Alarico I

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Alarico I
Alarico I
Alarico I
Re dei Visigoti
In carica 395 - 410
Predecessore titolo vacante
Successore Ataulfo
Nascita ca. 370
Morte Cosenza, Calabria, 410
Casa reale Balti
Figli Pedoca

Alarico I, o Alarico dei Balti, Alaricus in latino (370 circa – Cosenza, 410), fu re dei visigoti dal 395 alla sua morte (410).

Alarico è famoso per aver messo in atto il sacco di Roma. Fu il primo vero re dei Visigoti che, dopo circa vent'anni di guerra continua e permanente, comprese la necessità della figura di un re che gestisse il potere supremo e non fosse solo un consigliere o, se necessario, un condottiero. Appartenente alla dinastia dei Balti, non si conoscono i suoi ascendenti.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

Alarico compare per la prima volta nelle cronache a vent'anni nel 390 quando, giovane principe della dinastia dei Balti, guidò i Visigoti, gli Unni ed altre tribù provenienti dalla sponda sinistra del Danubio nell'invasione della Tracia, culminata con il saccheggio di quella provincia. L'imperatore romano Teodosio I nel 391 intervenne personalmente, ma cadde in un'imboscata sul fiume Maritza, dove rischiò la vita. Nel 392 i Visigoti di Alarico vennero circondati sulla Maritza dal generale Stilicone, ma l'imperatore Teodosio li perdonò e li lasciò tornare nella loro provincia (la Mesia) rinnovando con loro il trattato già stipulato nel 382.

Alla Battaglia del Frigido (tributario del fiume Isonzo), combattuta il 5 settembre del 394, tra Teodosio e Flavio Eugenio, mentre le truppe di foederati erano comandate dal goto Gaina, Alarico servì fedelmente l'imperatore a capo dell'avanguardia costituita da truppe visigote che subì gravissime perdite. Dopo la vittoria, però, Alarico non ottenne il grado di magister militum dell'esercito romano che gli era stato promesso. Anzi, alla morte dell'imperatore, il 17 gennaio 395, il generale Stilicone inviò i Goti nella loro provincia e non pagò loro il tributo annuale che Roma gli versava. Questi fatti contribuirono a compromettere la pace che era stata raggiunta tra Goti e Romani e a fare ricominciare le ostilità.

Re dei Visigoti[modifica | modifica wikitesto]

Le migrazioni dei Visigoti, tra la fine del IV e l'inizio del V secolo

Alarico, nel 395, fu proclamato re dei Visigoti e dichiarandosi indignato per la mancata nomina a magister militum, li guidò nell'invasione della Tracia, poi si ritirò verso la Macedonia, dove fu sconfitto al Peneo, quindi invase la Tessaglia, dove fu fermato dal generale Stilicone, reggente dell'Impero romano d'Occidente, per conto dell'imperatore Onorio, coadiuvato dal goto Gaina, comandante dell'esercito dell'Impero bizantino. Ma l'imperatore Arcadio chiese a Stilicone di rientrare in Occidente e a Gaina di rientrare a Costantinopoli, lasciando un contingente alle Termopili per difendere la Grecia.

Alarico, forse per merito del tradimento, si impossessò del famoso passo e attraversò la Beozia e l'Attica, occupò Il Pireo e costrinse Atene alla resa e li soggiornò pacificamente senza saccheggiarla. Poi si diresse a Eleusi, dove distrusse il tempio di Demetra, determinando la definitiva interruzione delle celebrazioni dei Misteri eleusini. Nel corso del 396, tutto il Peloponneso fu occupato, Corinto, Argo, Sparta e molti altri siti subirono la violenza e le devastazioni dei Visigoti.

Nel 397, Stilicone sbarcò a Corinto con un esercito e cacciò i Visigoti dall'Arcadia e li accerchiò ad Elice. Ma, ancora una volta, richiamato per una rivolta in Africa, risparmiò Alarico, anzi si accordò con lui, per averlo alleato contro l'impero d'oriente[1]. Alarico allora si ritirò sulle montagne verso il nord dell'Epiro, dove Arcadio, nel 399, gli offrì del denaro e lo nominò magister militum dell'Illyricum, in pratica Governatore dell'Epiro già occupato, concludendo così la pace. Alarico approfittò della collaborazione con l'impero d'oriente per rafforzarsi, soprattutto riarmò i Visigoti negli arsenali romani.

Invasione dell'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso del 400, Alarico lasciò l'Epiro e passando da Aemona, nel 401 arrivò in Italia, e da Aquileia si diresse su Mediolanum, dove si trovava l'imperatore Onorio, ma fu fermato a Pollenzo (402), dove la moglie e i figli di Alarico furono fatti prigionieri da Stilicone, che nominò Alarico magister militum purché lasciasse l'Italia. Dopo essere uscito dall'Italia, Alarico non si allontanò dai confini, e nel 403 rientrò, assediando Verona, dove venne sconfitto da Stilicone, e mentre tentava di crearsi un varco per uscire dall'Italia venne abbandonato dal principe Saro, che passò agli ordini di Stilicone. Alarico nel 404 dovette venire a patti con Stilicone, con cui rinnovò il patto di alleanza contro l'impero d'oriente, e dovette rientrare in Epiro. Ma presto abbandono l'Illiria per stabilirsi tra il Norico e la Pannonia. Comunque il magister militum dell'Impero romano d'Occidente, Stilicone, acconsentì di pagare un tributo ad Alarico per non avere problemi ai confini orientali, volendo recarsi a Costantinopoli dove l'imperatore d'oriente Arcadio era morto il primo maggio del 408.

In seguito alla condanna a morte di Stilicone (23 agosto 408), accusato di tradimento, Alarico dapprima chiese un tributo all'imperatore di Occidente Onorio per lasciare il Norico e trasferirsi in Pannonia. Al rifiuto di Onorio, Alarico (alla fine del 408), senza attendere il cognato Ataulfo, che era in Pannonia con truppe gote e unne, invase nuovamente l'Italia e - per la prima volta dai tempi di Brenno - pose sotto assedio Roma, che fu portata sull'orlo della carestia. Una volta obbligato il Senato romano a consegnargli un forte tributo[2], levò l'assedio e si trasferì in Toscana dove liberò un gran numero di schiavi germanici. Nel frattempo il cognato Ataulfo era giunto in Italia con i rinforzi, nel 409, senza subire eccessive perdite. Dopo un mancato accordo con l'imperatore Onorio, trincerato a Ravenna[3], Alarico fece ritorno nel Lazio, occupando Ostia e chiedendo al Senato di deporre Onorio e proclamare imperatore il prefetto della città, Prisco Attalo. Il Senato romano accettò e Prisco nominò Alarico magister militum. Nel 410 entrò ad Eboli saccheggiandola e si presume che nascose un tesoro. A causa delle sue razzie Eboli fu distrutta e rimasero solo pochi reperti archeologici.

Sacco di Roma e morte[modifica | modifica wikitesto]

Sacco di Roma ad opera dei Visigoti da una miniatura francese del XV secolo
La tomba nel Busento


Morte di Alarico I, seppellito nel letto del fiume Busento a Cosenza

Cupi a notte canti suonano Da Cosenza su 'l Busento, Cupo il fiume gli rimormora Dal suo gorgo sonnolento. Su e giù pe 'l fiume passano E ripassano ombre lente: Alarico i Goti piangono Il gran morto di lor gente. Ah sì presto e da la patria Così lungi avrà riposo, Mentre ancor bionda per gli omeri Va la chioma al poderoso! Dal Busento ecco si schierano Su le sponde i Goti a pruova, E dal corso usato il piegano Dischiudendo una via nuova. Dove l'onde pria muggivano, Cavan, cavano la terra; E profondo il corpo calano, A cavallo, armato in guerra. Lui di terra anche ricoprono E gli arnesi d'or lucenti; De l'eroe crescan su l'umida Fossa l'erbe dei torrenti! Poi, ridotto ai noti tramiti, Il Busento lasciò l'onde Per l'antico letto valide Spumeggiar tra le due sponde. Cantò allora un coro d'uomini: Dormi, o re, nella tua gloria! Man romano mai non violi La tua tomba e la memoria! Cantò, e lungo il canto udivasi Per le schiere gote errare: Recal tu, Busento rapido, Recal tu da mare a mare.
(August Graf von Platen, 1820)
(tradotta in italiano da Giosuè Carducci)

Assieme ad Attalo Alarico pose l'assedio a Ravenna, che stava per cedere, quando ricevette l'aiuto di un contingente di circa 4.000 soldati bizantini, mentre la provincia africana si era ribellata e Roma era nuovamente minacciata dalla carestia. Mentre Alarico attaccava tutte le città cispadane per poi passare in Liguria, Attalo rientrò a Roma dove si oppose ad inviare un esercito in Africa. Per questo Alarico, tra maggio e giugno del 410, lo depose e lo tenne in sua custodia assieme a Galla Placidia, la sorella di Onorio. Dopo aver inviato a Onorio il diadema e la porpora imperiale di Attalo si ripresero le trattative che però fallirono perché Saro ancora una volta passato dalla parte dell'imperatore attaccò le truppe di Ataulfo[4], violando la tregua. Alarico, spazientito, marciò per la terza volta su Roma e, il 24 agosto 410, dopo che la porta Salaria era stata aperta a tradimento, la prese e la saccheggiò (Sacco di Roma), per tre giorni.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sacco di Roma (410).

I Visigoti lasciarono Roma carichi di bottino e Alarico, passando da Capua e da Nola, si diresse a Reggio, dove preparò una flotta, con l'intenzione di conquistare l'Africa, il granaio dell'impero, per poi impadronirsi dell'Italia. Ma una tempesta disperse e affondò le navi quando erano già in parte cariche e pronte a partire. Allora Alarico lasciò la città diretto a nord; ma quando era ancora in Calabria, nei pressi di Cosenza, si ammalò improvvisamente e morì. Secondo la leggenda venne seppellito con i suoi tesori nel letto del fiume Busento a Cosenza. Gli schiavi, che avevano lavorato alla temporanea deviazione del corso del fiume, furono uccisi perché fosse mantenuto il segreto sul luogo della sepoltura.
Ad Alarico succedette il cognato Ataulfo, che da poco aveva sposato la sorella di Onorio.

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

La leggenda di Alarico e della sua sepoltura nel Busento ha ispirato la poesia di August von Platen-Hallermünde Das Grab im Busento[5] (La tomba nel Busento) con una rappresentazione romantica della morte e della sepoltura di Alarico. La poesia è stata tradotta in italiano da Giosuè Carducci[6].

Operazione Alarico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Operazione Alarico.

Durante la seconda guerra mondiale questo fu il nome (in tedesco Unternehmen Alarich) assegnato al piano di invasione dell'Italia progettato dagli alti comandi germanici e poi messo in atto successivamente all'8 settembre 1943, data in cui fu reso noto l'Armistizio tra il regno d'Italia e gli anglo-americani[7] che avevano invaso e occupato la Sicilia.

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Dalla moglie di cui non si conosce il nome Alarico ebbe diversi figli, di cui non si conoscono né i nomi né il numero. Si ha notizia di una figlia:[8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Stilicone per questo patto, a Costantinopoli, fu dichiarato nemico della patria.
  2. ^ Si veda in Ferdinand Gregorovius, Storia della città di Roma nel Medioevo, Einaudi 1973 p.70:
    « Ad una seconda ambasceria Alarico rispose che si sarebbe contentato di un riscatto di 5000 libbre d'oro e 30 000 d'argento; esigeva inoltre tremila pelli tinte di porpora, quattromila tuniche di seta e 3000 libbre di spezie, secondo le esigenze di un lusso barbarico. »
  3. ^ Onorio aveva riconosciuto ed aveva inviato le insegne imperiali all'usurpatore Costantino III che ad Arles aveva creato un regno indipendente, che in cambio avrebbe dovuto combattere contro i Visigoti.
  4. ^ Saro era ostile alla dinastia dei Balti, era soprattutto ostile ad Ataulfo.
  5. ^ Das Grab im Busento
  6. ^ La tomba del Busento
  7. ^ In effetti l'armistizio di Cassibile o armistizio corto, fu siglato segretamente il 3 settembre del 1943, e per effetto del quale il Regno d'Italia cessò le ostilità contro le forze britanniche e statunitensi (alleati) nell'ambito della seconda guerra mondiale. In realtà non si trattava affatto di un armistizio ma di una vera e propria resa senza condizioni da parte di un'Italia ormai esanime.
  8. ^ (EN) Dinastie dei Visigoti di Tolosa

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • T. M. Lindsay, Il trionfo del cristianesimo in Storia del mondo medievale, vol. I, 1999, pp. 108-142
  • M. Manitius, Le migrazioni germaniche 378-412 in Storia del mondo medievale, vol. I, 1999, pp. 246-274
  • Ludwig Schmidt e Christian Pfister, I regni germanici in Gallia in Storia del mondo medievale, vol. I, 1999, pp. 275-300
  • Ernst Barker, L'Italia e l'occidente dal 410 al 476 in Storia del mondo medievale, vol. I, 1999, pp. 373-419
  • E. W. Brooks, Le province dell'oriente da Arcadio ad Anastasio in Storia del mondo medievale, vol. I, 1999, pp. 445-479
  • Vittorio Vecchione, Alarico, Mendicino, Satem, 2006;
  • Vittorio Vecchione, Dove sono la tomba e il tesoro dei I re dei goti Alarico?, Nocera Superiore, Grafica artistica meridionale, 1989.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Successioni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Sovrani visigoti Successore
titolo vacante dopo Fritigerno e Atanarico 395410 Ataulfo

Controllo di autorità VIAF: 35265767 LCCN: n/92/59169