Assiriologia

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L'assiriologia è la scienza che studia la cultura, la religione la storia e l'archeologia delle civiltà della Mesopotamia e dei popoli vicini che usavano la scrittura cuneiforme. Il campo di studio non comprende soltanto l'Assiria, ma anche la civiltà babilonese e la civiltà sumera. Le molte tavolette di scrittura cuneiforme giunteci da queste culture forniscono un'ingente risorsa per studi sull'epoca e sulle primi insediamenti urbani, come Ur, che costituiscono un inestimabile patrimonio archeologico per lo studio del fenomeno dell'urbanizzazione.

Forme linguistiche e sistemi di scrittura[modifica | modifica sorgente]

Esistono molti dialetti dell'accadico, lingua di Assiria e Babilonia, che spaziano dai primi testi del III millennio a.C., scritti in antico accadico o nella correlata lingua eblaita, fino ai testi del I secolo. Alcuni dialetti poi, sono indigeni (come, ad esempio, quello rintracciato in testi mercantili dell'Anatolia, chiamato antico assiro), mentre altri appaiono specificamente coniati all'interno di cerchie di letterati o autorità religiose (il dialetto epico degli inni e, successivamente, il babilonese standard).

Il sistema di scrittura si basa su quello sviluppato nel sud della Mesopotamia per la lingua sumera. Il sumero ha un sistema grammaticale completamente differente e, per quanto si sa, nessun termine apparentato. Nonostante tale differenza, l'adattamento del sistema di scrittura, e la varietà lessicale, così come la possibile influenza della grammatica accadica, rendono la lettura dell'accadico un compito impegnativo.

Il sistema di scrittura fu esteso anche ad altri linguaggi come l'ittita, la lingua hurrita e quella ugaritica. Un sistema correlato di scrittura cuneiforme appare nella lingua elamitica.

Enorme è la varietà dei testi esistente. Essa include documenti legali e mercantili, testi religiosi, testi letterari canonici (come l'Epopea di Gilgamesh), iscrizioni storiche dei sovrani, missive, testi musicali o matematici, testi scientifici (raccolte di divinazioni). Vi sono anche raccolte lessicali che riflettono un interesse erudito per la linguistica comparativa, inclusa la conservazione e la conoscenza del sumero per fini religiosi e culturali. Di fatto, l'utilizzo della scrittura cuneiforme per un periodo di quasi 3000 anni, si riflette sulla grande varietà della documentazione pervenuta, che risulta così essere altrettanto ampia che nella scrittura odierna, nonostante i più bassi tassi di alfabetizzazione di quell'epoca.

Decifrazione della scrittura cuneiforme[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi scrittura cuneiforme.

La decifrazione della scrittura cuneiforme si basò su iscrizioni su pietra scoperte a Persepoli contenenti caratteri organizzati su tre colonne. Non si aveva alcuna certezza su quale fosse la lingua, o le lingue, coinvolte. Ma ben presto nacque la convinzione che si trattasse di un medesimo testo scritto in tre lingue diverse, cosicché la decifrazione di una avrebbe condotto alla decifrazione delle altre due, una congettura che si rivelerà fondata.

Trascrizione dell'iscrizione di Behistun in persiano arcaico.

I ricercatori concentrarono l'attenzione sulla prima colonna dell'iscrizione, che contava solo quarantadue segni, ciò che faceva supporre che potesse essere un alfabeto. Supponendo inoltre che quella scrittura fosse espressione di un regno persiano del IV secolo a.C. e utilizzando fonti letterarie conosciute, conclusero che la lingua utilizzata era un precursore del persiano utilizzato per scrivere i testi più antichi. D'altro canto, grazie a fonti greche, si conoscevano i nomi di due re persiani, Dario e Serse.

Forte di queste sue convinzioni, Georg Friedrich Grotefend ricavò, nel 1802, un primo alfabeto cuneiforme che permise di riconoscere i nomi dei re persiani. La sua esposizione, nei fatti, si sarebbe rivelata in gran parte inesatta ma diede vita a un dibattito che durò per 40 anni all'interno di una cerchia ristretta di specialisti. Grazie ad esso, nel 1842, gran parte degli studiosi si trovò d'accordo su un alfabeto che permetteva di leggere l'insieme del testo e di dargli un senso coerente.

La decifrazione della seconda colonna pose qualche problema in più. Dato che annoverava 110 simboli, si concluse ben presto doversi trattare di un alfabeto sillabico. Ma la scarsità di documenti in quella scrittura, che peraltro non si sapeva neppure a quale lingua attribuire, ne rese la decifrazione ben più lunga e laboriosa di quella della terza colonna.

Per la terza colonna il compito si presentava molto più complesso. Dal 1814 alcune soluzioni vennero proposte ma l'evidente varietà di simboli non permise di andare molto più in là di qualche repertorio incompleto. Fu solo a partire dal 1842, quando la decifrazione della lingua persiana fu stabilita su basi più solide, che cominciarono a delinearsi dei progressi.

Il primo passo fu quello di compilare un preciso repertorio dei segni scrittorii, cosa che non poteva essere altro se non il frutto di un paziente lavoro comparativo tra un gran numero di testi. Per portarlo a termine gli studiosi non poterono accontentarsi delle sole iscrizioni di Persepoli ma dovettero attingere alla gran massa di informazioni che scaturivano dai ritrovamenti che andavano facendosi.

Venne quindi il momento di riconoscere i segni alfabetici. Bisognava trovare il suono o il senso dei simboli perché, visto il numero di segni catalogati, alcuni studiosi pensavano che essi dovessero indicare intere parole. Altri pensavano invece che la scrittura fosse basata su sillabe giustapposte a comporre parole.

Nei fatti, tutto il dibattito si concentrò in quella quindicina d'anni compresa tra il 1842 e il 1857. Confrontando i nomi propri presenti nella versione persiana con quelli della terza colonna, si poté scoprire che uno stesso segno, secondo i casi, poteva indicare una sillaba oppure una parola. Che uno stesso segno poteva anche corrispondere a più sillabe e che, viceversa, una stessa sillaba poteva essere resa con vari segni.

Fu nel 1850 che si riconobbe la presenza di alcuni simboli che avevano valore di determinativi, vale a dire segni muti che hanno il compito di chiarire il significato del nome che segue, specificandone il campo semantico o che, in atri casi, assolvono la funzione di modificatori grammaticali, indicando ad esempio il plurale di un termine. Quello stesso anno fu stabilito un metodo di decifrazione: partendo dall'ipotesi che si trattasse di una lingua semitica, uno studioso propose di confrontare i segni sillabici all'alfabeto ebraico. Una volta adottato, il metodo permise di compiere un balzo in avanti sulla strada della comprensione dei segni.

Infine, nel 1857, William Fox Talbot, un decifratore britannico amante dei colpi mediatici,[1] realizzò un esperimento inviando tre copie di una stessa tavoletta appena venuta alla luce ai tre più eminenti decifratori, Henry Rawlinson, Jules Oppert e Edward Hincks, serbandone una quarta copia per sé. Le quattro traduzioni concordavano. Fu la prova che la lettura delle tavolette cuneiformi cominciava finalmente ad essere padroneggiata.

Competenze richieste[modifica | modifica sorgente]

Come disciplina accademica, l'Assiriologia si presenta come uno dei campi più impegnativi dell'umanità. Lo studio necessita di una buona conoscenza di parecchie lingue semitiche (inclusi l'accadico e i suoi principali dialetti, con l'ausilio del confronto con l'ebraico biblico), e la capacità di assorbire la complessità di sistemi di scrittura con centinaia di segni chiave. Anche se oggi esistono vasti studi sulla grammatica e sono disponibili risorse lessicali, molti testi sfuggono ancora ad un'accurata interpretazione. Spesso questo è dovuto alle stesse tavole, rotte o parzialmente rovinate, o, nel caso dei testi letterari, laddove vi siano più copie, all'oscurità della grammatica o del linguaggio.

Inoltre, gli studiosi devono essere in grado di leggere e capire inglese, francese e tedesco, visto che importanti riferimenti, dizionari e riviste sono pubblicati in queste lingue.

Il procedere degli studi della cultura mesopotamica è pesantemente condizionato dalle competenze richieste per un'adeguata esegesi testuale. Esso è stato tradizionalmente contiguo agli studi biblici, sebbene oggi questo sia un po' meno vero. Comunque, la formazione degli assiriologi ha seguito un tradizionale percorso storico-filologico. Un percorso accademico con scarsa attenzione a questioni di filosofia della storia, antropologia comparata, o di altri campi, problematiche che, nei casi più favorevoli, potrebbero essere incluse sia nell'insegnamento che nelle pubblicazioni.

Formazione accademica[modifica | modifica sorgente]

Presso poche università propongono corsi di assiriologia a un livello avanzato e non così tante sono quelle che offrono, per esempio, corsi introduttivi all'accadico, in modo da dare almeno la possibilità di orientarsi nella lingua e nella cultura del Vicino Oriente antico. Tra queste, negli Stati Uniti, sono da annoverare le seguenti: Brown University, Hebrew Union College, Cornell University, Harvard University, Johns Hopkins University, University of Chicago, University of Michigan, University of Pennsylvania (che esibisce, nel suo museo archeologico ed antropologico, una vasta collezione) e Yale University.

In Italia, corsi di Assiriologia sono attualmente offerti dalla "Sapienza" Università di Roma (F. D'Agostino, L. Verderame), dall'Istituto Universitario Orientale di Napoli (S. Graziani), dall'Università di Messina (F. Pomponio), dall'università "Ca' Foscari" di Venezia (L. Milano, P. Corò), dall'Università degli Studi di Firenze (A. Catagnoti) e dal Pontificio Istituto Biblico (W. Mayer).[senza fonte][dati aleatori]

Risorse in rete[modifica | modifica sorgente]

Vi sono tuttavia importanti progetti internazionali che pubblicano foto, trascrizioni e varie edizioni dei testi, quali:

Tra i precursori della Assiriologia in Italia va ricordato il Conte Giulio Cesare Teloni (detto Bruto), docente presso l'Istituto di Studi Superiori di Firenze e la Scuola di Studi Orientali dell'Università di Roma.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Brillante e poliedrica figura di matematico, inventore e archeologo, William Fox Talbot è più noto per i suoi pionieristici lavori sulle tecniche di riproduzione fotografica (talbotipia e calotipia).

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]