Etruscologia

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L'etruscologia è lo studio della civiltà etrusca.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Tomba del Triclinio, Necropoli dei Monterozzi, coppia di danzatori, Tarquinia

Gli Etruschi, pur essendo una civiltà letterata artefice della diffusione dell'alfabeto in tutta l'Italia centrale e settentrionale, non hanno lasciato testimonianze letterarie. Tutti i testi della letteratura etrusca sono andati perduti, così come sono state smarrite le traduzioni latine. È arrivato fino a noi un corpus di circa 13 mila iscrizioni in lingua etrusca di carattere prevalentemente religioso, raccolte nel Corpus Inscriptionum Etruscarum e nel Thesaurus linguae Etruscae.

L'imperatore Claudio, amante della civiltà etrusca, loro appassionato studioso, e sposato con la etrusca Plauzia Urgulanilla, compose un'opera monumentale sugli Etruschi scritta in greco e suddivisa in venti libri dal titolo Τυρρηνικά (traslitterazione: Tyrrhenikà). Ma anche la monumentale opera di Claudio risulta perduta in epoca medievale[1].

Importanti informazioni storiche sugli Etruschi ci vengono fornite dagli storici greci e romani, anche se in modo frammentato e non organico: Erodoto, Ellanico di Lesbo, Livio, Dionigi di Alicarnasso. La maggioranza delle informazioni si ricavano così dalle numerose fonti archeologiche, presenti in buono stato di conservazione in tutti i territori che costituiscono ancora oggi l'antica Etruria.

Lo studioso e storico scozzese Thomas Dempster è considerato uno dei primi etruscologi. Al servizio del granduca di Toscana Cosimo II, Dempster scrisse De Etruria Regali Libri Septem in latino. La pubblicazione dell'opera di Dempster, che non ottenne l'imprimatur del granduca, avvenne solo molti anni più tardi, tra il 1723 e il 1726, grazie a Thomas Coke. La stampa di De Etruria Regali diede inizio all'interesse degli inglesi per gli Etruschi nel '700 che coinvolse studiosi italiani e stranieri e degenerò presto nel fenomeno chiamato etruscheria.

A partire dalla seconda metà del Novecento, l'archeologo Massimo Pallottino diede un forte impulso all'etruscologia, come disciplina autonoma rispetto agli studi della civiltà romana e greca. Oltre a Pallottino, etruscologi di spicco, passati e presenti, sono stati Ranuccio Bianchi Bandinelli, Mauro Cristofani, Giovanni Colonna, Giulio Giglioli, Giovannangelo Camporeale, Dominique Briquel, Jacques Heurgon e Larissa Bonfante.

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Dal momento che gli Etruschi ebbero una decisiva influenza sulla nascita e sviluppo della civiltà romana, molti etruscologi sono anche studiosi di storia, archeologia e cultura dell'antica Roma.

La rivista scientifica principale è Studi Etruschi, pubblicata annualmente dall'Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici con sede a Firenze. Più recente è la rivista statunitense Etruscan Studies: Journal of the Etruscan Foundation, che ha cominciato la pubblicazione nel 1994.

Lista dei più importanti etruscologi[modifica | modifica wikitesto]

In ordine cronologico per nascita:

Antichità[modifica | modifica wikitesto]

1500 - 1799[modifica | modifica wikitesto]

XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

1900
1910
1920
1930
1940
1960

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mario Torelli, Gli Etruschi, Bompiani, Milano 2000, p. 25.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Massimo Pallotino, Etruscologia, Milano, 1984.
  • Roberto Bosi, Il libro degli etruschi, Bompiani Editore, Milano 1983.
  • AA.VV., Gli Etruschi, Una nuova immagine. Giunti Martello, Firenze 1984.
  • AA.VV., Rasenna. Storia e civiltà degli Etruschi, Milano, 1986.
  • Luisa Banti, Il mondo degli Etruschi Roma 1969.
  • Ranuccio Bianchi Bandinelli, A. Giuliano, Etruschi e Italici prima del dominio di Roma, Milano 1973.
  • Giovannangelo Camporeale, Gli Etruschi. Storia e civiltà, Torino 2000.
  • Mauro Cristofani, Etruschi. Cultura e società, Novara 1978.
  • Jacques Heurgon, Vita quotidiana degli Etruschi, Milano 1973.
  • Werner Keller, La civiltà etrusca, Garzanti Editore, Milano 1991.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]