Poggio Bracciolini

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Raffigurazione di Poggio Bracciolini.

Giovanni Francesco Poggio Bracciolini (Terranuova, 11 febbraio 1380Firenze, 30 ottobre 1459) è stato un umanista e storico italiano.

Indice

[modifica] Biografia

Svolse i suoi studi a Firenze e, una volta terminati, si trasferì a Roma dove ricoprì l'incarico di segretario apostolico sotto Bonifacio IX ed alcuni suoi successori. A causa delle vicissitudini del Grande Scisma d'Occidente, in corso in quegli anni, si trovò, per la sua posizione, a viaggiare per la Germania e la Francia, soprattutto per seguire i lavori del Concilio di Costanza.

[modifica] Le "scoperte" di Bracciolini

Ebbe quindi l'opportunità di effettuare molte ricerche nelle biblioteche dei monasteri delle aree vicine a Costanza (San Gallo, Reichenau, Cluny) anche se di fatto più simili a furti, nelle quali "riscoprì" molte opere dell'antichità che, a lungo, erano state ritenute definitivamente perse in Italia, mentre nell'Europa germanica erano per lo più note come attestano le citazioni di autori medioevali. Divennero così noti agli umanisti italiani molte orazioni di Cicerone, tra cui la Pro Milone, Quintiliano, Virgilio, Vitruvio, le Silvae di Papinio Stazio, non lette nel corso del Medioevo, i Punica di Silio Italico e anche una copia del De rerum natura di Lucrezio Caro.

Provvide personalmente a ricopiare molti di questi manoscritti pur non essendo un valido amanuense ed un profittatore: spediva dietro compenso le sue copie frettolose in Italia e provvedeva a distruggere gli originali in modo da impedire che altri potessero intaccare il suo "monopolio"[senza fonte]. Non a caso alcuni dei testi con cui ebbe a che fare (Lucrezio, Manilio) presentano enormi problemi testuali dovuti anche alla frettolosa copia di Poggio; possediamo anche casi in cui una stessa opera fu copiata da Poggio e da suoi amici Bartolomeo da Montepulciano e Zosimo da Pistoia: delle tre quella di peggior valore filologico è quella di Poggio. Tutto ciò contrasta con una lunga e ancora dura a morire tradizione che lo vede "riscopritore" di testi tenuti nella "prigionia barbarica": di fatto invece per denaro distrusse importanti codici medioevali (anche la grafia di un codice ci dà notevoli informazioni) e lasciandoci solo copie di basso valore filologico.

[modifica] De architectura

La maggiore scoperta attribuita a Braccioli fu forse quella del trattato di Vitruvio "De architectura" che così grande importanza ebbe per l'architettura del Rinascimento e poi fino al XIX secolo. In realtà copie del manoscritto era state possedute e studiate da Petrarca e da Boccaccio ed altre copie sono documentate in Italia a fine Trecento[1]. Perde credito, pertanto, il mito della riscoperta nel 1414 a Montecassino da parte di Poggio Bracciolini che comunque deve averne rinvenuta una copia nelle sue ricerche, forse in area tedesca, forse a Montecassino contribuendo alla sua diffusione.

[modifica] La grafia minuscola

Un suo notevole merito fu invece incentivare la grafia minuscola carolina che era caduta in disuso sostituita dalla meno chiara scrittura gotica: continuando la linea di Coluccio Salutati, convinto anche egli che si trattasse della grafia usata dai Romani (e non di quella che si sviluppò alla corte di Carlo Magno); da essa sviluppò la "minuscola umanistica rotonda", che promosse nelle sue lettere (i manoscritti ricopiati invece erano in corsiva, scrittura meno chiara ma, guarda caso, molto più rapida). Fu una mossa decisiva nel secolo in cui sarebbe nata la stampa: infatti a fine secolo i "piombi" (caratteri tipografici) furono fatti in minuscola e non in gotica da cui derivano anche i nostri odierni caratteri a stampa.

[modifica] Opere post concilio di Costanza

Dopo il concilio di Costanza ritornò in Italia con Martino V, del quale divenne segretario. In questo periodo pubblicò una ricerca, che si potrebbe definire archeologica, sulle rovine di Roma. Nel 1450 tornò a Terranuova per sfuggire ad un'epidemia di peste e scrisse, sempre in latino perché non credeva nell'uso del volgare, un'opera umoristica, le Facetiae.

Fu anche un fecondo autore di invettive, soprattutto quando sosteneva dispute con altri umanisti; non a caso esiste una tradizione che lo descrive come ubriacone e frequentatore di prostitute: da una parte c'è l'invettiva dei suoi avversari, ma dall'altra sicuramente c'è un fondo di verità visti anche i forti proventi che ottenne con i suoi viaggi nelle abbazie svizzere.

Nel 1453 si spostò a Firenze, presso i Medici e si dedicò alla scrittura di una storia di questa città. Qui morì il 30 ottobre del 1459.

[modifica] Note

  1. ^ H.-W. Kruft, Storie delle teorie architettoniche da Vitruvio al Settecento, 1988

[modifica] Bibliografia

  • R.V. Manekin: analisi del contenuto come metodo di ricerca sulla storia del pensiero (Poggio Bracciolini). Ricerche sulla scienza delle fonti storiche. Gazzetta dell’Universita di Mosca. Serie 8. Storia. 1991. N 6, pag. 72-82.

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