Akhenaton

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Akhenaton
Amenofi IV
Testa di Akhenaton (Museo Egizio del Cairo)
Testa di Akhenaton (Museo Egizio del Cairo)
Colui che regna sul giunco e sull'ape
In carica Nuovo Regno
Incoronazione 1350 a.C.(± 30 anni)
Predecessore Amenofi III
Successore Ankhtkheperura
Morte 1333 a.C. (± 30 anni)
Luogo di sepoltura Tomba reale di Amarna poi Valle dei Re . La mummia è stata rinvenuta in KV55
Dinastia XVIII dinastia egizia
Padre Amenhotep III
Madre Tyi
Consorte Nefertiti
Coniuge Kiya

Akhenaton o Ekhnaton, precedentemente noto come Amenofi IV o Amenhotep IV (... – ...) è stato un sovrano egizio faraone della XVIII dinastia egizia.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Figlio dell'unione di Amenhotep III e di Tyi, da cui nacquero 6 figli, quattro femmine e due maschi, questo sovrano è passato alla storia come il faraone eretico per il tentativo di sostituire, in conflitto con il potente clero tebano, il dio Amon con un nuovo culto monoteista adoratore del dio Aton.

Fonti principali per la conoscenza di questo periodo sono: le Lettere di Amarna, la Stele della frontiera e l'Inno ad Aton, provenienti da Akhetaton; la Stele della restaurazione di Tutankhamon; il Testo dell'incoronazione e L'Editto di Horemheb.

Di Akhenaton, che aveva preferito e propugnato le monogamia, si conoscono due spose, una Grande Sposa Reale: Nefertiti che ebbe anche grande importanza politica e l'altra La Favorita, Kiya principessa straniera e probabile madre di Tutankhamon. Oggi è considerato uno dei faraoni più importanti della storia dell'Antico Egitto.

L'ascesa al potere[modifica | modifica sorgente]

Il padre, Amenhotep III fu un uomo dai gusti raffinati e da abile diplomatico, oltre alla regina Tyi, prese varie mogli provenienti da lontano, una veniva da Babilonia, una da Arzawa, l'attuale Turchia sudoccidentale, un'altra da Mitanni, l'odierno Kurdistan e durante il suo regno diede il suo contributo alla magnificenza del tempio del dio Sole.
Il fratello maggiore di Akhenaton, Thutmose, morì improvvisamente e prematuramente e così alla morte del padre il figlio minore salì al trono.[1]

Il contrasto Amon/Aton[modifica | modifica sorgente]

Amon, divinità solare tebana, giunse ad avere grande importanza nazionale appunto con la XVIII dinastia. Il suo ruolo di protettore della regalità comportava un enorme potere per il suo tempio principale situato a Karnak, questo, nel corso dei secoli, aveva ricevuto in dono terre ed altre proprietà fino a diventare quasi uno stato nello stato ed a influenzare anche le scelte sulla successione al trono d'Egitto. La famosa Hatshepsut detta il re-donna derivò il suo potere dal favore goduto presso il clero di Tebe.

In ogni caso pare che Akhenaton e numerosi membri della sua famiglia così come numerosi Faraoni che lo hanno preceduto, furono membri della "Dragon Court" (Corte del Drago), detta anche Fratellanza del Serpente o Fratellanza Babilonese, che potrebbe quindi aver influito sull'operato religioso.

L'apostasia di Akhenaton fu quindi un tentativo di recuperare il potere sacrale originariamente detenuto dal sovrano. La stessa titolatura dei sovrani ne indicava la componente divina: il re è l'Horo vivente, figlio di Ra. Un'ultima teoria vuole che la divinizzazione del sole fosse anche dovuta al fatto che il faraone aveva problemi di vista, per cui la luce solare assume molta importanza. Gli studiosi infatti, analizzando le effigi del sovrano, hanno individuato alcuni inconfondibili sintomi della sindrome di Marfan di cui due sono particolarmente evidenti: l'aracnodattilia e la dislocazione del cristallino, con conseguente miopia. La teoria trova ulteriore conferma nell'analisi del DNA effettuata sulle mummie di due suoi figli.

La politica interna[modifica | modifica sorgente]

Akhenaton e Nefertiti, Calcare dipinto. Parigi, Museo del Louvre

Secondo una parte degli studiosi Amenhotep IV avrebbe regnato come coreggente con il padre per alcuni anni ma questa interpretazione dei dati è contestata, da altri tra cui il Gardiner, sulla base di alcune lettere facenti parte della corrispondenza diplomatica (le lettere di Amarna) ed anche sulla poco credibile situazione che si sarebbe venuta a creare: due sovrani con due capitali diverse.
Il sovrano scelse come consiglieri sua madre Tiye, la regina Nefertiti ed il sacerdote Ay, marito della sua governante. Nel secondo e nel terzo anno di regno, decise di celebrare un grande giubileo e iniziò la costruzione di almeno otto strutture in muratura a Karnak, dove, inizialmente, Amenhotep IV regnò; la struttura più articolata fu il tempio ad Aton detto Gen-pa-Aton ("il Disco del Sole è trovato"), sui cui muri apparivano incise scene della celebrazione del giubileo e raffigurazioni della regina Nefertiti assieme alle figlie nell'atto di effettuare offerte al Sole (la coppia non ha avuto un figlio maschio e sarà la primogenita a prendere il posto della madre); un secondo tempio fu chiamato "Esaltati sono per sempre i monumenti del Disco del Sole" e comprendeva molte raffigurazioni di vita domestica a palazzo; un terzo tempio fu denominato "Robusti sono per sempre i monumenti del Disco del Sole", i cui rilievi descrivevano offerte al Sole, processioni e scene di palazzo con servi.[1]

Tra il quarto ed il sesto anno di regno, dopo aver mutato parte della titolatura reale ed anche il suo nome da Amenhotep (Amon è contento) in Akhenaton (Aton è soddisfatto o L'effettivo spirito di Aton) e quello della moglie in Nefer-neferu-Aton (Bella è la perfezione di Aton), trasferì la capitale in una città appositamente costruita 240 chilometri più a nord: Akhet-Aton, Orizzonte di Aton (oggi Amarna). Nella parte meridionale della città era previsto il palazzo per l'intrattenimento del sovrano, mentre il centro era occupato da un tempio e dal palazzo reale; il lato settentrionale ospitava il quartiere dei mercanti. I templi erano aperti verso il cielo e quindi seguivano la struttura di quelli solari di Eliopoli. La città era priva di qualunque sistema di fognatura.

Lo scontro con il clero di Amon si fece più aspro nel 14º anno di regno quando oltre alla chiusura del complesso templare di Karnak, privato di tutte le sue proprietà, si aggiunge l'opera iconoclasta verso il nome stesso del dio, che venne scalpellato da tutti i monumenti. Inoltre anche il popolo covava risentimenti nei confronti del sovrano per la soppressione delle antiche divinità ed anche l'esercito mostrava segni di disappunto per l'immobilismo e la perdita dei territori asiatici.

La nuova religione[modifica | modifica sorgente]

Bassorilievo proveniente da Tell el Amarna. Visibile la rappresentazione di Aton come sole raggiato. Museo del Cairo

Il culto di Aton, divinità solare, fu introdotto a Karnak durante il regno di Thutmose II.

A differenza delle altre divinità egizie Aton non è rappresentato in forma antropomorfa ma sempre come un sole i cui raggi sono braccia terminanti con mani, alcune delle quali reggono l'ankh, simbolo della vita.

Molto si è discusso, e scritto, sul monoteismo del culto di Aton, e alcuni studiosi preferiscono parlare di enoteismo nel senso che forse Aton non sarebbe stato l'unico Dio ma un dio supremo la cui adorazione avrebbe potuto prevalere su quella delle altre divinità.

Akhenaton diede ordine di eliminare le immagini e i culti degli altri dei in tutto l'Egitto (come le ricerche archeologiche ci mostrano), dando così segno di una completa rottura con il politeismo. Con questo egli enunciò i principi della sua nuova dottrina:

  1. Era consentito adorare un solo Dio
  2. Tutti gli idoli furono banditi, specie le raffigurazione di divinità con animali e le personificazioni del sole divino
  3. Tutti i rituali legati alla morte aboliti
  4. Nessun sacrificio di animali
  5. Universalità di culto
  6. Le sepolture effettuate senza beni materiali
  7. Abolizioni della magia e incantesimi
  8. Monogamia (come egli stesso praticò)
  9. Tutte le rendite degli altri dèi egizi dovevano confluire ad un unico tesoro, quello del Dio unico

Akhenaton, con il suo monoteismo rivoluzionario, non pone più il sovrano come rappresentazione di Dio; il faraone ora è "utile a Dio, che è utile a lui" come testimonia anche una stele commemorativa nel Tempio di Ptha a Karnak dove è scritto: "Dio ha fatto sì che le vittorie della mia maestà fossero più grandi [di quelle] di ogni altro re. La mia Maestà ha ordinato che il Suo altare sia fornito di ogni bene."

L'escatologia che sostituisce quella di Osiride, prevedeva che le anime dei morti, con il sorgere del sole, uscissero fuori sotto le sembianze di uccelli per rivivere tutto il giorno in un mondo parallelo a quello materiale.

In alcuni inni ritrovati nella tomba del sacerdote Ay viene manifestato l'universalismo imperiale al quale, secondo alcune interpretazioni, mirava Akhenaton, che si auspicava la diffusione di una religione universale con al centro il dio di tutti gli uomini, indipendentemente dalla loro razza e soprattutto il dio creatore della natura.[2]

Sono numerosi i ricercatori che hanno individuato delle analogie fra alcuni passi del Genesi, primo libro del Vecchio Testamento della Bibbia, e la svolta teologica di Akhenaton. Di particolare interesse è l'interpretazione del nome del dio Aton, in analogia al versetto Genesi 1,2.

veruach Elohim merachefet al-peney hamayim

il vento di Dio si agitava sulle superfici delle acque

Infatti nel cartiglio ATON compare il fior di giunco (i), che rappresenta il vento, il pane (t), che rappresenta la paternità e la superficie dell'acqua (n).[3]

Politica estera[modifica | modifica sorgente]

Durante il regno di Akhenaton, come già durante quello del padre, l'Egitto non seppe contrapporsi all'ascesa degli Ittiti perdendo, quindi, il controllo di una serie di stati vassalli dell'Asia Minore che rappresentavano una fonte di ricchezza per le casse reali. Una parte della corrispondenza diplomatica rinvenuta tra le rovine della nuova capitale (le Lettere di Amarna) è appunto composta da richieste di aiuto di sovrani dell'area palestinese dove bande di nomadi predoni Hapiru esercitavano razzie e disordini.

Malgrado le richieste di aiuto provenienti dagli alleati, ad esempio quelle inviate da Tushratta re di Mitanni, almeno da quanto riportato nelle fonti a nostra disposizione, non si hanno notizie di campagne militari nell'area siro-palestinese. Di questo atteggiamento pacifista seppe approfittare Suppiluliuma I, re ittita che, dopo aver portato sotto il suo controllo il regno di Mitanni, iniziò l'espansione nella zona d'influenza egiziana.

Le nostre fonti riportano, invece, una campagna militare nella Nubia durante il 12º anno di regno, per sedare una rivolta.

La successione[modifica | modifica sorgente]

Bassorilievo proveniente da Tell el-Amarna. Berlino, Museo egizio

La damnatio memoriae (viene spesso identificato come "Il faraone che si ribellò agli dei"), con la conseguente distruzione di documenti e di monumenti, a cui Akhenaton venne condannato a partire da Haremhab rende difficoltoso definire esattamente la linea di successione.

Fonti amarniane sembrano citare come immediato successore un Neferneferuaton più noto come Smenkhkhara.Questo sovrano avrebbe governato da Akhet-Aton.

L'abbandono della nuova religione, ed anche dalla capitale Akhet-Aton, avvenne durante il regno di Tutankhamon, figlio di Kiya (moglie secondaria di Akhenaton) ed ultimo discendente della stirpe regale iniziata con Ahmosi.

Secondo i fautori della teoria della coreggenza, Smenkhkhara non avrebbe mai governato in modo autonomo ed il successore di Akhenaton sarebbe quindi Tutankhamon. Per un'esposizione completa di questa teoria si può consultare il testo di Cyril Aldred citato nella bibliografia.

La demolizione dei templi del Sole e del palazzo reale di Akhenaton furono condotti all'insegna del riciclaggio dei materiali in muratura che furono riutilizzati ad esempio per i piloni aggiunti al tempio di Amon-Ra a Karnak oppure per gli edifici eretti da Ramesse II.

Nel 1917 nella Valle dei Re fu scoperta una tomba, la numero KV55, risalente all'epoca Amarniana. All'interno fu trovato un corpo sconosciuto dal momento che le iscrizioni sulle pareti erano state cancellate a colpi di scalpello. Il confronto del cranio con quello del faraone Tutankhamon rivelerebbe, secondo alcuni esperti, una parentela diretta tra i due. Alcuni ipotizzarono, perciò, che si trattasse del corpo di Akhenaton, trasportato nella Valle da Tutankhamon, secondo altri è, invece, il corpo di Smenkhkhara. Ma oggi, recenti studi su base genetica identificano Akhenaton nella mummia 61072 e la consorte Nefertiti nella mummia 61070. Queste mummie "anonime", insieme ad una terza, furono trovate nella tomba di Amenhotep II KV35 nel 1898.

Rinnovamento artistico[modifica | modifica sorgente]

Alla rivoluzione religiosa si affiancò anche un profondo rinnovamento artistico, il cosiddetto stile di Amarna, in cui la rappresentazione della figura umana, compresa quella del sovrano e della sua famiglia, perde la rituale staticità precedente per acquisire una rappresentazione naturalistica, e talvolta impietosa, della realtà. Akhenaton, ad esempio, viene rappresentato in scene di vita familiare, talvolta, il sovrano indossa una tunica da donna e i nastri posti sul retro della corona assumono una forma allungata e femminile. Anche l'atteggiamento dei cortigiani cambia considerevolmente visto che ora si inchinano o si prostrano davanti alla coppia reale.

Queste insolite rappresentazioni del sovrano hanno fatto a lungo pensare che Akhenaton soffrisse di deformità congenite, che gli avrebbero fatto sviluppare un corpo dai tratti femminili, con un bacino ampio e arti sottili. Lo studio del suo scheletro ha invece rivelato un corpo perfettamente sviluppato e dai tratti mascolini: il re viene rappresentato con tratti androgini perché, in quanto divinità, è associato al mito creatore e quindi né uomo, né donna.[4]

Infatti, tra gli insegnamenti di Akhenaton vi è quello della "verità" e del principio "Vivente della Verità" che spesso è accostato al nome del sovrano. Il suo scultore capo Bek ci ha lasciato la notizia che lo stesso Akhenaton chiese agli artisti di esprimere la realtà che vedevano; quindi furono raffigurate anche scene prese dalla vita animale, come il cane durante la caccia e la preda che fugge.[2]

La tomba di Akhenaton fu collocata ad est della città, in perfetto allineamento con il tempio del dio Aton. All'interno di essa, per la prima volta, il faraone e la moglie, Nefertiti, sono raffigurati nudi e Akhenaton è solo quando intercede presso il dio Aton, mentre la moglie è rappresentata in battaglia, vestita con i simboli regali.

Liste Reali[modifica | modifica sorgente]

Nome Horo Giuseppe Flavio anni di regno Sesto Africano anni di regno Eusebio di Cesarea anni di regno Altri nomi
Ka -nekhet
Qaisuty
Onos 36 Onos 32 Onos 36 Amenofi IV
Amenhotep IV
Akhenaton

Titolatura[modifica | modifica sorgente]

Amenhotep IV

G5
E1
D44
X7 A28 S9
Srxtail2.svg
serekht o nome Horo
G16
G36
r
M23 t
n
i i m i p
t
Q1 t
Z2
nome Nebty
G8
U39 M40 N28
Z2
m O28 W24
O49
M27
nome Horo d'Oro
M23 L2
Hiero Ca1.svg
N5 nfr L1 N5
Z2
T21
n
Hiero Ca2.svg
praenomen o nome del trono
G39 N5
Hiero Ca1.svg
i mn
m
R4
t p
Hiero Ca2.svg
nomen o nome di nascita
Amenhotep IV
in geroglifico



Akhenaton

G5
i t
n
N5
mr
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serekht o nome Horo
G16
G36
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N27
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nome Nebty
G8
U39 r
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V10 i t
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N5
nome Horo d'Oro
M23 L2
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C2 nfr L1 Z2
N5
T21
n
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praenomen o nome del trono
G39 N5
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n
N5
G25 Aa1 n
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nomen o nome di nascita
Akhenaton
in geroglifico


Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Il faraone Akhenaton è anche stato il protagonista di un comics Marvel del 2004, dal titolo La fine dell'Universo Marvel. Nel fumetto, Akhenaton venne rapito da una potentissima razza aliena padrona del Cuore dell'Universo, un potere che permette di fare qualunque cosa. Dopo aver passato millenni ad acquisire potere e capacità, Akhenaton tornò sulla Terra per far risorgere il potere dell'Egitto e creare un nuovo imponente Impero. Akhenaton verrà però fermato dai Difensori e da Thanos, che alla fine riuscirà nel suo intento di possedere il Cuore dell'Universo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b , di Donald B. Redford, pubbl. su "Le Scienze (Scientific American)", num. 126, febbr. 1979, pp. 74-84
  2. ^ a b "Akhenaton: il faraone del sole", di Cyril Aldred, Newton & Compton, Roma, 1996, pp. 79-82
  3. ^ contenuto tratto dal romanzo Mikedem di Oreste Chiarion e dal sito www.mikedem.it
  4. ^ Il padre di Tutankhamon non era un "Quasimodo Egizio", National Geographic. URL consultato il 17 febbraio 2010.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Cimmino, Franco - Dizionario delle dinastie faraoniche - Bompiani, Milano 2003 - ISBN 88-452-5531-X
  • Gardiner, Alan - La civiltà egizia - Oxford University Press 1961 (Einaudi, Torino 1997) - ISBN 88-06-13913-4
  • Hayes, W.C. - Egitto: la politica interna da Thutmosis I alla morte di Amenophis III - Il Medio Oriente e l'Area Egea 1800 - 1380 a.C. circa II,1 - Cambridge University 1973 (Il Saggiatore, Milano 1975)
  • Wilson, John A. - Egitto - I Propilei volume I -Monaco di Baviera 1961 (Arnoldo Mondadori, Milano 1967)
  • Elio Moschetti, -Akhenaton. Storia di un'eresia- Ananke, Torino

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Signore dell'Alto e del Basso Egitto Successore Double crown.svg
Amenofi III 13501333 a.C. Smenkhara