Vasi canopi

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I Vasi canopi, o canopici erano usati nell'Antico Egitto per conservare le viscere estratte dal cadavere durante la mummificazione e rappresentavano una costante caratteristica funebre egizia.

Vasi canopi provenienti dalla tomba di Nsikhonsou, moglie di Pinedjem II (990-969 a.C., British Museum)
Vasi canopi provenienti dalla tomba di Ty (XIX dinastia). Parigi, Museo del Louvre.

Il termine "canopo" deriva dal greco ed indica, per la forma, il tributo pagato dai Greci al dio Canopo[1], divinità a forma di giara con testa umana[2] ma che non aveva alcuna relazione con i visceri mummificati degli Egizi.[3]

Un'altra teoria indica invece l'origine del termine nel culto di Osiride, rappresentato con forma di vaso, praticato dagli abitanti di Canopo.[4]

In origine, nell'Antico regno, i visceri estratti dal corpo del defunto venivano riposti in una cassetta a 4 scomparti (il primo rinvenimento di tal genere nella tomba di Hetep-heres,[4] madre di Cheope, il cui corredo, completo, si trova al Museo Egizio del Cairo).

Solo con il Medio Regno, e segnatamente con la XII dinastia, viene introdotto l'uso dei veri e propri vasi canopici, con coperchio a forma di testa umana, contenuti in una cassetta a scomparti protetta da 4 dee (Iside, Nephtys, Neith e Selkis).

Con il Secondo Periodo Intermedio si ritorna alla deposizione dei visceri in una cassetta unica suddivisa in quattro scomparti mentre, con il Nuovo Regno e segnatamente con la XIX dinastia, si instaura l'usanza dei vasi canopici dotati di coperchi che rappresentano le teste dei quattro Figli di Horo[1] che avranno un posto di rilievo anche nella cerimonia della psicostasia:

  • Hamset (umana), per il fegato;
  • Hapi (babbuino), per i polmoni;
  • Kebehsenef (falco), per gli intestini;
  • Duamutef (sciacallo), per lo stomaco.

I vasi canopici, a loro volta, sono contenuti in una scatola lignea a forma di santuario protetto dalle quattro dee.[1]

Durante il Terzo Periodo Intermedio, con la XXI dinastia, gli organi interni vengono imbalsamati e riposizionati all'interno del corpo; esistono, tuttavia, i vasi canopi, ma, in qualche caso, si tratta di simulacri in cui i vasi stessi non sono scavati internamente.[4]

Con la XXV dinastia, infine, i vasi canopici ricompariranno funzionalmente così come in epoca Tolemaica.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Margaret Bunson, Enciclopedia dell'antico Egitto, pag. 292
  2. ^ Maurizio Damiano-Appia, Dizionario enciclopedico dell'antico Egitto e delle civiltà nubiane, pag. 80
  3. ^ Maurizio Damiano-Appia, Dizionario enciclopedico dell'antico Egitto e delle civiltà nubiane, pag. 79
  4. ^ a b c Edda Bresciani, Grande enciclopedia illustrata dell'antico Egitto, pag. 81

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Margaret Bunson, Enciclopedia dell'antico Egitto, Fratelli Melita Editori, ISBN 88-403-7360-8
  • Maurizio Damiano-Appia, Dizionario enciclopedico dell'antico Egitto e delle civiltà nubiane, Mondadori, ISBN 88-7813-611-5
  • Guy Rachet, Dizionario Larousse della civiltà egizia, Gremese Editore, ISBN 88-8440-144-5
  • Edda Bresciani, Grande enciclopedia illustrata dell'antico Egitto, De Agostini, ISBN 88-418-2005-5

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