Paleografia latina

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Frammento di un codice pergamenaceo in scrittura gotica testuale formata (XIV secolo)

La paleografia latina è la disciplina che studia la storia della scrittura latina[1] dalle origini (VII secolo a.C.) all'inizio del XVI secolo al fine di permettere l'identificazione cronologica e geografica del testo e la sua lettura[2].

Forme di scrittura latina[modifica | modifica wikitesto]

Scritture in età antica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Capitale rustica, Maiuscola corsiva, Scrittura onciale e Scrittura semionciale.

Le prime testimonianze della scrittura latina sono identificabili in campo epigrafico: di solito si considera il lapis niger del Foro romano la più antica iscrizione quale punto di partenza dell'evoluzione dell'alfabeto latino. Ulteriori testimonianze, sempre in campo epigrafico, comprendono le iscrizioni tombali e monumentali (molto utili perché in genere ben databili), i graffiti e le iscrizioni murali, di Pompei ed Ercolano (I secolo d.C.) in particolare, le iscrizioni e i bolli su vasi e altri utensili.

La scarsità di iscrizioni realizzate sui più tradizionali supporti scrittorii (a quel tempo papiro e pergamena) fino al IV secolo d.C. rende difficile tracciare l'evoluzione della scrittura libraria e documentale. Comunque, in generale, l'ipotesi più diffusa illustra come dalle scritture maiuscole posate si sia passati gradualmente a maiuscole di tipo corsivo. Quindi, nella tarda antichità, avrebbero convissuto due scritture (entrambe aventi come modello la scrittura maiuscola epigrafica): una "posata" di uso per lo più librario (la capitale rustica) e una "corsiva" di uso documentale (la minuscola corsiva). Accanto a queste scritture si era poi sviluppata una scrittura di modulo inferiore, minuscola, che fu definita arbitrariamente scrittura semionciale in opposizione ad una scrittura maiuscola definita onciale. La scrittura onciale latina si sviluppò in ambito cristiano e presenta evidenti influssi della coeva scrittura onciale greca. Il nome deriva dall'erronea interpretazione di un passo di San Girolamo, che, con il termine "uncialibus litteris", si riferisce in realtà ad una scrittura di tipo capitale.

In realtà il panorama della scrittura latina della tarda antichità è ben più complesso. Oltre alle scritture citate comparvero scritture particolarmente artificiose: la capitale elegante (con forti influenze dell'epigrafia damasiana) in ambito librario, le litterae caelestes (tarda forma arcaizzante di maiuscola corsiva) in ambito documentale, usate in modo particolare nella cancelleria imperiale. Sempre in ambito librario è presente anche una particolare scrittura minuscola, di modulo inferiore anche alla semionciale, che è in genere indicata come "quarto d'onciale".

Abbreviazioni[modifica | modifica wikitesto]

Note tironiane[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Note tironiane.

Secondo la tradizione, prendono nome da Tirone, liberto di Marco Tullio Cicerone, che - per registrare con sveltezza i discorsi del patrono - adoperava alcuni segni convenzionali. Già ai tempi di Seneca il sistema delle notae tironianae era ben strutturato e si basava su un signum principale (tracciato sul rigo) e su un signum auxiliare (sopra, sotto o attraverso il principale). Molto utilizzate durante l'età imperiale (sia presso privati che negli uffici amministrativi), riapparirono presso la cancelleria merovingia; il loro uso si ridusse dopo il IX secolo[3].

Tachigrafia sillabica[modifica | modifica wikitesto]

Durante il IV secolo si diffuse un altro sistema di abbreviazioni, necessario a causa della difficoltà di tenere a memoria i numerosi segni delle note tironiane. Consisteva in un limitato gruppo di segni, ognuno dei quali corrispondeva a una sillaba, tracciati uno dopo l'altro per comporre le parole. Molto utilizzato in Italia (spesso da giuristi e notai), il suo uso cessò durante l'XI secolo.

Abbreviazioni comuni[modifica | modifica wikitesto]

Si distinguono alcuni tipi di abbreviazioni comuni nella scrittura latina: quelle di provenienza epigrafica, giuridica o religiosa. Esempi di abbreviazioni di ambito epigrafico sono le sigla (o singulae litterae), la maggior parte delle quali formate tramite troncamento (n = nomen, s.p.q.r. = Senatus Populusque Romanus); di provenienza giuridica sono le notae iuris, abbreviazioni di termini giuridici presenti già nel II secolo; di provenienza religiosa sono le abbreviazioni dei nomina sacra.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Particolarismo grafico medievale[modifica | modifica wikitesto]

Documento privato in beneventana notarile, conservato nell'Archivio diocesano della Cattedrale di Bari, X secolo

La fine dell'impero romano portò ad un periodo di insicurezza e di difficoltà di comunicazione. Specchio di questa situazione fu la perdita di uniformità nell'aspetto della scrittura latina che acquistò particolari caratteristiche a seconda dell'area geografica di esecuzione. Il periodo che va dal VI al IX secolo è stato quindi definito" età del particolarismo grafico". Nei vari regni romano-barbarici, e anche in aree che fino ad allora non erano state influenzate dalla cultura romana, si svilupparono tipologie di scritture di diversa derivazione, che comunque possono ricondursi ad una corsivizzazione delle usuali librarie o ad una calligrafizzazione delle scritture documentarie corsive. Per quanto una rigida distinzione non sia sempre possibile, possono distinguersi alcune aree di particolare importanza. Nel regno della Francia merovingia, a partire dalle scritture documentali corsive si sviluppò una forma grafica definita come minuscola merovingica. Utilizzata inizialmente sui documenti fu poi impiegata anche in ambito librario. Fu utilizzata in vari centri scrittori sotto forma di svariate tipizzazioni: le più importanti sono quelle di Luxeuil e di Corbie.

Nel regno della Spagna visigota si sviluppò invece una scrittura definita come minuscola visigotica, questa volta di derivazione semionciale. Questa scrittura ebbe una vita relativamente breve, scomparendo quasi dopo l'occupazione araba del VII secolo. Una situazione di particolare complessità si verifica in Italia dove al nord non si raggiunge una tipizzazione precisa permettendo l'uso di un curioso termine che abbraccia scritture di vario tipo sotto il nome di "scritture precaroline". Nel meridione invece si sviluppa una scrittura minuscola definita minuscola beneventana dall'area di origine. Questa scrittura ebbe una vita molto lunga, fino almeno al XIII secolo, fu utilizzata sia per la scrittura libraria che per quella documentale e, a seconda delle aree geografiche, ebbe diverse tipizzazioni: la minuscola beneventana cassinese (particolarmente utilizzata nello scriptorium di Montecassino) e quella barese, diffusa in Puglia che fu influenzata dalla scrittura greca definita come Perlschrift. La lunga vita della scrittura beneventana può essere spiegata come un fenomeno di resistenza grafica: infatti tale scrittura rimase in uso in Italia meridionale anche durante l'affermazione in Europa della minuscola carolina, molto probabilmente perché il Sud Italia costituiva la cosiddetta Langobardia Minor, ossia quella zona dove si erano rifugiati i Longobardi scacciati dall'avanzata di Carlo Magno.

Come si è visto fin qui le scritture furono chiamate col nome della nuova popolazione che si era stanziata in quei territori: si ricorda dunque che almeno fino al 1935 la minuscola beneventana era definita come "minuscola longobarda", nome oggi considerato obsoleto.

Uno sviluppo particolarmente interessante si ebbe nelle isole britanniche: tra Irlanda (non conquistata dai romani) e Gran Bretagna (solo parzialmente conquistata e poi abbandonata nel IV secolo) in ambito prevalentemente ecclesiastico si svilupparono due tipi di scrittura: la minuscola insulare e la semionciale insulare, quest'ultima una scrittura maiuscola nonostante il nome. Le scritture insulari, in seguito al fenomeno della cristianizzazione di ritorno (VII-IX secolo), attuata nell'Europa continentale dai monaci irlandesi e inglesi, vengono utilizzate anche nei monasteri da essi fondati, per esempio a Bobbio e a San Colombano.

La particolarità è nel fatto che in questi paesi mancavano modelli latini antichi da imitare e così queste scritture si svilupparono dalla copia di modelli tardi di libri religiosi latini (scritti in onciale). Per quanto riguarda lo sviluppo delle maiuscole insulari, sembra comunque esserci stata una certa influenza delle rune, un particolare tipo di alfabeto usato dalle antiche popolazioni germaniche.

Scrittura carolina[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Scrittura carolina.

Questo panorama così frammentario fu almeno in parte unificato dal progressivo affermarsi della scrittura minuscola carolina nel IX secolo. Carlo Magno aveva favorito il recupero delle tradizioni romane (la rinascita carolingia) anche dal punto di vista grafico. La scrittura definita come carolina riprende abbastanza fedelmente le forme dell'antica scrittura semionciale e le diffonde in tutte le aree del Sacro Romano Impero sostituendo le scritture pre-esistenti. Tranne in Italia dove la scrittura beneventana è ancora utilizzata e talmente importante che in alcuni territori dello Stato pontificio si forma una sorta di scrittura ibrida definita come minuscola romanesca a causa dell'influenza della minuscola carolina[4].

Scrittura gotica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Scrittura gotica.

Nell'arco di due secoli le forma tondeggianti della minuscola carolina si fecero sempre più rigide fino al progressivo svilupparsi di una nuova scrittura. Si diffonde dunque la scrittura gotica, che sarebbe stata indicata spregiativamente con questo nome dai successivi umanisti (i quali in realtà intendevano riferirsi alle scritture altomedievali; il termine "gotica" venne usato in questo senso dai maestri di scrittura del Cinquecento), mentre al tempo era indicata come littera textualis. Questa scrittura minuscola fu di uso universale in Europa sostituendo tutti gli usi scrittori precedenti (fra cui la minuscola beneventana). Se ne distinguono numerose tipizzazioni sia geografiche che di uso. In particolare le più importanti sono la littera Parisiensis diffusa dall'Università di Parigi, la littera Bononiensis (o "gotica italiana) diffusa dall'Università di Bologna, la gotica corsiva di uso documentario e la mercantesca, anch'essa corsiva, usata in ambito commerciale e per limitate applicazioni in ambito librario.

Scrittura umanistica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Scrittura umanistica.

Mentre la scrittura gotica in Germania non ebbe rivali fino al XX secolo, già Francesco Petrarca in Italia e Francia iniziò a distaccarsi da questo tipo di cultura grafica. In due lettere a Boccaccio, il poeta osservava l'ardua leggibilità della "littera textualis" del suo tempo, che egli definiva "dipinta" piuttosto che "scritta"; al contrario era lodato l'aspetto equilibrato della carolina, a cui avrebbero dovuto ispirarsi le nuove scritture. Lo stesso Petrarca mitigò gli eccessi della scrittura di tipo gotico da lui utilizzata a scopo librario, dando origine alla cosiddetta "semigotica", che ebbe una discreta fortuna tra i dotti del preumanesimo: con varie stilizzazioni personali, ne fecero uso anche Boccaccio e Coluccio Salutati. Durante l'Umanesimo e il Rinascimento questo fenomeno si intensificò con il recupero della minuscola carolina (a sua volta recupero della scrittura semionciale) che fu reintrodotta con il nome di Littera antiqua (oggi indicata come minuscola umanistica). Ciò avvenne a Firenze, ad opera di Poggio Bracciolini; il primo importante manoscritto vergato nella nuova scrittura risale al 1402/03. L'introduzione della stampa contribuì a fissare le due tipologie scrittorie della gotica e dell'umanistica. Entrambe ebbero tuttavia un'ulteriore evoluzione grafica, soprattutto a livello manoscritto. In Francia la scrittura gotica prima di essere soppiantata dall'Umanistica passò attraverso una fase intermedia, la gotica bastarda. L'Umanistica invece tese sempre di più ad una progressiva corsivizzazione passando attraverso le fasi riconoscibili della scrittura italica e della bastarda corsiva. Dopo quest'ultima scrittura del XVII secolo torna a mancare quel senso di uniformità dei modelli che si era avuto nei secoli precedenti e le scritture acquistano tratti sempre più personali e non tipizzati.

Per riassumere quindi:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La paleografia latina non si occupa esclusivamente della storia della scrittura in lingua latina, ma di qualsiasi codice linguistico trascritto in caratteri latini (ad esempio volgare toscano, anglosassone o trascrizioni dal greco).
  2. ^ Petrucci, 1992, p. 17.
  3. ^ Petrucci, 1992, p. 93.
  4. ^ Petrucci, 1992, pp. 116-118.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]