Garfagnana

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Alta valle del Serchio (Garfagnana)
Vista di Castiglione di Garfagnana
Vista di Castiglione di Garfagnana
Stati Italia Italia
Regioni Toscana Toscana
Province Lucca Lucca
Località principali Castelnuovo di Garfagnana, Camporgiano, Castiglione di Garfagnana, Gallicano, Piazza al Serchio
Comunità montana Unione Comuni Garfagnana
Fiume Serchio
Superficie 533,77 km²
Nome abitanti Garfagnini
Sito internet

La Garfagnana (basso latino Carfaniana) è una regione della provincia di Lucca compresa tra le Alpi Apuane e l'Appennino Tosco emiliano. Confinante a Nord con la Lunigiana, a Ovest con la Versilia e la provincia di Massa, ad Est con la regione Emilia-Romagna (province di Modena e Reggio Emilia) e a Sud con la Lucchesia, è interamente attraversata dal fiume Serchio e dai suoi molti affluenti ed è ricchissima di boschi. Amministrativamente divisa in 16 piccoli comuni ha come centro principale Castelnuovo di Garfagnana, situato nel fondovalle. Gli altri capoluoghi di comune suddivisi nei due versanti apuano ed appenninico sono in ordine alfabetico: Careggine, Camporgiano, Castiglione di Garfagnana, Fosciandora, Gallicano, Giuncugnano, Minucciano, Molazzana, Piazza al Serchio, Pieve Fosciana, San Romano in Garfagnana, Sillano, Vagli Sotto, Vergemoli e Villa Collemandina.
Storicamente fece parte della "Provincia Carfaniane" anche la Media Valle del Serchio, immediatamente a Sud della Garfagnana, fino al torrente Fegana sul lato appenninico e fino al torrente Pedogna sul lato apuano. La Garfagnana offre un'ampia varietà di paesaggi, a partire da una fascia montana impervia e incontaminata, rocciosa sulle Alpi Apuane, prativa e dal declivio più dolce in Appennino, che si trasforma alle quote minori in un collina ricca di prati e coltivi di una particolare bellezza paesaggistica. Il corso del fiume Serchio con un ampio greto sassoso (in Garfagnino "la Jara") segna ovunque il centro del declivio della vallata.

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

Zona anticamente abitata da popolazioni dette apuani che erano insediati anche nei territori limitrofi di Lunigiana, Versilia e Appennino tosco-ligure. L'occupazione stabile dei romani in Garfagnana e in Lunigiana risale alla prima metà del I secolo a.C., talché le parlate locali risentirono in minor modo (rispetto ad altre) dell'influenza latina. Infatti ricerche filologiche recenti hanno dimostrato che sia le parlate Garfagnine, sia quelle di Lunigiana presentano substrati preromani, tanto da far classificare tali parlate fra le derivazioni gallo-romanze.

In concomitanza con la deportazione della quasi totalità della popolazione apuana ad opera dei romani nel 180 a.C. furono fondate le colonie di Luni e Lucca. La Garfagnana e tutta la valle del Serchio assunsero all'epoca la denominazione di Forum Clodii (cfr. Tabula Peutingeriana: Pars IV - Segmentum IV Immagine:Tabula peutingeriana copia.jpg). Questa ultima è una pura teoria non suffragata da testimonianze infatti per alcuni storici "il foro Clodi" corrisponderebbe alla cittadina di Fivizzano in Lunigiana che poi nel primo medioevo prese il nome di "Forum Verrucolae" cioè il luogo di mercato della vicina Fortezza della Verrucola. Gruppi di indomiti apuani, sfuggiti alla cattura, permasero tuttavia in zona per almeno altri cento anni controllando le alture della Garfagnana e della attuale Versilia, impedendo la realizzazione di un collegamento viario stabile tra Pisa e Luni lungocosta (cfr. Via Emilia Scauri e Lunezia).

Tabula Peutingeriana: Pars IV - Segmentum IV ; Rappresentazione delle zone Apuane con indicate le colonie di Pisa Lucca Luni, il nome "Sengauni" e, poco sotto, il "Forum Clodii"; il tratto Pisa Luni non è ancora collegato

Solo con l'avvento di Giulio Cesare (56 a.C.) gli apuani furono stabilmente sottomessi, allorché fu costruita una scorciatoia viaria tra Lucca e l'odierna Massa (l'attuale Via Sarzanese) che corre ai piedi della Garfagnana, lato mare. Dopo la caduta dell'Impero Romano, la Garfagnana fu occupata dai Longobardi di Teodolinda che avevano fatto base nella fortezza Aghinolfi a Montignoso (MS) e da dove partirono per estendersi ulteriormente verso il centro e sud Italia.

Dopo la caduta del dominio Longobardo, sotto l'incalzare dei Franchi di Carlo Magno, parte del Ducato longobardo di Lucca, la Garfagnana fu annessa alla marca di Tuscia. Dopo la definitiva vittoria dei franchi in Italia, il suo territorio venne diviso tra potenti famiglie feudali: Gherardinghi, Rolandinghi, Suffredinghi, di Dalli, Porcaresi, da Bacciano. Alcune terre erano in possesso di Matilde di Canossa, alla quale viene attribuita la costruzione di chiese e ospedali.

Alla fine del XIV secolo, la Repubblica di Lucca cercò di annettere la Garfagnana per aumentare il proprio potere di fronte a quello di Pisa e di Firenze. Le numerose incursioni di Castruccio Castracani consentirono a Lucca di occupare la valle, ma il potere dei signori garfagnini non fu mai completamente soffocato.

Nel XV secolo, a più riprese, i comuni di Garfagnana fecero atto di dedizione agli Estensi: al marchese di Ferrara Niccolò III d'Este nel 1429, per le vicarie di Castelnuovo di Garfagnana, di Camporgiano e di Gallicano; al marchese di Ferrara Borso d'Este, per la vicaria di Terre Nuove nel 1451. Non tutti i comuni decisero per questo passaggio di dominio dalla Repubblica di Lucca al Ducato di Ferrara. Alcuni, come Minucciano e Castiglione, restarono fedeli a Lucca. Altri fecero ritorno alla Repubblica, come parte della vicaria di Gallicano. Da questo momento, la Garfagnana si trovò divisa fra Lucca e Ferrara, con tutte le conseguenze che ne derivarono, specialmente nelle aree di confine. Fino alla metà del XIX secolo rimasero lucchesi i comuni attuali di Minucciano e Castiglione e parte di quelli di Gallicano (senza Trassilico) e Fosciandora (Treppignana, Riana e Lupinaia).

Dopo la devoluzione del Ducato di Ferrara allo Stato Pontificio, nel 1598, il potere estense si trasferì a Modena, che divenne da quel momento la capitale anche della Garfagnana. Per alcuni secoli, la Garfagnana fu in conseguenza una provincia del Ducato di Modena e Reggio. Nel XVI secolo ebbe come commissario, per conto di Alfonso I d'Este, il poeta Ludovico Ariosto, che amministrò la Provincia dal 1522 al 1525. L'amministrazione dell'Ariosto in Garfagnana fu caratterizzata specialmente dall'attività di contrasto del fenomeno del banditismo, particolarmente di quello annidato nell'alta Garfagnana, a Ponteccio[1]. Il commissario-poeta ebbe spesso a che fare anche col temibile Moro del Sillico, un bandito locale, oggi reso popolare da una festa organizzata dagli abitanti di Sillico nel quale sono rievocati gli incontri tra il poeta e il fuorilegge[2].

Dal 1859 al 1923 la Garfagnana fu incorporata nella provincia di Massa e Carrara. In questo periodo si verificò un grande flusso migratorio che spinse gli abitanti della valle a emigrare all'estero. I flussi migratori si diressero in particolare verso gli Stati Uniti e l'Australia. Dal 1923 la Garfagnana è entrata a far parte della provincia di Lucca[3].

Dialetto[modifica | modifica sorgente]

Il dialetto garfagnino fa parte del gruppo garfagnino-versiliese, un dialetto di transizione tra il lucchese e il massese-lunigianese (con forti richiami emiliano-liguri). Le influenze del dialetto lucchese (di tipo toscano) si rarefanno man mano che si risale il Serchio e soprattutto nei paesi non situati in valle ma sui crinali: l'alto garfagnino (parlato nei comuni di Minucciano, Giuncugnano, Vagli, Sillano, Piazza al Serchio, in parte anche a San Romano, Villa Collemandina, Careggine), è infatti per molti aspetti ancora più simile al massese-lunigianese con influenze emiliane nei comuni addossati al confine di tale regione. Numerosi segni portano a pensare che anche gli attuali dialetti di tipo basso garfagnino-alto versiliese (parlati fino ai torrenti Fegana, Sàrita e Lombricese) fossero un tempo parlate alto garfagnine poi in parte toscanizzatesi. La 'toscanizzazione' è una tendenza che riguarda tutta la valle, causata anche dalla pressione dell'italiano e dal fenomeno del pendolarismo.

Tipica dei dialetti garfagnino e alto-versiliese è la sonorizzazione della 'c', che suona quasi come una 'g' (es. gegìna anziché cecìna). Tale tendenza è più accentuata per il suono dolce (palatale), meno per il suono duro (velare) della 'c'. La pronuncia un po' in tutta la Garfagnana, come nella vicina Versilia, assomiglia alla Massese e Lunigianina, probabilmente per il comune substrato apuano, in quanto in antico dette terre erano abitate, non dagli etruschi, ma dai liguri-apuani.

Tradizioni popolari[modifica | modifica sorgente]

In Garfagnana sono diffusi i racconti popolari sulle streghe e gli streghi e su due folletti tipici della zona, il Linchetto e il Buffardello[4]. Diffusi (almeno fino agli anni ottanta) i segnatori, guaritori tradizionali della Garfagnana[5] .

Importante tradizione popolare diffusa soprattutto nei paesi dell'alta Garfagnana come Verrucolette o Gorfigliano è il falò rituale.

Personaggi illustri[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Francesco Boni De Nobili, Sotto il segno di sant'Andrea, De Bastiani, Vittorio Veneto 1997
  2. ^ rievocazione storica del Moro del Sillico (html). URL consultato il 29 maggio 2008.
  3. ^ Regio Decreto 9 novembre 1923, n. 2490
  4. ^ Oscar Guidi, Gli Streghi, le Streghe... Antiche credenze nei racconti popolari della Garfagnana, Lucca, Maria Pacini Fazzi Editore, marzo 2000, ISBN 88-7246-408-0.
  5. ^ Oscar Guidi, Magia e folletti in Garfagnana, Lucca, Maria Pacini Fazzi Editore, marzo 2004, ISBN 88-7246-616-4.

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