Suasa

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Suasa
Area archeologica di Suasa - Vista dalla Croce del Termine 2.JPG
Localizzazione
Stato Italia Italia
Provincia Ancona Ancona
Altitudine 150 m m s.l.m.
Dimensioni
Superficie 10 ha
Amministrazione
Ente Consorzio Suasa
sito web

Coordinate: 43°37′28.92″N 12°59′12.12″E / 43.6247°N 12.9867°E43.6247; 12.9867

Suasa era un'antica città romana situata nell'odierno comune di Castelleone di Suasa (An) in località Pian Volpello, su un terrazzo di fondovalle alla destra del fiume Cesano.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Area archeologica di Suasa. Vista dalla località "Croce del Termine"

La sua fondazione risale all'inizio del III secolo a.C. quando i romani dopo la vittoria nella battaglia di Sentino (295 a.C.) iniziarono a popolare l'Ager Gallicus (territorio così chiamato per la precedente presenza dei Galli Senoni corrispondente alle odierne province di Pesaro Urbino e Ancona) con numerose città quali Suasa e le confinanti Sentinum (Sassoferrato), Forum Sempronii (Fossombrone), Ostra, Sena Gallica (Senigallia), Fanum Fortunae (Fano).

Suasa era l'unica città romana nella valle del Cesano, situata a circa 30 km dalla foce del fiume. La città era attraversata da due strade principali: un diverticolo della Via Flaminia che da Sentinum, staccandosi dalla via consolare conduceva a Sena Gallica, tenendo la destra del fiume Cesano, e dalla Via Salaria Gallica, una strada intervalliva che la collegava con Forum Sempronii a Nord e Ostra a Sud.

Il consolidamento del primo nucleo abitato è riconducibile alla Lex flaminia de agro gallico et piceno viritim dividundo ("Legge Flaminia sul territorio gallico e piceno da distribuire individualmente") del 232 a.C. con la quale tutto l'ager Gallicus e il Piceno vennero riorganizzati. Questo nucleo urbano si configurava amministrativamente come praefectura.

Nel I secolo a.C. Suasa diventa municipium assumendo quindi una maggiore autonomia amministrativa e politica.

Nel I secolo d.C. la città viene monumentalizzata con la costruizione dei maggiori edifici pubblici al momento conosciuti: l'anfiteatro, il teatro e il foro commerciale.

La città nel III secolo d.C. affronta un graduale declino dovuto alla crisi economica e demografica che interessava la penisola italica, successivamente nel 409 d.C. viene attraversata da Alarico I re dei Visigoti nel suo viaggio verso Roma in occasione del celebre Sacco.

Nel corso del V secolo d.C. si spopola progressivamente fino al definitivo abbandono nel corso del VI secolo d.C., dovuto alla Guerra greco-gotica che tra il 535 e il 553 sconvolge queste zone. La scarsa difendibilità delle città di fondovalle come Suasa ne decreta l'abbandono da parte della popolazione che si rifugia sulle alture circostanti dando origine ai paesi medievali tuttora abitati, come Castelleone di Suasa, Corinaldo, San Lorenzo in Campo, Mondavio e la sua frazione di Sant'Andrea di Suasa, Orciano. Il nucleo urbano da questo momento diventa una cava di materiali di recupero per la costruzione dei nuovi abitati.

La città abbandonata continua ad essere frequentata da occasionali viaggiatori in quanto la strada su cui insiste è stata continuamente in uso fino ai nostri giorni, mentre le strutture della città, sopravvissute alle antiche spoliazioni, vennero progressivamente interrate dal sedimento pluviale.

Scavi[modifica | modifica sorgente]

La città è oggetto di regolari campagne di scavo sin dal 1987 da parte del dipartimento di archeologia dell'Università di Bologna. Al momento sono state riportate alla luce o scoperte numerose strutture pubbliche e private: l'anfiteatro, il teatro, la domus dei Coiedii, un'adiacente domus tardorepubblicana, il foro, il cardine massimo, le necropoli.

Domus dei Coiedii[modifica | modifica sorgente]

Particolare dell'opus sectile che decora il triclinio della Domus dei Coiedii di Suasa
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Domus dei Coiedii.

Abitazione privata appartenuta ai Coiedii, una famiglia di rango senatoriale il cui membro più prestigioso, Lucio Coiedio Candido, servì l'imperatore Claudio nel suo esercito, fu da lui insignito di numerose onorificenze e ricoprì diversi incarichi politici arrivando a diventare questore dell'erario di Saturno. La domus si estende per una superficie di 3500 m2, è decorata con numerosi mosaici e un pavimento in opus sectile; si sono rinvenuti in fase di crollo numerose decorazioni parietali realizzate con la tecnica dell'affresco.

Anfiteatro[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Anfiteatro romano di Suasa.
Anfiteatro di Suasa, ingresso da un vomitorium

L'anfiteatro è l'unica struttura della città rimasta sempre in vista seppur parzialmente interrato. Ha la forma di una perfetta ellisse con le dimensioni di 98,7 m (333 piedi) per 77,7 m (260 piedi) che lo rendono l'anfiteatro più grande della regione Marche che sia giunto fino a noi. È stato edificato nel I secolo d.C.

Teatro[modifica | modifica sorgente]

Scoperto durante la campagna di scavo 2003 grazie ad una foto aerea, è adiacente all'anfiteatro. Ha la tipica forma semicircolare con diametro di 55 m circa. I saggi di scavo compiuti nel 2004 hanno permesso di ipotizzare una datazione al I secolo d.C. circa.

Foro[modifica | modifica sorgente]

L'enorme piazza della città di forma rettangolare (50x100 m) era circondata su tre lati da una struttura porticata a ferro di cavallo, che ospitava decine di botteghe artigiane e negozi, mentre sul quarto lato era lambita dalla via principale (cardine massimo).

Parco archeologico[modifica | modifica sorgente]

Nel parco si può visitare un'abitazione romana, la domus dei Coiedii, musealizzata all'aperto, di grande interesse per la complessità architettonica. La domus fu abitata a lungo, raggiungendo il massimo splendore nel II secolo d.C. Splendidi i mosaici rinvenuti al suo interno, che costituiscono il complesso unitario più importante delle Marche. Si possono ammirare scene mitologiche, floreali e geometriche, ma soprattutto un magnifico pavimento marmoreo realizzato con oltre quindici tipi diversi di pietra. Una copertura e passarelle sopraelevate consentono il percorso di visita. Adagiato ai piedi della collina si trova il poderoso anfiteatro. Durante la stagione estiva vi si svolgono suggestivi spettacoli teatrali.

Fonti storiche[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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  • Antonio Brandimarte (1825), Piceno Annonario, ossia Gallia Senonia illustrata, presso Antonio Boulzaler, Roma (Leggi il testo su Wikisource)
  • Wilhelm Henzen (1872), Annali dell’Istituto di corrispondenza archeologica, Roma, 1872, pagine 61-65 (ritrovamento del monumento sepolcrale di Sesto Tizio Primo, vedi il testo su IA)
  • Giuliano Vanzolini (1878), Notizie degli scavi di antichità, Roma, 1878, pagine 61, 119 e 157 (ritrovamenti vari nei pressi dell'anfiteatro, vedi il testo su IA)
  • Ivo Ciavarini Doni (1879), Notizie degli scavi di antichità, Roma, 1879, pagina 134 e pagine 238-240 (ritrovamenti vari, tra cui 2 tesoretti di monete)
  • Vedi il testo a pagina 134 e pagine 238-240
  • Wolfgang Helbig (1884), Bullettino dell’Istituto di corrispondenza archeologica per l’anno 1884, Roma, 1884, pagina 201 (notizia del ritrovamento della testa equestre e gladio in bronzo dorato e altri reperti, vedi il testo su IA)
  • Edoardo Brizio (1894), Notizie degli scavi di antichità, Roma, 1894, pagine 399-401 (notizia del ritrovamento di "costruzioni varie scoperte" in occasione dello scavo per la posa dell'acquedotto da Montesecco a Corinaldo, vedi il testo su IA
  • Felice Barnabei (1895), Rendiconti della reale Accademia dei Lincei, Roma, 1895, pagina 25 (breve notizia dei ritrovamenti fatti nel dicembre 1894 in occasione dello scavo per la posa dell'acquedotto da Montesecco a Corinaldo, vedi il testo su IA)
  • Gello Giorgi (1966), Suasa Senonum, Centro saveriano di animazione missionaria, Brescia
  • L. Bacchielli, La stele del seviro Sesto Tizio Primo da 'Suasa' in PICUS II - 1982, pagina 7
  • a cura di Alberto Polverari (1984), Castelleone di Suasa, 1 Vicende storiche, editrice Tecnostampa
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  • a cura di Pier Luigi Dall'Aglio, Sandro De Maria, Amelia Mariotti (1991), Archeologia della valli marchigiane Misa, Nevola, Cesano, Electa Editori Umbri, Perugia ISBN 8843535218
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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]