Repubblica di Lucca

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Repubblica di Lucca
Repubblica di Lucca – Bandiera Repubblica di Lucca - Stemma
Repubblica di Lucca - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Serenissima Repubblica Lucense
Nome ufficiale Respublica Lucensis
Lingue parlate latino, italiano
Capitale Lucca
Politica
Forma di governo repubblica oligarchica
Capo di Governo Gonfaloniere[1]
Organi deliberativi
  • Maggior Consiglio (deliberativo)
  • Minor Consiglio (nomina cariche secondarie)
  • Collegio degli Anziani (esecutivo, 10 membri)
Nascita 1119
Fine 1805
Territorio e popolazione
Economia
Valuta propria
(ducato)
Religione e società
Religioni preminenti cristianesimo
Religione di Stato cattolicesimo
Religioni minoritarie ebraismo, valdesi, calvinisti
Classi sociali patrizi, aristocrazia, clero, cittadini, popolo
Repubblica di Lucca - Mappa
Evoluzione storica
Succeduto da Bandiera del granducato di Toscana (1562-1737 ).png Granducato di Toscana

La Repubblica di Lucca fu un antico Stato dell'Italia centro settentrionale, sorto all'inizio del XII secolo.

Si mantenne indipendente fino al 1799. In seguito lo Stato continuò ad esistere ma fu, de facto, dipendente dalle grandi potenze prima dalla Francia napoleonica poi dall'Austria asburgica, che lo trasformarono in un Principato (Vedi Principato di Lucca e Piombino) e poi in un ducato. Il Ducato di Lucca fu annesso - ancor prima dell'Unità d'Italia - il 4 ottobre 1847 al Granducato di Toscana.

La Repubblica di Lucca si estendeva oltre la città omonima sul contado circostante nella parte nord-occidentale dell'odierna regione Toscana, ai confini con l'Emilia e la Liguria.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le origini[modifica | modifica sorgente]

La città di Lucca ebbe un territorio da essa dipendente fin dalla fondazione del municipium romano (180 AC come colonia di diritto latino). Dopo il collasso dell'impero Lucca divenne una delle città più importanti d'Italia e i Longobardi, già nel VI secolo, la elessero a capitale di un importante Ducato. Con i Carolingi Lucca fu capitale della Marca di Tuscia. In seguito la città entrò in collisione con il potere marchionale iniziando ad autogovernarsi. La vera origine dello stato di Lucca fu sancita dal diploma di Enrico IV del 1084. Con questo documento si riconosceva alla città, ormai libera dal Marchesato di Tuscia e sottoposta solo all'imperatore, il dominio de facto su una ristretta fascia di sei miglia attorno alle mura. Nel contado delle sei miglia era proibito il sorgere di qualsiasi castello feudale. Da questo primo nucleo si originò un Libero comune la cui esistenza è attestata nel 1119. Ed è proprio in questo secolo che il comune sostiene le sue lotte contro i feudatari vicini fino ad assicurarsi il dominio su vasti territori nel secolo XIII e a contendersi il primato militare in Toscana con il comune di Firenze. Agli inizi del XIV secolo, dopo essere stata sconvolta dalle lotte tra guelfi bianchi e neri, la città fu conquistata da Uguccione della Faggiola e coadiuvato dal vicario imperiale Castruccio Castracani, di origine lucchese.[2] In seguito il popolo lucchese rovesciò il governo di Uguccione e acclamò Castruccio capitano del popolo; la signoria di Castruccio rappresenta il massimo apogeo della potenza lucchese, i cui territori comprendevano a Nord la Garfagnana, a Ovest il litorale dalla città di Carrara fino a Pisa, ad Est la città di Pistoia (sotto il codominio di Lucca e Firenze), a Sud la Val d'Arno costantemente contesa con la Repubblica di Firenze. Il massimo conflitto con Firenze si ebbe nella battaglia di Altopascio, dove l'esercito fiorentino sconfitto fu rincorso fino alle mura di Firenze.

Con la morte di Castruccio lo stato lucchese passa sotto il dominio, ora di una, ora di un'altra città fino a quando l'Imperatore Carlo IV concede l'indipendenza alla Repubblica di Lucca in cambio di denaro, sebbene i territori siano molto ridimensionati. In questa occasione il borgo di Vivinaia viene rinominato Montecarlo.

Il secolo XV[modifica | modifica sorgente]

Moneta d'oro della Repubblica (1500)

Nel corso del Quattrocento questa Repubblica toscana ha una minore importanza rispetto alle due grandi repubbliche di Firenze e Siena. Nei primi decenni di questo secolo, Lucca cade sotto la pseudo-tirannide della famiglia Guinigi.

Su questa epoca ci è stato conservato un giudizio dello storico lucchese Giovanni Sercambi.

Il Sercambi evidenzia in specie il conferimento di tutti gli uffici ai sostenitori della famiglia dominante. Lo storico lucchese cita anche le disposizioni per impedire alla maggiore assemblea dei cittadini (il Consiglio generale) di riunirsi. Il ruolo di questa era preso da una Commissione composta di partigiani della casa regnante in numero di dodici o diciotto.

Egli ricorda più in generale le restrizione di tutte le spese, salvo quelle a favore dei mercenari, ritenuti indispensabili per non vivere in continue paure e pericoli, e che bisognava tenere allegri, nonché gli atti di violenza segreti commessi per togliere di mezzo i ribelli più pericolosi, e, infine, i modi con cui alcuni commercianti emigrati furono costretti a tornare a Lucca.

Assai interessanti sono soprattutto le osservazioni del Sercambi sullo scadimento di tutte le industrie, ma in particolare dell'arte della seta e della coltivazione dei vini, per le quali egli propone come rimedio un dazio elevato sui vini forestieri e l'obbligo assoluto, da imporsi al contado, di comperare ogni cosa in città, i soli mezzi di sussistenza eccettuati. Secondo il modello diffuso in molti Stati italiani dell'epoca che privilegiano giuridicamente e economicamente le città dominanti sul contado.

L'alleanza tra il Guinigi e il Ducato di Milano portò Lucca nella rovinosa guerra contro Venezia e Firenze, verso la fine di questa, un'insurrezione pose termine al dominio della famiglia Guinigi e la Repubblica trattò per non perdere nuovamente l'indipendenza, anche se i suoi territori furono ulteriormente ridimensionati.[3]

La Lucca diplomatica[modifica | modifica sorgente]

Lucca: il Palazzo del Goverrno, poi ducale

Da questo periodo in poi Lucca evita il più possibile il coinvolgimento in qualsiasi guerra preferendo risolvere ogni questione con ambascerie diplomatiche e spie. Con la discesa di Carlo VIII di Francia in Italia, la Repubblica ne approfitta per avvicinarsi alle corone di Francia e Spagna mantenendosi in equilibrio tra le due potenze.

Temendo le mosse dei Medici che cercavano di garantire a Firenze il predominio della Toscana, si dà inizio ai lavori di costruzione delle Mura di Lucca per proteggere la città da eventuali azioni belliche ai propri danni.

Nel 1556, per evitare il più possibile ingerenze straniere, viene riformata la struttura di governo in maniera che solo i discendenti di alcune famiglie lucchesi da più generazioni possano accedere al governo, nasce così la Serenissima Repubblica Lucense come repubblica aristocratica.

Lucca continua così a sopravvivere come città-Stato in senso medievale sia pure costituendosi come stato borghese e mercantile. Grazie alla sua definitiva alleanza con l'imperatore Carlo V (1521), la città riesce a scongiurare il pericolo di annessione toscana anche se la paura di perdere la propria "Libertà" ad opera della corte fiorentina permane nei suoi programmi politici. Altopascio e Montecarlo, avamposti toscani sono appena a 16-17 chilometri dalla città di Lucca che, non a caso, ha denominato il baluardo delle sue mura che si protende verso tale confine proprio "Libertà", unico a non avere un nome di santo.

Con la Riforma Protestante, anche a Lucca si diffondono le nuove idee religiose, e benché il governo riesca a tenere il più possibile lontano il tribunale dell'Inquisizione non può esimersi dal condannare le eresie e far scacciare i cittadini dichiaratamente protestanti. Anche in seguito continuerà la sua azione diplomatica per evitare l'insediamento dei Gesuiti e dell'Inquisizione nella Repubblica.

Le Mura e il Denaro[modifica | modifica sorgente]

Posta tra gli stati estensi alla continua ricerca di uno sbocco sul mare e l'espansionismo mediceo, Lucca è riuscita a mantenere la propria indipendenza grazie alla sua stretta alleanza con l'impero, riconoscendosi, almeno formalmente città imperiale "ab immemorabili". Nonostante i vari tentativi da parte toscana di annetterla, la repubblica lucchese riesce a mantenere l'autonomia grazie alle sue mura che, grazie al loro alto livello ingegneristico militare, i nemici della Repubblica esitarono più volte a muovere guerra. La Repubblica giunse anche a comprare la sua libertà, come nel caso dell'incidente diplomatico con Cosimo III de' Medici (1700), versando per l'aiuto politico ricevuto 16.000 scudi alla corte reale di Spagna e 144.000 a quella imperiale di Vienna. La sua posizione di fronte alla corte di Vienna ne esce rafforzata anche nel caso della cosiddetta "controversia delle acque" con la Toscana, quando è costretta a perorare i propri diritti sul lago di Bientina nel 1755 contro le azioni della Reggenza fiorentina.

Da un censimento del 1744 si rileva che lo stato aveva 114.693 abitanti di cui 20.770 in Lucca e 28.030 con il suo suburbio. Molto importante fu la Zecca della Repubblica.[4]

La fine della Repubblica[modifica | modifica sorgente]

Dopo la guerra in Italia della Prima coalizione, conclusasi con il trattato di Campoformio, nel 1798 il Governo della Repubblica di Lucca decise di avviare trattative con la neonata Repubblica Cisalpina, allo scopo di mantenere il proprio assetto oligarchico e la propria autonomia. Incaricato fu il giureconsulto Luigi Matteucci, futuro padre del più celebre Felice, che si recò a Milano per trattare con Napoleone.

Le proposte di Matteucci non furono accolte e il 22 gennaio 1799 le truppe francesi entrano in città determinando la mutazione della Repubblica oligarchica in Repubblica democratizzata, sotto il protettorato francese, ma di fatto mantenendo il governo precedente.

In seguito, Napoleone prese la decisione di creare il Principato di Lucca e Piombino per la sorella Elisa, che decretò la fine della Repubblica il 23 giugno 1805.[5]

Confini e ripartizione amministrativa[modifica | modifica sorgente]

I confini della repubblica lucchese seguivano grosso modo quelli dell'odierna provincia ad eccezione dell'Alta Garfagnana sottoposta dal XV secolo alla podestà estense. Infatti nell'alta vallata del Serchio aveva il possesso di sole due exclaves in territorio modenese: Castiglione di Garfagnana con l'intera valle del torrente omonimo, con San Pellegrino in Alpe fino al crinale segnato dai passi delle Forbici e della Foce delle Radici, Minucciano e Gorfigliano fino al Monte Pisanino. In Versilia aveva inoltre la minuscola exclave di Montignoso fino al Lago di Porta e il litorale. Lo stato era ripartito in tre province a loro volta suddivise in distretti amministrativi retti da commissari della repubblica o vicari governativi.[6]

Provincia delle VI Miglia

Provincia di Marina

Provincia della Montagna

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Giovannini, p. 284
  2. ^ Manselli, pp. 25-32
  3. ^ manselli, pp. 91-101
  4. ^ Manselli, pp. 107-114
  5. ^ Manselli, p. 127
  6. ^ Repubblica..., p. 32

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • AA. VV., Repubblica, Principato e Ducato di Lucca, Franco Maria Ricci, Milano 1995.
  • Francesco Giovannini, Storia dello Stato di Lucca, Maria Pacini Fazzi, Lucca 2003.
  • Raoul Manselli, La Repubblica di Lucca, UTET, Torino 1986.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]