Eliopoli

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Eliopoli
Heliopolis
Mappa di Eliopoli
Mappa di Eliopoli
Civiltà Antico Egitto
Utilizzo Centro politico e religioso
Epoca Antico Regno
Localizzazione
Stato Egitto Egitto

Coordinate: 30°07′46.3″N 31°17′20″E / 30.129528°N 31.288889°E30.129528; 31.288889

Eliopoli (Ἡλίου πόλις - Heliopolis in greco) fu un'importante città dell'antico Egitto capitale del 13º distretto del Basso Egitto

Il sito si trova, attualmente, nella periferia del Cairo nei pressi del sobborgo detto el-Matariya.
Eliopoli era una delle più rilevanti località legate al culto solare da cui il nome greco, città del sole.


Periodo egizio[modifica | modifica sorgente]

Il nome originale era Iunu o Iunet Mehet

V36 V9
O49
Eliopoli
in geroglifico


talvolta reso in greco come Ὁν (On) ed in ebraico come ˀÔn oppure ˀĀwen.

Il sito di Eliopoli fu occupato fin dal Periodo predinastico e vide il maggior sviluppo durante i periodi storici detti antico regno e medio regno. La maggior parte degli edifici venne distrutta durante la costruzione della città del Cairo allo scopo di riutilizzarne i materiali da costruzione, come le pietre.


La principale divinità adorata, inizialmente, ad Eliopoli fu il dio Atum, a cui fu dedicato il più antico tempio conosciuto: Per-Aa (pr ˁ3 - grande casa) detto anche Per-Atum (pr ỉtmw - Casa di Atum). La città fu anche la sede originale del culto dell'Enneade.
Si ritiene, in base alle risultanze degli scavi archeologici (scarsamente sistematici e completi a causa dell'esistenza della città contemporanea) che Eliopoli ospitasse un tempio solare analogo a quello di Abu Gurab.
In seguito, quando il ruolo di divinità predominante fu assunto da Horo, il culto si focalizzò sulla divinità sincretica di Ra-Harakhti (letteralmente Ra [che è] Horo sui due orizzonti).

Durante il periodo di Amarna il re Akhenaton introdusse nella città il culto di Aton, il disco solare deificato, costruendo un tempio detto Wetjes Aten (wṯs ỉtn - elevazione del disco solare). Blocchi provenienti da questa costruzione furono reimpiegati nella costruzione delle mura medievali del Cairo e possono ancora essere osservati in alcune delle porte cittadine.
Ulteriore culto rilevante per Eliopoli fu quello del toro Mnevis, una incarnazione di Ra; a nord della città si trovava la necropoli riservata ai tori, analogamente a quanto avveniva a Saqqara, nel Serapeo, per i tori Api.
Gli scavi hanno riportato alla luce anche una necropoli riservata ai sacerdoti e datata alla V dinastia

Periodo greco-romano[modifica | modifica sorgente]

L'esistenza della città è attestata da numerosi autori sia del periodo greco che di quello romano come: Claudio Tolomeo, Erodoto, Strabone, Diodoro Siculo, Plutarco, Diogene Laerzio, Giuseppe Flavio, Pomponio Mela, Cicerone, Plinio il vecchio, Tacito.[1]

Strabone, nel I secolo a.C., riferisce che i templi erano ormai deserti e la città quasi disabitata. Durante il periodo romano la città fece parte prima della provincia d'Egitto poi, sotto Diocleziano venne inserita nella provincia Egitto Erculeo ed infine, con la riforma di Teodosio I, nella provincia denominata Augustamnica.

La popolazione comprendeva, con ogni probabilità, anche elementi di ceppo arabico.[2] Parte degli obelischi che si ergevano ad Eliopoli vennero trasportati nelle altre città del delta del Nilo ed alcuni attraversarono il Mediterraneo per giungere fino a Roma.

Età moderna[modifica | modifica sorgente]

In seguito, la fondazione del Cairo, solo 6 miglia a sud-ovest di Eliopoli, causò la definitiva rovina della città e la demolizione della maggior parte degli edifici allo scopo di ricavarne materiali da costruzione.

Il 20 marzo 1800 la zona dell'antica Eliopoli fu teatro dell'omonima battaglia, combattuta tra le truppe ottomane di Nassif Pascià e quelle del Corpo di spedizione francese in Egitto, al comando del generale Jean-Baptiste Kléber, al quale arrise la vittoria.

Attualmente la posizione dell'antica città è identificata solamente da un obelisco.

Immagini[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Con riferimento al mito della Fenice, vedi Publio Cornelio Tacito, Annales, VI, 28.
  2. ^ Plinio il Vecchio, VI, 34.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Margaret Bunson, Enciclopedia dell'antico Egitto, Fratelli Melita Editori, ISBN 88-403-7360-8
  • Maurizio Damiano-Appia, Dizionario enciclopedico dell'antico Egitto e delle civiltà nubiane, Mondadori, ISBN 88-7813-611-5
  • Federico A. Arborio Mella, L'Egitto dei faraoni, Mursia, ISBN 88-425-3328-9
  • Franco Cimmino, Dizionario delle dinastie faraoniche, Bompiani, ISBN 88-452-5531-X
  • Edda Bresciani, Grande enciclopedia illustrata dell'antico Egitto, De Agostini, ISBN 88-418-2005-5
  • Mario Tosi, Dizionario enciclopedico delle divinità dell'antico Egitto, vol. II, Ananke, ISBN 88-7325-115-3
  • Guy Rachet, Dizionario Larousse della civiltà egizia, Gremese Editore, ISBN 88-8440-144-5

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