Ramses II

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« I paesi stranieri che mi hanno visto pronunceranno il mio nome, lontano, in paesi stranieri sconosciuti. »
(Ramses II, Poema di Pentaur[1])
Ramses II
Ramses II
Ramses II
Signore dell'Alto e del Basso Egitto
In carica 1279 a.C.-1212 a.C.
Predecessore Seti I
Successore Merenptah
Altri titoli Toro possente amato da Maat
Difensore dell'Egitto
Colui che vince i paesi stranieri
Ricco di anni, Grande di vittorie
Nato da Ra
Amato da Amon
Nascita 1303 a.C. circa
Morte Pi-Ramesse, 1212 a.C. circa
Padre Seti I
Madre Tuya
Coniugi Nefertari
Isinofret
Maat-hor Neferura
Figli Amon-her-khepshef, primogenito
Merenptah, successore

Ramses II (in egiziano antico: Usermaatra Setepenra Ramsess(u) meriamon[2]; 1303 a.C. – 1212 a.C.[3]) è stato un sovrano egizio.

G5
E1
D44
C10 mr
Srxtail2.svg
serekht o nome Horo
G16
G45 f
Z7
D44 N25 t
Z2
nome Nebty
G8
wsr s M4 M4 M4 O29
D44
Z2
nome Horo d'Oro
M23 L2
Hiero Ca1.svg
wsr s M4 M4 M4 O29
D44
Z2
Hiero Ca2.svg
praenomen o nome del trono
G39 N5
Hiero Ca1.svg
C2 C12
N36
F31 S29 M23
Hiero Ca2.svg
nomen o nome di nascita
Ramses II
in geroglifico
Nome Horo Flavio Giuseppe anni di regno Sesto Giulio Africano anni di regno Eusebio di Cesarea anni di regno Altri nomi
Kha nekht meri maat Harmesses Miamun 66 Ramesses 68 Ramesse II

Chiamato anche Ramses il Grande[4], è stato il terzo sovrano della XIX dinastia e regnò dal 1279 al 1212 a.C.[5]
Grazie alla durata eccezionale del suo regno, oggi gli egittologi usano chiamare col suo nome l’intero periodo della sua dinastia (Epoca Ramesside). Fece costruire numerosissimi monumenti in tutto il paese e incidere il suo nome su altrettante opere dei suoi predecessori; una tale quantità di oggetti d’arte e di elementi architettonici ha fatto sì che vi sia traccia di lui in qualsiasi museo del mondo che ospiti una collezione dedicata all’Antico Egitto[6].
Così come altri personaggi storici, guerrieri e condottieri, la cui gloria ha attraversato i secoli, così anche a Ramses II venne attribuito l’epiteto Il Grande[4]. Egli combatté contro gli Ittiti e assicurò il predominio dell’Egitto sulla Nubia e sui giacimenti auriferi. In questa colonia dell’impero egizio, fece costruire sei templi, i più celebri dei quali sono certamente quelli di Abu Simbel[7].
Dopo la battaglia di Qadeš, combattuta presso l’Oronte nell’ anno 5 del suo regno contro l’esercito dell’imperatore ittita Mowatalli (1310 – 1269), la frontiera dell’Egitto venne qui definitivamente stabilita[8]. Nell’anno 21 del suo regno venne sancita la pace fra le due grandi potenze, le quali si spartirono le colonie della Siro-Palestina, dando inizio ad un periodo di forte stabilità per la regione. La pace, suggellata da un trattato internazionale che ci è pervenuto pressoché interamente, venne rafforzata grazie a due matrimoni diplomatici del faraone con principesse ittite[9].
La sua azione nella Nubia e soprattutto nella Siro-Palestina marcarono a tal punto gli animi del tempo che ancora in Periodo Tolemaico si raccontavano favolose leggende sul viaggio della “principessa di Bakhtan” venuta ad offrirsi in sposa al grande re d’Egitto, eco lontano dei fatti veramente accaduti[10].
Ramses II viene considerato da alcuni studiosi il faraone che si oppose a Mosè nei fatti narrati dal Libro dell'Esodo, ma di fatto non esiste alcuna prova archeologica che lo dimostri, né il suo nome viene menzionato nella Torah[11].
L’insieme di ciò che Ramses II ha lasciato all’archeologia e allo stesso modo nella memoria collettiva fa di lui il faraone più conosciuto nel mondo[12][13].

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Descrizione fisica[modifica | modifica sorgente]

Unica testimone dell’aspetto fisico del re è la sua mummia, conservata oggi al Museo egizio del Cairo, e studiata approfonditamente da un'équipe interdisciplinare al Musée de l'Homme di Parigi nel 1976[14].
Ramses aveva il naso aquilino, lungo e sottile, labbra carnose, il volto dalla forma ovale, la mascella possente[15]. Era senza dubbio più alto della media del tempo: l’altezza antropometrica corrisponde a 173 cm, il che significa che in vita e in età giovanile egli era alto quasi 185 cm[16]. Essendo morto all’età di circa 90 anni, la mummia presenta i segni della veneranda età; negli ultimi anni di vita il re era affetto da spondiloartrite anchilosante, ed era probabilmente costretto a camminare con l’aiuto di un bastone[17][18].
Ramses era inoltre di etnia berbera[19]; durante gli studi sulla mummia, un'équipe di tredici specialisti, grazie all’analisi microscopica, confermò che il re portava per natura i capelli rosso fulvo[20].

La giovinezza[modifica | modifica sorgente]

Statua di Ramses II bambino, Museo del Cairo.

Ramses II nacque intorno al 1303 a.C.[21] da Seti I (1294-1279 a.C.) e Tuya[22][23]. È difficile stabilire il luogo di nascita a causa della mancanza di materiale archeologico in proposito, anche se è appurato che la sua famiglia fosse originaria del Delta del Nilo, e più precisamente della città di Avaris, antica sede degli invasori Hyksos[24].
All’epoca dell’ascesa al trono di suo nonno Ramses I, precedentemente visir sotto Horemheb[25], il futuro Ramses II aveva circa cinque anni[26], una sorella maggiore chiamata Cia[27][28] e, a quanto pare da iscrizioni del tempio di Karnak, un fratello maggiore, Mehi, morto in giovane età[29][30]. È altresì nota l'esistenza di una certa Hentmira, divenuta in seguito una delle sue mogli, nata da Sethi I quand’egli era già re, e di conseguenza sorella minore di Ramses[31].
Scelto molto presto dal padre come principe ereditario, così come attestano i rilievi dei templi di Sethi ad Abydo e a Qurna, Ramses venne educato fin da bambino al rispetto e al mantenimento del prestigio e della grandezza del suo paese[32]. Suo cognato Thia, marito di sua sorella Cia e già scriba reale, fu scelto come suo precettore[33]. Intorno ai dieci anni, Ramses venne quindi nominato comandante di una squadra di militari e partecipò probabilmente ad una campagna paterna contro i Libici[34].
Nel frattempo, durante i periodi di pace, il principe accompagnava suo padre sui cantieri regali e nelle visite ufficiali in tutto il paese; questo apprendistato consisteva probabilmente nell’osservare cosa fosse necessario fare e come agire in determinate situazioni secondo l’esempio paterno[35].
Nell’anno 7 di Sethi (1287 a.C.), quindi, all’età di sedici o diciassette anni, il faraone decise che Ramses fosse pronto per incarichi di maggior peso, e perciò durante una cerimonia pubblica alla quale partecipava l’intera corte, lo nominò Principe Reggente, conferendogli anche tutti gli onori formali che si devono ad un sovrano[35], fra i quali un “nome d’incoronazione”, User-Maat-Ra, che Ramses II manterrà una volta divenuto unico faraone regnante[36].
Dopo la nomina, il padre ordinò che si costruisse per il figlio un palazzo, che fu edificato probabilmente nella città di Menfi. Fu in questo periodo che Ramses sposò la sua prima e prediletta moglie, Nefertari. Non si conoscono le origini della futura regina, il cui nome però non lascerebbe dubbi sulla sua nazionalità egiziana[37].
Nell’anno 13, Sethi I gli affidò la riscossione dei tributi dei paesi di Wawat e Kush (le due province nelle quali era divisa la Nubia), e il compito di reprimere alcune rivolte scoppiate fra i beduini shasu in terra di Canaan, compiti che si vennero a sommare al precedente incarico di responsabile del programma architettonico paterno lungo tutto l’Egitto[38].
Dopo quindici anni di governo circa, Sethi I morì e il regno passò quindi nelle mani di Ramses, allora venticinquenne[39].

Il primo anno di regno[modifica | modifica sorgente]

Ramses II salì al trono i primi di giugno del 1279 a.C. (3º mese dell’estate, 27º giorno)[40], e si impose subito come sovrano energico ed esperto grazie agli anni trascorsi in reggenza col padre Sethi I[40][41].
Durante il primo anno di regno, procedette al viaggio rituale lungo il Nilo, e si recò in visita ai principali santuari d’Egitto[42]. Giunto al tempio di Abydo, fece riprendere immediatamente la costruzione del tempio cominciato dal padre, i cui lavori si erano interrotti alla morte di questi. Le grandi iscrizioni del portico di questo santuario ricordano questo evento[43][44][45].
Nello stesso anno presenziò alla Festa di Opet, dedicata al dio Amon di Tebe[46][47][48], durante la quale svolse, caso unico nella storia della monarchia egizia, un interinato come Primo Profeta di Amon, a causa della morte per anzianità del titolare[48]. Poco dopo, procedette alla nomina di un suo fedelissimo, Nebuenenef, già Primo Profeta di Hathor a Dendera, in quella carica, assicurandosi così l’appoggio del clero tebano[49][50][51].

Imprese militari[modifica | modifica sorgente]

Scontro con gli Shardana[modifica | modifica sorgente]

Nel suo secondo anno di regno, Ramses sconfisse, in una battaglia navale e terrestre, i pirati Shardana, "Popoli del mare" che depredavano i territori lungo la costa mediterranea, interrompendo le relazioni commerciali con i propri saccheggi[52][53]. Alcuni studiosi collocano questo evento poco prima dell'effettiva ascesa al trono di Ramses quale unico faraone d'Egitto[54]. I guerrieri Shardana provenivano forse dalla costa Ionia o dalla zona sud-occidentale della Turchia, o dalla Sardegna[55]. Ramses posizionò i propri guerrieri sui vari sbocchi del fiume e, utilizzando un'esca, riuscì ad attirare in un unico punto i pirati Shardana, cogliendoli così di sorpresa e rendendoli suoi prigionieri[56].
Ramses catturò molti degli invasori che utilizzò come truppe mercenarie inglobandoli nell'esercito egizio, quali proprie guardie personali.[57] I guerrieri Shardana ebbero un ruolo rilevante nella successiva battaglia di Kadesh[58][59].
È curioso ricordare che, insieme agli Shardana, Ramses utilizzava un leone addomesticato, raffigurato anche nelle pareti dei templi di Abu Simbel, come guardia personale[60].

La guerra contro gli Ittiti[modifica | modifica sorgente]

Battaglia di Qadesh. Rilievo da Abu Simbel
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Qadeš.

La politica estera di Ramesse II fu principalmente rivolta all'area mediorientale e si sviluppò attraverso una serie di campagne militari che ebbero luogo negli anni 4°, 5°, 7°, 10°, e forse 18°, di regno[61].
L'obiettivo primario delle prime di queste campagne fu quello di ripristinare la zona d'influenza egizia nell'area palestinese così come l'avevano delineata la politica estera e le conquiste militari di Thutmose III[62]. Questa intenzione si scontrò con la crescente influenza del regno ittita che controllava ormai tutta la Siria settentrionale e l'intera regione di Mitanni[63].
La battaglia cruciale di questo conflitto ebbe luogo durante la campagna dell'anno 5, nei pressi della roccaforte di Qadesh. Essa vide il confronto tra l'esercito egizio comandato personalmente da Ramses e quello ittita al comando di Mowatalli II[64]. Della battaglia si hanno notizie sia da fonte ittita che egizia, ed è possibile notare che entrambe le parti si attribuirono la vittoria[65]. Ramses decise di prepararsi abilmente per questo incredibile conflitto. Inglobò i mercenari Shardana nel proprio esercito[66], e già nell'anno primo del suo regno spostò la capitale dell'Egitto a Pi-Ramses[67], luogo dal quale sarebbe stato in grado di armare velocemente i propri uomini e controllare le frontiere[13]. L'esercito venne strutturato in quattro armate poste sotto la tutela di altrettanti dei: le divisioni Ra, Ptah, Amon e Seth[68]. Dopo questi atti preparatori, Ramses condusse il proprio esercito, formato da più di 20000 uomini (5000 per divisione)[69] verso la fortezza di Qadesh, in quel tempo protettorato del re ittita Mowatalli II che, grazie ad un tranello, riuscì ad ingannare il sovrano egizio[70].

Anello d'oro con cavalli: rappresenta i due destrieri che condussero Ramses II in battaglia contro gli Ittiti. Museo del Louvre

Al loro arrivo a Qadesh, i soldati di Ramses catturarono due spie beduine che rivelarono al sovrano come l'esercito ittita si trovasse in realtà molto lontano, precisamente a 190 km di distanza[70]. Ramses diede quindi l'ordine all'esercito di avanzare, e decise di montare il campo con la divisione di Amon poco distante dalla roccaforte. Qualche tempo dopo però vennero catturate altre due spie che, sotto la minaccia della bastonatura, rivelarono la verità al sovrano: gli Ittiti erano più vicini del previsto[71]. Colto di sorpresa mentre guadava l'Oronte, lo schieramento della divisione Ra venne distrutto dalle armate nemiche in coalizione, guidate dal fratello di Muwatalli, Hattušili III, e Ramses fu costretto a lottare contro un numero ben maggiore di avversari, con la sola divisione Amon[72][73]. Durante il viaggio per raggiungere Qadesh, Ramses aveva però ordinato ad una divisione ausiliaria, di stanza in uno dei protettorati egiziani, di seguire una via alternativa, lungo la costa, per operare una manovra di accerchiamento a tenaglia[74]; questo esercito ausiliario sopraggiunse nel momento di maggior bisogno e si unì al sovrano nella respinta dei carri nemici. Dopo sei assalti guidati da Ramses[75], l'esercito ittita fu costretto a ripiegare e a rifugiarsi nella fortezza di Qadesh[76]. Le fonti egizie citano testualmente il contenuto di una lettera di armistizio che Mowatalli fece recapitare al faraone[77]. L'armistizio venne accettato, e i due eserciti tornarono nelle rispettive patrie, senza aver schierato nella battaglia tutte le proprie forze, forse per timore di distruggersi a vicenda[75][78].
Il sovrano egizio presentò la battaglia come un vittoria personale e ne fece immortalare il resoconto sulle pareti del suo tempio funerario, il Ramesseum, nei templi di Karnak e Luxor e nel tempio grande di Abu Simbel[79][80]. Malgrado le affermazioni dei contendenti, gli storici sono portati a ritenere che la battaglia non ebbe vincitori, poiché nonostante Ramses avesse vinto lo scontro armato vero e proprio, fermando l'avanzata degli anatolici, il progetto di recuperare le zone d'influenza nella Siria non ebbe successo, e la roccaforte di Qadesh rimase dominio dell'impero ittita[81].

Le seguenti spedizioni militari egizie nell'area palestinese furono rivolte solamente a riportare all'ordine alcuni governanti locali, ribellatisi al controllo egizio. La battaglia di Kadesh, immortalata come una vittoria sui templi di tutto l'Egitto, in realtà ridusse l'influenza di Ramesse a Caanan, mentre l'intera Siria finì nelle mani degli Ittiti.

Nel settimo anno del suo regno, il sovrano decise di riprovare la conquista e questa volta l'esito risultò positivo. Durante questa campagna divise l'esercito in due armate. Uno di questi, guidato dal figlio primogenito, Amon-her-khepshef, si diede all'inseguimento dei guerrieri delle tribù di Shasu, attraverso il Deserto del Negev. Conquistò in seguito la terra di Moab. L'altro schieramento, guidato da Ramesse stesso, attaccò Gerusalemme e Gerico. Le due armate si rincontrarono a Moab. Si estese così l'influenza egizia su quella regione. Furono sottomesse anche le città di Damasco e Upi. Intorno al 9º o 10º anno del suo regno, Ramesse tornò alla conquista dei territori che aveva perso dopo la battaglia con gli Ittiti. Si spinse così fino a Tunip, ben oltre Kadesh, ma i territori vinti furono presto sottomessi nuovamente dagli Ittiti.

Il confronto con il regno ittita ebbe il suo epilogo solo nel ventunesimo anno di regno di Ramesse quando la minaccia del regno degli Assiri sui confini ittiti ed egiziani, indusse il faraone a stipulare il Trattato di Qadeš con il re Hattusili III succeduto nel frattempo a Muwatalli in modo da chiudere le ostilità. Il trattato, ritrovato sia nella versione egizia che in quella ittita, prevedeva un patto di non aggressione, il riconoscimento dei reciproci confini, regole sull'estradizione dei fuggitivi e un patto di mutua assistenza in caso di attacco da parte di terzi. Per suggellare l'accordo Ramesse sposò una principessa ittita, Maat-hor Neferura, figlia di Hattusili. Il trattato, comunque, perse ben presto di importanza per l'Egitto, poiché arrivò una seconda ondata di popolazioni indoeuropee che travolse gli ittiti.

Infine, nel corso del suo lungo regno Ramesse II intervenne anche nell'area libica per frenare i tentativi di infiltrazione delle tribù di quella regione verso il delta del Nilo. A questo scopo venne anche realizzata una linea di difesa fortificata che partendo dall'area costiera di Rakotis si estendeva fino all'odierna Marsa Matruh.

L'attività edilizia[modifica | modifica sorgente]

Ramesse fu, oltre che grande capo militare, anche grande costruttore. Portò a compimento i monumenti edificati dal padre e riempì l'Egitto di templi e statue in suo onore allo scopo di rafforzare l'aspetto divino della propria indiscutibile regalità. Proprio grazie alle iscrizioni su questi edifici è stato possibile ricostruire la storia di questo grande sovrano. Fra i più grandi monumenti da lui edificati si può ricordare il tempio di Abu Simbel e il Ramesseum.

Nella sua attività edilizia non si diede scrupoli nel demolire gli edifici eretti da Akhenaton (per riutilizzarne i materiali), né di deturpare le costruzioni di altri predecessori.

Tra le sue realizzazioni anche quella di Pi-Ramesse, in pratica una città eretta solamente come residenza del sovrano (la capitale dell'Egitto continuò ad essere Tebe). La nuova città sorse nell'area est del delta del Nilo non lontano dal sito di Avaris, la capitale dei sovrani hyksos della XV dinastia.

Abu Simbel[modifica | modifica sorgente]

Il tempio maggiore di Abu Simbel
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Abu Simbel.

La sua opera più grandiosa e celebre è senza dubbio il tempio di Abu Simbel, località dell'Egitto meridionale lungo il fiume Nilo, a sud della città di Assuan.

Ramesse fece costruire sulla roccia della montagna due templi, uno maggiore, dedicato a sé stesso e uno minore, dedicato alla moglie Nefertari.

Il tempio maggiore si sviluppa in profondità nella roccia per circa 55 metri; la facciata è adorna di quattro colossali statue di Ramesse, alte più di 20 metri. Tra le gambe vi sono statue più piccole, raffiguranti Tuya, Nefertari e alcuni fra i suoi figli.

La grande sala, che si apre subito dopo il breve corridoio di ingresso, è sorretta da otto imponenti colonne, disposte in due file di quattro, a ciascuna delle quali è addossata una statua di Ramesse II, ritratto con gli attributi di Osiride. Sulle pareti della sala ipostila sono rappresentati i celebri episodi della battaglia di Kadesh. Nelle celle meridionali, utilizzate come depositi di oggetti sacri, è raffigurato invece il sovrano nell'atto di donare offerte agli dei.

Il tempio minore, costruito nello stesso periodo, è dedicato, oltre che a Nefertari, anche alla dea Hathor. È di dimensioni minori rispetto all'altro ma appare comunque imponente; la facciata è adorna di sei statue (quattro raffiguranti Ramesse, due raffiguranti Nefertari) alte più di nove metri.

Il Ramesseum[modifica | modifica sorgente]

Il Ramesseum

Ci vollero ben vent'anni per completare questo immenso complesso, il tempio funerario di Ramesse, non destinato ad ospitarne il corpo dopo la morte, bensì a celebrarvi cerimonie legate al suo culto una volta che egli fosse scomparso. Il re affidò la missione a Penra, suo architetto di corte, che non deluse di certo le sue aspettative. Il Ramesseum venne edificato sulla riva sinistra del Nilo, nella regione tebana. Lungo 300 metri e largo 195 metri possedeva persino una baia cui far attraccare le navi per le cerimonie. Proprio la vicinanza con il fiume fu la causa del degrado della struttura a causa delle inondazioni annuali: oggi della grande struttura sopravvive soltanto il primo cortile del tempio.

L'edificio principale, con una struttura molto simile a quella degli altri templi del Nuovo Regno, era costituito da due cortili, con un enorme ingresso di piloni, una sala ipostila, nella quale svolgere le celebrazioni, tre vestiboli, un santuario. I piloni sono decorati con scene tratte dalla battaglia di Kadesh. All'interno della sala ipostila viene invece descritta la presa della fortezza di Dapur.

Assedio di Dapur. Rilievo dal Ramesseum

I resti del complesso includevano inoltre un palazzo, alcuni granai e due templi, più piccoli, dedicati rispettivamente a Tuya, madre del sovrano e a Nefertari. Il Ramesseum poteva dunque essere definito come una specie di cittadella religiosa poiché comprendeva, oltre al tempio principale, una serie di edifici, alcuni dei quali destinati a residenze. C'erano anche botteghe, magazzini e persino una scuola di scribi, la cosiddetta "Casa della vita", luogo nel quale si trovavano scribi addetti a commemorare (e a ingigantire) le imprese del sovrano. L'intero complesso era circondato da una cinta muraria. Come aveva già fatto, per realizzare altri templi, Ramesse diede ordine di utilizzare parti di antichi monumenti. Il complesso che doveva rappresentare la grandezza del sovrano e del suo regno per i secoli a venire, fu invece parzialmente smantellato,allo scopo di riciclarne i materiali da costruzione, da sovrani successivi.

Di fronte alle rovine si trova la base di un colosso raffigurante Ramesse, che, ai tempi in cui venne scolpito, era alto 17 metri e pesante ben 1000 tonnellate, ora rimangono di essa solo la testa e la base, mentre gli altri frammenti sono disseminati in vari musei.

Testa in granito di Ramesse II. Ramesseum, Luxor

I resti di questo monumentale santuario stupiscono ancora oggi i turisti, come un tempo stupirono Diodoro Siculo, che lo descrisse minuziosamente come la tomba di Osimandia, corruzione greca di Usermaatra, parte del prenome di Ramesse II.

Pi-Ramesse[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Pi-Ramses.

Pi-Ramesse (pr rmssw - che significa "casa di Ramesse") venne realizzata nel quinto anno del suo regno e lì il sovrano trasferì la sua residenza. La città sorse nei pressi dell'antica Avaris, nel delta orientale del Nilo, località in cui già si trovava la residenza estiva del padre, Seti I.

C'erano ragioni militari e politiche alla base della costruzione di Pi-Ramesse. Sorse infatti a ridosso della frontiera orientale, una zona che andava controllata perché esposta al pericolo di continue invasioni. Inoltre questo mutamento di residenza riduceva politicamente il potere crescente del clero tebano.

La nuova residenza sorgeva in una zona molto ricca. I campi erano rigogliosi e produttivi, i fiumi ricchi di pesci e ciò permetteva di sostenere gli abitanti della nuova città. La popolazione era composta da genti provenienti anche da parti del regno esterne alla valle del Nilo come la Libia, la Nubia, Canaan e Amurru.

La storia di Pi-Ramesse fu però abbastanza breve, i sovrani della XXI dinastia, a poco più di un secolo dalla morte di Ramesse, decisero di spostare la capitale a Tanis e per darle lustro saccheggiarono molti degli edifici della città.

Gli studiosi ritengono che l'antica capitale si trovi nella zona dove oggi sorge il villaggio di Qantir. Lì vennero infatti scoperte tegole e altri manufatti sul quale erano intagliati i nomi di Seti e Ramesse. Dagli anni settanta una squadra di archeologi austriaci si è messa al lavoro, ricercando il perimetro dell'immensa capitale di Ramesse. Sono state ritrovate le fondamenta di un enorme tempio, di un cimitero e di alcune abitazioni private. Venne inoltre scoperto il perimetro di una gigantesca stalla, di circa 17.000 metri quadrati, nella quale veniva conservato il carro del sovrano e le armi dei suoi soldati.

Secondo il libro dell'Esodo furono gli schiavi ebrei a costruire la capitale del regno di Ramesse (Esodo cap. 1,11).[82]

Il tempio di Luxor[modifica | modifica sorgente]

Ramesse II. Luxor

Per la realizzazione di questo tempio Ramesse non svolse soltanto il ruolo di committente ma anche di supervisore ai lavori. Fece erigere un colossale pilone d'ingresso, affiancato da sei gigantesche statue di 65 metri ciascuna, due in granito nero che lo raffiguravano seduto e quattro in granito rosso che lo raffiguravano in posizione eretta.

Per completare l'edificio vennero eretti due obelischi alti 25 metri ciascuno. Sui piloni vengono descritti gli episodi della guerra contro gli hittiti e della sua vittoria presso Kadesh.

Il tempio di Karnak[modifica | modifica sorgente]

Nell'immenso tempio di Amon-Ra, egli terminò la Grande sala ipostila, iniziata sotto il regno di Amenofi II e portata avanti a più riprese durante i regni di Horemheb e del padre Seti I.

Ramesse fece decorare con rilievi celebrativi le mura e volle anche la creazione di un lago sacro, conservatosi fino ai giorni nostri. Le sue acque rappresentavano simbolicamente il luogo da cui erano nate tutte le forme di vita. Qui si celebravano i culti del Sole e di Osiride e i sacerdoti vi si purificavano prima di ogni rito.

Gli ultimi anni[modifica | modifica sorgente]

Dopo trent'anni di regno Ramesse celebrò la Heb-Sed (o giubileo), avente lo scopo di rinvigorire le forze del sovrano. La prima festa Sed di ogni sovrano, tranne alcune eccezioni, doveva essere celebrata nel trentesimo anno di regno, benché alcuni l'abbiano celebrata dopo periodi più brevi di regno, in seguito veniva ripetuta con maggiore frequenza. Ramesse arrivò a celebrarne quattordici.

Dagli esami fatti sulla sua mummia si evince che soffrì per una carie molto dolorosa che gli rese difficile la masticazione, probabilmente dovuta all'abbondante consumo di miele. Fu colpito inoltre da artrite e gravi problemi circolatori, senza contare una deformazione alla colonna vertebrale che lo costrinse a camminare grazie all'aiuto di un bastone.

Il lungo regno di Ramesse lo vide sopravvivere a molti dei suoi figli al punto che giunse a non nominare più ufficialmente un principe ereditario.
Negli ultimi anni di vita venne affiancato da Merenptah, suo tredicesimo figlio, nato dall'unione con Isinofret. Questi prese in mano il governo del regno nell'ultimo periodo di regno del padre e gli succedette alla sua morte.

La morte[modifica | modifica sorgente]

Mummia di Ramesse II (Museo Egizio del Cairo)

Ramesse morì a Pi-Ramesse il 1° di settembre del 1213 a.C., dopo sessantasette anni di regno circa. La notizia si diffuse per tutto l'impero e il popolo cadde nella desolazione. La maggior parte degli egiziani infatti non aveva conosciuto altri sovrani oltre a Ramesse. A Pi-Ramesse vennero celebrati i riti della mummificazione per settanta giorni. Dopo le relative cerimonie il corpo venne privato degli organi, ma il cuore venne accidentalmente rimosso e inserito nuovamente nel corpo ma in una locazione errata.

Dopo i riti preparatori, la mummia di Ramesse, accompagnata da un'enorme flotta, con alla testa la nave regale del successore, Merenptah, navigò lungo il Nilo fino a Tebe.

Il corteo funebre si diresse verso la tomba, che era stata scavata nella roccia nella necropoli della Valle dei Re. Dopo la celebrazione dell'"Apertura della bocca", compiuta dallo stesso Merenptah, i presenti fecero un banchetto in onore del defunto. Il sarcofago, contenente la salma del sovrano, venne posto all'interno della tomba e con lui il tesoro che avrebbe dovuto accompagnarlo nel Regno dei Morti. Poi l'ingresso fu sigillato.

Dopo di lui altri undici sovrani portarono il suo nome, ma nessuno riuscì ad eguagliarne le imprese.

La tomba[modifica | modifica sorgente]

La tomba del grande sovrano, identificata come KV7,[83] venne saccheggiata pochi anni dopo la sua morte e, di conseguenza venne disperso il corredo funebre, probabilmente imponente, che vi era contenuto. La tomba era nota e visitata già nell’antichità. È senza dubbio una fra le più grandi della Valle dei Re. A causa di alcune inondazioni e del trascorrere del tempo, è gravemente danneggiata.

Presenta una pianta molto complicata. All'ingresso ci sono due rampe di scale, quindi segue corridoio, un’altra scalinata e un secondo corridoio; di seguito vi si trova un’anticamera ad una sala a pilastri. Al centro di questa sala vi è una terza scalinata che è collegata un’altra sala laterale circondata da colonne.

Si prosegue attraverso due corridoi assiali in sequenza, attraverso una stanza che conduce alla camera del sarcofago che è disposta a L rispetto al resto della struttura. La sala, dove nel centro si trova il sarcofago del re, è formata da otto pilastri quadrangolari. Si affacciano quattro stanzette laterali sulla sala; lo sviluppo della tomba si conclude con altre due camerette rette da due pilastri, da una delle quali si accede ad una terza identica, tramite un vestibolo.

Mummia vagabonda[modifica | modifica sorgente]

Testa di Ramesse II. Foto di Emil Brugsch (1842-1930)

Qualche decennio dopo la tomba fu violata e le ricchezze che conteneva portate via. Iniziò in questo modo la travagliata storia della mummia di Ramesse. Essa fu spostata più volte dai sacerdoti egizi addetti alla necropoli per evitare le razzie dei ladri di tombe, che pur di impadronirsi di qualche oggetto prezioso arrivavano a danneggiare gravemente i corpi imbalsamati per cercare gli amuleti d'oro e i gioielli inseriti fra le bende.

Intorno al 1000 a.C. la mummia, insieme a quelle di altri sovrani fra cui suo nonno Ramesse I e suo padre Seti, fu infine riposta nel nascondiglio segreto vicino al Tempio funerario di Hatshepsut di Deir el-Bahari, nella tomba DB320 vicino a Tebe. Qui rimase fino al 1881, quando fu scoperta dall'egittologo Gaston Maspero e portata al Museo Egizio del Cairo. Qui accadde un fatto alquanto insolito: mentre era esposta in una sala del Museo la mummia avrebbe alzato un braccio davanti a una folla di visitatori. Tale fenomeno fu attribuito a una contrazione dei muscoli mummificati, dovuta al calore.[84]

Mummia di Ramses II

Nel 1974 gli egittologi del Museo del Cairo, in cui era conservata la salma del grande sovrano, notarono come la mummia stesse subendo un rapido deterioramento a causa dell'esposizione all'aria, portatrice di umidità e funghi, pericolose minacce per un corpo disseccato, da cui era stata per secoli preservata grazie all'avvolgimento delle bende e dal clima secco del deserto in cui si trovava.[85] Decisero dunque di condurre il corpo a Parigi per accertamenti. Siccome la salma doveva viaggiare in aereo, venne realizzato uno speciale passaporto per Ramesse che indicava, come occupazione, la dicitura «re (deceduto)».[86] Il sovrano egizio fece dunque il suo ingresso in Europa, accolto con gli onori militari riservati ai sovrani.[87]

Gli scienziati scoprirono così che il deterioramento era causato da un fungo. Dopo aver sottoposto la salma ad un trattamento ai raggi gamma, eliminando così i parassiti dannosi, analizzarono il corpo, diagnosticando le malattie che avevano fatto soffrire il sovrano nei suoi ultimi anni di vita.[88] Venne così portata alla luce la probabile causa della morte del sovrano: un'infezione fatale che ebbe origine da un ascesso ai denti.

Terminata l'odissea di cure e studi, Ramesse fu finalmente restituito al Museo del Cairo. Dopo il suo ritorno in Egitto, la mummia venne visitata dal presidente egiziano Anwar al-Sadat e da sua moglie. Oggi, le mummie custodite nei musei sono generalmente conservate in atmosfera controllata, in modo da evitare qualsiasi contaminazione proveniente dall'aria.

Vita familiare[modifica | modifica sorgente]

Le Grandi Spose Reali[modifica | modifica sorgente]

Nefertari[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Nefertari.
Nefertari

Nefertari è ritenuta la più importante e, senza dubbio, la più amata fra le Grandi Spose Reali. Non si conoscono le sue vere origini anche se, probabilmente, discendeva da una famiglia della nobiltà tebana. Secondo alcuni studiosi era perfino sorellastra di Ramesse e dunque, figlia di Seti I. Quest'ultimo la scelse, ancora tredicenne quale moglie per il suo successore. Sposò Ramesse quando questi aveva solo quindici anni. I documenti del periodo la definiscono come una donna furba e intelligente, senza dubbio dotata di eccezionale bellezza.

Da Nefertari Ramesse ebbe tre o quattro figli, fra questi ricordiamo il primogenito, Amon-her-khepshef e Merytamon, che divenne Grande Sposa Reale dopo la morte della madre. Il sovrano dimostrò il proprio favore per la sposa costruendo in suo onore il tempio minore di Abu Simbel, deificandola e associandola alla dea Hathor. La tomba che venne edificata per lei è senza dubbio una fra le più splendide della Valle delle regine, ancora oggi apprezzata e visitata. Nel 24º anno di regno di Ramesse, mentre Nefertari viaggiava verso sud per inaugurare il tempio di Abu Simbel, venne colta da un malore che la portò alla morte. Aveva circa quarant'anni.

Isinofret[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Isinofret.
Statua di Nefertari ad Abu Simbel

Benché Nefertari sia la più celebre fra le molte mogli di Ramesse, anche Isinofret ricoprì un ruolo predominante all'interno della corte egiziana. Secondo alcuni studiosi, Nefertari collaborava col marito nel risanamento delle controversie nella zona meridionale, mentre Isinofret si occupava delle questioni nella zona settentrionale.

Da Isinofret Ramesse ebbe il maggior numero di figli; fra questi ricordiamo Ramesse, Merenptah (che gli successe sul trono) e Khaemwaset, futuro sommo sacerdote di Menfi. Ricevette il titolo di Grande Sposa reale dopo la morte di Nefertari a cui sopravvisse dieci anni. Non è stata ancora ritrovata la sua tomba.

Altre spose minori[modifica | modifica sorgente]

Ramesse ebbe un grande numero di spose minori che gli donarono una miriade di figli. Fra queste possiamo ricordarne solo alcune: Bintanath, una delle sue figlie, Maat-hor Neferura, figlia del re ittita Hattušili III, Henutmire, sua sorella minore.

Bintanath era una delle figlie che Ramesse ebbe da Isinofret. Divenne Grande Sposa reale, probabilmente dopo la morte della madre. Esiste una statua raffigurante questa regina ma è profondamente deturpata. Alcuni studiosi pensano che si tratti comunque di una statua dedicata a Nefertari e non a Bintanath.

Il matrimonio con Maat-hor Neferura nacque invece a scopi diplomatici. Questa fu una mossa politica per suggellare il trattato di pace avuto con gli Ittiti, ai quali la principessa apparteneva, essendo figlia del loro re Hattusili III.[89] Quando Maat-hor Neferura morì, Ramesse sposò un'altra principessa ittita, sorella della prima, della quale però non conosciamo il nome.

I figli[modifica | modifica sorgente]

Ramesse ebbe un numero incredibile di figli, avuti dalle molteplici mogli.[90] I nomi di molti di questi non sono ricordati, specialmente quelli avuti da mogli minori. Quelli spesso raffigurati sono circa ventisei. In loro onore Ramesse fece costruire una tomba accanto alla sua nella quale conservare le loro salme, la famosa (e misteriosa) tomba KV5.[91] Molti di essi infatti non sopravvissero al padre, che morì in età molto tarda. Nei templi di Abu Simbel e di Luxor vengono raffigurati i figli del sovrano in file ordinate, probabilmente secondo ordine di nascita. Ramesse comandò agli artisti di raffigurare i propri figli come protagonisti di atti eroici. Nel tempio di Abu Simbel e nel Ramesseum sono rappresentati i principi come "piccoli Ramesse", mentre scalano mura, corrono sui carri da guerra, attaccano il nemico.

Amon-her-khepshef[modifica | modifica sorgente]

Statuetta raffigurante Khaemwaset
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Amon-her-khepshef.

Il primogenito, generato dall'unione con Nefertari, nacque quando Seti I era ancora in vita. Non appena il padre salì al trono divenne, quale primo nato, principe ereditario. Grazie ad una stele ritrovata nella zona del Delta orientale possiamo conoscere i ruoli che gli vennero assegnati, come ad esempio quello di comandante delle truppe egiziane.

Originalmente fu chiamato Amon-her-wenemef ("Amon è insieme alla sua mano destra") Cambiò il nome in Amon-her-khepshef ("Amon e con il suo forte braccio") al momento della salita al trono del padre e della sua conseguente nomina a principe della corona. Potrebbe aver cambiato nome ancora una volta, intorno al 20º anno di regno del padre, sostituendo al dio Amon il dio Seth (Seth-her-khepeshef). Secondo una diversa lettura dei dati in nostro possesso Seth-her-khepeshef potrebbe essere stato un figlio di Amon-her-khepshef oppure un altro figlio di Ramesse II.

Insieme al fratellastro Khaemwaset partecipò alla battaglia di Kadesh. Non riuscì a divenire re poiché morì prima del padre, fra i 40-45 anni d'età. Il suo corpo è probabilmente sepolto nella tomba KV5.

Khaemwaset[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Khaemwaset.

Nacque da Isinofret quando Ramesse era ancora molto giovane. Era ritenuto, ancora molti anni dopo la sua morte, come uno dei più grandi intellettuali del suo tempo. Sposò una donna chiamata Nebnufret e combatté, insieme al padre e al fratello Amon-her-khepshef, nella battaglia di Kadesh e nelle spedizioni in Nubia.

Non ottenne comunque titoli militari, decidendo di dedicarsi alle cariche religiose. Si associò dapprima al culto di Ptah e in seguito a quello di Osiride, divenendo assistente del sommo sacerdote a Menfi. Quando questi morì Khaemwaset prese il suo posto e contribuì alla costruzione di alcuni monumenti edificati dal padre, quale ad esempio il Ramesseum. Grazie all'aiuto di Ramesse restaurò alcuni fra i maggiori capolavori d'Egitto, come le Piramidi di Giza.

Fu protagonista di diverse processioni ed eventi, come il seppellimento delle statue del dio toro Api o le feste sed in onore del padre. Dopo la morte di suo fratello Ramesse, divenne principe ereditario ma morì dopo poco tempo. Il suo posto venne preso da Merenptah che successe a Ramesse come sovrano. Khaemwaset venne sepolto, con molta probabilità, nella zona settentrionale dell'Egitto. Nel 1851 Auguste Mariette scoprì la mummia di un uomo molto importante del periodo e l'attribuì, senza alcuna certezza, a Khaemwaset.

Ramesse(principe)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ramesse B.

Il figlio maggiore avuto da Isinofret, definito da alcuni studiosi come Ramesse jr.

Partecipò alla battaglia di Kadesh e divenne generale delle truppe egiziane. Durante una sosta presso Menfi, dove il fratello Khaemwaset svolgeva la funzione di sacerdote del dio Ptah, partecipò alla solenne processione di sepoltura delle statuette del dio Api.

Dopo la morte del fratellastro, Amon-her-khepshef, primogenito di Ramesse, divenne principe reggente all'età di 25 anni. Morì quando ne aveva cinquanta e non riuscì dunque a sopravvivere al padre.

Figli minori[modifica | modifica sorgente]

Rehirkepeshef ("Ra è insieme alla sua mano forte") Figlio di Ramesse e Nefertari. Divenne luogotenente dell'esercito egiziano, comandante della cavalleria e primo auriga del padre. Partecipò alla battaglia di Kadesh. Secondo un rilievo nel tempio di Karnak sposò Wadjyt-kha’ti, sconosciuta agli studiosi.

Mentu-hirkepeshef ("Montu è insieme alla sua mano forte") Scriba reale e comandante della cavalleria egiziana. In un'iscrizione, ritrovata a Luxor, è chiamato Mentu-hir-wenemef.

Nebenkhurru Comandante delle truppe egiziane, presente alla battaglia di Kadesh e in quelle nel vicino oriente.

Meryamun ("Amato da Amon") Conosciuto anche come Ramesse-Meryamun. Era presente alla battaglia di Kadesh e a quella di Dapur. È sepolto nella tomba KV5, nella quale sono stati rinvenuti i suoi vasi canopi.

Sety Divenne primo ufficiale dell'esercito del padre. Era presente alla battaglia di Kadesh e a quella di Dapur. È sepolto anche lui nella tomba KV5. Morì probabilmente a 53 anni.

Setepenre Presente soltanto alla battaglia di Kadesh, divenne principe ereditario ma non sopravvisse al padre.

Meryre I ("Amato da Ra") Figlio di Ramesse e Nefertari.

Horhirwenemef ("Horo è insieme alla sua mano forte") Partecipò alla battaglia di Kadesh. È raffigurato mentre mostra i prigionieri al padre.

Meriatum ("Amato da Atum") Figlio di Ramesse e Nefertari divenne sommo sacerdote a Heliopolis per circa vent'anni. Nella seconda decade di regno del padre, visitò la penisola del Sinai.

Simentu ("Figlio di Montu") Sposò Iryet, figlia di un capitano siriano.

Seth-her-khepeshef (Seth è con il suo forte braccio) Figlio di Ramesse e Nefertari.

Altri figli[modifica | modifica sorgente]

Figli minori di Ramesse II[90]
Nome Significato del nome Luogo in cui è menzionato
Neb(en)taneb Signore di tutte le terre Abydo, Ramesseum
Meryre II Amato da Ra Abydo, Ramesseum
Senakhtenamen Amon dona la sua forza Abydo
Ramesses-Merenre Nato e amato da Ra Abydo, Ramesseum
Thutmose Nato da Thot Abydo, Ramesseum
Mentuemwaset Montu a Tebe Ramesseum
Siamun Figlio di Amon Menfi, Abydo, Ramesseum
Ramesses Si-Atum Figlio di Ra, Figlio di Atum Abydo
Mentu-en-heqau Montu il mago (?) Abydo
Mery-mentu Amato da Montu Abydo
Ramesses-Userkhepesh Nato da Ra, dal braccio potente Abydo
Ramesses Mery-Setekh Amato da Sukhet Abydo, Ramesseum
Ramesses Si-Khepri Figlio di Khepri Abydo
Ramesses-Merymaat Amato da Maat Abydo
Ramesses-Meryastarte Amato da Astarte Abydo
Mahiranat / Ramesseum
Sethemnakhte Seth è in forza Ramesseum
Geregtawi Pace delle due terre Ramesseum
Shepsemiunu Venerato a Iunu (Dendera) Ramesseum
Astarte-hir-wenemef Astarte insieme alla sua mano forte Ramesseum
Ramesses-Payotnetjer / Il Cairo
Ramesses-Maatptah Che vede Ptah Un papiro a Leiden
Ramesses Neb-weben / Fayum
Ramesses-Userpehty Nato da Ra, potente nella forza Menfi
Ramesses Sethirkhepeshef Seth è insieme al suo forte braccio Menfi
Usermaatre Potente è la giustizia di Ra Karnak

Figlie[modifica | modifica sorgente]

Merytamon[modifica | modifica sorgente]

Merytamon ("Amata da Amon") nacque dall'unione fra Ramesse e Nefertari. Insieme alla sorella Bintanath divenne una delle Grandi spose reali. Secondo una tesi, non ancora documentata, Nefertari morì poco prima di raggiungere Abu Simbel e, in agonia, affidò alla figlia maggiore il compito di inaugurare il tempio. Merytamun infatti è ritratta insieme al padre durante le celebrazioni all'interno del tempio. È sepolta nella tomba QV68.

Figlie minori[modifica | modifica sorgente]

Baketmut

È ritratta all'interno del tempio di Abu Simbel. Secondo alcuni studiosi era figlia della regina Nefertari. Non si conosce molto sul suo conto.

Nefertari II

Figlia di Ramesse e Nefertari. Alcuni pensano che sposò il fratello maggiore Amon-her-khepshef.

Nebettawy

Divenne una delle Grandi Spose reali. È sepolta nella tomba QV60.

Isinofret II

Figlia di Ramesse ed Isinofret. Divenne moglie del fratello Merneptah e, dopo che questi salì al trono, regina d'Egitto. Secondo alcuni la moglie di Merneptah non era lei ma un'omonima, figlia di Khaemweset.

Interpretazioni bibliche[modifica | modifica sorgente]

Gli israeliti lasciano l'Egitto, David Roberts, 1828

Nel controverso dibattito sorto fra credenti e studiosi della Bibbia, sin da tempi remoti, su chi fosse stato realmente il faraone a cui Mosè richiese la libertà per il proprio popolo nel Libro dell'Esodo, fu Eusebio di Cesarea il primo a eleggere Ramesse II come probabile "faraone dell'Esodo". La sua tesi venne confutata o accolta, da diversi studiosi, in tempi diversi con diverse motivazioni.

I critici dicono infatti che Ramesse non morì annegato fra le acque del Mar Rosso, benché il testo dell'Esodo non affermi che il faraone persecutore affogò col suo esercito.[92] Inoltre alcuni confutarono la tesi di Eusebio poiché nessun documento del periodo di Ramesse afferma l'esistenza di catastrofi naturali, riconducibili alle piaghe d'Egitto. Negli anni settanta molti studiosi, fra cui George Mendenhall,[93] associarono l'arrivo degli israeliti in terra di Canaan, con l'arrivo dei cosiddetti "Habiru", evento testimoniato da alcuni documenti del periodo di Ramesse II, come ad esempio il trattato di pace con gli Hittiti. Il termine però è, dagli storici attuali, ritenuto indicare, in modo generico, dei nomadi razziatori, non riconducibili agli israeliti delle Sacre Scritture.[senza fonte]

L'unico documento che riporta la storia di Mosè e del suo conflitto con un sovrano egizio, identificato come Faraone (utilizzato come nome proprio) è la Bibbia ed il collegamento con Ramesse deriva da un passo secondo il quale, gli israeliti costruirono per il sovrano le città di Pitom e Ramesse.[94] Quest'ultima può essere riconducibile alla città di Pi-Ramesse, fondata da Seti I come residenza estiva[95] e in seguito ampliata dal figlio come capitale del proprio regno.

Questo collegamento tra le figure di Mosè e Ramesse è stato anche sviluppato in numerose opere letterarie e cinematografiche. Ricordiamo infatti come il regista Cecil B. DeMille abbia voluto collegare queste due figure nella propria opera cinematografica I dieci comandamenti del 1956, o come lo scrittore Christian Jacq, autore di ben cinque romanzi sulla vita di Ramesse, abbia voluto dedicare parte dei capitoli allo scontro fra il sovrano e il profeta biblico.
Nel film televisivo Mosè, il re che si scontra con Mosè è, invece, Mermefta, il figlio di Ramesse.

Titolatura[modifica | modifica sorgente]

Il Nome saRa compare anche ad Abido nel tempio di Ramesse II, nella forma:

Hiero Ca1.svg
i mn
n
N36
C2 F31 S29 O34
Hiero Ca2.svg

mr imn r՚ ms sw | Ramessu Meriamon | Nato da Ra, amato da Amon
Ramesse II è stato chiamato, nel corso dei secoli, anche con altri nomi, la maggior parte dei quali è derivata dal nome originale latinizzato o modificato nell'ottica di altre lingue: ci si riferisce al faraone anche come a Ramesses, Ramses, Ramsete; molto famoso (anche grazie ad un sonetto di Percy Bysshe Shelley) è il nome greco, Ozymandias, col quale il poeta descrive l'iscrizione "Il mio nome è Ozymandias, re dei re, ammira il mio operato e disperati."

La figura di Ramesse II nei media[modifica | modifica sorgente]

Film[modifica | modifica sorgente]

Yul Brynner è Ramesse II ne "I dieci comandamenti" di Cecil B. De Mille

Romanzi[modifica | modifica sorgente]

  • Christian Jacq, Ramses (vol 1): Il figlio della luce, Mondadori.
  • Christian Jacq, Ramses (vol 2): La dimora millenaria, Mondadori.
  • Christian Jacq, Ramses (vol 3): La battaglia di Qadesh, Mondadori.
  • Christian Jacq, Ramses (vol 4): La regina di Abu Simbel, Mondadori.
  • Christian Jacq, Ramses (vol 5): L'ultimo nemico, Mondadori.
  • Christian Jacq, Il ragazzo che sfidò Ramses il Grande, Piemme, 1997.
  • Bruno Tacconi, Ramsete e il sogno di Kadesh, Mondadori, 1985.

Giochi e videogiochi[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Pernigotti 2010, p. 75.
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    « Perciò vennero imposti loro dei sovrintendenti ai lavori forzati per opprimerli con i loro gravami, e così costruirono per il faraone le città-deposito, cioè Pitom e Ramses »   (Esodo 1,11)
  83. ^ Siloitti, Alberto - Guida alla Valle dei Re, ai templi e alle necropoli tebane - White Star
  84. ^ Citazione tratta dal settimanale "Egittomania", volume 1 pag.3
  85. ^ John Ray, Ramesses the Great, BBC. URL consultato il 15 maggio 2008.
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  88. ^ Bob Brier, The Encyclopedia of Mummies, Checkmark Books, 1998., p.153
  89. ^ Per un approfondimento sulla vita di Ramesse II e della sposa Ittita si possono consultare: Christiane Desroches Noblecourt [Ramsete II - Figlio del sole] e Kenneth A. Kitchen [Ramses II]
  90. ^ a b (EN) Lista di mogli, figli e funzionari di corte di Ramesse II. URL consultato il 16 luglio 2011.
  91. ^ Weeks, Kent R. - La tomba perduta, il sepolcro dei 50 figli di Ramses II - Piemme
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  94. ^ Esodo 1,11-12
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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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Seti I 12791212 a.C. Merenptah

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