Stele degli avvoltoi

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Stele degli avvoltoi
Stele of Vultures detail 01-transparent.png
Frammento della stele degli avvoltoi
Descrizione
Descrizione
dimensioni altezza: 1.80 m
larghezza: 1.30 m
profondità = 0.11 m
Periodo protodinastico III
(2460 a.C. circa)
Luogo ritrovamento Tello, Iraq
Luogo conservazione Louvre, Parigi

La Stele degli avvoltoi è un monumento sumerico del periodo protodinastico III (all'incirca del 2460 a.C.), celebrante una vittoria della città-stato di Lagash sulla sua vicina Umma. Essa trae il nome da degli avvoltoi presenti in una delle diverse scene di battaglia che raffigura, assieme a scene religiose-mitologiche. La stele fu inizialmente scolpita su un unico blocco in pietra calcarea, sebbene oggigiorno sono noti solo sette frammenti, attualmente esposti al Louvre.

La scoperta[modifica | modifica wikitesto]

I primi tre frammenti furono ritrovati durante degli scavi a Telloh (l'antica Girsu) nel sud dell'Iraq nel 1881 dall'archeologo francese Ernest de Sarzec. Altri tre frammenti emersero durante gli scavi del 1888-1889. Un settimo frammento che più tardi fu riconosciuto come parte della stele fu acquistato sul mercato delle antichità dal British Museum nel 1898 e, dopo due rifiuti, definitivamente consegnato al Louvre nel 1932 al fine di ricostituire la massima parte possibile della stele[1].

La stele[modifica | modifica wikitesto]

Il monumento completo, come è stato ricostruito ed esposto al Louvre, dovrebbe essere alto 1.80 m, largo 1.30 m, spesso 11 cm, con la cima arrotondata. Era costituito da un unico blocco di calcare con rilievi scolpiti da entrambi i lati[2]. La stele può essere considerata propria dell'usanza tra la metà e la fine del terzo millennio a.C. in Mesopotamia di celebrare le vittorie militari con monumenti in pietra. Un monumento simile è la stele della vittoria di Naram-Sin, realizzata durante il periodo Accadico, successivo al periodo protodinastico III[3].

I due lati della stele mostrano distintamente scene differenti e sono stati interpretati come il lato mitologico e il lato storico. Nel lato mitologico è diviso in due registri, il registro superiore, più largo, mostra una grande figura maschile, identificabile come il dio Ningirsu, con nella mano destra uno scettro e nella sinistra Anzû, un essere mitologico simile al grifone, sotto il quale vi è una larga rete riempita con corpi nudi di uomini. Dietro Ningirsu si erge una piccola figura femminile con una fascia per capelli con delle corna e delle stecche protrudenti dalle spalle, permettendo la sua identificazione come la dea Ninhursag. Il registro inferiore, più piccolo, sebbene in pessime condizioni, in base a confronti con rappresentazioni contemporanee, potrebbe figurare il dio Ningirsu su una biga trainata da animali mitologici[2].

See caption
Un frammento della stele degli avvoltoi con nei becchi teste umane e un frammento di un'iscrizione cuneiforme

Il lato storico è diviso in quattro registri orizzontali. Il registro superiore mostra Eannatum, l'Ensi, il signore di Lagash, alla guida falange di soldati alla battaglia, con i loro nemici sconfitti sotto loro piedi, calpestati. Sopra aleggiano degli avvoltoi, dai quali deriva il nome della stele, con teste mozzate dei nemici nei loro becchi. Il secondo registro mostra dei soldati con le lance in spalla in marcia dietro al re, il quale sta guidando una biga brandendo una lancia. Nel terzo registro è possibile vedere una piccola porzione di una figura seduta. Accanto vi è una mucca legata a un palo, mentre un prete, nudo in piedi su un mucchio di cadaveri di animali, esegue una libagione rituale su due piante poste in dei vasi. A sinistra di queste scena vi è una pila di corpi nudi circondati da operai con dei cesti sulla loro testa. Solo una piccola parte del quarto registro è stata conservata, la quale mostra una mano che regge una lancia mentre tocca la testa di un nemico[4][5].

Le iscrizioni sulla stele sono mal conservate. Riempiono gli spazi vuoti tra le scene e scorrono con continuità da un lato all'altro. Il testo cuneiforme è scritto in sumero, dal quale si viene sapere che la stele è stata commissionata da Eannatum, un Ensi, sovrano di Lagash, intorno al 2460 a.C.. Su di essa, egli descrive un conflitto con Umma su un tratto di terreno agricolo situato tra le due città-stato[2] Il conflitto si conclude in una battaglia in cui Eannatum, descritto come il prediletto del dio Ningirsu, trionfa su Umma. Terminata la battaglia, il signore di Umma giura che non entrerà più nuovamente nel territorio di Lagash, pena la punizione divina[6].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (FR) Marie-Thérèse Barrelet, Peut-On Remettre en Question la "Restitution Matérielle de la Stèle des Vautours" in Journal of Near Eastern Studies, vol. 29, nº 4, 1970, pp. 233–258, JSTOR 543336.
  2. ^ a b c (EN) Irene J. Winter, Pictorial Narrative in Antiquity and the Middle Ages, a cura di Herbert L. Kessler e Marianna Shreve Simpson, Center for Advanced Study in the Visual Arts, Symposium Series IV, vol. 16, Washington DC, National Gallery of Art, 1985, pp. 11–32, ISSN 0091-7338.
  3. ^ (EN) Susan Pollock, Ancient Mesopotamia. The Eden that Never Was, Case Studies in Early Societies, Cambridge, Cambridge University Press, 1999, p. 181, ISBN 978-0-521-57568-3.
  4. ^ (EN) Thorkild Jacobsen, Toward the image of Tammuz and other essays on Mesopotamian history and culture, 1970, p. 393.
  5. ^ (EN) Eva Strommenger, Five thousand years of the art of Mesopotamia, 1964, p. 396.
  6. ^ (EN) Douglas R. Frayne, Presargonic Period (2700-2350 BC), Royal Inscriptions of Mesopotamia: Early Periods, vol. 1, Toronto, University of Toronto Press, 2008, pp. 126–140, ISBN 978-0-8020-3586-8.

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