Parricidio

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Jean Bardin, Tullia fa passare il suo carro sul corpo del padre
Chronique de Jersey: processo di Philippe Jolin, condannato a morte il 28 settembre 1829 dalla Corte Reale dell'Ile de Jersey e giustiziato il 3 ottobre 1829 per il reato di omicidio e parricidio

Il parricidio è genericamente l'omicidio di un parente stretto (ascendente o discendente), anche se viene spesso inteso come omicidio del padre (patricidio), ma il termine può anche indicare l'omicidio della madre (matricidio), dei fratelli (fratricidio) o del coniuge (uxoricidio).

Il termine è composto dalle radici latine dei sostantivi pater (padre) o parens (genitore) e dal verbo caedere (uccidere). Una parola più esatta per definire un omicidio commesso contro il padre sarebbe tuttavia patricidio.

Il parricidio è un archetipo piuttosto comune in diverse culture e religioni, soprattutto in quella greca: tra i più famosi vi sono Edipo e Crono, il padre di Zeus. Secondo il mito, le Erinni perseguitavano i parricidi per tutta l'eternità.

Parricidio famoso è quello in cui Bruto uccise il suo padre adottivo, Giulio Cesare (cesaricidio). Ben più recente quello del principe Dipendra del Nepal, che uccise i genitori insieme ad altri suoi parenti.

Nel diritto romano[modifica | modifica sorgente]

Nel diritto romano si intende più generalmente l'assassinio di genitori o parenti prossimi, che in epoca monarchica era giudicato dai quaestores parricidii che comminavano o meno la poena cullei. Tale crimine sarà oggetto di giudizio di quaestio perpetua in età repubblicana e di cognitio extra ordinem in età imperiale. Il termine parricidio risale ad una statuizione di Numa Pompilio, dove con la clausola "parricidas esto" reprime il crimine dell'uccisione di un parente, associando allo stesso reato l'omicidio di un uomo libero commesso con la volontà (da cui oggi deriva l'omicidio doloso). Con "parricidas esto" Numa Pompilio ha voluto dare agli agnati del cittadino ucciso la possibilità di fare giustizia del sangue versato ingiustamente nei confronti della propria famiglia.

Per altri la clausola "parricidas esto" riscontra un significato del tutto diverso. Infatti dovrebbe intendersi (il che riscuote un maggior successo fra gli studiosi odierni) che l'omicida "sia soggetto ad essere parimenti ucciso", qualora l'omicidio sia stato commesso "cum dolo". Se quindi fosse sussisto l'elemento della volontà si sarebbe attribuita la poena cullei, qualora l'omicidio fosse stato colposo, la pena comminata comportava la consegna di un ariete alla famiglia del defunto.

Parmenicidio[modifica | modifica sorgente]

Il termine parricidio, in campo culturale, viene usato anche per definire il processo di superamento o confutazione da parte di un allievo nei confronti del proprio maestro. Celebre è quello intentato da Platone nei confronti di Parmenide, comunemente conosciuto come "parmenicidio".

Il parmenicidio è l'"uccisione ideale" che Platone intraprende, in vecchiaia, nei confronti del pensiero di Parmenide di Elea. Il parmenicidio, tuttavia non è affatto un parricidio fisico, dato che Platone non aveva alcun rapporto di parentela con Parmenide. Il "parricidio platonico", così definito dalla storia della filosofia, consiste nell'inserire la possibilità della non esistenza come essenza, andando a negare l'icastica definizione dell'essere parmenideo: «è, e non è possibile che non sia... non è, ed è necessario che non sia». Al tempo di Platone la diatriba filosofica verteva tra la sua scuola e quella dei mobilisti. Platone compie il parmenicidio per far sì che l'idea di essere possa rimanere immutabile nell'iperuranio ed essere al tempo stesso soggetta al divenire del mondo materiale eracliteo (dove le idee delle cose come sostanza degli enti si mescolano ma non si distruggono le une con le altre), scardinando il principio parmenideo dell'essere come ente fuori dal tempo. Si generà così tutta la metafisica occidentale che cerca di riportare l'essere come ente perfetto ed immutabile in uno stato pre-temporale (il dio delle religioni monoteiste) per impedire il collasso dell'essenza nel divenire dell'esistenza.[senza fonte]
Conseguenza del parricidio platonico è tutto il pensiero occidentale (basato anche sull'errore del principio di non contraddizione aristotelico) che genera il fenomeno definito nichilismo.[senza fonte]


Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Alberto Burdese: Manuale di diritto pubblico romano, terza edizione

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