Matelica

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Matelica
comune
Matelica – Stemma Matelica – Bandiera
Matelica – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Marche.svg Marche
Provincia Provincia di Macerata-Stemma.png Macerata
Amministrazione
Sindaco Alessandro Delpriori (lista civica) dal 27/05/2014
Territorio
Coordinate 43°15′23.71″N 13°00′34.54″E / 43.256586°N 13.009594°E43.256586; 13.009594 (Matelica)Coordinate: 43°15′23.71″N 13°00′34.54″E / 43.256586°N 13.009594°E43.256586; 13.009594 (Matelica)
Altitudine 354 m s.l.m.
Superficie 81,04 km²
Abitanti 10 129[1] (31-12-2013)
Densità 124,99 ab./km²
Frazioni Balzani, Braccano, Castiglione, Cavalieri, Colferraio, Collepere, Colli, Mistriano, Pezze, Piane, Poggeto, San Nicola, Terricoli, Valbona, Vinano
Comuni confinanti Apiro, Castelraimondo, Cerreto d'Esi (AN), Esanatoglia, Fabriano (AN), Fiuminata, Gagliole, Poggio San Vicino, San Severino Marche
Altre informazioni
Cod. postale 62024
Prefisso 0737
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 043024
Cod. catastale F051
Targa MC
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona D, 2 054 GG[2]
Nome abitanti matelicesi
Patrono sant'Adriano
Giorno festivo 16 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Matelica
Posizione del comune di Matelica nella provincia di Macerata
Posizione del comune di Matelica nella provincia di Macerata
Sito istituzionale
« Oh, Matéllica mia, quantu sì bella!
Ogni vorda che rvengo e che te rvédo,
me trema 'u core e sò 'ccuscì contentu
che sempre a stentu
me decido a rpartì »
(Amedeo Gubinelli)

Matelica (Matélica[3][4], con la e chiusa; Matéllica o Matérga[5] in dialetto locale) è un comune italiano di 10 129 abitanti[1] della provincia di Macerata, nelle Marche.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Matelica è posta a 354 m s.l.m., nella vallata del fiume Esino, l'unica valle marchigiana che si sviluppa - almeno parzialmente - da nord a sud. Il territorio è in prevalenza collinare, con le montagne che la costeggiano ai lati della valle, tra cui il monte San Vicino.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Origini e storia romana[modifica | modifica sorgente]

Le origini della città di Matelica risalgono al Paleolitico. Gli umbri, popolazione indoeuropea, già nel 2000 a.C. si erano stanziati nella valle del fiume Esino, dove sorge la città. La nascita vera e propria del centro abitato è fatta risalire all'incontro delle popolazioni umbre con quelle picene. I piceni, popolo proveniente dall'Abruzzo e dall'ascolano, costruirono il primo centro abitato vero e proprio, sfruttando i già presenti insediamenti primigeni.

Con l'arrivo dei Romani, la città subì un rapido cambiamento; dopo la battaglia del Sentino (295 a.C.), svoltasi a pochi chilometri da Matelica, la città fu assoggettata ai nuovi conquistatori. Le terre contigue alla città furono spartite tra i legionari veterani e ci fu un rapido processo di romanizzazione di tutta la zona.

Dopo la guerra sociale, la cittadinanza romana fu estesa prima ai Latini, poi agli Umbri e in seguito a tutta la penisola; nel 70 a.C. Matelica divenne municipio Romano, costruendo la propria struttura politica sulla riga di quella dell'Urbe: comandata da un duumviro, coadiuvato da cinque censori e da un Protettore che difendeva i diritti della città presso Roma.

Matelica fu iscritta alla tribù Cornelia e nel 101 d.C. la città ospitò l'imperatore Traiano in partenza per la Dacia da Ancona. In seguito, il generale Caio Arrio Clemente, che aveva visitato la città a seguito dell'imperatore, sarà nominato Curatore del municipio.

Con l'avvento della cristianità sull'impero, Matelica fu sede vescovile sin dal 400 d.C. Il vescovo rimase l'unica autorità dopo la caduta dell'impero: la città si ritrovò soggetta a incursioni dei barbari e la popolazione soffrì la fame per le carestie e le invasioni. Nel 552 la battaglia tra Totila e Narsete a Gualdo Tadino fu decisiva per il futuro della città. La sconfitta dei goti fece fuggire il loro re, che arrivò a Matelica dove morì e fu sepolto. I bizantini che lo inseguivano raggiunsero la città e la annessero al loro impero. Fino all'invasione dei Longobardi, la città visse un piccolo periodo di pace e prosperità. I nuovi invasori, sconfitti i bizantini, la distrussero nel 578 d.C. Da quel momento la città passò sotto la diocesi di Camerino.

Alto Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Con l'arrivo dei Franchi, la città fu ricostruita e, dopo l'800 d.C., come molte altre città, fu assoggettata a dei Conti, che rappresentavano l'imperatore del Sacro Romano Impero e poi il re d'Italia. La città, pur se formalmente sotto il dominio della Santa Sede, fu incorporata nella Marca di Ancona e soggetta quindi al potere imperiale. Il più famoso di questi, il conte Attone, guidò, nel 964 d.C., una parte delle truppe di Ugo re d'Italia contro quelle del Duca di Spoleto, Ascaro, presso Camerino, dove entrambi persero la vita.

Il comune (1100-1200)[modifica | modifica sorgente]

Piazza Enrico Mattei, la loggia adiacente al Palazzo del Governatore.

Quando l'Imperatore Federico Barbarossa tornò in Germania, Matelica si ribellò all'impero e scacciò i conti Ottoni, famiglia con capostipite il conte Attone di cui sopra, e si costituì libero comune, sorretto da due consoli di origine nobiliare. Il ritorno dell'imperatore in Italia provocò nuove guerre nella Marca e l'Arcivescovo di Magonza Cristiano, fedele al papa Alessandro III, rase al suolo la città nel 1174. La comunità, però, venne a patti con i figli del conte Attone, che giurarono fedeltà e si impegnarono a proteggerla; in questo modo la città fu ricostruita, grazie anche all'appoggio dell'Imperatore Federico II di Svevia, pacificatosi con il papa nel 1185. Il conte Attone (discendente del conte di cui sopra) non si arrese e, sfruttando la volontà di espansione della vicina Camerino, costruì una lega tra questa e i comuni di Fabriano, San Severino, Tolentino, Cingoli, Recanati e Civitanova. Attaccati da nord e sud,i matelicesi furono sopraffatti e la città distrutta per la terza volta nel 1199. Gli abitanti furono dispersi e vissero fuggiaschi tra i vari monti della zona. Appellatisi all'imperatore Ottone IV, nel 1209, ottennero il permesso di ricostruire la città e, grazie al forte potere militare di Francesco d'Este, nominato curatore della Marca di Ancona, vi riuscirono. Dopo la ricostruzione, il paese era stato chiamato Nuovo Castello di Sant'Adriano, ma il vecchio nome tornò presto in auge. Le lotte con gli altri comuni limitrofi continuarono per tutto il tredicesimo secolo: diverse volte i matelicesi si scontrarono con Fabriano e, soprattutto, con Camerino, mentre una forte alleanza fu stretta con San Severino. Nel 1259, dopo una provocazione di Camerino, i matelicesi presero posizione tra i Ghibellini a favore di Manfredi e, con le truppe di questi, comandate da Percivalle Doria, distrussero la città, vendicando la distruzione di sessanta anni prima. Matelica si dichiarò eternamente fedele al Re e, alla morte di questi, non esitò a imprigionare un ambasciatore papale pur di mantenere la parola. Clemente, allora, tassò la città pesantemente, pena la distruzione, e obbligò i matelicesi ad accettare un Podestà di nomina papale. Sotto le pesanti gabelle, la città si impoverì rapidamente, contraendo debiti con gli altri paesi. Nel 1273 i matelicesi furono costretti a creare una truppa per soffocare la rivolta antipapale a Jesi, e per i successivi trent'anni combatterono quasi incessantemente con la vicina Camerino per la costruzione di castelli, per ridefinire i confini e per la volontà di questi di vendicarsi della distruzione subita.

Trecento[modifica | modifica sorgente]

Nei primi anni del Trecento, Matelica stipulò un'alleanza di natura militare e amministrativa, sotto la supervisione del governatore pontificio, con le città di Fabriano, Camerino e San Severino. Le quattro contraenti si impegnavano a prestarsi reciproco soccorso e aiuto, oltre a rispettare gli editti delle altre. Ciò non impedì alcune scaramucce, ma la rinnovata pace permise alla città di poter dedicarsi più volte alle rivolte intestine allo Stato della Chiesa, schierandosi talvolta con i Guelfi e talaltra con i Ghibellini. Il Comune era retto, oltre che dal Podestà, dal Capitano del Popolo e dal Consiglio degli Anziani; al governo della città partecipavano dei Rettori e dei Consiglieri delle varie corporazioni artigianali costituenti il nucleo principale del Consiglio cittadino. Esse erano nove: Notari, Mercanti, Calzolai, Fabbri, Tornitori, Lanaiuoli, Falegnami, Sarti e Muratori. In questo periodo si formarono le Società e Compagnie d'Armi, per la difesa e la sicurezza della città. Nel frattempo, gli Ottoni si ristabilirono a Matelica e iniziarono a intromettersi sempre più profondamente nella vita politica.

La signoria degli Ottoni[modifica | modifica sorgente]

Loggetta degli Ottoni

Alla fine del Trecento il vicariato della città fu affidato dal papa Bonifacio IX agli Ottoni. Questa famiglia, in un primo tempo, lasciò invariata la struttura comunale, per poi lentamente sopprimerla e accentrare tutti i poteri su di essa. Gli Ottoni Iniziarono una riforma fiscale, promossero lo sviluppo dell'industria della lana, della tintoria e della concia, restaurarono le mura, costruirono il campanile della cattedrale, soprattutto sotto la guida di Alessandro Ottoni, e tentarono più volte di definire una volta per tutte i confini con San Severino e Camerino. All'inizio del sedicesimo secolo ampliarono pure i commerci e le strade, tanto che si potevano contare ben centodieci mercanti in città. Alcune scelte di natura ecclesiastica, però, irritarono il popolo e con la signoria di Anton Maria Ottoni iniziò il malcontento generale, dovuto soprattutto all'eccessiva crudeltà e tirannia di quest'ultimo, che non esitava a incarcerare e uccidere i suoi avversari politici. A causa della condotta tirannica, i rapporti con i matelicesi si erano fatti talmente tesi che alcuni cittadini, nel febbraio del 1545, ordinarono una congiura con lo scopo di uccidere alcuni membri della famiglia, ma il complotto fu scoperto da un tale Falcone da Falconara. Dopo tante lotte, anche interne alla famiglia, e numerosi viaggi di delegazione dei cittadini a Roma, alla fine, nel 1576, papa Gregorio XIII spogliò definitivamente gli Ottoni del vicariato. Nel 1578 Nicolò d'Aragona, governatore generale della Marca, prese possesso della città in nome della Sede Apostolica. Matelica fu così governata da un Commissario Apostolico inviato dal Papa.

Dopo la signoria[modifica | modifica sorgente]

Con Paolo V, nel 1618, Matelica fu affidata a un Governatore indipendente da quello della Marca, con piena giurisdizione, e per questo riconoscimento lo stemma di Paolo V Borghese fu innalzato sulle porte dei principali edifici pubblici. Si conservò l'antica divisione della città in quattro quartieri: Santa Maria, Campamante, Civita e Civitella. A capo d'ogni quartiere fu posto un Priore, facente parte di diritto del Consiglio generale. L'amministrazione della Città era retta da un Gonfaloniere e tre priori, eletti nel Consiglio generale. La popolazione accettò pacificamente il nuovo governo, nel quale vide un periodo di pace dopo secoli di lotte intestine. Nel 1692 la cittadinanza si riappacificò con i conti Ottoni, nominandoli cittadini onorari, e nel 1761 la città fu ricreata sede vescovile, retta con la stessa importanza insieme a Fabriano.

L'epoca napoleonica e il Risorgimento[modifica | modifica sorgente]

Scorcio di Matelica

L'arrivo dei francesi guidati da Napoleone soppresse il vescovado e, con la liberalizzazione dei commerci introdotta, la città subì un forte declino industriale, soprattutto nel settore della lana. Il ritorno sotto lo Stato Pontificio fu quasi un sollievo per la popolazione, che tuttavia issò le bandiere tricolori durante i moti del 1848 sul Palazzo del Comune per solidarietà ai rivoltosi di tutta Italia. Dopo la battaglia di Castelfidardo, in città furono esposte ancora una volta le bandiere e, nel plebiscito, il "sì" all'unione al Regno D'Italia vinse a maggioranza schiacciante.

Dal Regno d'Italia ai giorni nostri[modifica | modifica sorgente]

La nuova situazione riportò il libero commercio e l'attività da industriale divenne agricola, impoverendo parecchio tutta la popolazione. Furono molti i matelicesi a partire durante la prima guerra mondiale, e la città subì, come tante altre, parecchi lutti. Nel corso della seconda guerra mondiale, Matelica ospitò un battaglione di soldati italiani, che, dopo l'armistizio, furono nascosti dagli abitanti e, assieme ai giovani del luogo e ad alcuni soldati stranieri, formarono la resistenza locale. La guida spirituale dei partigiani, Don Enrico Pocognoni, fu ucciso dai nazisti nel famoso Eccidio di Braccano il 24 marzo 1944. Dopo la guerra, grazie all'interessamento di Enrico Mattei, l'attività industriale riprese prepotentemente e, assieme a essa, la valorizzazione del Verdicchio, che ha portato Matelica in tutte le enoteche del mondo.

Toponimo[modifica | modifica sorgente]

L'origine del nome Matelica è oscura e si perde nelle nebbie del tempo: in tutto il mondo non esiste nessun altro luogo o città con questo nome, e rarissimi sono quelli che terminano con la stessa desinenza. Il nome potrebbe essere di origine celtica e significare paese dei prati, dal celtico matten, prato. Ancora più azzardata è una supposta origine greca, essendo i greci stabilitisi nella vicina Ancona: dal greco màthesis, studio, oppure, con più cognizione, metelis, luogo di delizie. Se si considera l'antico nome dialettale Matelga, allora potrebbe essere interessante considerare la parola teleg, che in molte lingue antichissime, come quelle semitiche, significa neve, e dunque luogo coperto di neve. Si potrebbe far risalire l'origine al latino, alla forma mater liquoris, madre delle acque, anche se nessun fiume nasce nel suo territorio e, soprattutto, Plinio il Vecchio chiama la città Matilica Matilicatis, e dunque il nome le era già stato assegnato.

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Concattedrale di Santa Maria Assunta, con il campanile
Chiesa di San Francesco, facciata
Chiesa del Suffragio
Vista laterale della facciata della Chiesa di Sant'Agostino, con il portale inclinato
  • Concattedrale di Santa Maria Assunta
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Concattedrale di Santa Maria Assunta (Matelica).
  • Chiesa della Beata Mattia. Costruita nel 1255, dell'antica fattura non rimane più nulla; il più antico segno è il campanile, databile nel XV secolo, mentre sono evidenti gli interventi ristrutturali operati nel tempo, che hanno dato alla chiesa uno stile barocco, quasi rococò. Ad essa vi è annesso il monastero delle clarisse più antico di Matelica, e anche il più famoso per il ricordo della Beata Mattia Nazzarei (1253-1320), che lì visse santamente. Il monastero e la chiesa vantano tele di pregevole esecuzione. Particolarmente apprezzabili sono la Croce del XIII secolo, dipinta da un anonimo marchigiano, una Madonna col Bambino di fine XIII secolo e un'altra del XV secolo attribuita al cosiddetto Maestro della Culla, appartenente alla cerchia di Gentile da Fabriano. Sotto l'altare della chiesa si conserva e si venera, ancora oggi, il corpo della Beata Mattia.
  • Chiesa di San Francesco. Sorge sulla piazza omonima. L'edificio primitivo (1240-'60) era in stile romanico, come si arguisce dal portale e dalla trifora, ora nascosta dietro l'attico. L'attuale prospetto, rimaneggiato e incompleto, risale alla prima metà del sec. XVIII, mentre la scalinata è del 1970. Nell'atrio del muro, a destra, c'è una piccola lapide, con figura in rilievo di un ecclesiastico in paramenti sacri e con le braccia allargate. La scritta sopra il capo (S: DOPI: LAPI) è interpretata: SIGNUM DOMINI LAPI (Sigillo del signor Lapi) e questo rappresenterebbe un abate dell'antico Monastero di Roti, nei pressi di Braccano. Giovanni Serodine, già negli anni 1623-1625, fu attivo nella decorazione pittorica e in stucco della cappella Mozzanti. Nell'interno, la navata, in leggero barocco (prima metà del Settecento), s'impone per affascinante grandiosità e per notevoli opere d'arte: confessionali in noce a colonnine tortili del Seicento, Viae Crucis, eseguite tra il 1740 e il 1750, medaglioni dei primi decenni dell'Ottocento, attribuiti al francescano padre Antonio Favini (1749-1843), una tela di Marco Palmezzano del 1502 (Madonna col Bambino sul trono). Sulle pareti del coro, interessanti frammenti di affreschi di scuola giottesco-marchigiana con Storie della vita di san Francesco.
  • Chiesa del Suffragio o delle Anime purganti. Con la sua mole proporzionata ed elegante, domina la piazza Enrico Mattei, completandone l'armonia tra gli edifici che la contornano. Sorse nel 1690 con le offerte dei cittadini sull'area di una chiesa più antica dedicata a San Sebastiano, patrono della città. Fu consacrata nel 1715. A croce greca, nella sua misurata eleganza racchiude dei buoni quadri, tra cui il Crocifisso ed Anime Purganti di Salvator Rosa. Nella cappella a sinistra è collocata una statua di San Sebastiano,di fattura rinascimentale, datata 1585. In sagrestia vi sono due quadri con parti napoletane, databili alla fine del Seicento, e raffiguranti la Madonna con S. Francesco di Paola il primo e la Madonna e Santi il secondo, un tempo collocati sugli altari laterali della chiesa. Merita considerazione anche un'immagine della Madonna della Misericordia, posta su un antiestetico ornamento, un tempo oggetto di particolare devozione. L'organo, di modeste proporzioni, è opera del Fedeli.
  • Chiesa di Sant'Agostino. Risale al XIV secolo; la facciata si orna di un ricco portale romanico, inclinato in avanti, unico resto della primitiva costruzione. L'interno, rinnovato nel XVII secolo, è a pianta basilicale a tre navate su pilastri, sovrastato da cupoletta. Nel presbiterio, a destra, Noli me tangere, tela di Ercole Ramazzani; a sinistra, Cristo sotto il torchio, tela seicentesca d'ignoto, d'eccezionale iconografia. In fondo alla navata sinistra, Madonna col Bambino e santi, tela del Ramazzani, firmata e datata 1588; sull'altare del transetto sinistro, Estasi di San Francesco attribuita al Guercino; al terzo altare sinistro, Crocifisso ligneo intagliato del XV secolo.
  • Chiesa di San Filippo. Fu edificata a metà del XVII secolo per generosità del matelicese Ottaviano Grassetti nei confronti dei Padri Filippini che, giunti a Matelica nel 1640, vivevano in stretti e vecchi spazi. L'esterno della facciata si presenta in mattoni con richiami borrominiani; il prospetto posteriore presenta un luminoso e vivace punto di vista architettonico. Tutti gli elementi d'eccessivo barocchismo sono opera del primo restauro effettuato un secolo dopo la sua prima costruzione. All'interno si trova il pregiatissimo Crocifisso, proveniente dalla vicinissima Chiesa di San Giovanni, opera quattrocentesca di scultura lignea. In onore di quest'ultimo si svolgono a Matelica le Feste Triennali, durante le quali si venera il Crocifisso che è portato di sera in sera in tutte le chiese matelicesi. Altre pregevoli opere presenti nel tempio sono un San Filippo, già sull'altare maggiore, che adora la Vergine di Emilio Savonazzi (1580-1660), la Madonna dello Scalpore e altre pitture di scuola romana del Seicento e de Settecento. Inoltre, prezioso è il capolavoro di Pierleone Grezzi, di cui si conserva, nel Museo Piersanti, una stampa del 1725 illustrante il Concilio Lateranense, relativo al miracolo di San Filippo, raffigurante il cardinale Orsini salvato dal terremoto.
  • Chiesa di Santa Teresa. Risale alla metà del XVII secolo (la sua costruzione è durata dal 1695 al 1712). Dopo un testamento, divennero proprietari i Carmelitani Scalzi, grazie alla rinuncia dei Gesuiti al fine di smentire a loro danno a seguito dell'uccisione del benefattore Conte Pellegrini. Nel 1823 la chiesa passò ai Padri Filippini, quindi nel 1842 ai Silvestrini che, tuttora, ne hanno il possesso. La chiesa è di stile barocco. Di buona mano è la tela dell'altare; pregevoli sono anche due preziose tavole, esposte in sacrestia, attribuite a Ludovico Urbani. Dopo il terremoto del 27 settembre 1997, fu restaurata negli anni 2001-2002 e inaugurata solennemente il 15 ottobre.
  • Chiesa di San Rocco. Poco distante dall'ormai demolita Porta della Valle, sorse nel 1529. Le ridotte dimensioni la qualificano immediatamente come cappella votiva edificata dalla comunità per impetrare l'allontanamento della peste. L'impianto planimetrico è a croce greca con un soffitto a crociera composita stellare. Un recente restauro ha eliminato la tinteggiatura scoprendo il mattoncino con un procedimento che, se esalta le caratteristiche strutturali del tempietto, non rispetta molto la realtà storica dell'edificio, che appartiene al secolo XVI. Modificato dunque l'interno nelle sue caratteristiche coloristiche, rimane interessantissima la struttura esterna, dalla quale traspare la dinamica costruttiva dell'insieme: un cubo inserito in un impianto a croce greca. Ne deriva una scansione tripartita dei muri perimetrali in profondità, scansione ripetuta su tutte e quattro le fronti del tempio. Si qualifica dall'esterno come struttura organicamente articolata nell'ambito di un sistema composto che prevede una forte spinta dinamica all'interno di un telaio rigidamente geometrico.
  • Chiesa di Regina Pacis. Voluta fortemente dal Parroco Franco Paglioni, e progettata dall'architetto Piero Sampaolo, la chiesa è stata consegnata ai propri fedeli l'8 dicembre 2000. La sua struttura è completamente in cemento armato, l'esterno è in mattoncino e il tetto in legno.
  • Monastero di Santa Maria Nuova. Sorge appena fuori delle mura castellane, dalla parte del quartiere della Vecchia. La chiesa fu completamente ricostruita nei primi decenni del secolo XVIII, utilizzando, però, gli elementi d'arredo sacro della chiesa precedente. In questo modo si è salvato, ed è tuttora visibile, il prezioso altare ligneo attribuito a Paris Scipione. Il monastero fu trasformato in Ospedale per invalidi nel 1870 e ancora oggi ospita una Casa di Riposo per anziani.

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Palazzo del Comune
Torre Civica sopra il Palazzo del Governatore
Palazzo Ottoni
  • Palazzo comunale. L'edificio, di proprietà della famiglia Scotti di Narni, parenti stretti degli Ottoni, fu acquistato dal Comune di Matelica nel 1606 per avere uffici più funzionali. Al momento dell'acquisto, il palazzo presentava gravi danni alle strutture principali, che mettevano in serio rischio la sua stabilità e la sua permanenza nella piazza principale. Solo alla fine del secolo XIX, dopo un duro lavoro di noti architetti, il palazzo divenne una realtà stabile e sicura. All'interno del palazzo si possono ammirare la lapide di Caio Arrio e una tela raffigurante Sant'Onofrio di Salvatore Rosa. Sotto lo stemma del comune è rappresentata la vergine lauretana protettrice della città. Inoltre, il comune vanta anche il possesso di una raccolta di disegni del ritrattista matelicese Raffaele Fidanza (1797-1846).
  • Palazzo del Governatore o dei Pretori e Torre civica. Il nome nacque dalla residenza nel palazzo, costruito su ordine di Ottone IV, del Luogotenente imperiale. Molte sono state le ristrutturazioni, sicuramente non tutte rispettose dello stile originario, ma ciò nonostante il palazzo offre alla piazza principale una nota positiva in più. Accorpata all'edificio è la Torre Civica, la cui base, per alcuni, potrebbe essere contemporanea dell'edificio, mentre per altri potrebbe risalire a un'epoca antecedente il 1175. La torre fu sopraelevata alla fine del XV secolo e successivamente, nel 1893, fu allargata alla base per problemi di stabilità.
  • Palazzo Ottoni. Fu costruito nel 1472, per conto di Alessandro e Ranuccio Ottoni, dagli architetti Costantino e Giovan Battista da Lugano. Il palazzo rinascimentale è antistante la Piazza Enrico Mattei e contribuisce a renderla originale per la pluralità stilistica degli edifici che la circondano. Sul retro è presente un cortile che, tramite una loggetta aerea ancora presente, lo collegava a un'altra proprietà della famiglia.
  • Teatro comunale "Giuseppe Piermarini". Risale al 1805. La sua struttura è a palchetti, tre ordini più il loggione; ha un aspetto molto elegante. La progettazione si deve al celebre Giuseppe Piermarini, che fu architetto della Scala di Milano, mentre le decorazioni pittoriche, databili tra il 1810 ed il 1812, sono da attribuire al pittore Spiridione Mattei. Presso il teatro si conservano reperti archeologici relativi a resti d'abitazione dell'età del ferro e a un impianto termale d'epoca romana (I-II secolo d.C.). Il teatro è stato inaugurato nel 1812 col l'esecuzione di tre melodrammi, Ser Marcantonio di Stefano Pavesi, Oh, che originale di Giovanni Simone Mayr e Il filosofo sedicente di Giuseppe Mosca. Oggi ospita la stagione teatrale della città.
Il globo di Matelica
  • Globo di Matelica. Il Globo di Matelica[6] è una sfera di marmo bianco cristallino scoperta nel 1985 e rappresenta un singolare modello di orologio solare giunto a noi dall'antichità. Il marmo con cui è stato realizzato è greco e proviene forse dalla cava di Afrodisias (zona di Efeso), oggi Turchia. Si tratta di un marmo particolare, composto da grossi cristalli, che luccicano quando sono esposti ad una fonte di luce. La sua circonferenza misura 93 cm, molto vicina a quella di due "cubiti fileterei" (un cubito filetereo corrispondeva a 46,83 cm), da cui si ricava il diametro che è di 29,6 cm, che, guarda caso, corrisponde esattamente a quella di un "piede attico". La sfera è divisa esattamente a metà da un'incisione, allo stesso modo di come l'equatore divide la Terra. L'emisfero superiore è a sua volta diviso a metà da un altro solco, che interseca un foro, situato approssimativamente sulla sommità del Globo, e il centro di tre cerchi concentrici (calotte sferiche) di vario diametro. Queste tre circonferenze sono a loro volta intersecate al proprio centro da un arco di cerchio avente il raggio di misura uguale a quello più grande. Attorno a queste circonferenze sono ancora visibili delle parole incise in antico alfabeto greco; sulla sommità dell'emisfero superiore sono presenti tredici fori, di cui tre, quello sommitale e i due posti lungo il solco che divide a metà il Globo, hanno un diametro superiore agli altri. Accanto a ogni foro sono state incise altrettante lettere dell'alfabeto greco antico. Infine, nella parte inferiore del Globo è stata scavata una depressione conica terminante in un grosso foro rettangolare, che serviva a fissare la sfera su una base. Il Globo è costruito per funzionare a una latitudine di circa 43º, come quella di Matelica, e di conseguenza esso è stato creato proprio per la città. Perché sia stato fatto, da chi, e come mai i greci si siano interessati tanto a Matelica resta un mistero.
Murales a Braccano
  • Murales di Braccano. A Braccano, la più grande frazione del comune, posta sulla strada che da Matelica giunge al Monte San Vicino, sono presenti dei murales. Essi, di origine recente, voluti dall'amministrazione comunale, sono stati eseguiti dagli allievi delle accademie di Brera, Urbino e Macerata sui muri esterni delle case, delle stalle e dei fienili presenti nella frazione. Ad oggi sono presenti oltre cinquanta murales, dipinti in tempi diversi.

Musei[modifica | modifica sorgente]

  • Museo Piersanti. Fiore all'occhiello della città, è uno dei più belli della regione. Affonda la sua origine nel sec. XVII, allorché mons. Venanzio Filippo Piersanti, nato a Matelica nel 1688, iniziò all'interno del suo palazzo una raccolta d'oggetti d'alto valore storico-culturale e artistico. Il palazzo è donato, nonostante tutto quello che esso già abbondantemente e di notevole valore conteneva, grazie a un testamento nel 1901, per opera della marchesa Teresa Capaci Piersanti, al Capitolo e alla Cattedrale di Santa Maria. Tutti gli oggetti contenuti nel palazzo avevano in comune solo il carattere della pregevolezza, spaziando in ogni campo e settore, dalla pittura alla scultura, dall'artigianato alla stampa, e molto altro. È per quest'accostamento irrazionale d'opere e d'oggetti, anche pezzi archeologici, che il museo ha acquistato una caratteristica e un'originalità del tutto proprie e interessanti. Con il passare degli anni il museo si è gradualmente arricchito di tele, pitture e sculture, grazie all'apporto di varie chiese locali, delle Confraternite, del Comune e, di recente, per il dono del pittore locale Diego Pettinelli, consistente in centoquindici pastelli con vedute di Matelica, e con un campionario di stoffe e di merletti di gran valore appartenenti alla famiglia Murani Mattozzi di Matelica, di alcuni abiti di Seicento, Settecento e Ottocento. Negli ultimi anni è stata aperta al pubblico la nuova Stanza degli argenti. Il museo si presenta lungo un itinerario comprendente tre sale a piano terra e ben sedici al primo piano, e ospita anche diverse curiosità; tra queste, le stanze del palazzo legate più alla quotidianità, dalla cucina ai locali per la vinificazione: se il frantoio è andato perso, le cantine con relative attrezzature hanno conservato l'assetto originario. Mancano molti oggetti d'uso quotidiano, di cui un meticoloso inventario redatto nel 1763 fornisce tuttavia interessante testimonianza. Oltre agli oggetti da cucina, agli attrezzi per realizzare insaccati suini e a quelli per fare il pane, sono inventariati, sempre in un registro settecentesco, i capi di bestiame allevati nelle fattorie. Uno dei pezzi più singolari della collezione Piersanti è il Globo di Matelica.
  • Museo archeologico. Il museo è allestito all'interno di Palazzo Finaguerra, edificio storico, ubicato nei pressi del complesso monumentale di San Francesco. Il palazzo risale, nel suo aspetto attuale, a un periodo che va dalla fine del XVIII all'inizio XIX secolo, periodo in cui sono state realizzate anche le decorazioni pittoriche degli ambienti del primo e del secondo piano. Il museo espone reperti archeologici provenienti da Matelica e dal suo comprensorio; questi coprono un arco cronologico piuttosto ampio, che va dalla Preistoria fino al Medioevo e all'età rinascimentale. Particolarmente rappresentata è la fase relativa alla civiltà picena, con i ricchi corredi delle tombe di VIII-VII secolo a.C. Di particolare rilievo sono le tombe della fase "orientalizzante" (fine VIII-inizio VI secolo a.C.). Di eccezionale interesse, anche per la sua rarità, è l'orologio solare sferico in marmo con iscrizioni in greco, noto come Globo di Matelica, datato tra il I e il II secolo d.C.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[7]

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Università[modifica | modifica sorgente]

Matelica è sede distaccata dell'Università di Camerino, facoltà di Medicina Veterinaria[8]

Persone legate a Matelica[modifica | modifica sorgente]

Cucina[modifica | modifica sorgente]

Oltre alle specialità tipiche marchigiane, ricordiamo le tagliatelle fatte in casa al sugo di papera, gli strozzapreti, grosse tagliatelle fatte senza uova, la panzanella, pane bagnato con acqua, sale, pepe, olio, aceto e prezzemolo, la pulenta e, naturalmente, i vincisgrassi. Tra i secondi, tradizionale è la grigliata di carne, oltre alle varie preparazioni di pesce; tra i contorni, particolari sono i ròscani, verdure filiformi amarognole (barba di frate). Tra i dolci, da ricordare sono la frusténga, bassa torta di cereali con fichi, mele, noci, alchermes e rum, la crescia fojata, uno strudel ripieno di frutta e noci, e la pizza di Pasqua, una specie di panettone con aromi particolari, mangiato sotto il periodo dell'omonima festività.

Gruppo Folk Città di Matelica[modifica | modifica sorgente]

Il Gruppo Folk "Città di Matelica", fondato nel 1966, poi costituitosi in Associazione Folklorica con finalità di ricerca delle antiche tradizioni, si compone di 35-40 elementi. I costumi, i balli e i canti presentati sono frutto di ricerche storiografiche in archivi storici pubblici e privati. I bozzetti originali dei costumi della sposa e dello sposo matelicano sono conservati nella Galleria Bertarelli di Milano. Lo spettacolo presentato dal gruppo ripropone il folklore matelicese e dell'alto maceratese di fine Ottocento; è piacevole per le coreografie e il colore dei costumi, allegro e vivace nel ritmo musicale. Il gruppo partecipa ogni anno a trasferte a livello nazionale e internazionale, portando per il mondo la cultura e le usanze delle Marche.

Festival Internazionale del Folklore[modifica | modifica sorgente]

Uno degli eventi principali dell'estate matelicese è il Festival Internazionale del Folklore. Nato dall'esigenza dell'Associazione Folklorica "Città di Matelica" di realizzare scambi culturali con altre formazioni italiane o straniere, esso rappresenta un momento di incontro tra culture e religioni diverse, unite in un grande spettacolo di suoni e di colori, un appuntamento con le danze e le voci di tutto il mondo. Il Festival, organizzato dall'Associazione Folklorica "Città di Matelica", con la partecipazione del Comune di Matelica, della Regione Marche e della Comunità Montana Alte Valli del Potenza e dell'Esino, e la collaborazione dell'Associazione Pro Matelica, si tiene ogni anno tra la fine di luglio e l'inizio di agosto, e si svolge nell'arco di sei serate, durante le quali gruppi provenienti da diverse parti del mondo si esibiscono in balli e canti tradizionali. Oltre agli spettacoli, i visitatori possono sostare negli stand gastronomici e assistere a una serata di teatro dialettale. Di solito viene anche allestita una piccola mostra dell'artigianato. Il Festival del Folklore è un evento di notevole valenza socio-culturale e un momento di integrazione e di scambio tra popoli ed etnie portatrici di usi, costumi e tradizioni differenti fra loro, e rappresenta un valido modo per far apprezzare e mantenere vive le antiche tradizioni e le culture dei vari popoli.

Economia[modifica | modifica sorgente]

L'economia si è trasformata da prevalentemente agricola a industriale, nell'ultimo secolo. I campi coltivati circondano la città, e l'attività principale è la produzione di uva da vino. L'industria si è molto sviluppata con l'aiuto di Enrico Mattei, e la città può vantare alcune grandi fabbriche e aziende che spaziano dai settori dell'informatica (Halley Informatica, leader nel settore di software per comuni), a quello delle bombole di gas (grazie alle fabbriche Merloni), alla sartoria (ultimo residuo dell'attività tessile, oggi di proprietà del Gruppo Armani), oltre a molte piccole imprese locali. Recentemente, la città ha avuto un vero e proprio boom economico commerciale, con l'apertura, nel giro di tre anni, di due centri commerciali, una multisala e diversi nuovi negozi nel Centro Storico, soprattutto grazie alla sua posizione centrale tra la zona dell'entroterra maceratese e il fabrianese.

Prodotti enogastronomici[modifica | modifica sorgente]

Vino[modifica | modifica sorgente]

Il vino è uno dei prodotti tipici di Matelica, a partire dal famoso Verdicchio, vitigno che, in tutto il mondo, cresce solamente nella valle dell'Esino.

Verdicchio di Matelica[modifica | modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Verdicchio di Matelica.
« Il rosso vestito di bianco »
Uva Verdicchio

È stato riconosciuto vino a DOC il 21 luglio 1967, per primo nelle Marche. La disposizione Nord-Sud della valle, la sinclinale camerte, impedisce l'arrivo degli influssi mitiganti marini generando un microclima mediterraneo-continentale caratterizzato da maggiori escursioni termiche dalla notte al giorno e dall'estate all'inverno. L'effetto di questo clima dà origine ad un'uva ricca di estratti, aromi primari, zuccheri e polifenoli, che si traduce poi in un vino dotato di un elevato corpo che conferisce una particolare attitudine all'invecchiamento. Il Verdicchio si presenta dal colore brillante, paglierino tenue, il profumo delicato con fragranze fresche e persistenti di frutta non completamente matura. Al sapore è asciutto, morbido, armonico, con retrogusto gradevolmente amarognolo. È presente anche in versione riserva, passito e spumante. Diverse volte si è classificato tra i primi bianchi d'Italia e d'Europa, negli appositi concorsi.[9]

Esino bianco e rosso[modifica | modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Esino bianco e Esino rosso.

Queste due DOC sono riconosciute in tutta la provincia di Ancona e nei territori del Verdicchio di Matelica. L'Esino bianco è composto da uve Verdicchio almeno al 50%, mentre il rosso da uve Sangiovese e Montepulciano almeno al 60%.

Colli Maceratesi bianco e rosso[modifica | modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Colli Maceratesi bianco.

Questa DOC è prodotta in tutta la zona collinare della provincia di Macerata. Il bianco è prodotto all'80% da uve maceratino, mentre il rosso con almeno il 50% di Sangiovese. Sono entrambi vini giovani e leggeri.

Sport[modifica | modifica sorgente]

Calcio[modifica | modifica sorgente]


Il S.S. Matelica Calcio, nel 2014, ha avuto la possibilità, per la prima volta nella sua storia, di partecipare alla Coppa Italia, in virtù dei buoni risultati conseguiti l'annata precedente in Serie D.


  • Giovanili:
    • Polisportiva Junior Matelica

Il campo principale è lo Stadio Comunale sito all'interno del Centro Sportivo Giovanni Paolo II. Di fronte a esso è presente un campo in erba sintetica inaugurato nel 2011. Terzo impianto è il vecchio stadio comunale, che si trova all'interno del Centro Sportivo S. D'Acquisto.

Calcio a 5[modifica | modifica sorgente]

  • Maschili:
    • Polisportiva Junior Matelica - Serie C2
    • Virtus Matelica - Serie D
  • Femminile:
    • Atletico Matelica - Serie D

Basket[modifica | modifica sorgente]

  • Femminile:
    • Thunder Matelica - Serie C

Pallavolo[modifica | modifica sorgente]

  • Femminile:
    • Polisportiva Audax Matelica - Prima Divisione

Tennis[modifica | modifica sorgente]

  • Tennis Club Matelica

Ciclismo[modifica | modifica sorgente]

  • A.S.D. Ciclisti Junior Matelica

Bocce[modifica | modifica sorgente]

  • A.S.D. Bocciofila Matelica

Nuoto[modifica | modifica sorgente]

  • Salus Nuoto Matelica A.S.D.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Peculiarità matelicesi[modifica | modifica sorgente]

La fontana di piazza Enrico Mattei
  • Chi percorre, camminando o correndo, sette giri intorno la fontana di piazza Enrico Mattei, sotto la supervisione di un addetto dell'Associazione Pro Matelica, viene premiato con la Patente da mattu. Tale tradizione deriva da un'antica legge degli Ottoni, che obbligava tutte le persone andate in fallimento a fare dodici giri intorno alla fontana gridando: «Io ho ceduto alli miei beni et per questo nisiuno mai più me creda».
« Se a Matelica chiudessero le porte, sarebbe un manicomio »
(Sisto V)
  • Il vicolo Orfanelle, nel Centro Storico, è conosciuto dai più come vicolo Basciafemmine, ovvero baciafemmine. La sua natura tortuosa permetteva, infatti, di appartarsi non visti.
  • I soprannomi hanno avuto un'importante funzione in paese, identificando persone o intere famiglie. Spesso non sapere il soprannome della propria famiglia significava l'impossibilità di essere identificato dagli altri. I soprannomi erano personali, come quello di un barbiere dalla mano poco ferma detto Brodoló, o di intere famiglie: così chi è soprannominato Bajóccu non sarà mai un Valentinéllu o un Masció, nonostante lo stesso cognome.
  • Le quattro statue che gettano acqua nella fontana di piazza Enrico Mattei sono posizionate in direzione dei punti cardinali e i matelicesi hanno dato loro affettuosi soprannomi: La Sirena a nord, Maccagnano a est, Biutino a sud e La Veloce a ovest.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2013.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Dizionario d'Ortografia e di Pronunzia
  4. ^ Dal latino Matilica, la i tonica breve produce necessariamente una e chiusa.
  5. ^ Così come ricordato da Libero Bigiaretti a proposito dei suoi racconti (cit. reperibile su ITCMatelica.it). Così pure in un romanzo di Piermassimo Paloni, Il diavolo di Materga, A&B, 2007.
  6. ^ Fonte Danilo Baldini
  7. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  8. ^ .Guida dello studente
  9. ^ Recentemente è arrivato in finale all'Oscar del Vino 2007

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Camillo Acquacotta. Memorie di Matelica. Ancona, 1820.
  • Luca Barbini. La signoria degli Ottoni. Matelica (Macerata), 1988.
  • Libero Bigiaretti. Il mio paese. Stamperia dell'Arancio, Grottammare (AP), 1995.
  • Amedeo Bricchi. Matelica, i suoi abitanti, il suo dialetto. Recanati, 1984.
  • Amedeo Bricchi. Questioni Matelicesi di Storia e Letteratura. Matelica, 1994.
  • Maria Fiorella Conti. La Madonna di Loreto: protettrice della Città di Matelica. Matelica 1995
  • Maria Fiorella Conti. Persone e fatti di Matelica - Aspetti di vita matelicese. Tipografia Grafostil, Matelica, 2001.
  • Maria Fiorella Conti. Tibi dedicata: memorie e testimonianze della chiesa di S. Maria Cattedrale di Matelica. Matelica, 2006
  • Matelica segreta e scomparsa, da testi inediti di Mons. Tarcisio Cesari... [et al.]; con il contributo di Maria Fiorella Conti. Matelica, 2007 ISBN 978-88-89463-02-4
  • Amedeo Gubinelli. Poesie. Quaderni del consiglio regionale delle Marche, Ancona, 2004.
  • Angela Montironi e Loretta Mozzoni. L'oro, il verde, il rosso, Matelica. Associazione pro Matelica, Macerata, 1981.
  • Paolo Simonetti. La resistenza a Matelica. Gruppo editoriale Geronimo, Matelica, 2004.
  • Antonio Trecciola. I volti e la memoria, Matelica 1840-1925. Fondazione Cassa di risparmio della provincia di Macerata, Matelica, 2002.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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