Leonzio Pilato

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Leonzio Pilato (nato probabilmente a Seminara, inizi XIV secoloMare Adriatico, 1364) è stato un monaco e traduttore italiano della Reggio Calabria bizantina.

Discepolo di Barlaam, fu uno dei primi promotori dello studio della lingua greca nell'Europa occidentale e traduttore di Omero.

E proprio alla sua traduzione di Omero in prosa latina realizzata per Boccaccio e mandata in seguito al Petrarca che è legata molta della sua importanza, benché Petrarca rimanesse estremamente deluso sia dal personaggio che dall'opera finale, per lui, come Boccaccio quasi del tutto ignorante di lingua greca, unica possibilità d'avvicinarsi al testo.

Ha anche fornito a Boccaccio il materiale per la sua opera Genealogia deorum gentilium libri, sulla genealogia degli dei pagani.

Vita[modifica | modifica wikitesto]

Poco si conosce della vita di questo monaco calabrese prima dell'incontro con Petrarca e Boccaccio. La figura di Leonzio Pilato è comunque rimasta in ombra per secoli a causa del fatto che i suoi manoscritti, insieme alle notizie su di lui, sono rimasti al chiuso delle biblioteche per secoli o andate perdute del tutto.

Sul luogo di nascita di Leonzio la confusione nacque dal fatto che egli amava definirsi "Tessalo come il grande Achille". Ispirato dall'amore che provava per la sua patria spirituale e letteraria, affermava così il suo essere figlio soprattutto di una cultura senza confini come quella greca. Egli era in verità nato a Seminara sulle colline poco sopra Reggio Calabria.

In una famosa lettera a Boccaccio, Petrarca ne individua l'origine come assolutamente calabrese:

(LA)
« Leo noster vere Calaber, sed ut ipse vult Thesalus, quasi nobilius sit grecum esse quam italum »
(IT)
« Il nostro Leonzio è davvero Calabrese, ma egli stesso vuol definirsi Tessalo, come se fosse più nobile esser greco che italiano. »
(Francesco Petrarca (Sen. III, 6))

Allievo di Barlaam in giro per le corti[modifica | modifica wikitesto]

Non si sa con esattezza quando nacque ma si sa, dalle sue stesse parole, che Barlaam di Calabria, altro grande monaco Calabro-Bizantino, nato anch'egli nei pressi di Reggio, lo volle come discepolo. Nel 1342 lo ritroviamo a Gerace quando Barlaam diviene Vescovo. Il Maestro, oltre la lingua e la letteratura greca, gli trasmise quell'amore per i viaggi che fece di Leonzio un errabondo.

Lasciata, insieme al suo maestro Barlaam, la Calabria, Leonzio Pilato fu ospite, non sempre gradito, delle corti umanistiche più in vista: nella Napoli di Roberto d'Angiò conobbe per la prima volta Giovanni Boccaccio, definito "il suo discepolo più amato"; a Padova conobbe invece Francesco Petrarca
Firenze, Siena e Venezia, gli valsero ognuna la conoscenza, oltre che di uomini nuovi, anche degli antichi, il Digesto di Giustiniano sopra tutte le altre cose. Verso il 1350 Leonzio si reca a Creta forse a perfezionare la sua padronanza della lingua greca classica.

L'incontro con Petrarca e Boccaccio[modifica | modifica wikitesto]

Nell'inverno del 1358 Leonzio, per seguire corsi di studio, si reca a Padova, dove un giurista lo presenta a Petrarca, alla ricerca di un traduttore delle opere di Omero: Leonzio comincia a tradurre i primi cinque libri dell'Iliade ma interrompe il lavoro per recarsi ad Avignone, sulla tomba del suo maestro Barlaam, mortovi di peste.

Nel 1359 si sposta a Venezia, preparandosi a passare ad Avignone in cerca di fortuna presso la Curia papale. Lo raggiunge Giovanni Boccaccio, inviatovi dal Petrarca nel tentativo di trattenerlo in Italia per continuare le traduzioni dellIliade e dellOdissea. Per convincerlo Boccaccio gli promette la cattedra di greco nello Studio Fiorentino e uno stipendio. Poiché le lezioni nello Studio Fiorentino iniziavano il 18 ottobre di ogni anno, è certo che Pilato continua le traduzioni dall'autunno del 1360 fino al 1362, periodo in cui tiene cattedra traducendo brani di Euripide, forse di Aristotele e, soprattutto, Omero, con un metodo - versione in prosa e «verbum de verbo» - che lascia perplesso il Petrarca, che ne seguiva le vicende.

Nel novembre del 1362, terminata l'opera, Leonzio riprende la via di Venezia, presso Petrarca, senza consegnargli però le opere tradotte e commentate. Le porterà con sé pochi mesi dopo quando, inveendo contro l'Italia e gli italiani, si imbarcherà per Costantinopoli, da lui prescelta per la continuazione dei suoi studi. Non passò molto tempo, e il Petrarca ricevette una lettera di Leonzio che lo supplicava di farlo ritornare. Sembra però che il poeta non abbia risposto alla missiva.

Sulla via del ritorno da Bisanzio, nel dicembre del 1365, percorrendo la traversata verso Venezia, la sua nave fa naufragio in prossimità del golfo di Venezia. Leonzio muore e, insieme a lui, spariscono i libri che probabilmente aveva con sé.

Quanto alla traduzione di Omero, il Petrarca la ricevette completa solo nel corso del 1368, inviatagli dal Boccaccio. Nel Quattrocento, un umanista milanese, Pier Candido Decembrio, scriverà che il poeta era spirato proprio leggendo l'Odissea tradotta da Leonzio Pilato.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Santo Gioffrè, Leonzio Pilato, collana Il colibrì, Rubbettino, 2005, ISBN 88-498-1174-8
  • Agostino Pertusi, Leonzio Pilato tra Petrarca e Boccaccio, Leo S. Olschki, 1964, seconda edizione 1979.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 79119342