Signoria cittadina

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La signoria cittadina rappresenta l'evoluzione istituzionale di molti comuni urbani dell'Italia centro-settentrionale dalla fine del XIII secolo[1].

Essa si sviluppò a partire dal conferimento di cariche podestarili o popolari ai capi delle famiglie preminenti, con poteri eccezionali e durata spesso vitalizia. In tal modo si rispondeva all'esigenza di un governo stabile e forte che ponesse termine all'endemica instabilità istituzionale ed ai violenti conflitti politici e sociali, soprattutto tra magnati e popolari.[2] Inoltre i Comuni medievali avevano mantenuto il contado e le città sottomesse in condizioni di minorità giuridica ed economica. "Alla base della trasformazione del Comune in Signoria vi è quindi la spinta del contado, delle città minori e delle fazioni umiliate e sconfitte, che premono perché si giunga a un sistema di governo che ponga tutti in condizioni di eguaglianza giuridica. È così che nella vita cittadina finisce con l'imporsi un uomo, spesso un nobile, che in qualche modo riesce a godere della fiducia di una cospicua parte della popolazione".[3] Il Signore, affermato il proprio potere per aver saputo sfruttare abilmente una determinata situazione, governa poi con imparzialità.

I signori più forti e ricchi riuscirono quindi ad ottenere la facoltà di designare il proprio successore, dando così inizio a dinastie signorili attraverso la legittimazione dell'imperatore, che concedeva il titolo di Duca (spesso dietro forti compensi da parte dei Signori). Rimanevano tuttavia funzionanti le istituzioni comunali, sebbene spesso si limitassero a ratificare le decisioni del Signore.

Le più importanti furono quelle dei De Medici, Gonzaga e Sforza. Ma anche quelle dei Della Torre, Visconti, Montefeltro, Estensi, Della Scala e Malatesta ebbero, in momenti diversi, notevole importanza.

Le signorie nel nord Italia furono in parte di origine feudale allorché si costituirono grazie alla potenza di un grande signore feudale che riuscì ad imporsi sulle città nate nel suo feudo, le quali per la loro scarsa forza economica e politica non gli si erano contrapposte efficacemente. Furono di questo tipo le signorie dei marchesi di Monferrato, dei conti di Savoia che riuscrono ad imporsi su un territorio tra Piemonte e Savoia. Per breve tempo in Veneto s'impose la signoria feudale di Ezzelino da Romano.[4]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Inizialmente, le Signorie si presentarono come "cripto-Signorie", cioè delle "Signorie nascoste"; infatti, queste non erano delle istituzioni legittime di cui il popolo conosceva gli aspetti, ma erano appunto "nascoste". Vengono così dette poiché si aggiunsero alle istituzioni comunali senza mostrarsi apertamente e senza mostrare cambiata l'istituzione vigente. Con questa Signoria ancora in ombra (ma già forte) salirono al potere molti avventurieri, ma soprattutto famiglie di antica nobiltà feudale. Queste, dopo aver governato per una o due generazioni, decisero di legittimare il loro potere e di renderlo ereditario. Nel XIV secolo ottennero il titolo di vicario imperiale e tra il XIV e il XV secolo i titoli di duca e marchese. L'assegnazione di questi titoli è indice della stabilizzazione dei poteri signorili. In quel tempo, nell'Italia settentrionale, gli imperatori tedeschi pretendevano la sovranità feudale. Tuttavia, già dalla seconda metà del Trecento, questi non riuscivano a governare le regioni settentrionali. Così si rese possibile l'affermazione delle Signorie.

Alla fine le Signorie si evolsero in Principati con dinastie ereditarie. Ciò avvenne quando i Signori, riconoscendo l'imperatore e pagando una quantità di denaro, vennero legittimati e riconosciuti come autorità da sudditi e principi. Questo cambiamento fu reso possibile grazie all'incapacità dei sovrani tedeschi di mantenere l'ordine nell'Italia del nord e grazie alla poca difficoltà che i Signori incontravano per essere riconosciuti come autorità legittima.

Durante il Trecento le borghesie cittadine con complesse manovre economiche, tendono a procurarsi il controllo di territori sempre più vasti attorno alla città per imporre il proprio monopolio economico ed anche allo scopo di eliminare, anche con la forza, le signorie minori. "Dalla piccola signoria, cioè, si passa al principato, che è uno stato regionale in cui i poteri sono saldamente concentrati nelle mani di un principe, il quale, come i monarchi europei, è riuscito a limitare i poteri della vecchia nobiltà e delle gerarchie ecclesiastiche".[5]

Signorie in Italia[modifica | modifica sorgente]

Tra le Signorie più rilevanti si possono segnalare:

  • In territorio imperiale:
Città Signoria
Milano Della Torre, Visconti, Sforza
Verona Della Scala
Mantova Gonzaga
  • In territorio pontificio ricordiamo:
Città Signoria
Ferrara Este
Ravenna Da Polenta
Bologna Bentivoglio
Rimini Malatesta
Cesena Malatesta
Forlì Ordelaffi
Faenza Manfredi
Imola Alidosi
Fano Malatesta
Foligno Trinci
Camerino Varano
Gubbio Gabrielli
Urbino Montefeltro
Perugia Baglioni
  • In Toscana:
Città Signoria
Firenze De Medici

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Signoria in Dizionario di Storia, Treccani, 2011. URL consultato il 5 maggio 2014.
  2. ^ Franco Cardini e Marina Montesano, Storia Medievale, Firenze, Le Monnier Università/Storia, 2006, pag. 389 "Questi "signori", che non erano dotati di specifiche prerogative istituzionali ma che governavano di fatto fornendo con la loro forza e il loro prestigio la cauzione agli altrimenti esausti governi comunali (ma che in pratica svuotavano quei governi stessi di contenuto), si appoggiavano di solito a titoli di legittimazione che venivano loro "dal basso", dalla costituzione cittadina: potevano quindi essere podestà o capitani del popolo, ma detenere per lungo tempo o addirittura a vita quelle cariche che, di solito, mutavano di breve periodo in breve periodo."
  3. ^ A. Camera, R. Fabietti, volume primo, Elementi di storia, Il Medioevo, ed. Zanichelli, 1977, pag. 242.
  4. ^ A. Camera, R. Fabietti, op.cit., pag. 244.
  5. ^ A. Camera, R. Fabietti, op. cit., pag. 275-276.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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