Scrittura cuneiforme

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Rappresentazione di scrittura cuneiforme su una tavoletta sumerica

Indice

[modifica] Caratterizzazione

La scrittura cuneiforme è un tipo di antica scrittura che si eseguiva con uno stilo, imprimendo sull'argilla particolari segni o [glifi] composti da brevi incisioni a forma piramidale e appuntita, che possono ricordare dei chiodini o dei cunei. Da cui appunto la definizione di scrittura cuneiforme.

Si tratta di una delle prime forme di scrittura documentate nel Vicino Oriente, direttamente derivata dalla evoluzione e stilizzazione di una precedente fase di scrittura fondamentalmente figurativa, a base di pittogrammi, creata a quanto sembra dai Sumeri, primi abitanti storicamente documentati dell'antica Mesopotamia (oggi Iraq), fin dalla fine del IV millennio. Attraverso i secoli la rappresentazione pittografica dei segni assunse sempre più un aspetto stilizzato, e le stesse lineee, originariamente disegnative e continue, furono segmentate in una serie di tratti, o cunei, divenendo sempre più indipendenti dalle forme originarie, e quindi sempre meno riconoscibili.

Ovviamente all'origine della forma tipica di questa scrittura c'è una motivazione di carattere tecnico: si tratta infatti delle impressioni lasciate sull'argilla da stili di canna a sezione triangolare allungata, a forma cioè di cuneo.

I segni della scrittura cuneiforme erano originariamente numerosissimi, circa un migliaio. Nel tempo poi il loro numero diminuì notevolmente, e solo alcune centinaia erano normalmente utilizzate. La loro forma, inoltre, in origine molto complessa subì un processo di semplificazione e di regolarizzazione dei cunei. La stessa direzione dei singoli cunei fu standardizzata, e ristretta a quattro tipi: cunei orizzontali, obliqui, verticali, e ad angolo. Su questa base i moderni assiriologi hanno realizzato dei compendi di segni, ordinati appunto sulla base dei suddetti quattro elementi, e quindi facilmene consultabili.

Con l'avvento delle popolazioni semitiche, agli inizi del II millennio a.C., e il tramonto della civiltà sumerica, la scrittura cuneiforme divenne appannaggio della nuova cultura babilonese e assira (detta globalmente accadica), e data la propria struttura fortemente sillabica poté essere usata per esprimere altre lingue come l'Elamita, l'Hittita, l'Urarteo, e ilLuvio cuneiforme. Essa rappresentò anche la base e l'ispirazione da cui vennero create le scritture di Ugarit e quella achemenide dell'Antico Persiano.

La scrittura cuneiforme si trova prevalentemente su tavolette di argilla che venivano incise quando ancora il materiale scrittorio non era asciutto, ma abbiamo anche numerosi esempi di iscrizioni statuarie e monumentali, realizzate su materiali duri, come ad esempio la pietra. Di particolare diffusione erano anche le iscrizioni incise sui sigilli personali, generalmente piccoli cilindri di vario materiale, spesso pietre dure, che riportavano il nome del proprietario e una dedica alla divinità tutelare prescelta.

[modifica] Etimologia

La scrittura cuineiforme fu così definita per la prima volta da Thomas Hyde, professore di ebraico all'università di Oxford, nel 1700. Egli, descrivendo la forma delle incisioni presenti nelle iscrizioni che poté osservare, parlava di forme pyramidales seu cuneiformes. Il termine piramidale era però già stato usato dal viaggiatore romano Pietro Della Valle in uno dei suoi rendiconti pubblicati agli inizi del XVII secolo.

[modifica] Storia ed evoluzione

L'origine della scrittura pittografica sumerica può essere ricondotta ad una vasta area culturale che, già nel V millennio, interessava varie zone del Medio Oriente e dell'Asia Minore. Recenti studi hanno infatti rivelato in queste regioni la presenza di un rudimentale sistema grafico rappresentato da caratteristici contenitori di argilla, a forma di tasca, in cui erano rinchiusi dei gettoni di varia forma, la cui impressione, ad uso mnemonico, era riportata sulla superficie della tasca stessa. Notevole è risultata la forma di questi gettoni, del tutto similare a quella dei caratteri pittografici della primitiva scrittura sumerica. Con ciò verrebbe ridimensionato il merito dell'invenzione della scrittura da parte dei Sumeri, ai quali però resta il geniale vanto di aver trasformato dei semplici ed isolati mezzi mnemonici in un vero e proprio linguaggio scritto, con una struttura grammaticale e sintattica, tale da poter divenire per sempre un indispensabile tramite di esperienze umane e di storia.

Fra le iscrizioni pittografiche più antiche vanno ricordate quelle di Uruk (oggi Warka) del 3000 a.C. circa. Si pensa, anche se non è del tutto appurato, che questa scrittura, ancora priva di elementi propriamente grammaticali, servisse per rendere la lingua sumerica. Il che ovviamente confermerebbe l'origine sumerica del sistema grammaticale e sintattico della lingua, attraverso la geniale introduzione dei relativi morfemi.

La scrittura nell'antica Mesopotamia era appannaggio di categorie di scribi, che erano istruiti in particolari scuole (dette edubba, cioè casa della tavoletta), e si tramandavano questa difficile arte di padre in figlio. Data la notevole importanza della scrittura nell'ambito della società gli scribi svolgevano spesso importanti incarichi ufficiali.

La struttura della scrittura cuneiforme, e quindi della lingua che essa esprime, si può definire un complesso di ideogrammi (risultanza degli antichi pittogrammi), e di morfemi, cioè di desinenze, suffissi e infissi, apposizioni, determinativi, e complementi fonetici vedi Lingua sumera. I segni cuneiformi hanno il valore di sillabe e di vocali.

Quando a Ugarit, nel XIV secolo a.C., fu compiuto il secondo e decisivo passo sulla via del fonetismo, gli scribi elaborarono per la loro lingua, l'ugaritico, un alfabeto cuneiforme fatto di sole consonanti. È facile supporre che si tratti però dell'applicazione di un alfabeto già esistente in precedenza, ancora ignoto.

Iscrizioni cuneiformi sono state rinvenute in numerosi archivi, al di fuori della Mesopotamia, come è testimoniato in quelli scoperti a Bogazkoy, nell' Anatolia, a Tell el-Amarna, in Egitto, e recentemente ad Ebla (Tell Mardikh) in Siria.

I documenti scritti in cuneiforme, su argilla o su pietra, attualmente sono conservati in vari musei, come al Louvre, al British Museum, al Pergamon Museum di Berlino, ed ovviamente all'Iraq Museum a Baghdad. Il loro numero si avvicina al mezzo milione ed aumenta continuamente grazie alle ricerche archeologiche nel vicino e medio Oriente. Questi reperti, di argomento assai vario e a volte di notevole difficoltà per gli studiosi, ostituiscono, insieme ai reperti dell'antico Egitto, la principale fonte d'informazione per la storia del III, II, e I millennio a.C.

[modifica] Storia della decifrazione

Nel XV secolo un veneziano di nome Barbero aveva esplorato le antiche rovine dell’Asia occidentale, ed era tornato portando notizie di una scrittura davvero strana, che aveva trovato scolpita sulle pietre dei templi di Shiraz e incisa su innumerevoli tavolette d’argilla.

Nel 1625 il romano Pietro Della Valle, tornando dal suo famoso viaggio che lo aveva portato tra l'altro in Mesopotamia e in Persia, portò una tavoletta con caratteri cuneiformi che aveva trovato a Ur e altri segni che aveva trascritto a Persepoli. Della Valle capì che la scrittura andava letta da sinistra a destra, seguendo la direzione dei cunei, ma non fece alcun tentativo di decifrazione. Le giuste osservazioni del Della Valle riguardavano iscrizioni achemenidi, risalenti al VI sec. a.C. In verità, nelle fasi più antiche che vanno dalle origini (fine del IV millenio), fino ad epoca paleobabilonese (XVIII Sec. a.C), le iscrizioni venivano redatte in colonne lette dall'alto in basso e da destra a sinistra, sia sulle tavole di argilla (come dimostrano le tavole rinvenute ad Ebla, 2500 a.C circa), che sui monumenti (come la celebre stele delle leggi del re Hammurabi, 1750 a.C.). Il cambiamento di direzione avvenne in epoca cassita (XVII sec. a.C.), per ragioni a noi sconosciute.

Verso la fine del XVIII secolo un maggior numero di “iscrizioni cuneiformi” ( furono portate in Europa dal danese, Niebuhr. Ci vollero trent’anni prima che un maestro di scuola tedesco, Georg Friedrich Grotefend, riuscisse a decifrare le prime quattro lettere: la D, la A, la R e il suono S’ (quello della parola sci), che insieme formano il nome persiano del re Dario.

E vent’anni ancora passarono prima che un ufficiale inglese, Henry Rawlinson, contemporaneamente ad altri appassionati studiosi, fornisse validi elementi per una conoscenza sempre maggiore della scrittura cuneiforme e della relativa lingua.

Lo studio dello Champollion sui geroglifici non fu certo facile, ma fu forse più complessa la decifrazione della scrittura cuneiforme. Gli Egizi usavano un tipo di scrittura composita a base di figure, per lo più incise su materiale solido o riprodotte su superfici pittoriche, quindi con segni ben delineati e distinguibili. Anche i Sumeri, i primi abitanti della Mesopotamia, usando come materiale scrittorio delle tavolette d’argilla, avevano iniziato a scrivere con segni quasi del tutto figurativi, ma abbandonarono poi del tutto questo sistema pittografico, stilizzadolo al massimo, e passando così dal pittografico al cuneiforme. I caratteri cuneiformi erano però notevolmente diversi dalle originarie figure, erano spesso, a parte le iscrizioni su pietra, difficilmente distinguibili gli uni dagli altri, e l'uso dell'argilla non ne facilitava la lettura. E' quindi solo grazie allo sforzo appassionato di alcuni geniali assiriologi che si è effettuata la decifrazione, tanto che oggi possiamo usufruire di grammatiche sumeriche e accadiche (assiro-babilonesi), e di un ampio e prestigioso dizionario sia sumerico (in allestimento), che accadico.

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