Erinni
Le Erinni (in greco: Ερινύες) sono, nella mitologia greca, le personificazioni femminili della vendetta (Furie nella mitologia romana).
Secondo la leggenda esse nacquero dal sangue di Urano, fuoriuscito quando Crono lo evirò, mentre un'altra tradizione le dice figlie della Notte.
Erano tre sorelle demoniache abitatrici degli inferi: Aletto, Megera e Tisifone. Secondo la più accreditata interpretazione, esse rappresentavano il lancinante rimorso che scaturiva dai fatti di sangue più efferati.
Al fine di placarle, vennero chiamate anche Eumenidi (ossia, le "benevole"), si porgevano loro varie offerte e ad esse si sacrificavano le pecore nere. Le Erinni erano anche indicate con altri epiteti, come Semnai o Potnie ("venerabili"), Manie ("folli") e Ablabie ("senza colpa").
Venivano rappresentate come geni alati, con la bocca spalancata nell'atto di cacciare urla terribili, con serpenti invece di capelli, recanti in mano torce o fruste o carboni e tizzoni ardenti.
Così le descrive Claudio Claudiano nel De Raptu Proserpinae:
| (LA)
« Coniurant Furiae crinitaque sontibus hydris
Tesiphone quatiens infausto lumine pinum Armatos ad castra vocant pallentia Manes » |
(IT)
« Fanno lega le Furie, e Tisifone, avvolta di Maligni
colubri, squassa con sinistri bagliori la torcia e chiama all'esangue raduno gli armati spettri » |
Il loro compito era quello di vendicare i delitti, soprattutto quelli compiuti contro la propria famiglia, torturando l'assassino fino a farlo impazzire.
Esse sono chiamate anche Dire da Virgilio[1].
Spesso presenti nella cultura classica - emblematico, in proposito, il ruolo che assumono nell'Orestea di Eschilo - ritornarono sovente, come riferimento colto, tanto nella cultura medievale - Dante le indica come le custodi della città infernale di Dite[2] - quanto in quella moderna e contemporanea, pur se, in quest'ultima, in modo abbastanza sporadico. Le si trovano anche nel romanzo "Le Benevole" di Jonathan Littell e nel romanzo "Furia" di Salman Rushdie.
Le Erinni perseguitarono Alcmeone dopo l'assassinio di sua madre e straziarono Pentesilea che aveva involontariamente ucciso sua sorella in una battuta di caccia.
Nella Medea di Euripide il coro invoca il raggio divino affinché fermi, ad evitare l'incombente duplice infanticidio, la mano di Medea, posseduta dalla sanguinaria Erinni, che le infonde lo spirito di vendetta.
Indice |
[modifica] Note
- ^ Virgilio, Eneide, IV 610.
- ^
« ...
dove in un punto furon dritte ratto
tre furïe infernal di sangue tinte,
che membra femminine avìeno e atto,
e con idre verdissime eran cinte;
serpentelli e ceraste avean per crine,
onde le fiere tempie erano avvinte.
E quei, che ben conobbe le meschine
della regina dell'etterno pianto.
"Guarda - mi disse - le feroci Erine.
Quest'è Megera dal sinistro canto;
quella che piange dal destro è Aletto;
Tesifone è nel mezzo"; e tacque a tanto. »(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, Canto IX, 38 - 41)
[modifica] Bibliografia
- Dionigi di Alicarnasso, Ρωμαικης Αρχαιολογιας (Rhomaikes Archaiologias, Antichità romane, II,75.
- Cicerone, De natura deorum, III,18,46
- Marziano Capella, De nuptiis Mercurii et Philologiae II,164
- Claudio Claudiano, De Raptu Proserpinae
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Erinni
|
|