Via Flaminia

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Via Flaminia
Via Flaminia
In colore blu il tracciato originale della via Flaminia. In colore viola, il diverticulum via Flaminia nova.
In colore blu il tracciato originale della via Flaminia. In colore viola, il diverticulum via Flaminia nova.
Localizzazione
Stato Vexilloid of the Roman Empire.svgImpero Romano
bandiera Stato Pontificio
Stato attuale Italia Italia
Regione Emilia-Romagna, Marche, Umbria, Lazio
Informazioni generali
Tipo strada romana
Utilizzatore Repubblica romana poi Impero romano
Lunghezza 210 miglia romane Flaminia Vetus; 222 miglia Flaminia Nova
Inizio Roma (Roma)
Fine Rimini (Ariminum)
Funzione strategica collegamento con la via Emilia
Inizio costruzione 220 a.C.
Termine costruzione ?
Costruttore Caio Flaminio
Condizione attuale pochi resti antichi rinvenuti.

Dictionary of Greek and Roman Geography (1854)

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La Via Flaminia è una via consolare romana che collega Roma a Rimini, oggi è classificata come strada statale SS 3 nel tratto tra Roma e Fano.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Attorno all'anno 220 a.C. il console Caio Flaminio diede inizio alla costruzione di una via consolare che collegasse Roma con l'Italia settentrionale, unificando e risistemando vari tratti preesistenti nei territori di Veio, Capena e Falerii (Civita Castellana).[1]

La strada fu restaurata ed ampliata durante il governo degli imperatori Augusto,[2] Vespasiano, Adriano. Svetonio racconta infatti che Augusto:

« [...] perché la città di Roma fosse raggiungibile facilmente da ogni parte, a sue spese, fece riparare la via Flaminia fino a Rimini e divise le altre strade fra i generali trionfali (che avevano avuto l'onore del trionfo), i quali dovettero ripavimentarle con l'argento del loro bottino. »
(SvetonioAugustus, 30.)

Nel Medioevo veniva chiamata anche Via Ravegnana ed era adibita a ricollegare Roma con i domini della Chiesa che si trovavano nel Lazio, Umbria, Marche e Romagna.

Il percorso[modifica | modifica sorgente]

La strada iniziava il suo itinerario dalle Mura Serviane assieme alla Via Cassia attraverso la Porta Fontinalis che si trovava nei pressi del Campidoglio e poi proseguiva verso Ponte Milvio.

Da qui risaliva la valle del Tevere a (Civita Castellana) Faleri Veteres, entrava in Umbria a Ocriculum (Otricoli) quindi raggiungeva Narnia (Narni) dove c'erano due ramificazioni. Una - secondo la maggioranza degli storici è il percorso più antico (via Flaminia vetus) - piegava verso nord-ovest e passava per Carsulae (San Gemini),Vicus ad Martis (Massa Martana) e attraverso Mevania (Bevagna) raggiungeva Forum Flaminii (San Giovanni Profiamma) a nord-est di Fulginium, chiamato così dal nome della via Flaminia stessa. Un altro ramo (via Flaminia nova) da Narnia (Narni) giungeva a Interamna (Terni) e, attraverso Spoletium (Spoleto) e Fulginium (Foligno), si ricongiungeva, a Forum Flaminii, con il tracciato proveniente da Mevania. Passato Forum Flaminii e attraversato il Ponte Centesimo (così chiamato perché a 100 miglia da Roma), raggiungeva Nuceria Camellaria (Nocera Umbra), Tadinum (Gualdo Tadino), Helvillum (Fossato di Vico), ad Ensem (Scheggia) attraversava gli Appennini grazie al passo della Scheggia (m. 632), alle gole del Burano e alla galleria (forulum) scavata nella gola del Furlo. Discendeva sul versante Adriatico lungo la valle del Metauro passando per Luceolis (Cantiano), il vicus Cale (Cagli), la mutatio ad Intercisa Saxa, Forum Sempronii (Fossombrone), la mutatio ad Octavo (presso Calcinelli) fino a Fanum Fortunae (Fano).

Da qui proseguiva per Pisaurum (l'odierna Pesaro) e in seguito nel 187 a.C. fu prolungata fino ad Ariminum (Rimini), dove terminava il suo corso presso l'Arco d'Augusto.

Di notevole importanza dal punto di vista tecnico sono la Galleria del Furlo, fatta scavare nel 76 d.C. dall'imperatore Vespasiano nella omonima gola del Furlo, e il Ponte di Augusto presso Narni.

Con la costruzione delle mura aureliane diede nome alla Porta Flaminia, poi Porta del Popolo. Il tratto urbano prese quindi il nome di Via Lata prima e Via del Corso ancora oggi.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXII, 11.
  2. ^ SvetonioAugustus, 30.