Diocleziano
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Gaio Aurelio Valerio Diocleziano (nato Diocle e noto più semplicemente come Diocleziano; Salona, 22 dicembre 243 – Spalato, 3 dicembre 311) è stato un imperatore romano che governò dal 20 novembre 284 al 1º maggio 305.
| Diocleziano | ||
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| Ritratto di Diocleziano al museo archeologico di Istanbul. | ||
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| Regno | 20 novembre 284 - 1º aprile 286 (da solo) 1 aprile 286 - 1º maggio 305 (come Augusto d'Occidente con Massimiano come Augusto d'Oriente [1] |
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| Predecessore | Numeriano | |
| Successore | Costanzo Cloro e Galerio | |
| Nome completo | Gaius Aurelius Valerius Diocletianus | |
| Nascita | Doclea o Salona[2], ca. 22 dicembre 244[3] | |
| Morte | Spalato, nel proprio palazzo, 3 dicembre 311[4] | |
| Coniuge | Prisca | |
| Serena di Roma | ||
| Figli | Galeria Valeria | |
Indice |
[modifica] Biografia
[modifica] Origini e carriera militare
Di Diocleziano non si conosce con certezza né il luogo né la data di nascita. Certamente dalmata, si sarebbe chiamato Diocle dal nome della madre e della città Doclea o Dioclea,[5] mentre suo padre sarebbe stato un liberto, scriba del senatore Anullino,[6] Se si ammette che sia vissuto 68 anni e sia morto nel 313,[7] dovrebbe esser nato nel 243-244, ma è stata avanzata sia l'ipotesi[8] che Diocleziano sia morto nel 311 o 312, sicché sarebbe nato nel 242-243, sia che Diocleziano non sia morto a 68 anni ma abbia abdicato a quell'età,[9] così che l'anno della sua nascita risalirebbe al 236, e si è ritenuto[10] che il 22 dicembre, data della sua proclamazione a imperatore, sia anche il giorno della sua nascita. Quanto alla città di nascita, oltre a Doclea, si è pensato a Salona, unicamente ritenendo che abbia deciso di ritirarsi a Spalato, sobborgo di Salona, per il desiderio di vivere i suoi ultimi anni nella città natale.[11]
Le origini umili, che non dovettero consentirgli un'educazione di alto livello, costituiscono probabilmente il motivo della mancanza di notizie sui suoi anni giovanili. Prima del 270 entrò nell'esercito, secondo una tradizione che vedeva nell'Illirico – i moderni Balcani – una regione privilegiata di reclutamento dei militari e degli ufficiali di grado inferiore delle legioni romane: d'altra parte, dal III secolo essere un legionario significava, per un appartenente al rango degli humiliores, entrare a far parte della superiore categoria degli honestiores.
Con le riforme apportate da Gallieno, infatti, era mutata sia la composizione sociale dei comandanti militari e dei loro diretti subalterni, già monopolio aristocratico, che quella degli ufficiali intermedi, un tempo privilegio dell'ordine equestre: dopo il 260 il comando delle legioni e la carica di tribuno militare fu assegnata a ufficiali di carriera spesso di bassa origine sociale. Era ora possibile, anche per un semplice legionario che si distinguesse per abilità e disciplina, scalare i diversi gradi dell'esercito – centurione, protector, dux – fino a ottenere incarichi amministrivi prestigiosi, quale quello di praefectus.
Le prime notizie riguardanti la carriera militare di Gaio Valerio Diocle dicono[12] che abbia servito in Gallia al tempo di Aureliano[13] e di Probo[14] e che poi, intorno al 280, fosse dux Moesiae,[15] ossia comandante dell'esercito stanziato in Mesia, regione corrispondente all'odierna Bulgaria, vigilando le frontiere del basso Danubio. Quando nel 282 Probo fu rovesciato e ucciso e il prefetto del pretorio Marco Aurelio Caro proclamato imperatore, Diocle divenne domesticos regens, ossia[16] comandante dei protectores domestici, la guardia a cavallo dell'imperatore, e l'anno dopo fu nominato console aggiunto.[17]
[modifica] La proclamazione a imperatore
In quell'anno Diocle prese parte alla spedizione di Caro in Persia: il disimpegno dell'esercito nemico rese facile la conquista di metà dell'Impero persiano, ma la morte improvvisa dell'imperatore, la lontananza dai rifornimenti e la difficoltà di mantenere il controllo dei territori conquistati indussero il successore di Caro, il figlio Numeriano, certamente consigliato dal suocero, il prefetto del pretorio Lucio Apro, a intraprendere la lunghissima ritirata di 1.200 miglia lungo il fiume Eufrate. Nel settembre del 284, in prossimità di Nicomedia,[18] il corpo di Numeriano veniva trovato morto da giorni nel chiuso della sua lettiga. Subito sospettato, Lucio Apro fu arrestato e Diocle, il 20 novembre 284[19] fu proclamato imperatore dai suoi colleghi generali.[20] Poi, di fronte all'esercito che lo acclamava augusto, il nuovo imperatore uccise con le sue mani il prefetto Apro.[21]
Questa tradizionale narrazione degli avvenimenti non è del tutto accolta dalla critica storica: già il Gibbon sosteneva[22] che Apro fu ucciso «senza dargli tempo di entrare in una pericolosa giustificazione» e la stessa pubblica protesta di innocenza di Diocleziano durante la cerimonia di investitura[23] appare sospetta e dimostra almeno che la colpevolezza di Apro non doveva essere così scontata come fu poi fatta apparire. È possibile che Diocleziano sia stato a capo di una congiura dei generali che si liberarono sia di Numeriano, giovane più votato alla poesia che alle armi,[24] che del suocero Apro.[25] Inoltre, storicamente Diocleziano non intese presentarsi come vendicatore di Numeriano, tanto che fece cancellare il suo nome da molte epigrafi ufficiali,[26] e dal panegirista Claudio Mamertino Diocleziano fu descritto come liberatore «da una crudelissima dominazione».[27]
Con l'assunzione del potere, egli latinizzò Diocle in Diocleziano[28] e si aggiunse il nome Aurelio per inserirsi nella tradizione imperiale che, risalendo per gli ultimi imperatori illirici e per i Severi, giungeva fino ad Antonino Pio.
Rimaneva da risolvere la divisione del potere con il fratello maggiore di Numeriano, Carino, rimasto in Italia e console per la terza volta nel 285. Questi, fatto divinizzare Numeriano, dichiarò Diocleziano usurpatore e con il suo esercito si mosse verso Oriente dove intanto anche il comandante militare della Pannonia Giuliano Sabino si era proclamato imperatore: quest'ultimo, affrontato da Carino nei pressi di Verona, fu sconfitto e ucciso. Il confronto decisivo tra Carino e Diocleziano avvenne nella primavera del 285 a Margus, presso l'attuale Belgrado, dove l'esercito di Carino ebbe il sopravvento, ma Carino rimase ucciso, così che la battaglia si concluse con il giuramento di fedeltà delle truppe di Carino a Diocleziano.[29]
Salito al trono, Diocleziano stimò che il sistema di governo dell'impero era inefficace per garantire un adeguato controllo di un territorio tanto vasto e militarmente minacciato su più fronti. Istituì, quindi, la tetrarchia, un sistema di governo quadricefalo che divideva l'impero in due metà, una occidentale e l'altra orientale. Due imperatori (col titolo di Augusto) erano a capo dei due territori ed erano coadiuvati da due successori (col titolo di Cesare) di loro scelta, i quali avevano un controllo quasi diretto sulla metà del territorio governato dal loro Augusto. La tetrarchia terminò nel 320, quando Costantino I riuscì a riunificare il controllo imperiale nelle sue mani.
Introducendo il nuovo sistema di governo, Diocleziano si dichiarò Augusto dell'Oriente, con capitale Nicomedia, e nominò Massimiano Augusto dell'Occidente, con capitale Mediolanum (Milano). Da tempo Roma non era la sede imperiale ordinaria, e con Diocleziano questo dato di fatto fu in qualche modo istituzionalizzato. Roma restò comunque il riferimento ideale dell'Impero, anche se le sue istituzioni erano ormai un anacronismo, in quanto il potere veniva gestito altrove, in un primo tempo a Nicomedia e a Milano, e poi a Costantinopoli. Nel 292, Diocleziano nominò Galerio suo Cesare, e Massimiano fece lo stesso con Costanzo Cloro. Tutto il territorio dell'impero venne ripartito in dodici diocesi che raggruppavano più province; in questo modo, venne a cadere qualsiasi residuo di privilegio dell'Italia, che si trovò completamente equiparata alle altri parti dell'impero. Le varie diocesi furono a loro volta raggruppate in quattro regioni più ampie, ciascuna governata da un personaggio di dignità imperiale.
[modifica] L'attività militare
Ereditato un impero indebolito da un cinquantennio di disordini, Diocleziano si trovò impegnato a combattere ripetutamente sul fronte orientale, mentre Massimiano amministrava la parte occidentale. Diocleziano ricacciò di là dal Danubio i Sarmati, schiacciò una rivolta in Egitto nel 294, respinse il re persiano Narsete che aveva sconfinato in Armenia (297). Queste vittorie garantirono un periodo relativamente lungo di tranquillità, durante il quale Diocleziano poté attuare una drastica ma decisiva riforma dell'esercito che segnò tutto il basso impero romano.
[modifica] Riforma dell'esercito
| Per approfondire, vedi la voce Esercito romano#La prima grande riforma di Diocleziano. |
Diocleziano riformò ed organizzò l'esercito romano che era uscito dalla grande crisi del III secolo. Alcuni suoi atti erano già stati in parte preceduti dalle trasformazioni volute dei suoi predecessori, ma Diocleziano impostò una organica riorganizzazione. Le nuove necessità difensive imponevano di puntare più che sulla qualità, come in passato, ovvero mantenendo un esercito ridotto nel numero ma ben addestrato e armato, sulla quantità: le truppe, quasi il doppio dei precedenti effettivi, furono suddivise tra limitanei, incaricati della difesa dei confini e contemporaneamente della coltivazione delle terre in prossimità di essi, più contadini che soldati, e in comitatenses, per le manovre rapide, e in palatini o guardie di palazzo. I limitanei avevano il compito di fermare gli invasori abbastanza a lungo da far intervenire la riserva strategica dall'interno, che per la suddivisione tetrarchica era suddivisa in quattro parti, ciascuna comandata da un comandante nominato dal tetrarca.
[modifica] La politica interna
| Per approfondire, vedi le voci Tetrarchia e Diocesi (impero romano). |
La crisi dell'Impero nel precedente mezzo secolo, aveva comportato pesanti conseguenze economiche e sociali. Diocleziano prese atto delle trasformazioni subite dalla società ed impostò una radicale opera di riforma amministrativa e fiscale, che consentì di arrestare la crisi.
Venne razionalizzato il sistema fiscale, eliminando antichi privilegi ed esenzioni. La quantità delle tasse veniva attentamente calcolata ogni anno sulla base delle necessità (redigendo per la prima volta un bilancio annuale) e sulla base delle risorse esistenti, determinate da un censimento. Furono unificate le tasse fondiarie (pagate dai proprietari di terre) e le tasse sulla persona (pagate dai contadini): l'unità fiscale della superficie di terreno (jugum) corrispondeva ad un lavoratore (caput): in base ai propri possedimenti ed ai lavoratori che vi erano occupati i proprietari terrieri erano tenuti a fornire allo stato beni in natura per il mantenimento dell'esercito, soldati per l'esercito e manodopera per le opere pubbliche; questa tassazione era denominata capitazione. I più ricchi potevano sostituire la tassazione in natura con monete d'oro.
Per facilitare l'amministrazione ed il controllo fu, inoltre, potenziata la burocrazia centrale e si moltiplicarono le suddivisioni amministrative: le quattro parti dell'impero (prefetture), governate ciascuna da uno dei tetrarchi (2 Cesari e 2 Augusti), furono affidate per l'amministrazione ad un "prefetto del pretorio". Le prefetture erano suddivise in 12 "diocesi" con a capo i "vicarii", a loro volta divise in "province" con a capo correctores o presides, e queste in municipia e curiae.
La raccolta delle imposte fu affidata all'amministrazione civile (i curiali) che venne completamente staccata da quella militare: la prima aveva a capo i quattro "prefetti del pretorio", mentre l'esercito veniva affidato a governatori o proconsoli. La raccolta delle imposte per le necessità della difesa fu considerata responsabilità delle classi dirigenti locali, che ne rispondevano di tasca propria. Per dare stabilità al sistema furono inquadrati in corporazioni ereditarie anche operai e artigiani. Quando i curiali non riuscivano a riscuotere quanto previsto, dovevano pagare tutti insieme la differenza. Molti cercavano di rifiutare questo incarico abbandonando le città, e per questo la carica curiale fu resa ereditaria.
Diocleziano tentò anche di ridare valore alla moneta d'argento, aumentando la quantità di metallo prezioso nelle nuove emissioni, e per contenere l'inflazione i prezzi massimi furono fissati dall'Editto sui prezzi massimi (de pretiis rerum venalium) del 301 con un calmiere. Questi provvedimenti, tuttavia, non ebbero successo: la nuova moneta scomparve rapidamente dal mercato in quanto si preferiva conservarla (tesaurizzazione) ed i prezzi fissati fecero scomparire alcuni beni dal mercato ufficiale per essere venduti alla borsa nera e quindi lo stesso Diocleziano fu costretto a ritirare l'editto. Nel frattempo, però, le condizioni di vita della popolazione peggiorarono: le tasse erano pesantissime e molti abbandonarono le proprie attività produttive, non più redditizie, spesso per vivere come mendicanti. Diocleziano ricorse allora alla precettazione, ossia l'obbligo per gli abitanti dell'impero a continuare il proprio mestiere e la negazione della scelta libera della professione, costringendo gli abitanti dell'impero romano a subentrare ai padri nelle loro attività produttive.
Infine, si perfezionò il processo di esautoramento del Senato romano come autorità decisionale: l'impero divenne una monarchia assoluta ed assunse caratteristiche tipiche delle monarchie orientali, come l'origine divina del monarca e la sua adorazione.
[modifica] Gli ultimi anni
| Per approfondire, vedi la voce Palazzo di Diocleziano. |
Gli ultimi anni di Diocleziano al potere furono caratterizzati dall'ultima grande persecuzione dei cristiani, iniziata nel 303 e condotta con ferocia, soprattutto nell'Oriente, dove la religione cristiana era ormai notevolmente diffusa. Dopo avere festeggiato il ventennale del proprio governo, con una solenne cerimonia, il 2 maggio 305, depose la carica e il titolo di Augustus (Contemporaneamente, allo stesso giorno e alla stessa ora, a Milano fece lo stesso anche il collega Massimiano), e si ritirò in un meraviglioso palazzo fatto costruire appositamente a Spalato (poco distante da Salona).
Nel 308 accettò di partecipare al convegno di Carnunto, convocato per risolvere le tensioni causate dalla nomina di Massenzio ad Augustus, ma rifiutò la proposta di Massimiano e Galerio di ritornare a esercitare le funzioni di Augustus, ritirandosi definitivamente dalla vita politica.
[modifica] Voci correlate
- Palazzo di Diocleziano
- Terme di Diocleziano
- Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri alle Terme di Diocleziano (Roma)
[modifica] Note
- ^ Barnes, New Empire, p. 4.
- ^ Barnes, New Empire, p. 31; Bowman, Diocletian, p. 68; Williams, Diocleziano, p. 32
- ^ Barnes, New Empire, pp. 30, 46; Bowman, "Diocletian", p. 68.
- ^ Barnes, "Lactantius and Constantine", pp. 32–35; Barnes, New Empire, pp. 31–32.
- ^ Aurelio Vittore, Epitome 39, 1: «matre pariter atque oppido nomine Dioclea, quorum vocabulis, donec imperium sumeret, Diocles appellatus». Anche Lattanzio (De mortibus persecutorum 9) riferisce del suo nome Diocle. Le rovine dell'antica Doclea, ora Duklja, sono in Montenegro, presso la capitale Podgorica.
- ^ Eutropio, Breviarium 9, 22; Aurelio Vittore, cit., 39, 1.
- ^ Aurelio Vittore, cit., 39, 7
- ^ T. D. Barnes, The New Empire of Diocletian and Constantine, 1982, sulla notizia di Lattanzio, secondo la quale Diocleziano si sarebbe lasciato morire di fame quando Costantino decretò la distruzione delle statue sue e di Massimiano.
- ^ A. H. M. Jones, J. R. Martindale e J. Morris, Prosopography of the Later Roman Empire, 1971.
- ^ T. D. Barnes, cit.
- ^ Come riferisce S. Williams, Diocleziano, p. 32, n. 20
- ^ Scriptores Historiae Augustae (SHA), Vita Probi.
- ^ SHA, Vita Aureliani 15, 3.
- ^ SHA, Vita Probi 22, 3.
- ^ Zonara, Epitome XII, 31.
- ^ SHA, Vita Cari; Aurelio Vittore, Liber de Caesaribus 39, 1; Zonara XII, 31.
- ^ Così afferma il Chronicon Paschale: del resto, il suo primo consolato da imperatore, nel 285, è registrato come secondo consolato. Cfr. anche W. Seston, Dioclétien et la Tétrarchie, p. 46.
- ^ Secondo altri a Calcedonia: cfr. SHA, Vita Numeriani, 12, 13; Eutropio IX, 18; Aurelio Vittore, 38; Epitome 39; Zonara XII, 90.
- ^ Secondo W. Seston, cit., p. 49, il 17 settembre; secondo Eusebio, De martyribus Palestina 1, 5 e 2, 4, e Lattanzio, cit., 17, 1, il 17 novembre.
- ^ Aurelio Vittore 39, 1: «ducum Consilio tribunorumque».
- ^ SHA, Vita Cari, con il particolare del verso di Virgilio pronunciata da Diocleziano, uccidendo Lucio Apro: «Gloriare, Aper, Aenaee magni dextra cadis», giocando sul significato di aper, «cinghiale»; S. Williams, cit., pp. 55-56.
- ^ E. Gibbon, Decadenza e caduta dell'impero romano I, 12.
- ^ Aurelio Vittore, Liber de Caesaribus, 39; Eutropio IX, 20.
- ^ SHA, Vita Numeriani, 11; E. Gibbon, cit. I, 12: «Vinse tutte le corone contro Nemesiano col quale gareggiava nella poesia didattica».
- ^ V. A. Sirago, Diocleziano, p. 584: «La morte di Numeriano sarà stata dunque voluta dallo stesso Diocleziano, non certo col consenso dei soldati, ma dei suoi colleghi generali. La soppressione spettacolare di Apro deve servire a due scopi, a liberarsi d'un rivale e a placare l'ira dei soldati».
- ^ Corpus Inscriptionum Latinarum (CIL), VIII, 2529, 2530, 2532, 10382; XI, 727, 3580; XII, 110; XIV, 126.
- ^ Panegyrici latini, III, 5, 3.
- ^ Aurelio Vittore, Epitome 39, 1: «Graium nomen in Romanum morem convertit».
- ^ Aurelio Vittore, Epitome 38; Liber de Caesaribus 39, 1; Zosimo, Historia nova I, 73; SHA, Vita Cari XVIII; Eutropio, cit., IX, 20.
[modifica] Bibliografia
[modifica] Fonti primarie
- Lattanzio, De mortibus persecutorum
- Aurelio Vittore, Epitome de Caesaribus
- Eutropio, Breviarium ab Urbe condita
- Historia Augusta
- Eusebio di Cesarea, Historia Ecclesiastica
- Id., De Martyribus Palestina
- Panegyrici Latini
- Zosimo, Historia nova
- Zonara, Epitome
[modifica] Fonti secondarie
- William Seston, Dioclétien et la Tétrarchie, Paris, Bibliothèque des Écoles françaises d'Athènes et de Rome, 1946
- Arnold Hugh Martin Jones, The Later Roman Empire 284-602. A Social, Economic and Administrative Survey, Oxford, University Press, 1964
- Vito Antonio Sirago, Diocleziano, in AA. VV., Nuove questioni di storia antica, Milano, Marzorati, 1969
- Arnold Hugh Martin Jones, John Robert Martindale, John Morris, Prosopography of the Later Roman Empire, Cambridge, Harvard University Press, 1971
- Timothy D. Barnes, Lactantius and Constantine, in «The Journal of Roman Studies», 63 (1973)
- Ramsay MacMullen, Roman Government's Response to Crisis, A.D. 235-337, New Haven, Yale, 1976
- Id., Constantine and Eusebius, Cambridge, Harvard University Press, 1981 ISBN 978-0-674-16531-1
- Id., The New Empire of Diocletian and Constantine. Cambridge, Harvard University Press, 1982 ISBN 0-7837-2221-4
- Stephen Williams, Diocleziano, un autocrate riformatore, Genova, ECIG, 1995 ISBN 88 7545 659 3
- Bruno Bleckmann, Diocletianus, in «Brill's New Pauly», IV, Leiden, Brill, 2002 ISBN 90-04-12259-1
- Alan Bowman, Averil Cameron, Peter Garnsey, The Cambridge Ancient History, XII: The Crisis of Empire. New York, Cambridge University Press, 2005 ISBN 0-521-30199-8
[modifica] Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Diocleziano
[modifica] Collegamenti esterni
- (EN) Palazzo di Diocleziano a Spalato
- Diocleziano dal sito della Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri (Roma)
- Sito incentrato sull'Imperatore Diocleziano
| Predecessore: | Imperatore romano | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Carino | 284 - 305 (con Massimiano) | Galerio (con Costanzo Cloro) |
| Imperatori romani | ||
|---|---|---|
| Dinastia giulio-claudia | Augusto (27 a.C.-14 d.C.) · Tiberio (14-37) · Caligola (37-41) · Claudio (41-54) · Nerone (54-68) |
Legenda: * associati |
| Anno dei quattro imperatori | Galba (68-69) · Otone (69) · Vitellio (69) | |
| Dinastia flavia | Vespasiano (69-79) · Tito (79-81) · Domiziano (81-96) | |
| Principato adottivo | Nerva (96-98) · Traiano (98-117) · Adriano (117-138) · Antonino Pio (138-161) · Marco Aurelio (161-180)* · Lucio Vero (161-169)* · Commodo (180-192) | |
| 192-193 | Pertinace (192-193) · Didio Giuliano (193) | |
| Dinastia dei Severi | Settimio Severo (193-211) · Caracalla (211-217)* · Geta (211)* · Macrino (217-218) · Eliogabalo (218-222) · Alessandro Severo (222-235) | |
| Anarchia militare | Massimino Trace (235-238) · Gordiano I (238)* · Gordiano II (238)* · Pupieno (238)* · Balbino (238)* · Gordiano III (238-244) · Filippo l'Arabo (244-249) · Decio (249-251)* · Erennio Etrusco (251)* · Treboniano Gallo (251-253)* · Volusiano (251-253)* · Ostiliano (251) · Emiliano (253) · Valeriano (253-260)* · Gallieno (253-268) · Claudio il Gotico (268-270) · Quintillo (270) · Aureliano (270-275) · Tacito (275-276) · Marco Annio Floriano (276) · Probo (276-282) · Caro (282-283) · Marco Aurelio Carino (283-285)* · Numeriano (283-284) | |
| Tetrarchia e dinastia costantiniana |
Diocleziano (284-305)* · Massimiano (286-305)* · Costanzo Cloro (305-306)* · Galerio (305-311)* · Massimino Daia (308-311)* · Licinio (308-324)* · Costantino I (306-337)* · Valerio Valente (316-317)* · Sesto Martiniano (324)* · Costantino II (337-340)* · Costante I (337-350)* · Costanzo II (337-361)* · Giuliano (360-363) | |
| Gioviano e dinastia di Valentiniano |
Gioviano (363-364) · Valentiniano I (364-375)* · Valente (364-378)* · Graziano (375-383)* · Valentiniano II (375-392)* · Teodosio I (379-395)* | |
| Impero d'Occidente | Onorio (393-423)* · Costanzo III (421)* · Valentiniano III (425-455) · Petronio Massimo (455) · Avito (455-456) · Maggioriano (457-461) · Libio Severo (461-465) · Antemio (467-472) · Anicio Olibrio (472) · Glicerio (473-474) · Giulio Nepote (474-475) · Romolo Augusto (475-476) | |