Šuppiluliuma I

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – "Šuppiluliuma" rimanda qui. Se stai cercando l'ultimo re ittita, vedi Šuppiluliuma II.

Šuppiluliuma I[1] (... – 1322 a.C.) è stato re degli ittiti nel 14° secolo a.C..

Figlio della Regina Regnante Daduhepa e di Tudhaliya III, succedette al padre sul trono del regno ittita (paese di Hatti), eliminando l'erede designato, suo fratello Tudhaliya il Giovane, attorno al 1350 a.C. e morì indicativamente nel 1322 a.C. per un'epidemia di peste contratta in terra di Canaan (le datazioni per la storia del vicino oriente antico sono sempre datazioni di massima, dato che a causa delle difficoltà di seriazione assoluta, esistono a tutt'oggi diverse istanze cronologiche in diverse scuole).

Egli viene considerato il primo ed il più grande sovrano ittita dell'epoca imperiale propriamente detta.


La Giovinezza: generale in campo di Tudhaliya III[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante non fosse il tuhkanti del padre, questi gli affidò il ruolo di capo delle guardie reali (gal mesedi) e le funzioni di comandante in campo delle milizie ittite; il regno viveva un momento difficilissimo: quasi annullato dall'avanzata dilagante degli Arzawa di Tarhuna-Radu da Ovest[2], i possedimenti ittiti erano stati ridotti all'osso, all'interno del nucleo originario di questo popolo delimitato dal fiume Marassantiya (odierno Kizilirmak), mentre le Terre Basse ittite al di là di quello, la piana a Sud dell'attuale Konya, erano state conquistate dagli Arzawa (1370-1360 ca.), che ormai si erano sostituiti agli Ittiti come prima potenza anatolica.

A Nord invece le incursioni devastanti dei Kaska e degli Azzi-Hayasa erano divenute occupazione: un'ampia porzione delle Terre Alte, tra le quali anche la capitale Hattusa, era stata persa a vantaggio di questi popoli tribali.

Ma raccolte le forza nella città di Samuha, Tudhaliya III affidò al figlio Suppiluliuma l'incarico della riconquista; che puntualmente avvenne. Con una serie di attacchi il futuro sovrano scacciò i Kaska dai territori Ittiti, e successivamente invase le terre degli Azzi-Hayasa, affrontando la battaglia decisiva a Kummaha dove sconfisse e sottomise le forse del capo Karanni. Reso questo popolo vassallo ittita, Suppiluliuma pose sul trono il leader Hukkana, a cui venne data in sposa una principessa ittita a suggello dell'alleanza[3].

Purtroppo di questo sovrano straordinario non sono giunti integri fino a noi gli Annali, per cui non tutte le informazioni sono complete; sappiamo comunque che in qualche momento tra la fine del regno del padre e l'inizio del proprio (probabilmente in entrambi), Suppiluliuma affrontò la questione Arzawa. Secondo il resoconto che da suo figlio Mursili II, fu lo stesso Suppiluliuma a chiedere al padre di poter guidare l'esercito nella guerra contro gli Arzawa: gli scontri nelle Terre Basse devono essere stati ripetuti e cruenti, ma alla fine l'esercito Ittita riuscì a riconquistare i territori perduti due decenni prima. D'altra parte abbiamo notizie, sempre in questo periodo, di un rifiuto da parte di un leader Arzawa chiamato Anzapahhaddu[4] di restituire dei latitanti sfuggiti alla giustizia di Suppiluliuma; come risposta gli Ittiti invieranno il generale Himuili per una spedizione punitiva, ma riporteranno un'umiliante sconfitta; a risolvere la questione sarà ancora una volta Suppiluliuma, che guidando le proprie truppe in prima persona, sbaraglierà l'esercito arzawa, riaffermando l'autorità Ittita nell'area.

Il passo successivo di inviare il generale Hanutti a riconquistare la città di Lalanda per farne la propria base operativa, sarà il segnale della trasformazione in guerra di conquista di quella che inizialmente era una guerra di liberazione; Suppiluliuma si spingerà in territorio Arzawa (invadendo la città di Hapalla) per poi ridurre in vassallaggio l'intera area.

Con ogni probabilità si deve proprio a lui la suddivisione della nazione Arzawa in più stati componenti, verosimilmente attuata nei primi anni di regno (1345-1340 ca.), per esercitarvi un più semplice controllo: così il territorio attorno alla capitale Apasa costituirà il regno cosiddetto di Arzawa Minor, mentre il resto dell'area darà vita ad altri stati che saranno quello di Mira, della Terra del fiume Seha ed appunto di Hapalla, oltre a Wilusa, talvolta associata anch'essa al mondo Arzawa.

Sul trono di Hatti[modifica | modifica wikitesto]

Alla morte del padre sale al trono il fratello Tudhaliya, erede designato, ma Suppiluliuma, forte del prestigio di cui oramai gode e dell'appoggio della nobiltà, accetta la subalternità solo per pochi mesi; non è chiaro il modo (scontro armato o congiura), ma è certo che abbia rimosso il fratello in modo cruento e definitivo. Infatti l'ipotesi avanzata in passato da alcuni studiosi di una destituzione pacifica è oggi sconfessata dalla traduzione di una preghiera del figlio Mursili II che parla chiaramente di "sangue di Tudhaliya il Giovane", di "omicidio" e di "responsabilità di mio padre"[5]

Asceso al trono si prefisse il chiaro obiettivo di conquistare il regno Urrita del Mitanni, ricchissimo e principale rivale degli Ittiti nel Vicino Oriente; il pretesto per avviare le ostilità ed avvicinarsi al cuore del Mitanni lo forniscono due stati vassalli di questo regno, Armatana ed Issuwa, che negli anni precedenti hanno occupato e saccheggiato il territorio di Kizzuwadna vassallo storico ittita; Suppiluliuma attraversa quindi l'Eufrate ben consapevole che un'invasione del paese di Issuwa porterà probabilmente ad una guerra con il Mitanni, sperando forse che le lotte per il potere tra Tushratta ed Artatama che dilaniano questo stato gli possano spianare la strada.

Preventivamente si è assicurato la neutralità dei potenti babilonesi con un matrimonio assai mal digerito dalla sua famiglia: ha infatti ripudiato ed esiliato la Regina Regnante Henti (probabilmente ad Ahhiyawa[6]), madre dei suoi cinque figli, per sposare la principessa babilonese Malnigal, figlia di Burnaburiash II, che diviene Regina con il nome ittita di Tawananna; inoltre ha mantenuto rapporti cordiali con il faraone Akhenaton, alleato storico di Mitanni, sperando che gli Egizi così non interferiscano. Entrambe le mosse hanno successo, ma, forse contro le attese del sovrano Ittita, lo scontro che avviene oltre l'Eufrate segna la vittoria di Tushratta sulle truppe Ittite: la vittoria è di piccole proporzioni, ma viene enfatizzata dal sovrano mitanno.

Le Guerre Siriane: il regno diviene impero[modifica | modifica wikitesto]

L'umiliazione patita non fa cambiare tuttavia i progetti di Suppiluliuma: sposa la causa di Artatama e lo riconosce come re di Mitanni, e con questo pretesto, un paio di anni più tardi, passa di nuovo l'Eufrate, invade Issuwa e poi punta a Sud in territorio mitanno, fino ad attaccare e conquistare la capitale Washukanni, senza che Tushratta riesca ad opporre una vera resistenza. Poi non si ferma: attraversa di nuovo l'Eufrate e attacca ad uno ad uno i ricchissimi principati siriani vassalli mitanni. Aleppo, Niya, Arahtu, Nuhashshi, Ugarit, Amurru cadono uno dopo l'altro sotto il controllo Ittita; Suppiluliuma ne deporta le famiglie regnanti ad Hattusa e le sosituisce con suoi vassalli; si ferma davanti a Kadesh, punto di contatto tra il suo impero e quello egizio. Resta escluso solo Carchemish, che resta in area di influenza di quel che resta del Mitanni. Dopo pochi anni di regno, alla fine della prima guerra siriana, Suppiluliuma ha trasformato un regno prossimo alla sparizione in un impero (1340-1335 ca.)[7].

In capo ad alcuni anni il re Ittita, approfittando anche del periodo di crisi egiziano in seguito alla chiusura dell'esperienza amarniana di Akhenaton, lanciò una seconda offensiva, con il chiaro intento di chiudere i conti una volta per tutte con il Mitanni e Tushratta: con una serie di attacchi che devono aver abbracciato un periodo di circa sei anni[8] Suppiluliuma conquistò totalmente i territori del Mitanni, rendendolo vassallo e collocando Shattiwaza sul trono; riuscì finalmente a sottomettere inoltre il fiero principato di Carchemish, sottraendo anche Kadesh al controllo egizio, nonostante un timido tentativo del nuovo faraone Tutankhamon di riconquistare la città. Al termine della seconda guerra siriana (1330 ca.), l'impero Ittita era il più esteso del mondo.

Una inattesa proposta matrimoniale[modifica | modifica wikitesto]

Proprio nell'ultimo anno della seconda guerra siriana, Suppiluliuma riceve una missiva dal contenuto incredibile: chi gli scrive è una figura che gli annali ittiti chiamano "Dahamunzu[9]", regina d'Egitto, la quale lo informa che "il marito (che i testi ittiti chiamano Nibhururiya) è morto improvvisamente" di "essere rimasta vedova e senza figli" e di "non voler sposare un suddito"; pertanto lo invita a "inviarle un figlio, dato che ne ha molti, e lo farà Faraone d'Egitto".[10] Suppiluliuma non crede ai propri occhi: teme una trappola da parte del suo nemico più pericoloso contro il quale, intuisce, presto dovrà prendere le armi; eppure la proposta è troppo allettante: si potrebbe realizzare un impero unico di dimensioni mai viste. Il sovrano cede, con cautela, ed invia il ciambellano reale Hattusa-Ziti a verificare sul posto; in capo a pochi mesi questi ritorna e conferma: è tutto vero. Suppiluliuma sceglie cosi il suo quarto figlio maschio, Zannanza, e lo spedisce con una scorta a Tebe (1328 ca); non arriverà mai a destinazione: una volta in territorio egiziano verrà ucciso in un'imboscata.

Gli storici identificano con largo consenso (anche se esiste una qualche minoranza contraria[11]) nella Dahamunzu dei testi ittiti Ankhesenamon, la vedova del giovane faraone Tutankhamon [12]; morto il marito senza eredi, infatti, ella fu costretta a sposare l'anziano visir Ay, che divenne così Faraone. Inoltre la coincidenza di date è quasi assoluta.

Suppiliuma è furibondo: chiede spiegazioni al nuovo faraone (sospettato principale dell'assassinio) il quale si professa innocente[13]; il re ittita non gli crede e scatena un'offensiva devastante nei protettorati egizi in Siria, con un esercito al comando del figlio e tukhanti Arnuwanda II che invade i territori egizi con il probabile intento di scatenare una guerra totale[14]. Migliaia di prigionieri vengono deportati ad Hattusa. Ironia della sorte, proprio questi prigionieri portaranno nel cuore del regno Ittita una terribile epidemia di peste, che si protrarrà per un ventennio; tra le vittime cadranno proprio Suppiluliuma, che sappiamo dalle fonti morire circa sei anni dopo la conquista di Carchemish (quindi 1322 ca), e anche suo figlio Arnuwanda II che asceso al trono dopo suo padre regnerà per soli 18 mesi.

Due dei figli di Suppiluliuma ed Henti saranno sovrani degli Ittiti: il maggiore, Arnuwanda II, ed il minore che ascenderà al trono come Mursili II e risulterà come suo padre uno dei più grandi re di questo popolo.


Le fonti principali riguardanti questo sovrano sono il suo trattato con Shattiwaza (versione akkadica: KBo 1.3; KUB 3.17 - versione ittita HT 21 + KUB 8.80 + 219/w + KUB 23.50) e i testi delle cosiddette res gestae, redatti però dal figlio Mursili II (i rimandi sono numerosissimi, si riportano i principali: KBo 5.6; KBo 14.9; KUB 31.7; KBo 14.10; KBo 14.11; KBo 14.12; KUB 34.25).

Note[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Re ittiti Successore
Tudhaliya il Giovane 1350 ca-1322 a.C. ca Arnuwanda II

Controllo di autorità VIAF: 299112578

  1. ^ Altra trascrizione possibile: Shuppiluliuma.
  2. ^ D.Hawkins, British museum journal: The Arzawa letters in recent perspective.
  3. ^ Trevor Bryce, The kingdom of the Hittites.
  4. ^ Secondo Freu ed altri studiosi potrebbe trattarsi del figlio di Tarhuna-Radu, ma è solo un'ipotesi.
  5. ^ Mursili II, Orazione della prima piaga, 16-19. Traduz. Singer.
  6. ^ Beckman, Bryce, Cline: The Ahhiyawa texts. CTH 214.12.A.
  7. ^ Trevor Bryce, The kingdom of the Hittites.
  8. ^ Trevor Bryce, The kingdom of the Hittites.
  9. ^ Che in egiziano significa semplicemente "moglie del re", Ta hemet nesu; Federn (1960)
  10. ^ Suppiluliuma I, Deeds: p.94 framm. 28 a iii 11-15.
  11. ^ Helck e Parker ad esempio suggeriscono due differenti mogli di Akhenaton, Kiya e Meretaten.
  12. ^ Il prenomen di Tutankhamon è Nebkheperure, che reso in cuneiforme può facilmente corrispondere a Nibhururiya, anche se Parker afferma che lo stesso concetto possa applicarsi al prenomen di Akhenaton.
  13. ^ KUB xix 20 (cth 154).
  14. ^ Trevor Bryce, The kingdom of the Hittites.