Archeologia subacquea

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L'archeologia subacquea è una branca dell'archeologia che racchiude diversi campi di interesse:

  • archeologia navale: lo studio della tecnologia riguardante qualunque tipo di imbarcazione e il relativo equipaggiamento;
  • archeologia sottomarina: la ricerca dei resti materiali dell'uomo e delle sue attività sul mare, ma anche la scoperta di porti, approdi, navi e carichi mercantili;
  • archeologia fluviale: lo studio dei resti materiali dell'uomo e delle sue attività sui fiumi (insediamenti, attracchi navali, imbarcazioni);
  • archeologia lacustre: lo studio dei resti materiali dell'uomo e delle sue attività sui laghi;
  • archeologia lagunare: lo studio dei resti materiali dell'uomo e delle sue attività nella laguna;
  • archeologia dei pozzi e degli ipogei: settore atipico che prende in considerazione strutture artificiali o cavità naturali, legate a forme di antropizzazione particolari.

L'archeologia subacquea, a circa sessant'anni dalla nascita, sta vivendo una tappa importante della sua evoluzione. Lo sviluppo delle conoscenze, sia nel campo della tecnica e dei materiali, quanto in quello della fisiologia, ha consentito il raggiungimento di quote, progressivamente più impegnative, inimmaginabili sino a pochi anni fa. Di conseguenza, il confronto con relitti sempre più profondi è divenuto tale che, lì dove la tecnica dell'immersione umana non è ancora giunta, ma dove arrivano batiscafi o veicoli subacquei filoguidati, è oramai possibile rilevare, documentare e recuperare giacimenti, relitti e reperti, a quote praticamente abissali. Questa affascinante scienza, che spesso viene erroneamente confusa con il solo recupero di antichi oggetti sommersi, è costituita da specifiche fasi, metodi, mansioni, materiali, attrezzature e normative. L'amore per la (ri) scoperta del passato, l'emozione per il rinvenimento di un reperto e la conseguente appassionata opera di ricostruzione e contestualizzazione storica del ritrovamento, necessitano anche di ogni sforzo teso alla tutela, conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale. L'archeologia subacquea, pur ispirata dalle medesime regole che operano in quella terrestre, proprio a causa del diverso elemento nel quale l'operatore esplica l'attività – sott'acqua – comporta difficoltà particolari, tali da rendere problematico ogni intervento di studio, gestione, tutela e valorizzazione del patrimonio subacqueo ed anche per questo va considerata come scienza autonoma. Il ritrovamento certamente più eclatante dell'archeologia subacquea è consistito nel recupero dei cosiddetti Bronzi di Riace, due statue bronzee risalenti al V secolo a.C., oggi custoditi nel Museo Nazionale di Reggio Calabria.[1]

Così pure, per importanza ed attualità, è il caso delle ricerche, tuttora in corso, sul relitto di Anticitera, relitto di un naufragio avvenuto nel I secolo a.C. in prossimità dell'isola di Anticitra, ritrovato per caso nel 1900 da un equipaggio di pescatori di perle.

Interessante l'articolo del Professor Purpura[2] sull'unità dell'Archeologia nel quadro dell'indagine storica e sulla specificità dell'Archeologia subacquea, che non deve essere ridotta ad una particolare tecnica d'indagine.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Per un approccio introduttivo si rimanda a V. Fronzoni, Archeologia subacquea e Tutela del patrimonio culturale, in "Quaderni del mare", n. 3, ed. "Centro Studi Tradizioni Nautiche", Napoli, 2006.
  2. ^ Archeologia subacquea: perché? Editoriale a cura di Gianfranco Purpura. URL consultato il 23 settembre 2008.

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