Howard Carter

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Howard Carter in una foto del 1924.

Howard Carter (Londra, 9 maggio 1874Londra, 2 marzo 1939) è stato un archeologo ed egittologo britannico, scopritore della tomba di Tutankhamon.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

I primi anni[modifica | modifica sorgente]

Carter nacque in una famiglia nobile. Il padre Samuel Paul Carter, pittore ed illustratore di grande talento, lavorava dipingendo ritratti di famiglia per l'Illustrated London News. Il figlio imparò a sua volta a disegnare facilmente ad acquerello, senza però dimostrare un particolare talento.

Grazie all'aiuto che aveva mandato il padre ebbe la possibilità di conoscere uno dei più grandi collezionisti di antichità egizie dell'Inghilterra, il barone William Amhurst Tyssen-Amherst, che abitava in un paese vicino; fu qui che il giovane Howard iniziò ad amare la civiltà egizia. Il barone lo presentò all'egittologo Percy Newberry, che lo prese in simpatia e lo consigliò per una spedizione in Egitto finanziata dal British Museum come disegnatore con il compito di riprodurre ad acquerello le pitture tombali ed altri reperti archeologici.

La carriera in Egitto[modifica | modifica sorgente]

Giunto al Cairo, Carter conobbe sir William Matthew Flinders Petrie che lo accettò nella spedizione. Quest'ultima durò sei lunghi anni, nei quali Howard apprese le tecniche e metodologie di uno scavo archeologico accurato. Poi alcuni altri scavi in importanti siti quali Beni Hassan (sito del Medio Regno), ad Hatnub con Newberry, a Tell el-Amarna nuovamente con Petrie ed infine al tempio funerario di Hatshepsut a Tebe.

A soli 25 anni, nel 1899, egli fu nominato ispettore capo del sud dell'Egitto e divenne quindi responsabile di siti come Karnak, Luxor, Tebe e la Valle dei Re. Fu questo il suo periodo di massima attività, durante il quale scavò le tombe di Seti I e Nefertari, e altri siti importanti come, fra i molti, Abu Simbel e Aswan.

Gli anni difficili[modifica | modifica sorgente]

Questo periodo felice finì quando l'incontro fra una comitiva di francesi e delle guardie egiziane degenerò in rissa. La Francia pretese scuse formali e Carter, in qualità di responsabile, rifiutò. Fu licenziato dal suo incarico e gli venne stroncata la carriera 1905; l'archeologo decise comunque di continuare a vivere in Egitto, mantenendosi grazie alla vendita dei suoi acquerelli.

La rinascita[modifica | modifica sorgente]

Il caso o la fortuna vollero che lord George Herbert, quinto conte di Carnarvon, si appassionasse di antichità egizie proprio in quegli anni. Giunto a Luxor nel 1908 ed ottenutavi una concessione di scavo, capì immediatamente la necessità di avere sul campo una persona esperta e aggiornata sulle difficoltà della ricerca. Chiese allora un parere a Gaston Maspero, direttore generale delle antichità egizie (lo stesso che aveva nominato Howard ispettore capo del sud dell'Egitto), che gli consigliò di ingaggiare Carter, non avendo perso la stima nello studioso nonostante l'episodio del 1905. L'intesa fra i due fu immediata e per sette anni scavarono in numerosi siti egiziani arricchendo sempre più la collezione privata di Lord Carnarvon.

La più grande scoperta archeologica del XX secolo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi tomba di Tutankhamon e maledizione di Tutankhamon.

Il sogno dell'archeologo era l'ambizioso progetto di scavare nella Valle dei Re alla ricerca delle tombe dei due faraoni della XVIII dinastia non ancora scoperte: Amenothep IV/Akhenaton, il faraone eretico, e il suo successore e figlio Tutankhamon. La concessione di scavo nella Valle era ancora in mano a Theodore Davis, ma, grazie alle proprie abilità, Lord Carnarvon riuscì a ottenerne un'altra permettendo così al progetto di muovere i primi passi sicuri.

Carter insieme a Lord Carnarvon nel 1922, all'uscita dalla tomba di Tutankhamon.

Il progetto di Carter prevedeva uno scavo sistematico dell'intera Valle accuratamente suddivisa in settori da esplorare in successione e iniziò nell'autunno del 1917. Gli insuccessi e le gravose spese sostenute in cinque lunghi anni fecero scemare l'entusiasmo di Lord Carnarvon che giunse all'idea, nell'estate del 1922, di concludere l'operazione. Ma Carter ancora credeva alla sua scommessa e riuscì a convincere il proprio finanziatore a concedergli ancora una stagione, il tempo necessario per scavare l'ultimo settore da esplorare.

Il 3 novembre ripresero gli scavi in quest'ultimo settore, di fronte alla tomba di Ramesse VI. Grande fu la gioia quando dalla sabbia, già il secondo giorno di scavo, riaffiorò un gradino che presto si trasformò in una scala che giungeva a una porta con ancora intatti i sigilli della necropoli, segno che non era mai stata violata nelle migliaia di anni dalla sua chiusura.

Lord Carnarvon venne immediatamente richiamato in Egitto per presenziare all'apertura della porta e giunse ad Alessandria d'Egitto il 20 novembre. Il 26 novembre Howard Carter e Lord Carnarvon erano di fronte alla porta rimasta inviolata dal XIV secolo a.C., venne fatto un foro per ispezionare l'interno e si poté appurare che il corredo funerario era intatto. Il giorno seguente venne finalmente aperta la porta rivelando così tutta la grandiosità del corredo compresi il sarcofago e i vasi canopi.

« Diedi l'ordine. Fra il profondo silenzio, la pesante lastra si sollevò. La luce brillò nel sarcofago. Ci sfuggì dalle labbra un grido di meraviglia, tanto splendida era la vista che si presentò ai nostri occhi: l'effige d'oro del giovane re fanciullo. »
(Howard Carter, 1924)

Così come da accordi per la concessione di scavo, si iniziò la catalogazione di tutti i reperti del corredo prima di inviarli al museo del Cairo dove sarebbero stati esposti al pubblico. L'operazione richiese molti anni nei quali giornalisti di tutto il mondo giunsero a testimoniare quella che è considerata a tutti gli effetti la più grande scoperta archeologica del XX secolo. Non per la ricchezza del suo corredo, accumulato utilizzando anche corredi di altre tombe per effettuare una rapida sepoltura del defunto, bensì per la scoperta di una tomba faraonica ancora inviolata.

Il 16 febbraio del 1924, alla presenza di Carter ma non di Lord Carnarvon (morto l'anno precedente), venne aperto il sarcofago che rivelò all'interno la mummia intatta del faraone bambino contenuta in un sarcofago d'oro massiccio del peso di circa 110 kg, con il volto coperto da una maschera d'oro massiccio riproducente le sembianze del defunto.

Molti degli anni seguenti furono impiegati da Carter nella catalogazione degli oltre 2000 reperti rinvenuti e tuttora in mostra al Museo Egizio del Cairo con la stessa inventariazione assegnata loro dall'archeologo.

In seguito Howard Carter si ritirò dall'archeologia e divenne un collezionista. Morì a Londra nel 1939, all'età di 65 anni, senza aver mai avuto la possibilità di esporre alla famiglia reale la sua sensazionale scoperta.

Pubblicazioni[modifica | modifica sorgente]

  • 1904 Carter H., Newberry P.E., "The tomb of Thoutmosis IV with an essay on the king's life and monuments by Gaston Maspero, and a paper on the physical characters of the mummy of Thoutmosis IV by G. Elliot Smith", Westminster
  • 1972 "The Tomb of Tutankhamen", Sphere, Londra.
  • "Five Years' Explorations at Thebes - A Record of Work Done 1907-1911" Carter, H., Lord Carnarvon, 2004, ed. Kegan Paul, ISBN 0-7103-0835-3

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • "Howard Carter – The Path to Tutankhamun" T.G.H James, 2001, ed. Tauris Parke, Londra, ISBN 977-424-613-6
  • "Howard Carter: Before Tutankhamun" Reeves, N., Taylor, J.H., 1992, ed. British Museum Press, Londra, ISBN 0-7141-0952-5
  • "Il Re di Luxor" Philipp Vanderberg, 2001, ed. Piemme, ISBN 88-384-7788-4

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