Lago di Bientina

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Lago di Bientina
Monte Pisano (Bientina).jpg
Stato Italia Italia
Regione Toscana Toscana
Provincia Lucca Lucca   Pisa Pisa
Coordinate 43°45′00″N 10°38′24″E / 43.75°N 10.64°E43.75; 10.64Coordinate: 43°45′00″N 10°38′24″E / 43.75°N 10.64°E43.75; 10.64
Idrografia
Immissari principali Auser
Emissari principali Canale del Cilecchio
Mappa di localizzazione: Italia
Lago di Bientina

Il lago di Bientina era il più esteso fra i laghi della Toscana.

Era noto ai lucchesi anche col nome di lago di Sesto, perché vicino ad esso sorgeva un castello che prese il nome dalla sesta pietra miliare esistita sulla vicina strada maestra che da Lucca guida nel Valdarno inferiore.

Aveva come immissario principale l'Auser e come emissario il canale del Cilecchio e della Serezza.

Storia ed evoluzione del lago[modifica | modifica sorgente]

La zona si ritiene sia sempre stata paludosa essendo bassa e sotto il livello del bacino del Serchio. Fino al XII secolo non si hanno però notizie certe di un lago nella zona e non ci sono tracce storiche dell'esistenza di questo lago antecedenti all'VIII secolo. Il lago aveva un'area di acque permanenti detta "chiaro" ed una a palude che essiccava nella stagione siccitosa, variando sensibilmente la superficie lacustre.

La linea di confine fra lo Stato di Lucca e il Granducato di Toscana attraversava il lago quasi nel mezzo, ma in linea diagonale, a partire verso est dal porto di Altopascio sino alla dogana del Tiglio verso ovest. Il lago di Bientina, compreso il suo vasto lembo palustre, occupava una superficie di circa 14 miglia toscane quadrate, la metà della quale si trovava costantemente coperta dalle acque, ed era distinta dal Padule col nome di Chiaro.

Nella valle si raccoglievano le acque dei monti Pisani e delle Cerbaie, rendendo incerta la ripartizione idrografica dei bacini del Serchio e dell'Arno. Acquistando sempre più estensione e la fisionomia di lago, nei secoli successivi fu oggetto di contrasti tra le comunità rivierasche per i diritti di pesca e di caccia sulle rive.

Nel 1560, in accordo con Lucca, Cosimo I allora Duca di Toscana (divenne granduca solo successivamente) fece scavare ex novo ma più discosto dai colli circostanti la pianura tra Vicopisano e Bientina, un emissario rettilineo detto "Serezza Nova" con lo scopo di ottenere un più rapido scolo delle acque del Lago in Arno. Questo nuovo canale andò a sostituire il naturale, ma oramai poco efficiente emissario del Lago, la Serezza che ottenne perciò la denominazione di "Serezza Vecchia". Inizialmente il canale sfociava in Arno a Vicopisano, ma col successivo allontanamento del fiume dal paese, fu prolungato fino alla Loc. Riparotti, e dotato di chiuse ancor'oggi esistenti, seppur trasformate in abitazioni civili.

Nel 1655 in seguito alle peggiorate prestazioni del nuovo canale e nel tentativo di limitare le esondazioni lacustri nelle stagioni piovose, fu nuovamente scavato ed approfondito il naturale percorso pedemontano della Serezza, che ottenne perciò la "nuova" denominazione di "Serezza Nuova" mentre il canale artificiale cinquecentesco fu chiuso e divenne "Serezza Vecchia".

Un nuovo intervento fu poi portato a compimento in epoca lorenese a metà del '700, quando nuovamente si intervenne sul canale artificiale mediceo. Il nuovo corso d'acqua, che per un lungo tratto da Cascine di Buti a Vicopisano altri non era che la Serezza Nova cinquecentesca, ebbe però uno sbocco autonomo in Arno e quindi non utilizzò più le vecchie cateratte di Riparotti, ma un nuovo maestoso edificio costruito a poche decine di metri dal vecchio manufatto. Le chiuse dette Ximeniane, ma in realtà progettate dagli ingegneri idraulici Flosi e Bombicci, sono ancora visibili sempre in Loc. Riparotti. Il nuovo corso d'acqua fu detto, in onore di Francesco Stefano di Lorena, Granduca di Toscana ed Imperatore del Sacro Romano Impero, "Canale Imperiale".

Bonifica e prosciugamento del lago[modifica | modifica sorgente]

Il lago, in seguito alle mutate condizioni ambientali e socio economiche, fu poi prosciugato nel 1859 mediante "La Botte", l'imponente opera di Alessandro Manetti che, riutilizzando buona parte del Canale Imperiale, scavò un canale emissario che con un ingegnoso sistema in galleria sotterranea, tuttora sottopassa l'Arno.

Nella letteratura[modifica | modifica sorgente]

Lo specchio d'acqua di Bientina è ricordato da Giosuè Carducci nella poesia Faida di comune:

Brutto borgo è Buti: a valle
Tra le rocce grige e ignude
Il Riomagno brontolando
Va di Bientina al palude.[1]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Rime nuove Faida di comune verso 64

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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