Carl von Clausewitz

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


Carl von Clausewitz
Generale prussiano
Carl von Clausewitz in un dipinto di Wilhelm Wach
Conflitti Guerre napoleoniche
Battaglie famose Assedio di Magonza

Battaglia di Jena
Battaglia di Borodino
Battaglia di Dennewitz
Battaglia di Lipsia
Battaglia di Ligny
Battaglia di Wavre
Battaglia di Waterloo

Nemici storici Napoleone Bonaparte
Innovazioni arte militare

Carl Phillip Gottlieb von Clausewitz ([kaʁl fɔn ˈklaʊzəvɪts]; Burg bei Magdeburg, 1º giugno 1780Breslavia, 16 novembre 1831) è stato un generale, scrittore e teorico militare prussiano.

Maggior generale nell'esercito prussiano, combattente durante le guerre napoleoniche, è famoso per avere scritto il trattato di strategia militare Della guerra (Vom Kriege), pubblicato per la prima volta nel 1832. Quasi tutta la sua vita si svolse sotto il regno di Federico Guglielmo III.

Indice

[modifica] Biografia

Nato nel 1780 da una famiglia della piccola borghesia, Carl von Clausewitz si arruolò nell'esercito prussiano a soli 12 anni, nel 1792. Nel 1794 divenne ufficiale e utilizzato in compiti di guarnigione sino al 1806. In questo periodo divenne amico di uno dei principali generali prussiani, Scharnhorst, e fu da lui introdotto a corte.

Avendo aderito la Prussia alla coalizione antifrancese nel 1805, nel 1806 partecipò alla campagna che si concluse con la sconfitta di Jena, dove fu catturato dai Francesi. Dopo la stipula della pace di Tilsit nel 1807, nel 1808 tornò in Prussia e si impegnò insieme a Scharnhorst nella riforma dell'esercito; nel 1810, promosso maggiore e sposatosi con Marie von Brühl, fu nominato professore all'accademia militare appena rifondata dall'amico Scharnhorst e responsabile della formazione militare del principe ereditario, il futuro Guglielmo I, per cui redasse nel 1812 un opuscolo intitolato "Principi della guerra". Sempre nel 1812, in disaccordo con la linea politica filofrancese imposta dalla pace di Tilsit, rassegnò le sue dimissioni dall'esercito prussiano e si arruolò, assieme a Scharnhorst e Gneisenau, in quello russo. Membro dello Stato Maggiore russo, prese parte alla campagna del 1812 e fu tra i protagonisti dei negoziati che spinsero la Prussia ad abbandonare la coalizione napoleonica. Ritornato nell'esercito prussiano, partecipò alla vittoriosa campagna del 1813-1814 (Battaglia di Lipsia) a quella conclusiva del 1815 (Battaglia di Waterloo).

Promosso generale nel 1818, si aspettava di poter ricevere adeguati riconoscimenti dal sovrano prussiano ma, sospettato di essere un riformista, venne nominato amministratore capo della scuola di guerra di Berlino, carica che tenne fino alla sua morte. Dal 1818 al 1830, lavorò al suo celeberrimo scritto “Della guerra” ("Vom Kriege"), senza però che tutto questo periodo fosse sufficiente a fargli concludere il lavoro. A causa dell'insurrezione polacca del 1831, fu richiamato in servizio attivo come capo di stato maggiore di Gneisenau e inviato sul fronte polacco, ove morì per la medesima epidemia di colera che uccise anche Hegel.

[modifica] Della guerra

Tra il 1832 e il 1837 la moglie fece pubblicare la sua opera, fondamento principale della teoria strategica moderna per il suo realismo e per la sua completezza concettuale, tanto da oltrepassare l'ambito militare e influenzare la politica, la scienza politica e le altre scienze umane. Composta in otto libri, rimase inconclusa e lacunosa.

Nel suo trattato considera soprattutto gli aspetti politico-filosofici della guerra come strettamente correlati con essa. Celebre la sua frase:

« La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi. La guerra non è dunque, solamente un atto politico, ma un vero strumento della politica, un seguito del procedimento politico, una sua continuazione con altri mezzi. »

Con questa asserzione von Clausewitz afferma che in una comunità la politica, e quindi l'azione di governo, sono gerarchicamente superiori alla guerra e la utilizzano come strumento per i propri scopi. Non è possibile concepire un progetto bellico se non sussiste una comunità politica, per quanto primordiale, che lo decida.[1] Ecco perché scrive anche:

« La guerra non è mai un atto isolato. »

e

« La guerra non scoppia mai in modo del tutto improvviso, la sua propagazione non è l'opera di un istante. »

Ancora più importante, seppure molto meno citata, è l'affermazione che la natura della guerra è la risultante di tre forze inseparabili: il cieco istinto (odio, inimicizia, violenza primordiale), la libera attività dell'anima (valore militare, gioco d'azzardo e calcolo delle probabilità, strategia) e la pura e semplice ragione (politica), che è l'unico elemento razionale:

« Il primo di questi tre aspetti riguarda particolarmente il popolo; il secondo, il comandante in capo e il suo esercito; e il terzo il governo. »

Queste convinzioni formano il contesto necessario entro cui comprendere altre affermazioni più "tecniche":

« La guerra è l'impiego illimitato della forza bruta. »
« La guerra è un atto di violenza il cui obiettivo è costringere l'avversario a eseguire la nostra volontà. »
« Scopo dell'atto di guerra è disarmare l'avversario. »

Clausewitz fu il primo teorico militare occidentale a prendere in esame l'importanza del sentimento bellico, dell'animo del comandante, dei soldati e del popolo. Nel suo libro, contrastando le idee di Kant espresse nell'articolo Risposta alla domanda: che cos'è l'Illuminismo?, afferma che il sottoposto non è costretto ad accettare ciecamente gli ordini e le imposizioni del suo superiore, ma deve invece essere critico nei suoi confronti. Questa idea verrà poi scartata dai generali tedeschi della seconda guerra mondiale, in particolare possiamo leggere nella biografia di Paulus ad opera di suo figlio, la sua cieca volontà di ubbidire anche quando gli ordini tattico strategici di Hitler erano contrari ai suoi.

[modifica] Onorificenze

Commendatore dell'Ordine Militare di Maria Teresa - nastrino per uniforme ordinaria

Commendatore dell'Ordine Militare di Maria Teresa

Cavaliere della Croce di Ferro - nastrino per uniforme ordinaria

Cavaliere della Croce di Ferro

[modifica] Note

  1. ^ Nicola Zotti, Politica e guerra

[modifica] Bibliografia

Copertina di Vom Kriege
  • Gerhard Muhm, La tattica tedesca nella campagna d'Italia, in Linea gotica avamposto dei Balcani, a cura di Amedeo Montemaggi - Edizioni Civitas, Roma 1993
  • Della guerra, Oscar Mondadori

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

Strumenti personali