Coluccio Salutati

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« Tu non sai quanto è dolce l'amor patriae: se ciò fosse utile alla difesa e all'ampliamento della patria, non sarebbe difficile e penoso, né sarebbe un crimine, fracassare con la scure il capo del proprio padre, o ammazzare i fratelli, o cavare con la spada dal grembo della moglie il figlio prematuro »
(Salutati, Epistolario di Coluccio Salutati, Roma 1891, I, pp.28)
Lino Coluccio Salutati

Lino Coluccio Salutati (Stignano, Buggiano, 16 febbraio 1331Firenze, 4 maggio 1406) è stato un politico e letterato italiano, considerato una figura culturale di riferimento del Rinascimento a Firenze.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Trasferitosi con la famiglia esule politica a Bologna, Coluccio compì studi notarili e viaggiò in molte città italiane svolgendo la professione di notaio. Fu cancelliere del Comune di Todi e della Repubblica di Lucca. Nella città di Lucca divenne intimo amico di Francesco Guinigi. Nel 1374 giunse a Firenze. Nel 1375 Coluccio fu nominato Cancelliere di Firenze, la carica più importante nella burocrazia della Repubblica fiorentina che egli detenne fino alla morte. La maggiore conquista del suo mandato consistette nel salvare Firenze dalle ambizioni di conquista di Gian Galeazzo Visconti, duca di Milano.

Sebbene fossero stati gravemente surclassati dalle forze milanesi, i fiorentini ebbero la meglio e riuscirono a salvare la loro indipendenza resistendo a dodici anni di guerra. Coluccio giocò un ruolo importante in questa situazione spronando il popolo fiorentino a difendere la sua tradizionale libertà e repubblicanesimo e difendendo la città egli stesso dalle accuse dei nemici attraverso l'opera Invectiva.

La guerra durò fino alla morte di Gian Galeazzo nel 1402, lasciando Firenze in una posizione di potenza nell'Italia centro-settentrionale.

Meriti culturali[modifica | modifica sorgente]

I meriti culturali di Coluccio Salutati furono forse anche superiori a quelli politici. Salutati formò, impiegando gran parte delle sue retribuzioni, una biblioteca di non meno di 100 volumi (c'è chi azzarda 800), collezione molto grande per l'epoca e simbolo del suo fervore culturale. Possedette un manoscritto delle Tragedie di Seneca ricopiato ottimamente di suo pugno con l'aggiunta di Mussatto, antichi esemplari di libri rari nel Medioevo come Tibullo e Catullo, ed una rarissima copia delle Ad familiares, opera per lui fondamentale.

Egli fu anche l'animatore del Circolo dello Spirito Santo, sede di dibattito e convegno fra i dotti fiorentini ed ebbe una grande ammirazione per intellettuali come Dante Alighieri, Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio, che considerava degni di stima quanto gli autori classici. Inoltre nel 1397 invitò a Firenze lo studioso bizantino Emanuele Crisolora, il massimo esperto di greco "classico" (il greco parlato dai bizantini era quello della cosiddetta katharevousa, già oramai Neogreco o greco moderno) e gli affidò la cattedra di letteratura greca facendo ritornare lo studio del greco in Occidente, che si era di fatto perso dall'epoca della guerra greco-gotica in poi salvo rarissime eccezioni, come Ottone III.

Studi classici e storici[modifica | modifica sorgente]

Scrittore ed oratore esperto, Coluccio attingeva largamente alla letteratura classica, che studiò molto facendo anche importanti scoperte come le epistole Ad familiares di Cicerone che trascrisse nel 1392 e che ribaltarono il concetto medievale di statista romano.

Salutati fece anche notevoli studi storici che lo portarono a retrodatare la fondazione di Firenze dall'epoca dell'Impero romano a quella della Repubblica romana. Per i suoi studi sulla letteratura pagana, di cui difendeva i meriti, e per la sua concezione terrena e laica dell'uomo (lettera a Pellegrino Zambeccati) lo scrittore fu disapprovato dalla Chiesa cattolica.

Inoltre agì attivamente sui classici, suggerendo importanti correzioni secondo i principi della filologia rinascimentale come quella di Scipione Nasica in Scipione Asina nel testo di Valerio Massimo (6,9,II)

La minuscola[modifica | modifica sorgente]

Nel vivo studio dei classici (a cui applicava però ancora il medioevale metodo allegorico) fece un'introduzione fondamentale: sostituì la poco chiara grafia gotica con la più leggibile umanistica (molto simile agli odierni caratteri a stampa e dei pc) basata sull'evoluzione della minuscola carolina usata alla corte di Carlo Magno, ma, nel secolo della stampa, la sua fu un'introduzione fondamentale.

Epistolario e trattati[modifica | modifica sorgente]

Fra le sue opere è importante l'Epistolario che, trattando gli argomenti più disparati, mostra un forte attaccamento alla città e alla sua libertà (secondo lui dono divino da difendere dalla tirannide fino alla morte) oltre che delle grandi doti morali trascritte in uno stile ricco e vario, proprio di un esperto oratore. Egli fu anche corrispondente di Boccaccio e Petrarca (da cui riprese la concezione politica favorevole ad uno stato di impostazione federativa) ed ebbe un ruolo decisivo nell'evoluzione della cultura verso l'Umanesimo; ma più come trait-de-union tra il Medio Evo ed il Rinascimento vero e proprio che per i suoi meriti intrinseci (introduzione della minuscola a parte). Il suo epistolario spicca per l'uso di uno stile che si allontana da quello delle lettere medioevali, fitte della retorica della Ars dictandi, e con uno stile piano che si richiamava alle Familiares di Cicerone: opera che sconvolse gli umanisti per la sua vicinanza alla vita "vera" di Cicerone e per il suo stile relativamente poco sostenuto.

Fra i trattati di Coluccio Salutati sono da ricordare Invectiva in Antonium Luschum, qui Salutati, risponde ad un'analoga Invenctiva in Florentinos dell'umanista, Antonio Loschi, che aveva lanciato contro Firenze, infatti quest'ultimo sosteneva le tesi della propaganda politica di Gian Galeazzo Visconti, signore di Milano, le cui aspirazioni alla conquista dell'intera penisola erano presentate come un'opera di pace, contrariamente alla conflittuale libertà della repubblica fiorentina. Mentre Salutati difendeva « quel dono divino che si chiama libertà», che a Firenze s'era fatta carne e sangue delle istituzioni politiche; De saeculo et religione, in cui egli esalta la vita ascetica che nutre lo spirito e lo allontana dalla vana falsità del vivere mondano; De fato, fortuna et casu afferma la libertà del volere umano senza costrizioni come la paura della morte e la necessità di una vita nella società come modo alternativo per avvicinarsi a Dio citando anche esempi biblici o storici per sostenere la sua visione (Socrate, San Francesco d'Assisi, Gesù Cristo); De nobilitate legum et medicinae Salutati argomenta, che mentre la medicina si prende cura solo degli individui, le leggi si preoccupano del benessere delle città, dei regni e di tutto il genere umano, rendendo così possibile la libertà; De tyranno, dedicata all'erudito padovano Francesco Zabarella, ribalta in chiave civile la visione ascetica precedentemente sostenuta esaltando la cosiddetta vita activa; De laboribus Herculis cerca infine una reinterpretazione del mito di Ercole e tratta di poesia in genere.

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Epistolario
  • Invectiva (Invettiva), 1403
  • De saeculo et religione (Il secolo e la religione), 1381
  • De fato, fortuna et casu (Il fato, la fortuna e il caso), 1396-1399
  • De nobilitate legum et medicinae (La nobiltà delle leggi e della medicina), 1399
  • De tyranno (Il tiranno), 1400
  • De laboribus Herculis" (Le fatiche di Ercole"), incompiuto

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Daniela De Rosa, Coluccio Salutati: il cancelliere e il pensatore politico, Firenze 1980
  • Francesco Ercole (a cura di), Il trattato "De Tyranno" e lettere scelte, Bologna 1942
  • Berthold L. Ullman, The humanism of Coluccio Salutati, Padova 1963
  • Armando Petrucci, Coluccio Salutati, Roma 1972
  • Arturo Segre, Alcuni elementi storici del secolo XIV nell'epistolario di Coluccio Salutati: prolusione ad un corso libero di storia, Torino 1904
  • Giuseppe Maria Sciacca, La visione della vita nell'Umanesimo e Coluccio Salutati, Palermo 1954

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