Ankhesenamon

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La regina Ankhesenamon insieme a suo marito Tutankhamon.

Ankhesenamon che significa: la sposa di Amon(nata Ankhesenpaaton cioè: possa ella vivere per Aton) (Akhetaton, ... – Tebe, ...) fu la terza figlia di Akhenaton, sovrano egizio della XVIII dinastia e della regina Nefertiti, e sposò, all'età di circa 13 anni, Tutankhamon. Il cambio della divinità nel nome (da Aton ad Amon), come anche nel nome dello sposo Tutankhamon, doveva essere il simbolo del proprio impegno a ripristinare gli antichi culti, in particolare quello di Amon, al termine della cosiddetta "eresia amarniana" intrapresa da Akhenaton e conclusasi con la sua morte.

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Ankhesenpaaton

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Ankhesenamon

Malgrado non esistano rilevanze storiche al riguardo, secondo alcuni studiosi sarebbe verosimile che in prime nozze avesse sposato l'immediato successore di Akhenaton, Smenkhkhara e, alla morte di Tutankhamon, il suo successore Ay ed il successore di questi Horemheb. Non essendo Ay ed Horemheb di stirpe reale, infatti, l'unica legittimazione al trono sarebbe potuta venire solo attraverso questi matrimoni. L'ipotesi che abbia sposato Ay però, è stata negata, poiché nalla sua tomba il cartiglio che c'è vicino alla raffigurazione della moglie sarebbe troppo piccolo per contenere il nome di Ankhesenamon. Horemheb inoltre, aveva sposato la sorella di Nefertiti, quindi non c'era bisogno che sposasse anche Ankhesenamon

In Ankhesenamon sarebbe da individuare, inoltre, la "regina vedova" che, alla morte di Tutankhamon, scrisse al re degli Ittiti Šuppiluliuma I una lettera con cui chiedeva al sovrano straniero di inviarle uno dei suoi figli per sposarlo e renderlo re dell'Egitto.[1]

Della lettera si è trovata copia in un archivio reale, nei pressi della moderna cittadina turca di Bogazkoy (nel sito dell'antica capitale hittita Ḫattuša), in quelli che sono meglio noti come gli Annali di Mursili II, tav. VII (KB02003), dal titolo: Gesta di Šuppiluliuma narrate dal figlio Mursili.

È noto che la missiva (contenente tra l'altro la frase "...mio marito è morto ed io non ho figli, mentre a te i figli non mancano... Se me ne dessi uno [in matrimonio] lo farei diventare Re dell'Egitto... non intendo mescolare il mio sangue sposando un mio servo...")[2] venne recata alla corte hittita da un messaggero di nome Hani e che, per una ovvia diffidenza, trattandosi di un paese comunque nemico, Šuppiluliuma abbia inviato in Egitto, prima di prendere una decisione, un proprio ambasciatore, Ḫattuša Zitiš. A seguito di tale missione, nuovamente, la "regina vedova" confermò la richiesta; il prescelto fu il principe Zannanzaš che, però, non giunse mai a destinazione, venendo, molto probabilmente, assassinato durante il viaggio.

Il re degli Ittiti, non inviando subito il proprio figlio in Egitto, consentì ad Ay di prendere il potere dopo aver organizzato le cerimonie funebri di Tutankhamon ed averlo seppellito in una tomba approntata frettolosamente. Infatti, così come Horo divenne sovranno dopo aver seppellito Osiride, chi seppelliva il faraone diventava il successivo sovrano.[3]

Non si conosce l'anno della sua morte.

Nel 2005 nella Valle dei Re è stata scoperta una nuova tomba, classificata come KV63 in cui, nel giugno 2006, è stata individuato, su uno dei sarcofagi contenuti nella tomba, un frammento di nome, "...paaton", che ha fatto supporre agli archeologi possa trattarsi proprio della sepoltura di Ankhesenamon.

Lettera a Tutankhamon[modifica | modifica wikitesto]

« Mi riconosci? Sono Ankhesenamon, la sorella tua che tanto hai amato! Perché mi hai lasciata sola in questo mondo? Oh, perché sei partito per questo viaggio senza ritorno verso occidente senza portare anche me![senza fonte] »

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Kenneth A. Kitchen, Il Faraone trionfante, pagg. 25
  2. ^ Federico A. Arborio Mella, L'Egitto dei faraoni, pag. 189
  3. ^ Kenneth A. Kitchen, Il Faraone trionfante, pag.26

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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