutto una serie di stati che egli ci elenca. Nella lista, assieme alla Terra di Hatti, viene posta Arzawa[49], segno inequivocabile sia della direzione da cui la fine arrivò (da Ovest verso Est) sia del destino ultimo di questa civiltà secolare.

Re di Arzawa unita[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Trevor Bryce: The kingdom of the Hittites. Pag. 52 e 404
  2. ^ Trevor Bryce: I Troiani ed i popoli limitrofi. pag 112
  3. ^ Trevor Bryce: I Troiani ed i popoli limitrofi. pag.114
  4. ^ Trevor Bryce: The kingdom of the Hittites. Pag. 50-52
  5. ^ Annali di Hattusili I, 1, 22-23.
  6. ^ Trevor Bryce: The kingdom of the Hittites. Pag.73-74
  7. ^ Trevor Bryce: The kingdom of the Hittites. Pag.102
  8. ^ Trevor Bryce: The kingdom of the Hittites. Pag.123-124
  9. ^ Trevor Bryce: I Troiani ed i popoli limitrofi. Pag.152
  10. ^ Trevor Bryce: The kingdom of the Hittites. Pag.125
  11. ^ CTH 147 KUB 14.1 + KUB 19.38 (95)
  12. ^ Lo storico svizzero Forrer, già negli anni '20, propose la sua identificazione con il leggendario Atreo, fondatore della casa regnante di Micene, per assonanza fonetica.
  13. ^ Beckman fa notare che il termine usato nel testo, LU, è differente da quello usato per i re, LUGAL, e quindi anche se il suo status è incerto è probabile che non fosse visto come un sovrano, anche se si tratta di un personaggio di elevato rango. Beckman, Bryce, Cline: the Ahhiyawa texts. Pag.97
  14. ^ Questa è la prima attestazione degli Ahhiyawa in area anatolica, come fa notare Cline; Beckman, Bryce, Cline: the Ahhiyawa texts. Pag.97
  15. ^ Trevor Bryce: The kingdom of the Hittites. Pag.129-137.
  16. ^ Tavolette di Ortakoy, Suel 2001
  17. ^ J.D.Hawkins, The british museum journal: The Arzawa letters in recent perspective
  18. ^ Non si conosce la ragione, come evidenziano sia Hawkins che Bryce, che lo abbia portato sul trono a dispetto dei tre figli maschi di Kupanta Kurunta.
  19. ^ KBO vi 28: "Il nemico Arzawa ha saccheggiato la terra di Hatti ed ha portato la sua frontiera a Tuwanuwa e Uda"
  20. ^ EA 32 Vorderasiatisches museum Berlino, EA 31 Egyptian museum Cairo; le lettere sono scritte in Ittita, il che dimostrerebbe come gli scribi arzawa avessero limitata conoscenza dell'accadico, la lingua delle relazioni internazionali - T.Bryce
  21. ^ "Indicato nel testo come Nimuwaria, resa cuneiforme del nome di Amenophis"; J.D.Hawkins.
  22. ^ EA 32 Vorderasiatisches museum Berlino, EA 31 Egyptian museum Cairo
  23. ^ Trevor Bryce: The kingdom of the Hittites. Pag 151-152
  24. ^ Secondo Freu ed altri studiosi potrebbe trattarsi del figlio di Tarhuna-Radu, ma è solo un'ipotesi.
  25. ^ Le "Gesta" di Suppiluliuma ci sono giunte in pessime condizioni, e le informazioni che ne ricaviamo sono frammentarie. J.D.Hawkins: Tarkasnawa king of Mira. Pag.11-15
  26. ^ Trevor Bryce: The kingdom of the Hittites. Pag 152-153
  27. ^ J.D.Hawkins, British museum journal: The Arzawa letters in recent perspective.
  28. ^ J.D.Hawkins, British museum journal: The Arzawa letters in recent perspective.
  29. ^ J.D.Hawkins: Tarkasnawa king of Mira. Pag.12-15
  30. ^ Trattato di Alaksandu, paragrafo 3, 15-20
  31. ^ S.Heinhold-Krahmer:Arzawa - 1977
  32. ^ J.D.Hawkins, British museum journal: The Arzawa letters in recent perspective
  33. ^ Certamente non figlio di Tarhuna-Radu ma del medesimo ceppo familiare; potrebbe esserne il nipote, figlio di Anzapahhaddu.
  34. ^ Beckman, Bryce, Cline: The Ahhiyawa texts. Pag. 45-49. Annali di Mursili II - CTH 61.
  35. ^ Entità ancora non chiaramente identificata; molti autori la ritengono Micene o una coalizione di stati micenei facenti capo magari proprio a questa città (tra questi Bryce, Cline e Beckman); J. Latacz invece propone Tebe; Troy and Homer: pag 240 e seg.
  36. ^ Trevor Bryce: The kingdom of the Hittites. pag 192-196.
  37. ^ Mursili II, gli Annali dei dieci anni. CTH 61
  38. ^ Un passaggio negli Annali di Mursili lascia intendere che proprio Mashuiluwa fosse l'erede legittimo del trono di Arzawa, forse addirittura di Grande Arzawa, come suggerisce Starke, e che Uhha-Ziti potesse essere un usurpatore, magari un fratello non designato ad erede: "...e la terra di Mira...io restitui a Mashuiluwa, e la casa ed il trono di suo padre io restituii a lui". J.D.Hawkins: Tarkasnawa king of Mira. Pag.15
  39. ^ Mursili II, gli Annali dei dieci anni. CTH 61
  40. ^ Trevor Bryce: The kingdom of the Hittites. Pag.194-195
  41. ^ Mursili, Annali dei dieci anni, anni 3-4. CTH 61.
  42. ^ Beckman, Bryce, Cline, The Ahhiyawa texts.
  43. ^ Come ipotizzato da S. Rehinold-Kramer nel suo testo Arzawa del 1977 e poi confermato dalla traduzione di Hawkins dei Rilievi di Karabel
  44. ^ Trevor Bryce, The kingdom of the Hittite; pag 306-307.
  45. ^ Si veda Lettera di Millawata, CTH 182.
  46. ^ J.D.Hawkins, British museum journal: The Arzawa letters in recent perspective.
  47. ^ Si veda KBO 18.18: il nome di questo sovrano non è chiaro
  48. ^ Trevor Bryce: The kingdom of the Hittites. pag 337-338
  49. ^ Iscrizione di Medinet Habu dell'ottavo anno di Ramesse III; linee 16-17

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) C. Melchert & H. Craig (curatori), I luvi, Leiden, 2003;
  • (EN) T.Bryce, Il regno degli ittiti, Oxford, 2005;
  • (EN) G.Beckman, Testi diplomatici ittiti, Atlanta, 1996;
  • (EN) J. D. Hawkins,« Tarkasnawa King of Mira 'Tarkondemos', Boğazköy Sealings and Karabel », in Studi antolici 48, 1998, p. 1-31.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]