Scrittura umanistica

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Poggio Bracciolini firma la sua trascrizione di Cicerone (1425).

La scrittura umanistica fu la grafia dell'alfabeto latino propria del periodo umanistico ed è il frutto di un'elaborazione cosciente da parte degli intellettuali del Tre-Quattrocento per reazione alla scrittura gotica.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Fu Francesco Petrarca a proporre per primo il superamento della scrittura del suo tempo. Giudicando la scrittura gotica artificiosa e faticosa da leggere[1], suggerì un tipo di scrittura che si rifacesse alla minuscola carolina, a suo avviso più sobria, elegante e gradevole alla lettura. Affinché i documenti fossero più comprensibili, occorreva in qualche modo staccare le lettere l'una dall'altra, allargare gli spazi tra le parole e distanziare le righe.[2]

Furono gli umanisti (in particolare Poggio Bracciolini e Niccolò Niccoli) a realizzare nel XV secolo la scrittura proposta dal Petrarca. Affascinati dalla cultura classica, il loro intendimento era legare il presente con il passato e mantenere viva l'eredità intellettuale degli antichi. Adottarono come modello la scrittura minuscola carolina, che ritenevano fosse utilizzata dagli antichi, la perfezionarono e ne ottennero una "minuscola umanistica rotonda", che chiamarono littera antiqua.

L'invenzione della scrittura umanistica fu una mossa decisiva nel secolo in cui sarebbe nata la stampa: infatti a fine secolo i "piombi" (caratteri tipografici) furono fatti in minuscola umanistica e non in gotica. Da essi derivano anche gli odierni caratteri a stampa.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Francesco Petrarca, Familiares XXIII, 1 (a Giovanni Boccaccio, 1366)
  2. ^ Greenblatt, op. cit., p. 122

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Stephen Greenblatt, Il manoscritto, Milano, Rizzoli, 2012.
  • Armando Petrucci, Breve storia della scrittura latina, Bagatto Libri, Roma 1992, pp. 162-173

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]