Ataulfo

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Ataulfo
Statua idealizzata di Ataulfo nella Plaza de Oriente[1], a Madrid ((Olivieri e Filippo de Castro) 1750-1753)
Statua idealizzata di Ataulfo nella Plaza de Oriente[1], a Madrid ((Olivieri e Filippo de Castro) 1750-1753)
Re dei Visigoti
In carica 410 - 415
Predecessore Alarico I
Successore Sigerico
Nascita ca. 374
Morte Barcellona, 415
Casa reale Balti
Consorte Della prima moglie non si conosce il nome
La seconda era sorella di Alarico I
Galla Placidia, sorella dell'imperatore Onorio
Figli Teodosio, erede oltre che del regno visigoto anche dell'Impero romano d'Occidente

Ataulfo dei Balti, Ataúlfo anche in spagnolo ed in portoghese, Ataúlf in catalano e latinizzato in Ataulphus o Adolphus. Era anche chiamato Athavulf [2], Atawulf [3], o Athaulf — "nobile lupo" (374 circa – Barcellona, 415), fu re dei visigoti dal 410 alla sua morte (415).

Durante il regno di Ataulfo, i Visigoti si stanziarono nel sud della Francia e nella parte centro-orientale della penisola iberica.

Origine[modifica | modifica sorgente]

Appartenente alla dinastia dei Balti, in seconde nozze era divenuto il cognato di Alarico I.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Inizialmente di stanza nella Pannonia superiore, tra il 408 ed il 409 ricevette l'ordine da parte di Alarico di raggiungerlo in Italia. All'inizio del 409, Ataulfo valicò le Alpi e sconfisse l'esercito che l'imperatore Onorio gli inviò contro.

Nel 410, dopo aver sposato in seconde nozze la sorella di Alarico, venne eletto all'unanimità successore al trono di Alarico, morto per una febbre che lo colse improvvisamente nei pressi di Cosenza. Ataulfo interruppe l'avanzata verso l'Italia meridionale iniziata da suo cognato e iniziò la ritirata verso la Gallia. Nel contempo, iniziarono i primi contrasti con il generale goto Saro, schieratosi a favore di Onorio nella lotta contro l'usurpatore Costantino III. Nel 411, è attestato che Ataulfo si trovasse in Toscana e sembra che passando da Roma l'abbia nuovamente saccheggiata. Secondo lo storico Jordanes, in questo torno di tempo, Ataulfo sposò, a Forlì nel 411, Galla Placidia[4].

Nella primavera del 412, Ataulfo condusse il proprio esercito fuori dall'Italia, passando per la via militare che da Torino portava al fiume Rodano attraverso il Colle del Monginevro. Lo seguì anche Prisco Attalo, altro usurpatore del titolo imperiale, che era stato elevato alla carica da Alarico e poi deposto una prima volta nel 410.

Una volta arrivato in Gallia, Ataulfo si unì all'usurpatore Giovino. Questi però considerava il re visigoto troppo pericoloso ed iniziò dunque a trattare con il generale Saro. Ataulfo ruppe dunque l'accordo con l'usurpatore gallico ed uccise Saro in uno scontro in campo aperto.

Quando Giovino nominò il proprio fratello Sebastiano coreggente, Ataulfo strinse un patto con Onorio: in cambio di rifornimenti, terre ed oro, gli avrebbe consegnato i due usurpatori ed avrebbe liberato Galla Placidia, sorella di Onorio fatta prigioniera durante il Sacco di Roma del 410.

Il re visigoto mantenne la parola: Giovino e Sebastiano vennero sconfitti in battaglia, ma solo il secondo venne catturato e consegnato al prefetto pretoriano Claudio Postumo Dardano. Giovino riuscì invece a fuggire a Valencia, dove Ataulfo lo assediò e lo catturò nel 413. Le teste dei due usurpatori giunsero alla corte di Onorio nell'agosto del 413 e di lì spedite a Cartagine, per essere esposte sulle mura della città assieme a quelle di altri usurpatori.

I rapporti fra Ataulfo e Onorio furono però rovinati dal mancato invio da parte dell'Imperatore di adeguati rifornimenti. Onorio addebitò i problemi alla rivolta in Nordafrica causata da Eracliano (la cui testa fu fra quelle esposte sulle mura di Cartagine). Il re visigoto, in risposta, non liberò Galla Placidia ed anzi attaccò prima Marsiglia (che gli resistette) e poi occupò Narbona (che divenne la sua sede), Tolosa e Bordeaux.

Nel gennaio del 414, Ataulfo sposò, o risposò, Galla Placidia[5], a cui offrì in dono parte dei tesori saccheggiati da Alarico a Roma.

Secondo l'apologeta cristiano Orosio, re Ataulfo (rimasto un cristiano ariano) mantenne un rapporto conflittuale con la cultura romana: sebbene avesse voluto convertire i territori romani in gotici, si rese conto che la struttura della società gotica non avrebbe potuto garantire la stessa governabilità di uno Stato come quello romano. Per cui decise, anche grazie all'influenza di Galla Placidia, di mutare strategia: avrebbe portato avanti una politica di fusione fra Goti e Romani, affinché la forza dei primi rinforzasse la cultura e il nome dei secondi.

Il piano fu però frustrato dalle manovre del generale Flavio Costanzo[6], che riuscì ad avvelenare definitivamente i rapporti fra l'imperatore ed il re visigoto. Il generale dapprima ottenne il permesso di bloccare i porti gallici - mossa a cui Ataulfo rispose nominando per la seconda volta Prisco Attalo come usurpatore. Poi però il re visigoto fu costretto ad arretrare prima a Narbona e infine, valicati i Pirenei, a ritirarsi verso la Tarraconense, occupando Barcellona.

Qui Galla Placidia diede alla luce il figlio Teodosio, che però morì poco tempo dopo, escludendo così ogni possibilità di un erede di sangue misto romano-visigoto. Ataulfo commise inoltre l'errore di prendere a servizio Sigerico, fratello di Saro, intenzionato a vendicare la morte di suo fratello. Sigerico portò a termine il suo compito di lì a poco, pugnalando a morte Ataulfo nelle scuderie del suo palazzo a Barcellona. Il re morì in seguito alle ferite riportate pochi giorni dopo.

L'assassino di Ataulfo ebbe la meglio anche nella lotta di successione al trono, divenendo re dei Visigoti. Ma solo sette giorni dopo, Sigerico stesso venne ucciso da Vallia, che gli successe.

Le principali fonti sulla vita di Ataulfo ci provengono da Paolo Orosio, dalle cronache del vescovo galiziano Idazio e da quelle di Prospero di Aquitania, discepolo di Agostino.

Discendenza[7][modifica | modifica sorgente]

Ataulfo si sposò, una prima volta, con una donna di cui non si conosce il nome, che gli diede:

  • Sei figli, di cui non si conoscono i nomi, che seguirono il padre a Barcellona, e che durante la guerra di successione che si era scatenata alla morte di Ataulfo, furono tutti trucidati dalla fazione vincitrice di Sigerico.

Ataulfo sposò, nel 410, la sorella di Alarico, da cui non ebbe figli.

Infine, nel gennaio del 414 (o forse prima), in terze nozze, Ataulfo sposò Galla Placidia[8], che gli diede due figli:

  • Teodosio (414-415), che visse pochi mesi e, per pochi mesi, rappresentò la speranza di unire Visigoti e Romani in un unico impero.
  • Atailda[9], che andò in sposa a Goffredo di Roccaberti.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La statua di Ataulfo, che si trova nella Plaza de Oriente di Madrid, è una delle statue di monarchi spagnoli commissionate per la decorazione del Palazzo Reale di Madrid durante il regno di Ferdinando VI. L'idea iniziale era stata di adornare la cornice del palazzo; scolpite da Olivieri e Filippo de Castro, non furono mai poste nelle posizioni per cui erano state scolpite, ma furono piazzate in altri luoghi della città: Plaza de Oriente, Parco del Retiro, Porta di Toledo. Alcune furono posizionate in altre città.
  2. ^ Patrick J. Geary, ed., Readings in Medieval History (Ontario: Broadview Press Ltd., 2003), 97.
  3. ^ Henry Bradley, The Goths: from the Earliest Times to the End of the Gothic Dominion in Spain (New York: G.P. Putnam's Sons, Second edition, 1883), capitolo 11.
  4. ^ Jordanes, Historia Gothorum, cap. XXXI.
  5. ^ Poiché, secondo lo storico goto Jordanes, il matrimonio era avvenuto prima, nel 411, a Forlì, si potrebbe trattare di due cerimonie diverse, una ariana, o germanica, ed una cattolica, o romana. Cf. Jordanes, Historia Gothorum, cap. XXXI.
  6. ^ Flavio Costanzo poi divenne coreggente di Onorio nel 421
  7. ^ (EN) Dinastie dei Visigoti di Tolosa
  8. ^ Galla Placidia, rimasta vedova, nel 415, e restituita all'imperatore Onorio, nel 416, sposò, nel 417,il generale Flavio Costanzo, a cui darà due figli, Giusta Grata Onoria, ed il futuro imperatore, Valentiniano III
  9. ^ per le fonti si veda Roccaberti

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Ludwig Schmidt e Christian Pfister, "I regni germanici in Gallia", Storia del mondo medievale, vol. I, 1999, pp. 275–300
  • Ernst Barker, "L’Italia e l’occidente dal 410 al 476", Storia del mondo medievale, vol. I, 1999, pp. 373–419
  • M. Manitius, "Le migrazioni germaniche 378-412", Storia del mondo medievale, vol. I, 1999, pp. 246–274

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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Alarico I 410415 Sigerico

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