Erinni

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Oreste inseguito dalle Erinni ("Il rimorso di Oreste", opera di William-Adolphe Bouguereau, 1862)

Le Erinni (in greco: Ερινύες) sono, nella religione e nella mitologia greca, le personificazioni femminili della vendetta (Furie nella mitologia romana) soprattutto nei confronti di chi colpisce i parenti o i membri del proprio clan.

Secondo il mito esse nacquero dal sangue di Urano, fuoriuscito quando Crono lo evirò, mentre la successiva tradizione poetica le dice figlie della Notte.

Le Erinni sono tre sorelle: Alecto, Megera e Tisifone.

Al fine di placarle, vennero chiamate anche Eumenidi (ossia, le "benevole"), si porgevano loro varie offerte e ad esse si sacrificavano le pecore nere. Le Erinni erano anche indicate con altri epiteti, come Semnai o Potnie ("venerabili"), Manie ("folli") e Ablabie ("senza colpa").

Venivano rappresentate come geni alati, con la bocca spalancata nell'atto di cacciare urla terribili, con serpenti invece di capelli, recanti in mano torce o fruste o carboni e tizzoni ardenti. Il loro aspetto era quindi di tre donne alate con capelli di serpenti che recavano tra le mani delle armi che usavano per torturare il malcapitato.

Così le descrive Claudio Claudiano nel De Raptu Proserpinae:

(LA)
« Coniurant Furiae crinitaque sontibus hydris

Tesiphone quatiens infausto lumine pinum Armatos ad castra vocant pallentia Manes »

(IT)
« Fanno lega le Furie, e Tisifone, avvolta di Maligni

colubri, squassa con sinistri bagliori la torcia e chiama all'esangue raduno gli armati spettri »

(Claudio Claudiano, De Raptu Proserpinae (395-398), I, 39)

Il loro compito era quello di vendicare i delitti, soprattutto quelli compiuti contro la propria famiglia, torturando l'assassino con le armi che portavano con loro, fino a farlo impazzire.

Esse sono chiamate anche Dire da Virgilio[1].

Spesso presenti nella cultura classica - emblematico, in proposito, il ruolo che assumono nell'Orestea di Eschilo - ritornarono sovente, come riferimento colto, tanto nella cultura medievale - Dante le indica come le custodi della città infernale di Dite[2] - quanto in quella moderna e contemporanea, pur se, in quest'ultima, in modo abbastanza sporadico. Le si trovano anche nel romanzo "Le Benevole" di Jonathan Littell e nel romanzo "Furia" di Salman Rushdie. Citate anche da Marcel Proust ne All'ombra delle fanciulle in fiore.

Le Erinni perseguitarono Alcmeone dopo l'assassinio di sua madre e straziarono Pentesilea che aveva involontariamente ucciso sua sorella in una battuta di caccia.

Nella Medea di Euripide il coro invoca il raggio divino affinché fermi, ad evitare l'incombente duplice infanticidio, la mano di Medea, posseduta dalla sanguinaria Erinni, che le infonde lo spirito di vendetta.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Virgilio, Eneide, IV 610.
  2. ^
    « ...
    dove in un punto furon dritte ratto
    tre furïe infernal di sangue tinte,
    che membra femminine avìeno e atto,
    e con idre verdissime eran cinte;
    serpentelli e ceraste avean per crine,
    onde le fiere tempie erano avvinte.
    E quei, che ben conobbe le meschine
    della regina dell'etterno pianto.
    "Guarda - mi disse - le feroci Erine.
    Quest'è Megera dal sinistro canto;
    quella che piange dal destro è Aletto;
    Tesifone è nel mezzo"; e tacque a tanto. »
    (Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, Canto IX, 37 - 48)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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