Praefectus urbi

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Il praefectus urbi fu una carica dell'impero romano riservata a membri del ceto senatorio e destinata alla tutela della città di Roma e, dal IV secolo, anche di Costantinopoli (due cariche separate).

Indice

Istituzione ed evoluzione [modifica]

Epoca regia [modifica]

Tito Livio parla di un praefectus urbis il quale in seguito alla cacciata dell'ultimo re di Roma, Tarquinio il Superbo, convocò i comizi centuriati che poi elessero i primi due consoli: Lucio Giunio Bruto e Lucio Tarquinio Collatino.[1]

Epoca imperiale [modifica]

Istituito da Augusto su suggerimento di Mecenate,[2] ebbe tutti poteri necessari per garantire la pace e l'ordine nell'Urbs, in Roma: ebbe la sovrintendenza su macellai, banchieri, guardie, teatri e altri, con la possibilità di mandare per la città i milites stationarii, una sorta di polizia urbana, organizzata poi nelle coorti urbane, poste alle sue dirette dipendenze. Aveva anche giurisdizione sui casi che contrapponevano gli schiavi o i liberti ai loro padroni ed ex-padroni, come pure su quelli che vedevano dei figli accusati di mancata pietas verso i propri genitori. Col passare degli anni i poteri e le competenze del praefectus aumentarono, inglobando quelli del praetor urbanus. Solo appellandosi direttamente al princeps era possibile impugnare una sentenza del praefectus, mentre egli si pronunciava sugli appelli riguardo sentenze di ogni altro magistrato della città, e, in seguito, anche dei tribunali provinciali.[3] All'inizio dell'impero, la carica di praefectus era tenuta per lunghi periodi da una sola persona, talvolta a vita, mentre a partire dall'imperatore Valeriano (253-260) il praefectus veniva cambiato con frequenza, talvolta una volta l'anno.[4]

Quando Costantinopoli divenne la seconda capitale dell'impero, ricevette anche'essa un prefectus urbi, che in questo periodo diventa il diretto rappresentante dell'imperatore, con controllo su tutti gli ufficiali civili cittadini, le corporazioni e tutti gli enti pubblici.[5] Sovrintendevano all'importo e alla tariffazione delle derrate, sebbene queste fossero sotto il diretto controllo di altri ufficiali; tra i loro compiti c'era un rapporto mensile all'imperatore sui lavori del senato,[6] e di fare da tramite all'imperatore nel ricevimento di doni e petizioni dalle capitali.[7] Avevano anche compiti di controllo durante le elezioni dei papi.[8]

Lista dei praefecti urbis [modifica]

Roma [modifica]

I secolo [modifica]

II secolo [modifica]

III secolo [modifica]

IV secolo [modifica]

  • IV/V secolo: Giunio Pomponio Ammonio.

V secolo [modifica]

VI secolo [modifica]

Costantinopoli [modifica]

Arles [modifica]

Capitale del territorio controllato da Costantino III (usurpatore):

Note [modifica]

  1. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 60.
  2. ^ Cassio Dione, lii.21.
  3. ^ Historia Augusta - Florianus, 5,6; Svetonio, 33; Cassio Dione, lii.21,33
  4. ^ Cassio Dione, lii.21,24, lxxviii.14; Historia Augusta - Commodus 14, Carinus, 16.
  5. ^ Simmaco, X.37; Cassiodoro, vi.4.
  6. ^ Simmaco, x.44
  7. ^ Simmaco, x.26,29,35.
  8. ^ Simmaco, x.71-83
  9. ^ Prosopographia Imperii Romani, I 182.
  10. ^ a b c d e f Attestato dal Cronografo del 354.
  11. ^ Personaggio di storicità dubbia («Aelius Cesettianus», PLRE I, p. 199).
  12. ^ Forse da identificare col Paterno console del 268, col Paterno console nel 269 o con Aspasio Paterno («Ovinius Paternus 9», PLRE I, p. 672)
  13. ^ Probabilmente padre dell'omonimo console del 340 («Septimius Acyndinus 1», PLRE I, p. 11)
  14. ^ PLRE1, p. 344
  15. ^ Rita Lizzi Testa, Le trasformazioni delle élites in età tardoantica, L'ERMA di BRETSCHNEIDER, 2006, ISBN 88-8265-372-2, pp. 351-352.
  16. ^ «Bappo 2», PLRE I, p. 146.
  17. ^ «Principius 1», PLRE I, p. 726.
  18. ^ «Valentinus 8», PLRE I, p. 938.
  19. ^ Jones, p. 436.
  20. ^ «Leontius 9», PLRE II, p. 669.

Bibliografia [modifica]

Fonti primarie
Fonti secondarie