Ieracompoli

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Ieracompoli
Nekhen
Re scorpione
Re scorpione
Localizzazione
Stato Egitto Egitto
Governatorato Assuan
Dimensioni
Superficie n.d.
Scavi
Date scavi fine XIX sec.; fine XX sec.
Archeologo James Edward Quibelle e Frederick William Green; Michael A. Hoffman Barbara Adams, Renee Friedman
Amministrazione
Ente Ministry of State for Antiquities

Coordinate: 25°05′50″N 32°46′46″E / 25.097222°N 32.779444°E25.097222; 32.779444

O48
niwt

oppure
O47
n
niwt
Nekhen
in geroglifico

Ieracompoli, ossia "Città del Falco", è il nome greco dell'antica Nekhen, una città di notevole importanza nell'Egitto dei primi periodi storici (periodo predinastico ed arcaico). Nekhen era situata sulla riva occidentale del Nilo in faccia a Nekheb (attuale el-Kab), posta sulla riva orientale. Entrambe le città ricoprirono il ruolo di capitali del 3º nomos dell'Alto Egitto.

Testa in oro di Horus

Gli scavi[modifica | modifica wikitesto]

Le rovine della città furono trovate grazie agli scavi effettuati verso la fine del XIX secolo dagli archeologi inglesi James Edward Quibell (1867 – 1935) e Frederick William Green (1869 – 1949).

Nel deposito principale del tempio di Nekhen essi trovarono importanti manufatti cerimoniali del periodo Naqada III quali la tavoletta di Narmer, recante il cartiglio con il nome di Narmer, unificatore dell'Egitto e fondatore della I dinastia egizia, e le teste di mazza dei Re Scorpione.

Più recentemente la concessione venne scavata ancora da un gruppo internazionale (e interdisciplinare) di archeologi, egittologi, geologi e scienziati di altre discipline, coordinati da Michael A. Hoffman (1944 – 1990) fino alla sua morte. Gli successero alla guida del gruppo l'egittologa inglese Barbara Adams, dell' University College di Londra e il Dr. Renee Friedman, che rappresentava l'Università della California di Berkeley ed il British Museum, fino a che Barbara Adams morì e venne sostituita da Renée Friedman, anch'egli dell'Università della California.

Il dio di Nekhen era il falco Horus rappresentato con il capo cinto dalla corona bianca che fu sostituito dalla principale divinità di Nekheb, la dea-avvoltoio Nekhbet. La città divenne famosa per la leggendaria conquista del Basso Egitto da parte dei Seguaci di Horo e nei testi egizi erano citate le Anime di Nekhen come mitici re predinastici dell'Alto e Basso Egitto.

L'attuale nome della località è Kom el-Ahmar, che significa "La collina rossa", ed in effetti il sito dell'antica Nekhen era ricoperto di frammenti di vasellame rossi e di sabbia, quando fu visitato per la prima volta durante la spedizione militare di Napoleone I in Egitto. Il sito, scavato da Flinders Petrie a partire dal 1887, ha restituito l'antico abitato ed una necropoli risalente al predinastico ed al protodinastico.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Brian Fagan, Egitto, National Geographic Society, ISBN 8880957139
  • Guy Rachet, Dizionario Larousse della civiltà egizia, Gremese Editore, ISBN 8884401445
  • (EN) Barbara Adams: Ancient Hierakonpolis Warminster 1974. In: Bibliotheca Orientalis 33, 1976, ISSN: 0006-1913, pp. 24–25.
  • (EN) Barbara Adams: The Fort Cemetery at Hierakonpolis. (Excavated by John Garstang). KPI, London 1987, ISBN 0-7103-0275-4, (Studies in Egyptology).
  • (EN) J. E. Quibell: Plates of discoveries in 1898. With notes by W. M. F. P. Bernard Quaritch, London 1900, (Hierakonpolis 1), (Egyptian Research Account Memoir 4), (Reprint: Histories and Mysteries of Man Ltd , London 1989).
  • (EN) J. E. Quibell / F. W. Green: Plates of discoveries, 1898-99. With Description of the site in detail. Bernard Quaritch, London 1902, (Hierakonpolis 2), (Egyptian Research Account Memoir 5), (Reprint: Histories and Mysteries of Man Ltd , London 1989).

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