Esercito romano
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Per esercito romano si intende l'insieme delle forze militari terrestri e di mare che servirono Roma, nella serie di campagne militari che caratterizzarono la sua espansione, dall'epoca dei sette re, alla Repubblica Romana, all'epoca imperiale e fino al definitivo declino.
L'esercito era composto, a seconda dell'epoca storica analizzata, da varie componenti: le legioni di cittadini romani, gli alleati o le truppe ausiliarie, la flotta ravennate, di Miseno oltre a quelle fluviali, e le guarnigioni di Roma (guardia pretoriana, le coorti urbane e quelle di vigili).
[modifica] Epoca regia (753 - 509 a.C.)
| Per approfondire, vedi la voce Età regia di Roma. |
. ACCENSI(riserve leggere):Avevano il compito di dare ausilio ai pedites ed erano schierati ai lati dell’esercito .Equipaggiamento :Non indossavano l’armatura e l’elmo ma una veste ,un gladio ,con un cinto e dei dardi che scagliavano contro il nemico proteggendo l’avanzata della fanteria o cavalleria ,ma a causa del loro scarso o inesistente equipaggiamento erano facile bersaglio della cavalleria e delle altre truppe pesanti.
LEVES( Frambolieri leggeri):Avevano il compito di indebolire le prime file scagliando i loro giavellotti,proteggendo l’avanzata degli Equites e Rorarii .Equipaggiamento :Essendo una parte umile dell’esercito romano di quell’epoca non indossavano armatura ed elmo ,portavano uno scudo circolare in cui venivano inseriti i 3 giavellotti e portavano anche un rudimentale gladius , ma non erano adatti allo scontro corpo a corpo . Erano schierati in 1° fila. RORARII(Fanteria leggera opplitica ):Avevano uno schema opplitico .Equipaggiamento :Anch’essi erano appartenenti ad un ceto sociale non particolarmente elevato :Portavano un elmo romuleo un lancia lunga e un hoplòn oppure uno scutum ovale .Erano schierati in 2°-3° fila.
EQUITES della 1°epoca(Cavalleria pesante):Erano reclutati tra i nobili romani e facevano parte della 1° classe ed erano 300 cavalieri .Equipaggiamento :Possedevano ovviamente un cavallo e portavano un elmo corinzio con dei crini di cavallo posti al vertice dell’elmo uno scudo circolare un gladium e una lancia .I loro bersagli preferiti erano
Le truppe leggere e i frambolieri ma non erano efficienti contro la fanteria e cavalleria pesante.
[modifica] Al tempo della fondazione della città di Roma
| Per approfondire, vedi le voci Romolo e comizi curiati. |
Secondo la tradizione fu Romolo a creare, sull'esempio della falange greca,[1] la legione romana. Egli iniziò a dividere la popolazione che era adatta alle armi, in contingenti militari. Ogni contingente militare era formato da 3.000 fanti e 300 cavalieri, scelti tra la popolazione, e che chiamò legione.[2]
I 3.000 fanti (pedites) e 300 cavalieri (equites) erano arruolati dalle tre tribù che formavano la primitiva popolazione di Roma: i Tities, i Ramnes ed i Luceres. In epoca regia era formata da cittadini compresi tra i 17 ed i 46 anni, in grado di potersi permettere il costo dell'armamento.[3]
La legione si disponeva su tre file, nella tipica formazione a falange,[4] con la cavalleria ai lati. Ogni fila di 1.000 armati era comandata da un tribuni militum, mentre gli squadroni di cavalleria erano alle dipendenze dei tribuni celerum, mentre il Rex assumeva il comando dell'intero esercito ed a cui spettava, inoltre, il compito di scioglierlo al termine della campagna dell'anno.[5]
Ora sulla base dei recenti ritrovamenti archeologici si è potuto notare che il primo esercito romano, quello di epoca romulea, era costituito da fanti che avevano preso il modo di combattere e l'armamento dalla civiltà villanoviana della vicina Etruria. I guerrieri combattevano prevalentemente a piedi con lance, giavellotti, spade (con lame normalmente in bronzo, ed in rari casi in ferro, della lunghezza variabile tra i 33 ed i 56 cm[6]), pugnali (con lame di lunghezza compresa tra i 25 ed i 41 cm[7]) ed asce, mentre solo i più ricchi potevano permettersi un'armatura composta da elmo e corazza, gli altri una piccola protezione rettangolare sul petto, davanti al cuore, delle dimensioni di circa 15 x 22 cm.[8] Gli scudi avevano dimensioni variabili (comprese tra i 50 ed i 97 cm[9]) e di forma prevalentemente rotonda (i cosiddetti clipeus, abbandonati secondo Tito Livio attorno alla fine del V secolo a.C.[4]) atti ad una miglior maneggevolezza.[6]
Si dice però che Romolo quando la città di Roma si ingrandi e si unirono i Sabini abbia deciso di raddoppiare le sue truppe in: 6000 fanti e 600 cavalieri.[10] E da ultimo sembra che Romolo costituì una guardia personale di trecento cavalieri chiamata Celeres[11] (eliminata poi da Numa Pompilio[12]), similmente a quanto fece oltre settecento anni più tardi Augusto con la creazione della guardia pretoriana a difesa del Princeps.
[modifica] Riforma "equestre" di Tarquinio Prisco
| Per approfondire, vedi le voci Tarquinio Prisco e Tarquini. |
La riforma di Tarquinio Prisco, quinto re di Roma riguardò la solo classe dei cavalieri. Egli decise di raddoppiare il numero delle centurie fino ad allora in numero di tre: Ramnes, Tities e Luceres e di aggiungerne altre tre a cui diede un nome differente[13]. Queste ultime furono chiamate posteriores[14] o sex suffragia[15], ed erano costituite da ulteriori 1.800 cavalieri.[14]
[modifica] Riorganizzazione di Servio Tullio
| Per approfondire, vedi le voci Servio Tullio e comizi centuriati. |
Secondo la tradizione, fu Servio Tullio a compiere una prima riforma timocratica dei cittadini romani atti a prestare il servizio militare (obbligati ad armarsi a proprie spese e perciò chiamati adsidui[16]), suddividendoli in cinque classi (sei se consideriamo anche quella dei proletarii[17]) sulla base del censo,[18][19] a loro volta ordinati in ulteriori quattro categorie: i seniores (maggiori di 46 anni: anziani) e gli iuniores (tra 17 e 46 anni: giovani), ovvero coloro che rientravano nelle liste degli abili a combattere; i pueri (di età inferiore ai 17 anni: i fanciulli) e gli infantes (di età inferiore agli 8 anni: i bambini) non ancora in età per prestare il servizio militare.[20] In questo nuovo sistema la prima classe, la più facoltosa, poteva permettersi l'equipaggiamento completo da legionario, mentre quelle inferiori avevano armamenti via via più leggeri, e dove le prime tre costituivano la fanteria pesante e le ultime due quella leggera:[16]
- la prima classe era formata da 80 centurie di fanteria (40 di iuniores che avevano il copito di combattere nelle guerre esterne,[21] mentre le altre 40 di seniores, rimanevano a difesa dell' Urbe), che potessero disporre di un reddito di più di 100.000 assi. Era la classe maggioritaria che costituiva il cuore della falange oplitica dello schieramento romano regio, la prima linea.[22] Il loro armamento consisteva in un elmo, uno scudo rotondo (clipeus), delle gambiere, una corazza, tutte armi da difesa in bronzo, oltre ad un'hasta ed una spada. A queste centurie ne andavano poi aggiunte altre due formate da genieri, esclusi dal servizio armato ma destinati al trasporto delle macchine da guerra.[23]
- La seconda da 20 centurie ed un reddito tra i 100.000 ed i 75.000 assi. Costituiva la seconda linea ed era equipaggiata con un elmo, uno scudo oblungo, delle gambiere tutte di bronzo, oltre ad un'hasta ed una spada.[23][21]
- La terza da altre 20 centurie di fanteria leggera ed un reddito tra i 75.000 ed i 50.000 assi. Era equipaggiata con un elmo, uno scudo oblungo con finiture in bronzo, oltre ad un'hasta ed una spada.[23][21]
- La quarta composta da altre 20 centurie di fanteria leggera ed un reddito tra i 50.000 ed i 25.000 assi. Era equipaggiata con un'hasta ed un giavellotto, o forse con una spada ed un giavellotto.[23][24]
- La quinta formata da 30 centurie di fanteria leggera ed un reddito di appena 25.000-11.000 assi. Era equipaggiata con una fionda e dei proiettili di pietra.[23][24] Erano, infine, impiegate anche due centurie di suonatori di cornu, tuba e buccina adatti a fornire segnalazioni o ordini militari.[25]
Chi era sotto la soglia degli 11.000 assi era organizzato in una sola centuria, dispensata dall'assolvere agli oblighi militari (i cui membri erano chiamati proletarii o capite censi),[23][26][27] tranne nel caso in cui non vi fossero particolari pericoli per la città di Roma. In quest'ultimo caso erano anch'essi armati a spese dello Stato, servendo in formazioni speciali estranee all'ordinamento legionario.[28]
Dopo aver così organizzato la fanteria, Servio Tullio passò alla cavalleria, che reclutò in 12 centurie di equites dal fiore dell'aristocrazia cittadina, a cui ne aggiunse altre 6 centurie, che potrebbero coincidere con quelle formate da Tarquinio Prisco e riconducibili ai sex suffragia:[29] in totale 18 centurie.[23] Per l'acquisto dei cavalli l'erario stabilì uno stanziamento annuo di 10.000 assi annui a centuria, mentre sancì che fossero le donne non sposate a pagarne il mantenimento degli stessi con 2.000 assi annui a centuria. Tale costo fu più tardi trasferito alle classi più ricche.[30]
In sostanza l'esercito serviano contava 1.800 cavalieri e 17.000 fanti (suddivisi in 5 classi ed in 170 centurie) oltre ad alcune unità speciali per un totale di 193 centurie.[31] Si trattava di 2 compagini legionarie, una utilizzata per difendere la città e l'altra per compiere campagne militari esterne.[22]
[modifica] Epoca Repubblicana (509 - 31 a.C.)
| Per approfondire, vedi le voci Repubblica romana e Storia delle campagne dell'esercito romano in età repubblicana. |
La componente principale dell'Esercito Romano rimaneva, anche dopo la caduta dei re etruschi, la Legione, e solo ai cittadini romani era consentito arruolarsi, dovendo essi stessi provvedere personalmente al loro equipaggiamento, come nella tradizione degli Opliti greci.
[modifica] Il primo esercito repubblicano (V secolo a.C.)
In coincidenza con il passaggio alla forma di governo repubblicano, l'esercito fu diviso in due legioni, ognuna al comando di un console, e solo in caso di estremo pericolo le due legioni venivano unificate e veniva eletto un solo capo, in carica sei mesi, detto dictactor.
Il contingente della legione composto da soli cittadini romani e schierato su tre file: hastati, principes e triarii, disposti per ordine di età (i triarii erano i più anziani).
[modifica] Istituzione dello stipendio per i soldati (407 a.C. circa)
| Per approfondire, vedi le voci Roma e le guerre con Veio e Furio Camillo. |
Nel corso del 407 a.C., quando l'esercito romano fu diviso in tre parti e mandato a saccheggiare il territorio dei nemici sotto il comando di tre dei quattro Tribuni militari (Lucio Valerio Potito si diresse su Anzio, Gneo Cornelio Cosso si diresse su Ecetra e Gneo Fabio Ambusto attaccò e conquistò Anxur lasciando la preda ai soldati di tutti e tre gli eserciti), fu istituito lo stipendo per i soldati, forse su indicazione dello stesso Furio Camillo. Ecco come lo racconta Tito Livio:
| (LA)
« Additum deinde omnium maxime tempestivo principium in mortitudinem munere, ut ante mentionem ullam plebis tribunorumque decerneret senatus, ut stipendium miles de publico acciperet, cum ante id tempus de suo quisque functus eoi munere esse. (60) Nihil acceptum unquam a plebe tanto gaudio traditur. »
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(IT)
« I patrizi poi aggiunsero un dono quanto mai opportuno per la plebe: il senato, senza che mai prima plebe e tribuni via avessero fatto menzione, decretò che i soldati ricevessero uno stipendio tratto dalle casse dello Stato. Fino a quel momento ciascuno adempiva al servizio militare a proprie spese. (60) A quanto risulta, nessun provvedimento fu accolto con tanta gioia dalla plebe. »
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(Tito Livio, Ab Urbe condita libri, IV, 59-60, op. cit.)
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Ovvie le conseguenze: ringraziamenti dei plebei, polemiche dei Tribuni che vedevano spuntate alcune delle loro armi, proteste di chi doveva pagare. Il vantaggio immediato fu che venne approvata una legge che dichiarava guerra a Veio e i nuovi Tribuni con potestà militare vi condussero un esercito in massima parte formato da volontari. E forse sempre in questa circostanza la legione potrebbe aver assunto come formazione di battaglia, quella manipolare.[1]
[modifica] L'esercito liviano durante la prima guerra sannitica e quella latina (341-338 a.C.)
| Per approfondire, vedi le voci Guerre sannitiche e Guerra latina. |
Attorno alla metà del IV secolo a.C., durante la guerra latina, le legioni erano composte da 5.000 fanti e 300 cavalieri.[33] Era utilizzata all'interno della legione, la formazione a manipolare (dal latino manipulus). La legione a sua volta era divisa in tre differenti schiere:
- la prima era costituita dagli Hastati ("il fiore dei giovani alle prime armi", come racconta Livio[34]) in formazione di quindici manipoli (di 60 fanti ciascuno[32]) oltre a 20 fanti armati alla leggera (dotati di lancia o giavellotti, non invece di scudo), chiamati leves.[35]
- la seconda era formata da armati di età più matura, chiamati Principes, anch'essi in formazine di quindici manipoli, tutti forniti di scudo ed armi speciali.[34] Queste prime due schiere (formate da 30 manipoli) erano chiamate antepilani.[36]
- la terza era formata da altri quindici "ordini", formati ciascuno da 3 manipoli (il primo di Triarii, il secondo di Rorarii ed il terzo, di Accensi) di 60 armati ognuno.[36] Ognuna di queste quindici unità constava di due vessilliferi e quattro centurioni, per un totale di 186 uomini. I Triari erano soldati veterani di provato valore, i Rorarii, più giovani e meno esperti, ed infine gli Accensi, ultima schiera di scarso affidamento.[37]
| « Quando l'esercito aveva assunto questo schieramento, gli Hastati iniziavano primi fra tutti il combattimento. Se gli Hastati non erano in grado di battere il nemico, retrocedevano a passo lento e i Principes li accoglievano negli intervalli tra loro. [...] i Triarii si mettevano sotto i vessilli, con la gamba sinistra distesa e gli scudi appoggiati sulla spalla e le aste conficcate in terra, con la punta rivolta verso l'alto, quasi fossero una palizzata... Qualora anche i Principes avessero combattuto con scarso successo, si ritiravano dalla prima linea fino ai Triarii. Da qui l'espressione latino "Res ad Triarios rediit" ("essere ridotti ai Triarii"), qujando si è in difficoltà. » | |
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(Livio, Ab Urbe condita libri, VIII, 8, 9-12.)
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- I Triarii, dopo aver accolto Hastati e Principes tra le loro file, serravano le file ed in un'unica ininterrotta schiera si gettavano sul nemico.[38]
- Hastati, Principes e Triarii utilizzavano, infine, tutti lunghi scudi ovali, detti scutum (quelli rotondi, detti clipeus furono abbandonati quando ai soldati fu pagato per la prima volta lo stipendio, verso la fine del V secolo a.C.[4]).
[modifica] L'esercito polibiano prima della seconda guerra punica (fine III secolo a.C.)
| Per approfondire, vedi le voci terza guerra sannitica, guerre pirriche e seconda guerra punica. |
L'organizzazione interna dell'esercito romano descritta da Polibio nel suo VI libro delle Storie, è da datarsi al principio della seconda guerra punica (218-202 a.C.). Non possiamo escudere, però, che tale riorganizzazione (rispetto a quella proposta da Tito Livio nel paragrafo precedente), non possa appartenere ad un'epoca antecedente e databile addirittura alla stessa guerra latina (340-338 a.C.),[40] o alla terza guerra sannitica (298-290 a.C.) oppure alla guerra condotta contro Pirro e parte della Magna Grecia (280-272 a.C.).
I tribuni militari eletti annualmente, erano 24 (quattordici dei quali con cinque anni di servizio e dieci con dieci anni di servizio), sei per ciascuna delle 4 legioni arruolate e disposte lungo lungo i fronti settentrionali, meridionali e a difesa dell'Urbe.[41] L'arruolamento delle 4 legioni avveniva con l'estrazione a sorte delle tribù tra i 24 tribuni militari, e quella che era stata via via sorteggiata era chiamata dal singolo tribuno.[42]
I cittadini romani erano, inoltre, obbligati a prestare servizio militare, entro il quarantaseiesimo anno di età, per almento 10 anni per gli cavalieri e 16 anni per i fanti (o anche 20 in caso di pericolo straordinario).[41] Sono esclusi dal servizio militare legionario coloro che avevano un censo inferiore alle 400 dracme (paragonabili a 4.000 assi secondo il Gabba[43]), anche se vengono impiegati nel servizio navale.[44]
Il cursus honorum prevedeva che nessuno potesse intraprendere la carriera politica senza aver prestato almento 10 anni di servizio militare.[45]
Ogni legione era formata da 4.200 fanti (portati fino a 5.000, in caso di massimo pericolo) e da 300 cavalieri.[46] Le unità alleate di socii (ovvero le Alae, poiché erano poste alle "ali" dello schieramento) erano costituite, invece di un numero pari di fanti, ma superiori di tre volte nei cavalieri (900 per unità).[47] I fanti erano poi suddivisi in quattro differenti categorie, sulla base della classe sociale/equipaggiamento ed età:[48]
- primi ad essere arruolati erano i Velites, in numero di 1.200[49] (tra i più poveri ed i più giovani),[50] e che facevano parte delle tre schiere principali (qui di seguito, di Hastati, Principes e Triarii), in numero di 20 per ciascuna centuria.[40]
- seguono gli Hastati, il cui censo ed età erano ovviamente superiori,[50] in numero di 1.200,[49] pari a 10 manipoli.[51]
- poi vengono i Principes, di età più matura,[50] sempre in numero di 1.200,[49] pari a 10 manipoli.[51]
- ed infine i Triarii, i più anziani,[50] in numero di 600 (pari a 10 manipoli[51]),[49] non aumentabile nel caso in cui la legione fosse incrementata nel suo numero complessivo (da 4.200 fanti a 5.000), a differenza di tutte le altre precedenti classi, che potevano passare da 1.200 a 1.500 fanti ciascuna.[52]
[modifica] Dalla guerra annibalica (218-201 a.C.) al II secolo a.C.
| Per approfondire, vedi la voce Seconda guerra punica. |
La grande capacità tattica di Annibale aveva messo in crisi l'esercito romano. Le sue manovre imprevedibili, repentine, affidate alle ali di cavalleria cartaginese e numidica, avevano distrutto numerosi eserciti romani accorrenti, anche se superiori nel numero dei loro componenti, come era avvenuto soprattutto nella battaglia di Canne.
Scipione l'Africano, inviato nel 209-208 a.C. in Spagna Tarraconense per affrontare le armate cartaginesi, reputò necessario cominciare ad apportate delle modifiche tattiche tali da permettergli una maggiore adattabilità in ogni situazione di battaglia. Per questi motivi egli introdusse per primo la coorte, elemento intermedio tra l'intera legione ed il manipolo. Egli andava così riunendo i tre manipoli di hastati, principes e triarii per dare loro maggiore profondità, attribuendo a loro lo stesso ordine.[54]
Si veniva così a creare un reparto più solido ed omogeneo, con gli uomini della prima fila che tornavano a dotarsi di lunghe lance da urto. Ora era importante addestrare le truppe in modo che non vi fossero problemi nel passare all'occorrenza da una disposizione di tipo manipolare ad una coortale e viceversa.[54]
Al termine della seconda guerra punica vi fu una nuova riduzione del censo minimo richiesto per passare dalla condizione di proletarii (o capite censi) ad adsidui, ovvero per prestare il servizio militare all'interno delle cinque classi, come aveva stabilito nel VI secolo a.C., Servio Tullio. Si era, infatti, passati nel corso di tre secoli da un censo minimo di 11.000 assi[23] ai 4.000 degli anni 214-212 a.C.[43][55] (pari alle 400 dracme argentee di Polibio alla fine del III secolo a.C.[44]) fino ai 1.500 assi riportati da Cicerone[56] e databili agli anni 133-123 a.C.,[57] a testimonianza di una lenta e graduale proletarizzazione dell'esercito romano, alla continua ricerca di armati, in funzione delle nuove conquiste nel Mediterraneo.
[modifica] La riforma di Gaio Mario (107-101 a.C.)
| Per approfondire, vedi le voci Gaio Mario, Guerre contro Giugurta e Guerre cimbriche. |
Verso la fine del II secolo a.C. Roma si era trovata coinvolta in una guerra in Numidia dove, per la mancanza di attrattiva di qualsiasi genere, era quasi impossibile reperire nuove reclute. Da questa premessa il console di quell'anno, Gaio Mario, decise di aprire le legioni a chiunque, che fosse o meno possidente,[58] come ci racconta Sallustio:
| « Mario si accorse che gli animi della plebe erano pieni di entusiasmo. Senza perdere tempo caricò le navi di armi, stipendium per i soldati e tutto ciò che era utile, ordinando a Manlio di imbarcarsi. Egli intanto, arruolava soldati, non come era nell'uso di quel periodo, per classi sociali, ma anzi accettando tutti i volontari, per la massima parte nullatenenti (capite censi). » | |
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(Gaio Sallustio Crispo, Bellum Iugurthinum, LXXXVI.)
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Il servizio attivo permanente subiva così un importante cambiamento nel 107 a.C.. La Repubblica romana fu costretta ad assumersi l'onere di equipaggiare e rifornire le truppe legionarie, permettendo a tutti, compresi i nullatenenti, di arruolarsi. L'età minima per i volontari (non più costretti a prestare il servizio di leva) era ora stabilita a 17 anni, quella massima a 46. Il servizio durava invece fino ad un massimo di 16 anni.[59] Si trattava della prima forma di un esercito di professionisti dove era abolita la coscrizione per censo, mentre i soldati veterani, che dall'esercito traevano quotidiano sostentamento (vitto e alloggio, oltre all'equipaggiamento), ottennero una pensione sotto forma di assegnazioni di terre nelle colonie e, più tardi, anche della cittadinanza romana. A loro Mario e poi i succesivi comandanti concedevano anche di dividere il bottino razziato nel corso delle campagne militari.[60]
L'organizzazione interna subiva inoltre un cambiamento fondamentale: il manipolo perse ogni funzione tattica in battaglia e fu sostituito in modo parmanente da 10 coorti (sull'esempio di ciò che era già stato anticipato da Scipione l'Africano un secolo prima), erano ora numerate da I a X.[60] Ogni coorte era formata da tre manipoli oppure da sei centurie, composte a loro volta da un centurione, un optio, un signifer, un cornicen (che si alternava con un tubicen nello stesso manipolo, ma dell'altra coorte) e 60 legionari, per un totale di 64 armati a centuria, ovvero 384 a coorte. La legione contava così 3.840 fanti.[59] Furono poi eliminate le divisioni precedenti tra Hastati, Principes e Triarii, ora tutti equipaggiati con il pilum (non più l' hasta, che fino ad allora era in dotazione dei Triarii).[60] Era, inoltre, abolita sia la cavalleria legionaria, sia i velites (ovvero la fanteria leggera), che furono però sostituiti con speciali corpi di truppe ausiliarie o alleate, a supporto e complemento della nuova unità legionaria.[60]
[modifica] L'esercito di Cesare (58-44 a.C.)
| Per approfondire, vedi le voci Gaio Giulio Cesare e conquista della Gallia. |
Gaio Giulio Cesare è considerato da molti autori moderni e contemporanei del suo tempo il più grande genio militare della storia romana. Egli riuscì a stabilire con i suoi soldati un rapporto tale di stima e devozione appassionata, da poter risanare la disciplina senza inutili durezze.
[modifica] Paga, donativi e nuovo cursus honorum
Cesare non tolse nel corso della conquista della Gallia ai suoi soldati la possibilità di far bottino, ma il legionario doveva aver ben chiaro l'obiettivo finale della campagna, e le sue azioni non dovevano condizionare i piani operativi del comandante. Conscio della miseria dei suoi soldati, Cesare, di sua iniziativa, nel 51-50 a.C. raddoppiò la paga passandola da 5 a 10 assi al giorno (pari a 225 denarii annui), tanto che la paga del legionario rimase invariata fino al periodo dell'imperatore Domiziano (81-96)[61].
Egli, contrariamente a quanto avevano fatto molti dei suoi predecessori che fornivano alle truppe donativi occasionali, reputò fosse necessario dare continuità al servizio che i militari fornivano, istituendo per il congedo il diritto ad un premio in terre, secondo l'uso che fino ad allora era stato a totale discrezione del solo comandante.
Creò un cursus honorum per il centurionato, che si basasse sui meriti del singolo individuo: a seguito di gesti di particolare eroismo, alcuni legionari erano promossi ai primi ordines, dove al vertice si trovava il primus pilus di legione. Ma poteva anche avvenire che un primus pilus venisse promosso a tribunum militum. Il merito permetteva così, anche ai militari di umili origini, di poter accedere all'ordine equestre. Si andava indebolendo, pertanto, la discriminazione tra ufficiali e sottufficiali, e si rafforzava lo spirito di gruppo e la professionalità delle unità[62].
[modifica] Nuove forme di reclutamento
Cesare arruolò i suoi legionari nel corso degli otto anni di guerra gallica, sia tra i transpadani che abitavano a nord del Po (e godevano di diritto latino), sia tra i cispadani (muniti di cittadinanza romana) a sud del fiume padano e della Gallia cisalpina. Importante fu anche la novità apportata agli inizi del 52 a.C., quando fu costretto ad arruolare una milizia di 22 coorti tra la popolazione nativa della Gallia Narbonense, che in seguito costituì la base della legio V Alaudae[63].
[modifica] Progressi tecnici dell'ingegneria militare
| Per approfondire, vedi le voci Battaglia di Alesia, Ponte di Cesare sul Reno e battaglia di Avarico. |
Nel settore dell'ingegneria militare Cesare apportò innovazioni determinanti, con la realizzazione di opere sorprendenti costruite con grande perizia ed in tempi rapidissimi. Vale la pena ricordare il ponte sul Reno costruito in pochi giorni per ben due volte,[64] o la rampa d'assedio costruita durante l'assedio di Avarico.[65]. Cesare scoprì infine, nel corso della Conquista della Gallia e in particolare durante l'assedio di Alesia, il principio dell'accoppiamento delle fortificazioni, che sarebbe stato utilizzato quasi duecento anni più tardi da Adriano nel corso della costruzione del famoso Vallo in Britannia, tra il fiume Tweed ed il Solway[66].
[modifica] Innovazioni tattiche
| Per approfondire, vedi la voce Coorte equitata. |
Un'importante innovazione tattica, nella sua non ortodossa condotta della guerra, si ebbe nel gioco combinato di azioni difensive ed offensive, grazie all'introduzione di una riserva mobile, utilizzata molte volte durante la conquista della Gallia, in particolare durante l'ultimo attacco della coalizione dei Galli durante la battaglia di Alesia, o nella guerra civile, nella battaglia di Farsalo contro Pompeo[67].
Il costante contatto con il mondo dei Celti e dei Germani lo indusse a rivalutare la cavalleria nel corso della conquista della Gallia. Ne fece un impiego crescente negli anni, tanto che le unità di cavalleria acquisirono una loro posizione permanente accanto alla fanteria delle legioni ed a quella ausiliaria. Reclutò tra le sue fila soprattutto Galli e Germani a partire dalla fine della guerra gallica, inquadrando queste nuove unità sotto decurioni romani, con grado pari a quello dei centurioni legionari. L'equipaggiamento dei cavalieri era costituito da un sago, una cotta di maglia in ferro, l'elmo e probabilmente uno scudo rotondo. La sella era di tipo gallico, con quattro pomi, ma senza staffe. I cavalli erano probabilmente ferrati come da tradizione gallica. Come armi da offesa portavano il gladio e il pilum, o un'asta più pesante detta contus[68].
Da questi accorgimenti nacque anche l'importante innovazione tattica delle coorti equitate, costituite da corpi di cavalleria misti a quelli di fanteria, sull'esempio del modo di combattere di molte tribù germaniche, tra cui i Sigambri. Esse furono utilizzate da Cesare con continuità a partire dall'assedio finale di Alesia[69]. In questa unità tattica, dove a ciascun cavaliere era abbinato un uomo a piedi, si combinavano i vantaggi della cavalleria con quelli della fanteria, permettendo a queste due tipologie di armati di completarsi vicendevolmente e proteggersi in modo più efficace[70]
[modifica] Nuovo sistema strategico
| Per approfondire, vedi la voce Limes romano. |
Egli fu, inoltre, il primo a comprendere che la dislocazione permanente (in forti e fortezze), non più semi-stanziali, di una parte delle forze militari repubblicane (legioni e truppe ausiliarie) doveva costituire la base per un nuovo sistema strategico di difesa globale lungo i confini del mondo romano, in particolare in quelle aree "a rischio". Tale sistema fu, infatti, ripreso ed attuato dal "figlio adottivo", Ottaviano Augusto, che ne potenziò i criteri base, adattandolo al costituendo Impero romano, ed attribuendo le forze armate alle cosiddette province "non pacate" (vedi sotto).[71]
[modifica] Età imperiale (31 a.C.-476)
| Per approfondire, vedi la voce Impero romano. |
[modifica] Alto Impero romano (31 a.C.-284)
| Per approfondire, vedi le voci Alto Impero romano e Storia delle campagne dell'esercito romano in età alto-imperiale. |
[modifica] La grande riforma augustea
| Per approfondire, vedi la voce Augusto. |
[modifica] L'esercito provinciale
| Per approfondire, vedi le voci Legione romana, Truppe ausiliarie dell'esercito romano e Genio militare. |
L'innovazione proposta da Augusto fu quella di introdurre un esercito di professionisti che rimanessero in servizio non meno di 16 anni per i legionari, portati a 20 pochi anni più tardi, e 20-25 per le truppe ausiliarie. In alcuni casi le famiglie meno abbienti erano incentivate a far arruolare i loro figli, dando loro la possibilità di acquisire la cittadinanza romana al termine del servizio (nel caso degli Auxilia; non nel caso dei legionari, già cittadini romani), un buon stipendio annuale ed a una paga finale per il congedo (tra cui appezzamenti di terreno in zone ancora poco romanizzate, dove solitamente erano fondate colonie di nuovi cittadini romani).
Le varie vie venivano utilizzate per uno schieramento veloce delle truppe, i ponti potevano essere montati e smontati velocemente senza l' utilizzo di chiodi.
L'artiglieria romana comprendeva baliste, cioè delle enormi balestre montate su ruote, che grazie alla torsione delle loro corde riuscivano a scaraventare anche a molti metri di distanza enormi dardi, che potevano essere anche incendiati, in grado di trafiggere senza alcun problema più uomini insieme; più avanti col tempo riuscirono a costruire anche baliste automatiche, grazie ad un geniale marchingegno: una volta tirato un dardo, la corda veniva ritesa, e da uno speciale "caricatore" posizionato sotto la balista ne rispuntava un altro pronto per il lancio (in questo tipo di arma i proiettili non potevano essere incendiati volontariamente perché la macchina era diventata automatica, e gli addetti non avrebbero avuto il tempo di accendere i proiettili).
Insieme alle baliste c'erano anche gli scorpioni, molto simili alle precedenti ma molto più piccoli e maneggevoli; a differenza delle baliste, non potevano avere proiettili incendiari, non erano automatici, usavano dardi più piccoli, e di conseguenza erano anche meno potenti, ma utilizzavano lo stesso meccanismo di torsione. Essi erano utilizzati avvolte nelle imboscate o come supporto per gli arcieri, date le loro piccole misure.
Insieme alle baliste avevano anche degli onagri (catapulte chiamate cosi per il rinculo che producevano durante il lancio dei massi); essi erano usati contro le truppe nemiche, utilizzando massi ricoperti di olio, a cui davano fuoco così da aumentare i danni, oppure caricati con dei vasi pieni di olio a cui davano fuoco, creando una enorme bomba incendiaria; quando il vaso toccava il suolo, si rompeva rilasciando non solo una pioggia di fuoco, ma anche pezzi di vetro o sassi, che venivano posti al suo interno prima del lancio trasformandola in una enorme granata a frammentazione. Gli onagri talvolta venivano usati per abbattere le difese nemiche, distruggendo mura ed edifici.
Le unità ausiliare entrarono a far parte in pianta stabile dell'esercito romano. Esse costituivano il degno completamento tattico e strategico alle legioni romane. Erano formate da unità altamente specializzate, arruolate in aree territoriali di antiche tradizioni militari: come i frombolieri delle Baleari, i cavalieri catafratti e gli arcieri orientali, la cavalleria leggera numida e dei Mauri. Si dividevano in unità di fanteria (pesante, leggera e da lancio), di cavalleria (pesante e leggera, e da lancio) e mista. I romani ebbero in forza Galli Transalpini, Narbonesi e Belgi, Germani, Iberici (Spagnoli), Balearici, Cretesi, Numidi, Traci... In origine queste popolazioni venivano arruolate localmente lungo le frontiere perché, conoscendo bene i luoghi, potevano difenderne meglio di chiunque altro i confini. Con il passare del tempo, però, furono inviate ovunque. Conservavano tuttavia sempre, come i cavalieri ausiliari, la loro caratteristica omogeneità etnica, per cui si equipaggiavano e combattevano secondo le loro tradizioni. I Galli e i Germani, per esempio, formavano coorti di fanteria leggera ed erano sicuramente armati con scudi piatti e rotondi e una lancia corta; i Galli indossavano anche una cotta di maglia di ferro e l'elmo, ma i Germani no. Sembra che Cesare sia stato il primo generale romano ad utilizzare la cavalleria mista di origine germanica, nella quale ciascun cavaliere era abbinato a un uomo a piedi, combinando così i vantaggi della cavalleria con quelli della fanteria e consentendo ai due uomini di proteggersi a vicenda. Fu questa l'origine delle cohortes equitatae dell'Impero. Gli spagnoli fornivano fanti senza armatura che potevano essere adibiti a compiti di vario genere; indossavano elmi di cuoio e combattevano con gladio, sciabola o picca. I Balearici fornivano coorti di frombolieri senza armatura, abilissimi nell'usare fionde di tipo semplice o fissate a un corto bastone; come proietti usavano palle di piombo o pietre rotonde. I Cretesi costituivano coorti di arcieri senza armatura, provvisti di archi piccoli che avevano una gittata di 100 metri, cioè tre volte quella dei giavellotti. Tutti gli ausiliari venivano arruolati di volta in volta, per la durate delle varie campagne, per mezzo di leve militari eseguite direttamente nei territori sottomessi a Roma; oppure venivano forniti in blocco dai capi delle tribù alleate. In questo secondo caso venivano retribuiti dai loro capi con paghe che non conosciamo, ma che certo erano molto inferiori a quelle dei legionari. Il valore degli ausiliari era molto variabile e non sempre si poteva farvi affidamento. Le scariche di frecce e i proietti di fionda erano usate per coprire la fanteria o la cavalleria di linea; in Britannia servirono a coprire lo sbarco dei legionari e a Uxellodunum arcieri e frombolieri impedirono ai Galli assediati di rifornirsi d'acqua. Spesso gli ausiliari partecipavano a scaramucce e ad operazioni di pattuglia, oppure erano inviati in missioni di vettovagliamento, di saccheggio, di rappresaglia. In certi schieramenti rinforzavano gli effettivi delle legioni.
[modifica] Alleati o Stati clienti
Numerose erano anche le milizie di stati Clienti o alleati, utilizzate dall'impero romano in caso di conflitti interni o esterni. È il caso, per esempio, delle truppe trace utilizzate durante la rivolta dalmato-pannonica del 6-9, o le truppe del re Deiotaro, che costituirono la Legio XXII Deiotariana, ecc..
[modifica] La guarnigione di Roma
| Per approfondire, vedi le voci guardia pretoriana, Coorti urbane e Vigili (storia romana). |
Le guarnigioni di Roma furono riorganizzate da Augusto in nove coorti pretorie, inizialmente posizionate fuori Roma e nelle più importanti città italiane; la scelta di nove coorti fu dettata dalla necessità di non far apparire la presenza a Roma di una legione, composta da 10 coorti, che sarebbe stata considerata dissacrante per la sacralità della città e per la legge che dal tempo di Silla proibiva la presenza di armati nella penisola italiana (nella parte sottoposta all'autorità di diretta dei magistrati di Roma); nelle 3 coorti urbane che avevano funzioni di polizia ed ordine pubblico e le coorti dei vigili a cui erano affidate le 14 regioni della città di Roma per eventuali spegnimenti di incendi (molto frequenti a quell'epoca).
Attorno al 20-23, Tiberio concentrava le nove coorti pretorie e le tre coorti urbane nella città di Roma (sull'Esquilino, al di là delle mura serviane), in un campo di 440 x 380 metri (pari a 16,72 ettari), ad ovest del quale fu approntata un'area per le esercitazioni.
[modifica] Le flotte romane di Miseno, di Ravenna e provinciali
| Per approfondire, vedi la voce Flotta romana. |
Anche la flotta fu riorganizzata con:
- due basi principali e permanenti a Miseno, per la difesa del Mediterraneo occidentale, e Ravenna per la difesa di quello orientale;
- tutta una serie di flotte provinciali a supporto delle armate di terra, sia di mare (come in Siria, in Gallia Narbonensis, ecc.) sia lungo i maggiori fiumi (come in Germania superiore o inferiore lungo il Reno, o in Pannonia e Mesia lungo il Danubio, ecc.).
Un esempio dell'efficienza della marina da guerra romana accadde nel 56 a.C., quando Cesare organizzò una spedizione punitiva contro i Veneti, una popolazione marittima della Gallia stanziata presso la foce della Loira. A questo scopo requisì alcune navi da carico ai popoli alleati e fece costruire delle galee che equipaggiò con rematori e marinai della Gallia Narbonense. Non sono pervenute descrizione di queste galee, ma è presumibile che si trattasse di triremi, quinqueremi e liburne. Le triremi erano lunghe circa 40 metri e larghe 5; disponevano di 170 remi, su tre ordini, manovrati ciascuno da un solo uomo. Imbarcavano anche 30 marinai e 120 legionari. Le quinqueremi avevano le stesse dimensioni e, sembra, 160 remi su tre ordini; i rematori erano 270: probabilmente c'erano più uomini per ogni remo. Imbarcavano 30 marinai e 200 legionari. Le liburne erano navi più piccole, leggere e veloci, armate con 82 remi disposti su due ordini. I Veneti disponevano di imbarcazioni a vele quadre, lunghe da 30 a 40 metri e larghe da 10 a 12, senza remi. Erano molto alte sul livello dell'acqua, per cui gli equipaggi erano protetti dai proietti romani. Durante la battaglia navale svoltasi presso Lorient, che vide la flotta di Cesare combattere contro 220 navi venete, i Romani riuscirono a rimontare lo svantaggio iniziale tagliando le drizze dei loro avversari: le vele di cuoio caddero, immobilizzando così i Veneti e permettendo ai Romani l'abbordaggio.
[modifica] Carriere: il cursus honorum
| Per approfondire, vedi la voce Cursus honorum. |
Di fatto esisteva in questo ambito un capo supremo: l'imperatore (si ricorda che il termine "imperator" si riferisce, prima dell'età imperiale, proprio al generale vittorioso in battaglia. Solo successivamente designa il capo di stato supremo). Egli era il vero trionfatore di ogni battaglia, anche se non era presente. Al generale vittorioso erano però concesse le insegne trionfali, gli ornamenta triumphales. Il princeps era assistito da uno “Stato maggiore” per le questioni militari, a partire dal prefetto del pretorio. I suoi più stretti collaboratori erano chiamati comites.
Augusto volle distinguere prima di tutto le carriere superiori dalle inferiori. Egli dettò dei parametri d'avanzamento che comunque, in particolare per l'ordine equestre, videro la loro completa definizione a partire da Claudio, se non dai Flavi.
- Quelle senatoriali:
- cariche preliminari: vigintivir, tribuno laticlavio;
- cariche intermedie: curatore, legato, proconsole, ecc.;
- Magistrature: questore, edile o tribuno della plebe, pretore e Console;
- Sacerdozi.
- Quelle Equestri:
- Milizie equestri: prefetto di coorte, tribuno angusticlavio di legione, triplo tribunato a Roma (vigili, coorti urbane, coorti pretorie) prefetto d'ala;
- Procuratele: di carattere palatino (uffici di Roma) e di diversa natura, cancelleresco o tributario (es. a studiis, ab epistulis, XX hereditatium), finanziario provinciale (di maggior rango in province con più di una legione es. Belgica et duarum Germaniarum, Syria) e presidiale (di maggior rango in province con più auxilia es. Mauretania, Rezia etc);
- Prefetture: di flotta, dei vigili, dell'annona, d'Egitto, del pretorio; tali prefetture costituivano il cosiddetto Fastigium equestre, cioè l'apice della carriera di un cavaliere;
- Sacerdozi.
- La carriera equestre si divideva essenzialmente in tre categorie di rango; C (centenario), CC (ducenario), CCC (tricenario), che corrispondevano allo stipendio annuo percepito: 100.000, 200.000 o 300.000 sesterzi.
[modifica] Governatori provinciali
| Per approfondire, vedi le voci Province romane, Legatus Augusti pro praetore e Prefetto d'Egitto. |
I governatori delle province imperiali erano nominati dal Princeps, con un mandato revocabile in qualsiasi momento:
- il legatus Augusti pro praetore, proveniente dal cursus senatorio e di rango consolare pretorio, in relazione la numero delle legioni ivi presenti, da minimo di uno a un massimo di tre; nelle province presidiate una legione, essi rivestivano anche il ruolo di comandante di legione. I legati non possedevano un imperium proprio, ma delegato dal principe.
- il procurator Augusti proveniente dall'ordine equestre, nelle province demilitarizzate o con la sola presenza di milizie ausiliarie; qualora avesse ricevuto in comando truppe legionarie, il suo titolo si modificava in procurator Augusti pro legato.
- il praefectus Alexandreae et Aegypti, era un funzionario di rango equestre elevato, che governava la provincia imperiale d'Egitto. Egli aveva il comando in virtù di un imperium, similitudo proconsulis, delegato dal principe. Le singole legioni d'Egitto erano comandate anch'esse da un eques, con il titolo di praefectus legionis. A partire dal 135 circa, in Egitto rimase la sola Legio II Traiana Fortis: fu l'unica provincia con una sola legione in cui il comandante di legione, in questa caso il praefectus legionis, non era anche il governatore.
- un proconsole di rango pretorio, con una legione per la provincia d'Africa (sino a Caligola), nominato dal senato con un sorteggio. Il mandato era annuale; il proconsole possedeva un imperium proprio.
[modifica] Ufficiali, sotto-ufficiali e altre cariche minori
| Per approfondire, vedi le voci Aquilifer, Signifer, Centurione e Legatus legionis. |
Nell'esercito romano non è possibile fare dei paragoni perfettamente calzanti riguardo agli ufficiali, in quanto questo termine identifica uno status elitario che solo i tribuni avevano partecipando al Consilio di Guerra. Al di sotto di essi vi erano i centurioni, ma solo il Primus pilus, il capo dei centurioni di una legione, può essere a ragione considerato un ufficiale, mentre i normali centurioni possono essere annoverati nella schiera dei sottufficiali secondo la moderna terminologia.
Sotto i centurioni vi era un cospicuo gruppo di collaboratori tra cui l'Optio, il Tesserarius, il Signifer, il Cornicen, il Deganus.
Nell'elenco non può mancare il decurione equivalente del centurione nella cavalleria.
[modifica] Tattica: armamento e disposizione/schieramento dell'armata
| Per approfondire, vedi la voce Legionario romano. |
[modifica] Armamento
L'equipaggiamento di un soldato romano al tempo dell'Impero non era molto differente da quello della Repubblica tarda. La maggiore disponibilità di risorse permise ai singoli soldati di procurarsi migliore armamento e si fa risalire a questo periodo la presenza massiccia di armature del tipo oggi conosciuto con il nome di lorica segmentata, che probabilmente esprime la massima evoluzione tecnologica nella parabola della Storia romana.
Benché la iconografia ci abbia consegnato talvolta, vedasi la Colonna Traiana esempi di estrema uniformità negli armamenti, è noto che nell'Esercito Romano l'eterogeneità negli armamenti era la regola.
Le differenze di armamento tra le truppe ausiliarie e quelle legionarie a cominciare dal periodo imperiale cominciano a scomparire: mentre nei I secolo le truppe alleate mutuano gli armamenti dai romani, nel periodo tardo si assiste alla diffusione, tra le truppe legionarie ormai imbarbarite, di elementi tipici degli ausiliari gallici come la spatha che si sostituisce al gladio .
Era necessario vi fosse un forma di sinergia tra le diverse unità da combattimento:
- la legione, che costituiva il nucleo centrale, la cosiddetta fanteria pesante, il nerbo dell'esercito romano era equipaggiata da un'armatura pesante (lorica), un grande scudo (scutum), un elmo dotato di protezioni per collo e orecchie, una spada (il famoso gladium, lungo circa 50-55 cm), il pilum (ovvero il giavellotto) ed una daga molto corta (pugio). Adatta ad un tipo di combattimento in pianura "in campo aperto", poco e male si adattava ad un tipo di combattimento discontinuo in zone montane, contro predoni e banditi, quindi unità di piccole dimensioni e molto veloci nel dileguarsi.
- le truppe ausiliarie, a loro volta suddivise in:
- Ali di cavalleria, che potevano essere:
- veloci e leggere, equipaggiate, pertanto, di armamento leggero (piccoli scudi, giavellotti da lancio, archi e frecce, un elmo ed un'armatura leggera a maglie), e reclutate in province specifiche, che per tradizione formavano un tipo di cavalleria di questo tipo, come i cavalieri provenienti da Numidia, Tracia e Gallia;
- pesanti e "corazzate", mobili anche se non velocissime, ovvero la cavalleria pesante "da sfondamento" (equipaggiate spesso con lunghe lance, armatura pesante, lunghe spade e grandi elmi), tra cui i famosi Catafracti orientali o le truppe sarmatiche.
- Coorti di fanteria specializzata come arcieri (spesso di origine orientale), frombolieri (di origine iberica), ecc. in alcuni casi anche miste con unità di cavalleria come le cosiddette cohortes equitatae.
- Ali di cavalleria, che potevano essere:
[modifica] Disposizione delle armate di terra
| Per approfondire, vedi la voce Tattiche della fanteria romana. |
I Romani generalmente si basavano su vari metodi in battaglia, che adeguavano in base al nemico ed al terreno dello scontro, ecc..
- Nel combattimento in campo aperto, la cavalleria era solitamente posizionata alle ali. Le legioni erano posizionate nella posizione centrale, poiché come fanteria pesante, dovevano reggere lo scontro frontale delle unità nemiche. Erano protette alle spalle dall'artiglieria e da quelle truppe ausiliarie di fanteria specializzata nel lancio di dardi, frecce, ecc. (come arcieri, frombolieri, lanciatori in genere). Questa seconda linea serviva a decimare il nemico prima ancora che potesse prendere contatto con l'armata romana, come ben illustrato nel film de Il Gladiatore. Ed alle spalle dell'esercito schierato, magari su un promontorio, la guardia del corpo e l'Imperatore stesso.
- Nel compiere un assedio erano utilizzate sia macchine, scale, torri per la scalata o la demolizione delle mura nemiche, sia unità di artiglieria pesante come Balliste, ecc. per colpire gli assediati da lontano. Spesso prima di cominciare un assedio, era eretto lungo l'intero percorso un Agger, ovvero un fossato ed un terrapieno a volte sormontato da una palizzata, per bloccare il nemico internamente, ed uno esternamente per difendersi da eventuali attacchi di nemici accorrenti in aiuto degli assediati. Era inoltre usata comunemente, una volta sfondata una porta della cittadella assediata, o per avvicinarsi a strutture fortificate evitando frecce e proiettili vari che lanciavano i difensori, la celebre formazione a Testuggine, così chiamata poiché i legionari posizionavano gli scudi affiancati l'uno all'altro ovunque, sia lateralmente, sia sopra la testa, creando un gruppo compatto completamente protetto.
- Nello stabilire quale fosse il corretto ordine di marcia delle singole unità che componevano un'armata: la fanteria ausiliaria era mandata in avanscoperta; seguiva l'avanguardia composta da truppe legionarie, appoggiate da un corpo di cavalleria; dietro loro alcuni legionari muniti di attrezzi per la costruzione dell'accampamento al termine della giornata di marcia; seguivano gli ufficiali ed il Generale con scorta armata e guardia del corpo nel caso dell'imperatore (si trattava della guardia pretoriana); ancora un gruppo di legionari e cavalieri; poi muli carichi di armi da assedio smontate, oltre a bagagli ed alimenti; seguivano altre legioni, eventuali forze mercenarie o di popoli Clienti; e chiudeva la retroguardia composta da un grosso contingente di cavalleria.
- Al termine della giornata era costruito un accampamento da campagna, per poter soggiornare la notte, protetti da eventuali attacchi notturni dei nemici della zona[72].
[modifica] Strategia lungo le frontiere
| Per approfondire, vedi le voci Limes romano e Elenco fortezze legionarie romane. |
L'esercito doveva essere disposto in ragione dell'importanza di un'area territoriale, rifacendosi a criteri di ordine economico, religioso, culturale e strategico militare. In generale le armate erano disposte lungo l'intero confine imperiale esterno per meglio difendersi da eventuali attacchi di popolazioni nemiche (come Germani, Parti, ecc.), ma servivano anche per civilizzare e "romanizzare" quelle province appena conquistate (diffondendo sia i principi amministrativi, giuridici, culturali imperiali, sia costruendo strade, ponti, strutture amministrative come Fori, palazzi del governatore, teatri, ecc.), e costituivano una sorta di "polizia" provinciale, per evitare possibili insurrezioni, rivolte interne (ad es. la Hispania Tarraconensis, conservò per quasi 100 anni ben tre legioni al suo interno.
Tacito ci tramanda che nel 23 8 legioni erano posizionata sul Reno (tra Germania superiore ed inferiore), 3 in Hispania Tarraconensis, 2 nella provincia d'Africa, 2 in Egitto, 4 in Siria, 2 in Mesia e 2 in Pannonia ed infine 2 in Dalmazia, per un totale di 25.
E questi erano i settori strategici principali:
- Il settore britannico a settentrione, che doveva difendere l'impero da eventuali attacchi delle popolazioni celtiche dell'attuale Scozia ed Irlanda, e germaniche provenienti dal Mare del Nord.
- Il grande settore europeo di Reno e Danubio, il settore maggiormente presidiato da truppe (più della metà del contingente totale imperiale) al di là del quale si trovavano Germani, Sarmati e Daci (più sottomessi da Traiano tra il 101 ed il 106).
- Il settore orientale, a contatto con l'altro grande impero dell'antichità (una specie di seconda superpotenza dell'epoca): prima i Parti, poi dal III secolo, i Sasanidi.
- Il settore Africano, in parte protetto dal deserto del Sahara, ma cosparso di numerosi popoli predoni, come i Musulami, i Nasamoni, i Garamanti, i Mauri, ecc. che spesso davano grossi problemi alle sole 3-4 legioni lasciate a presidio dell'intera zona.
Lungo le frontiere erano disposti innumerevoli forti ausiliari e fortezze legionarie, concentrati nei settori strategici più importanti. Con Augusto cominciavano ad essere costruite le prime fortezze legionarie semi-permanenti, unitamente ai forti per le Truppe ausiliarie. Queste prime costruzioni erano costruite in legno sia internamente, sia lungo tutto il percorso esterno (palizzata e torrette incluse) del forte o fortezza. È solo con Tiberio che le nuove costruzioni cominceranno ad essere fatte di pietra. Erano disposte principalmente lungo i confini esterni imperiali, pur avendo mantenuto
[modifica] Ruolo dell'esercito in tempo di pace e la romanizzazione
| Per approfondire, vedi la voce Romanizzazione. |
Gli eserciti stanziati nelle province in tempi di pace si dedicavano alla costruzione di canali, strade, ponti, acquedotti e fortini e alla romanizzazione dei provinciali.
[modifica] Innovazioni e modifiche nel I e II secolo
[modifica] Durante la dinastia Giulio-Claudia (14-68)
| Per approfondire, vedi la voce Dinastia giulio-claudia. |
L'acquartieramento legionario cominciò ad acquisire maggiore permanenza e stabilità sotto Tiberio, ed i terrapieni in terra, rinforzati con legname, diventano sempre più massicci, mentre gli alloggiamenti più confortevoli, ed alcuni accampamenti legionari cominciano ad essere costruiti in pietra (come ad Argentoratae e Vindonissa).
[modifica] Sotto i Flavi (69-96)
| Per approfondire, vedi la voce Dinastia flavia. |
Vespasiano sciolse alcune legioni dopo la rivolta dei Batavi e ne riformò di nuove.
[modifica] Da Traiano a Commodo (98-192)
| Per approfondire, vedi la voce Imperatori adottivi. |
Durante le sue guerre di conquista (105-117) Traiano apportò all'esercito importanti modifiche: istituì la carica di Praefectus Mesopotamiae, introdusse l'uso del contus per la cavalleria, costituì un reparto di cavalieri su dromedari e arruolò nella cavalleria romana i Daci.
Adriano invece stabilì precisi turni di addestramento, istituì i numerus (reparti ausiliari che conservavano i propri costumi) e fece fortificare il limes britannico con l'edificazione del Vallo di Adriano, una muraglia in pietra dotata di fossato.
[modifica] Sotto i Severi (193-235)
| Per approfondire, vedi la voce Dinastia severiana. |
L'imperatore Caracalla concesse un aumento del soldo di un altro 50% circa ai legionari, per un ammontare totale di 675 denari annui[73]. Egli, inoltre, con la Constitutio Antoniniana concesse la cittadinanza a tutti gli abitanti dell'impero ad eccezione dei dedictii. L'obiettivo era quello di aumentare il gettito dei tributi nelle casse dell'erario, al fine di tentare di far fronte ai crescenti costi degli stipendi dei militari, necessari per il mantenimento delle frontiere.
Al regno di Severo Alessandro risalirebbero alcune importanti modifiche tattiche dell'esercito:
- Il ritorno allo schieramento falangitico di più legioni contemporaneamente, fino a costituire una massa d'urto di 6 legioni raggruppate, fianco a fianco, senza alcun intervallo tra di loro[74].
- il ricorso sempre più frequente ad unità ausiliarie di arcieri e di cavalieri, questi ultimi soprattutto corazzati (i cosiddetti catafrattari, clibanarii), reclutati in Oriente ed in Mauretania[75].
- Un crescente utilizzo presso tutte le fortezze del limes di numerosi nuovi modelli di catapulte (ballistae, onagri e scorpiones), al fine di tenere impegnato il nemico fino all'accorrere delle "riserve strategiche" (concetto iniziato con Settimio Severo ed in seguito riproposto e sviluppato da Gallieno, Diocleziano e Costantino I[76].
[modifica] La crisi del III secolo
| Per approfondire, vedi le voci Crisi del III secolo e Invasioni barbariche del III secolo. |
Solo in seguito al regno di Massimino il Trace iniziò la barbarizzazione dell'esercito romano. Con questo imperatore era aumentata l'importanza della cavalleria di origine germanica e di quella catafratta di origine sarmata, arruolata dopo aver battuto queste popolazioni durante le guerre del 235-238. L'importanza della cavalleria andava così delineandosi a partire da questo imperatore, ancor prima della vera e propria riforma operata da Gallieno. La preminenza della cavalleria se da un lato andava ad accentuare il carattere di maggior mobilità e "riserva strategica" del nuovo esercito romano nel su complesso, dall'altra riduceva le sue caratteristiche di esercito di "confine o sbarramento" che ne aveva caratterizzato il periodo precedente fin dai temi di Adriano[77].
L'imperatore romano Gordiano III, che aveva deciso di condurre una campagna contro il re dei Sassanidi, Sapore I (nel 243), per riprendersi i territori perduti pochi anni prima, portò tra le file del suo esercito, anche un discreto numero di gentiles (volontari mercenari o foederati che provenivano da fuori dei confini imperiali), del popolo dei Goti e dei Germani del fronte renano. Il suo successore, Filippo l'Arabo, che probabilmente ordì la congiura contro Gordiano, licenziò i mercenari, preferendo pagare 500.000 denari ai Sassanidi piuttosto che continuare la campagna contro gli stessi, e generando tra i federati un diffuso malcontento per la sospensione del pagamento abituale del tributo. Cominciò così una crescente ostilità da parte dei Goti nei confronti dell'impero per oltre un ventennio[78].
[modifica] La riforma di Gallieno
| Per approfondire, vedi la voce Gallieno. |
Resosi conto dell'impossibilità di proteggere contemporaneamente tutte le province dell'impero con una statica linea di uomini posizionati a ridosso della frontiera, Gallieno sviluppò una pratica che era iniziata verso la fine del II secolo sotto Settimio Severo (con il posizionamento di una legione, la legio II Parthica, a pochi chilometri da Roma), ovvero una riserva strategica di soldati ben addestrati pronti ad intervenire dove serviva nel minor tempo possibile. In accordo con queste considerazioni, Gallieno attorno agli anni 264-268 o forse poco prima,[79], costituì questa riserva strategica centrale (che sarà alla base della futura riforma dell'esercito di Diocleziano), formata prevalentemente da unità di cavalleria pesante dotate di armatura (i cosiddetti promoti, tra cui spiccavano gli equites Dalmatae, gli equites Mauri[80] et Osroeni), poiché questi percorrevano distanze maggiori in minor tempo della fanteria legionaria o ausiliarie. Ed ogni volta che i barbari sfondavano il limes e s'inoltravano nelle province interne, la "riserva strategica" interveniva con forza dirompente.[81] La base principale scelta da Gallieno per la nuova armata, fu posta a Milano, punto strategico equidistante da Roma e dalle vicine frontiere settentrionali di Rezia e Norico. Si trattava di un'iniziativa resasi necessaria dalla perdita degli Agri decumates tra il Reno ed il Danubio, che aveva portato i vicini Germani a trovarsi più vicini alla penisola italica, centro del potere imperiale.[82]
I generali che comandavano questa forza, quindi, avevano nelle loro mani un potere incredibile e non è un caso che futuri augusti come Claudio II il Gotico o Aureliano ricoprissero questo incarico prima di diventare imperatori. Una predisposizione per la cavalleria dunque, che riguardava non solo le forze ausiliarie ed i numeri ma anche le legioni, dove il numero di cavalieri passò da 120 a 750 per legione.
La riforma di Gallieno toglieva ai senatori ogni carica militare; se in passato i comandanti delle legioni (legatus legionis) provenivano dal Senato a parte quelli che comandavano le legioni egiziane, ora provenivano dalla classe equestre (praefectus legionis). Gallieno non fece altro che formalizzare una pratica che già esisteva dall'epoca di Augusto relativamente alle legioni di stanza in Egitto ed ampliata con Settimio Severo, riguardo a quelle di stanza nella nuova provincia di Mesopotamia (come la I e III Parthica) ed in Italia presso il castrum sui colli Albani, a sud di Roma (Legio II Parthica).[83] Ciò potrebbe essere spiegato anche con il fatto che gli stessi senatori potrebbero essere ormai più interessati a vivere nel lusso delle loro ville in Italia, piuttosto che nelle ristrettezze che la vita militare nelle province richiedeva.
Questo punto della riforma, però, eliminò definitivamente ogni legame tra le legioni e l'Italia, poiché i nuovi comandanti, che erano spesso militari di carriera partiti dai gradi più bassi e arrivati a quelli più alti, erano interessati solo al loro tornaconto o al massimo alla provincia d'origine, ma non a Roma.
[modifica] Tardo o Basso Impero romano (284-476)
| Per approfondire, vedi le voci Tardo Impero romano e Storia delle campagne dell'esercito romano in età tardo-imperiale. |
[modifica] La riforma di Diocleziano
| Per approfondire, vedi le voci Tetrarchia e Diocleziano. |
Diocleziano riorganizzò e rafforzò l'Esercito Romano che era uscito dalla grande crisi del III secolo. Innanzi tutto aumentò il numero degli effettivi irrigidendo il servizio di leva obbligatorio ed introducendo il servizio di leva ereditario. Quindi trasformò la "riserva strategica mobile" introdotta da Gallieno in un vero e proprio "esercito mobile" detto comitatus [84] ("compagnia"), nettamente distinto da un "esercito di confine". Probabilmente il comitatus dioclezianeo era costituito da due vexillationes (Promoti e Comites) e da tre legiones (Herculiani, Ioviani e Lanciarii), mentre la "riserva strategica mobile" di Gallieno era costituita unicamente da vexillationes[85]. Infine Diocleziano rese più elastico il sistema difensivo dei confini associando al rigido vallum una rete di castella collegati tra loro da un sistema viario. Quindi l'aspetto complessivo che l'esercito assunse conseguentemente all'operato di Diocleziano, lodato dallo storico Zosimo, è quello di un apparato quantitativamente concentrato lungo le frontiere [86], che mantiene un ristretto nucleo mobile centrale qualitativamente eccelso.
[modifica] Il perfezionamento di Costantino
| Per approfondire, vedi la voce Costantino I. |
Costantino completò la riforma militare di Diocleziano suddividendo l’"esercito mobile" in "centrale" (unità palatinae) e "periferico" (unità comitatenses) [87]. In genere le unità palatinae costituivano l'esercito dedicato ad una intera Prefettura del Pretorio, mentre le unità comitatenses costituivano l'esercito dedicato ad una singola Diocesi nell'ambito della Prefettura. Analogamente conferì all'"esercito di confine" una connotazione più peculiare: le unità che lo costituivano furono definite limitanee (stanziate lungo i limes) e riparienses (operanti lungo i fiumi Reno e Danubio) (in epoca teodosiana alcune di esse furono rinominate pseudocomitatenses quando trasferite nell'"esercito mobile").
Costantino, oltre ad apportare la suddetta divisione dell'"esercito mobile", rovesciò l'assetto complessivo dell'apparato bellico romano definito dal suo predecessore Diocleziano: fu espansa a dismisura la componente mobile ed indebolita quella di frontiera [88]. In particolare, secondo lo storico Zosimo, questo nuovo assetto fu la causa del progressivo stanziamento delle popolazioni barbariche nei territori imperiali, nonché il degrado dei centri urbani in cui venivano acquartierate truppe eccessivamente numerose. Inoltre Costantino organizzò una complessa gerarchia militare che vedeva la figura del magister militum a capo dell' "esercito mobile" di una Prefettura del Pretorio (le suddette unità palatinae), nonché la figura del comes a capo dell' "esercito mobile" di una Diocesi (le suddette unità comitatenses). Infine, come comandanti supremi dell'intero esercito imperiale (o di una delle due Partes), introdusse due magistri militum praesentalis (equitum e peditum o semplicemente I e II). A partire dal V secolo questa prestigiosa carica fu accentrata nelle mani di un solo magister militum praesentalis, spesso più influente dell'Imperatore (si pensi a Stilicone ed a Flavio Ezio). Infine vi erano i duces quali responsabili dell'"esercito di frontiera" di un determinato limes. Questo scenario interpretativo circa le gerarchie militari ed i vari gradi delle unità militari trova conferma nella Notitia Dignitatum e nella letteratura tardo imperiale (ad esempio Ammiano Marcellino utilizza il termine "comitatense" quando parla delle truppe assegnate al Comes Africae [89] ). Inoltre Costantino introdusse nell’"esercito mobile" un nuovo tipo di unità (in aggiunta alle legiones ed alle vexillationes): le auxiliae palatinae, eredi delle unità ausiliarie di differenti origini etniche (a titolo di esempio si pensi agli Heruli ed ai Batavi) che dopo la constitutio antoniniana di Caracalla (212) erano state integrate nel tessuto imperiale.[90] In particolare le auxiliae palatinae erano costituite da circa 500 - 1000 fanti, generalmente con armamento leggero, più versatili delle legiones ed impiegabili anche in azioni di guerriglia e rastrellamento. Conseguentemente nel tardo impero la distinzione tra legiones ed auxiliae divenne tecnico - tattica, più che basata sulla cittadinanza dei combattenti che vi militavano. Infine Costantino sciolse la guardia pretoriana, fedele al suo rivale Massenzio (312), ed introdusse come unità scelte dell’esercito le scholae palatinae ("reparti di palazzo"). Questa nuova organizzazione delle truppe palatine trova riscontro nella Notitia Dignitatum e viene descritta da Ammiano Marcellino a proposito delle unità assegnate al cesare Costanzo Gallo. [91]. L'innovativo assetto che Diocleziano e Costantino imposero all'esercito fu sostanzialmente conservato per tutto il IV e il V secolo e sopravvisse almeno fino al VI secolo presso l'Impero romano d'Oriente.
[modifica] La spartizione di Naessus (nel 365)
| Per approfondire, vedi le voci Valentiniano I e Valente. |
L'ultima profonda modifica apportata all'esercito, a seguito della quale esso assumeva definitivamente la forma riportata nella Notitia Dignitatum, fu quella realizzata nel 365 da Valentiniano I (Augustus senior presso Milano) e suo fratello Valente (Augustus iunior presso Costantinopoli). Essi si spartivano presso la località di Naessus le unità militari dell'Impero, le quali venivano fisicamente smembrate in due metà dette rispettivamente "senior" (assegnate a Valentiniano I) e "iunior" (assegnate a Valente) [92].
[modifica] Il soldato romano nel tardo impero
[modifica] Fanteria
Il soldato romano tardo-imperiale "tipo" indossava un elmo del modello Ridge (con una calotta costituita da due metà saldate insieme da una cresta metallica) oppure Spangenhelm (con una calotta conica costituita da sei piastre), la lorica hamata sopra ad una tunica a maniche lunghe (finemente ornata quella degli ufficiali). Qualora non fosse fornito di armamento pesante indossava un berretto pannonico (più comune in occidente) o un berretto frigio (più comune in oriente). Solitamente brandiva uno scudo ovale o rotondo dipinto con lo stemma della sua unità, lo spiculum (simile al pilum), il verutum (giavellotto) o la lancea. Appesa al cingulum (simile ad una cintura) portava la spatha.
Le unità di fanteria dell'esercito romano tardo imperiale erano le legiones (palatinae, comitatenses o pseudocomitatenses) e le auxiliae palatinae. Le prime erano eredi delle antiche legioni che avevano reso grande Roma e spesso ne portavano ancora il nome (a titolo di esempio si pensi ai Primani, alla Secunda Britannica o agli Octavani), erano costituite da 1000 - 2000 fanti, generalmente con armamento pesante, erano adeguate per scontri in campo aperto. Le seconde erano eredi delle unità ausiliarie di differenti origini etniche (a titolo di esempio si pensi agli Heruli ed ai Batavi) che dopo la constitutio antoniniana di Caracalla (212) erano state integrate nel tessuto imperiale.[93] In particolare le auxiliae palatinae erano costituite da 500 - 1000 fanti, generalmente con armamento leggero, più versatili delle legiones ed impiegabili anche in azioni di guerriglia e rastrellamento. Le auxiliae palatinae furono il prodotto di un riuscito processo di integrazione dell'elemento barbarico nelle Istituzioni Romane, a differenza di quanto avvenne con i foederati. Nelle unità di fanteria tardo-imperiali vi erano numerose specializzazioni: exculcatores (lanciatori di giavellotto), sagittarii (arceri), balistari (balestrieri o manovratori di piccole catapulte) e funditores (frombolieri). Gli stessi pedes, certamente meno disciplinati degli antichi legionari che avevano reso grande Roma, erano molto più versatili: trasportavano nell'incavo dello scudo cinque dardi (plumbatae). E tuttavia erano ancora in grado di mettere in pratica alcune manovre, oltre alla falange (solitamente di otto linee), quali il fulcum (simile alla testudo) e il cuneus. I principali gradi gerarchici delle unità tardo-imperiali erano: tribunus (comandante), vicarius (vice-comandante), draconarius (colui che trasportava il draco e/o lo stendardo), bucinator (trombettiere), campidoctor (simile ad un sergente e forse al centurione), semissalis (veterano) e pedes (soldato semplice di fanteria). Il motto della fanteria tardo-imperiale, come ci viene descritto nello Strategikon di Maurizio (VI secolo) era: «Silentium. Mandata captate. Non vos turbatis. Ordinem servate. Bando sequite. Nemo demittat bandum et inimicos seque». Tra le unità di fanteria migliori, a partire dall'epoca di Diocleziano, vi furono le legiones palatinae degli Ioviani e degli Herculiani.
[modifica] Cavalleria
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Le unità di cavalleria dell'esercito romano tardo imperiale erano le vexillationes (palatinae, comitatenses o pseudocomitatenses). A queste vanno aggiunte le unità scelte dell'esercito, le quali erano unicamente di cavalleria, ovvero le scholae palatinae ("reparti di palazzo"): Armaturae, Gentiles e Scutari. In generale nel periodo tardo imperiale la cavalleria era divenuta l'elemento di eccellenza dell'esercito soppiantando la fanteria.
[modifica] L'organizzazione ai tempi della Notitia Dignitatum (inizi V secolo)
| Per approfondire, vedi le voci Diocesi (impero romano) e Notitia Dignitatum. |
La nuova organizzazione politico/militare descritta dalla Notitia dignitatum fu certamente il frutto di una lunga evoluzione durata circa un secolo, dalle 12 Diocesi di Diocleziano, passando attraverso il sistema costantiniano, per concludersi con la definitiva divisione dell'Impero romano in Occidentale ed Orientale voluta da Teodosio I ed in 13 diocesi.
- Parte orientale
Ecco come risulta suddivisa la scala gerarchica della parte Orientale, dove all'Imperatore rispondevano due prefetti del Pretorio, oltre a un Praefectus urbis Constantinopolitanae, un Magister officiorum ed un Comes domesticorum:
- Praefectus praetorio Orientis, da cui dipendevano 3 Vicari per le Diocesi Asiana, Pontica e Thracia, mentre quelle dell’Aegypttus e d'Oriente erano controllate direttamente dal Prefetto del Pretorio.[94] Le 4 diocesi erano a loro volta divise in province, governate da 1 Proconsules, 12 Consulares, 1 Correctores e 32 Praesides.[94] Le province dell’Egitto erano 5,[95]dell’Asia 10, [96] Pontiche 10[97] e 6 della Tracia,[98] mentre 15 province orientali erano governate direttamente dal Prefetto del Pretorio Orientis[99]
- Praefectus praetorio Illyrici, da cui dipendevano 1 Vicari per la Diocesi di Macedonia, mentre quella della Dacia era controllata direttamente dal Prefetto del Pretorio.[94] Le 2 diocesi erano a loro volta divise in province, governate da 1 Proconsules, 3 Consulares, 1 Correctores e 8 Praesides.[94] Le province della Dacia erano 5[100] e quelle della Macedonia 6.[101]
A questa struttura seguiva parallelamente una conseguente divisione territoriale delle forze militari, come segue:
- Magister militum praesentalis I, che controllava 2 Duci per l’Egitto[94] (Dux Thebaidos[102] e Dux Libyarum) e 1 Comes limitis Aegypti;[94]
- Magister militum praesentalis II, da cui dipendeva 1 Duce per il Ponto[94] (Dux Armeniae) ed un altro Comes per Isauriam;[94]
- Magister militum per Orientem, da cui dipendevano 6 Duci per l’Oriente (Dux Foenicis,[103] Dux Syriae,[104] Dux Palaestinae,[105] Dux Osrhoenae,[106] Dux Mesopotamiae,[107] Dux Arabiae[108]);[94]
- Magister militum per Thracias, da cui dipendevano 2 Duci per la Tracia[94] (Dux Moesiae secundae e Dux Scythiae);
- Magister militum per Illyricum, da cui dipendevano 2 Duci per l’Illirico[94] (Dux Daciae ripensis e Dux Moesiae primae).
- Parte occidentale
In Occidente la divisione era leggermente differente. All'Imperatore rispondevano sempre due prefetti del Pretorio, oltre a un Praefectus urbis Romae, un Magister officiorum ed un Comes domesticorum, come segue:
- Praefectus praetorio Italiae, da cui dipendevano 3 Vicari per le Diocesi della città di Roma, d'Italia e d'Africa.[109]
- Praefectus praetorio Galliarum, da cui dipendevano 3 Vicari per le Diocesi delle Septem Provinciae, delle Spagne e delle Britannie.[109]
A questa struttura seguiva parallelamente una conseguente divisione territoriale delle forze militari, ma considerando anche che le forze andavano suddivise tra fanteria (Magister peditum praesentalis) e cavalleria (Magister equitum praesentalis), come segue:
- un Numerus intra Italiam,[110] a capo di: un Comes Italiae e un Dux Raetiae primae et scundae;[109][111]
- un Numerus intra Gallias,[110] a capo dei seguenti funzionari militari: Magister equitum per Gallias, Comes tractus Argentoratensis, Dux Belgicae secundae, Dux Germaniae primae, Dux Mogontiacensis, Dux Sequanicae, Dux tractus Armoricani et Neruicani;[109][111]
- un Numerus intra Illyricum,[110] alle cui dipendenze troviamo: il Comes Illyrici, il Dux Pannoniae secundae, il Dux Valeriae ripensis e il Dux Pannoniae primae et Norici ripensis;[109][111]
- un Numerus intra Hispanias,[110] sottoposto al Magister militum praesentalis,[109][111] da cui dipendeva un Comes Hispaniae;[111][109][112][113]
- un Numerus intra Tingitaniam,[110] da cui dipendeva il Comes Tingitaniae;[109][111]
- un Numerus intra Africam,[110] da cui dipendeva il Comes Africae, il Dux limitis Mauretaniae Caesariensis ed il Dux limites Tripolitani;[109][111]
- un Numerus intra Britannias,[110] da cui dipendeva il Comes Britanniarum, il Comes litoris Saxonici per Britannias ed il Dux Britanniarum.[109][111]
[modifica] Dimensione dell'esercito nel corso della storia romana (753 a.C. - 476 d.C.)
| Per approfondire, vedi la voce Dimensione esercito romano. |
L'esercito romano subì notevoli incrementi nel corso della sua storia, almeno fino a quando da piccolo villaggio Roma riuscì ad occupare l'intero bacino del Mediterraneo. Da un esercito composto ai tempi del primo re, Romolo, da soli 3.300 armati, raggiunse ai tempi dell'Impero romano la sua massima dimensione, superando le 500.000 unità.
[modifica] Note
- ^ a b Livio, Ab Urbe condita libri, VIII, 8, 3.
- ^ Plutarco, Vita di Romolo, 13, 1.
- ^ Scheidel, W., 1996, "Measuring Sex, Age and Death in the Roman Empire" Journal of Roman Archaeology Supplementary series no. 21, Chapter 3
- ^ a b c Livio, Ab Urbe condita libri, IV, 59-60; e VIII, 8, 3.
- ^ Smith, William A Dictionary of Greek and Roman Antiquities, John Murray, London, 1875 - voce Tribunus
- ^ a b P.Connolly, Greece and Rome at war, Londra 1998, p.91.
- ^ P.Connolly, Greece and Rome at war, Londra 1998, p.92.
- ^ P.Connolly, Greece and Rome at war, Londra 1998, p.93.
- ^ P.Connolly, Greece and Rome at war, Londra 1998, p.94.
- ^ Plutarco, Vita di Romolo 20, 1.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 15.
- ^ Plutarco, Numa, 7, 8.Zonara, Epitome Historiarum, 7, 5
- ^ Livio, Ab urbe condita I, 36, 2.
- ^ a b Livio, Ab urbe condita I, 36, 6-8
- ^ Festo, De verborum significatu, sex suffragia(452).
- ^ a b Emilio Gabba, Esercito e società nella tarda Repubblica romana, p.2.
- ^ Dionigi d'Alicarnasso, Antiquitates Romanae, 4, 18, 1-3.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 42.
- ^ Dionigi d'Alicarnasso, Antiquitates Romanae, 4, 19, 1-2.
- ^ Gellio, Noctes Atticae, 10, 28, 1.
- ^ a b c Dionigi d'Alicarnasso, Antiquitates Romanae, 4, 16, 2-5.
- ^ a b P.Connolly, Greece and Rome at war, p.95.
- ^ a b c d e f g h Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 43.
- ^ a b Dionigi d'Alicarnasso, Antiquitates Romanae 4, 17, 1-4.
- ^ Vegezio,De Re Militari, II, 22; III, 5, 6.
- ^ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, IV, 18.
- ^ Aulo Gellio, Noctes atticae, XVI, 10, 10-11.
- ^ Emilio Gabba, Esercito e società nella tarda Repubblica romana, p.3.
- ^ Festo, De verborum significatu, sex suffragia(452).Cicerone, De re pubblica, 2, 22, 39-40.
- ^ Livio, Ab urbe condita libri I, 43, 8-10.
- ^ Dionigi d'Alicarnasso, Antiquitates Romanae, 4, 19, 1-2.
- ^ a b P.Connolly, Greece and Rome at war, pp.126-128.
- ^ Livio, Ab Urbe condita libri, VIII, 8, 14.
- ^ a b Livio, Ab Urbe condita libri, VIII, 8, 6.
- ^ Livio, Ab Urbe condita libri, VIII, 8, 5.
- ^ a b Livio, Ab Urbe condita libri, VIII, 8, 7.
- ^ Livio, Ab Urbe condita libri, VIII, 8, 8.
- ^ Livio, Ab Urbe condita libri, VIII, 8, 13-14.
- ^ P.Connolly, Greece and Rome at war, pp.129-130.
- ^ a b P.Connolly, Greece and Rome at war, pp.130.
- ^ a b Polibio, Storie, VI, 19, 1-2.
- ^ Polibio, Storie, VI, 20, 2-7.
- ^ a b Emilio Gabba, Esercito e società nella tarda Repubblica romana, p.6.
- ^ a b Polibio, Storie, VI, 19, 3.
- ^ Polibio, Storie, VI, 19, 4.
- ^ Polibio, Storie, VI, 20, 8-9.
- ^ Polibio, Storie, VI, 26, 7.
- ^ Polibio, Storie, VI, 21, 8.
- ^ a b c d Polibio, Storie, VI, 21, 9.
- ^ a b c d Polibio, Storie, VI, 21, 7.
- ^ a b c P.Connolly, Greece and Rome at war, pp.129.
- ^ Polibio, Storie, VI, 21, 10.
- ^ A.Goldsworthy, Storia completa dellesercito romano, pp.26-27.
- ^ a b Giovanni Brizzi, Scipione e Annibale. La guerra per salvare Roma, pp.120-121.
- ^ Emilio Gabba, Esercito e società nella tarda Repubblica romana, p.28.
- ^ Cicerone, De re publica, II, 22, 40.
- ^ Emilio Gabba, Esercito e società nella tarda Repubblica romana, p.21
- ^ P.Connolly, L'esercito romano, p.26.
- ^ a b Brian Dobson, in Greece and Rome at war a cura di P.Connolly, p.213.
- ^ a b c d Brian Dobson, in Greece and Rome at war a cura di P.Connolly, p.214.
- ^ Alessandro Milan, Le forze armate nella storia di Roma Antica, Roma 1993, p.95.
- ^ Alessandro Milan, Le forze armate nella storia di Roma Antica, Roma, 1993. p.98
- ^ Lawrence Keppie, The Making of the roman army, From Republic to Empire, University of Oklahoma, 1998. p.98
- ^ Cesare, IV, p 17-18; VI, 29 in De bello Gallico,
- ^ Cesare, VII in De bello Gallico, 18-28
- ^ Jérôme Carcopino, Giulio Cesare, Milano, Rusconi, 1993. p.351
- ^ E. Horst, Cesare, Milano, Rcs, 2000. p.182
- ^ E.Abranson e J.P.Colbus, La vita dei legionari ai tempo della guerra di Gallia, Milano, 1979. pp.20-21
- ^ Cesare, De bello Gallico, IV, 2, 3-4; IV, 12; VI, 36-44
- ^ Abranson e Colbus, La vita dei legionari ai tempo della guerra di Gallia, Milano, 1979. p.22
- ^ Alessandro Milan, Le forze armate nella storia di Roma Antica, Roma, 1993. p.95
- ^ Un articolo sulla costruzione del campo mobile a cura del dott. G.Cascarino. URL consultato il 20 maggio 2008.
- ^ Alessandro Milan, Le forze armate nella storia di Roma antica, Roma, 1993. p.179
- ^ A.Liberati – E.Silverio, Organizzazione militare: esercito, Roma, Museo della civiltà romana, 1988. vol. 5, p.19-20
- ^ Yann Le Bohec, L'esercito Romano, Roma, 1992. p. 259
- ^ Alessandro Milan, Le forze armate nella storia di Roma antica, Roma, 1993. p.181
- ^ Santo Mazzarino, L'impero romano, Bari, 1973. pp.514-515
- ^ Santo Mazzarino, L'impero romano, Bari, 1973. pp.515-516 e 524
- ^ Michael Grant, Gli imperatori romani, storia e segreti, Roma, 1984. p.232
- ^ CIL XVI, 108; CIL XVI, 114.
- ^ Santo Mazzarino, L'impero romano, Bari 1973, pp.551-552.
- ^ Alaric Watson, p.11; Grant, p.232.
- ^ Santo Mazzarino, L'impero romano, Bari, 1973. p.550 CIL VIII, 20996.
- ^ Acta Maximiliani: «in sacro comitatu dominorum nostrorum Diocletiani et Maximiani, Constantii et Maximiani (= Galerio) milites christiani sunt et militant»,
- ^ Simon MacDowall, pag. 4 in Late Roman Cavalryman,
- ^ Zosimo, Libro II, 34 in Storia Nuova,
- ^ Simon MacDowall, pag. 5 in Late Roman Cavalryman,
- ^ Zosimo, Libro II, 34 in Storia Nuova,
- ^ Ammiano Marcellino, 29.5.4. in Res Gestae,
- ^ Simon MacDowall, pag. 5 in Late Roman Infantryman,
- ^ Ammiano Marcellino, 14.7.9 in Res Gestae,
- ^ Ammiano Marcellino, 25.5.1 in Res Gestae,
- ^ Simon MacDowall, pag. 5 in Late Roman Infantryman,
- ^ a b c d e f g h i j k Not.Dign., Orien., I.
- ^ Secondo la Notitia Dignitatum (Orien., II) le 5 province egiziane erano: Libya superior, Libya inferior, Thebais, Aegyptus, Arcadia.
- ^ Secondo la Notitia Dignitatum (Orien., II) le 10 province asiatiche erano: Pamfylia, Hellespontus, Lydia, Pisidia, Lycaonia, Frygia Pacatiana, Frygia salutaris, Lycia, Caria e Insulae.
- ^ Secondo la Notitia Dignitatum (Orien., II) le 10 province pontiche erano: Galatia, Bithynia, Honorias, Cappadocia prima, Cappadocia secunda, Pontus Polemoniacus, Helenopontus, Armenia prima, Armenia secunda, Galatia salutaris.
- ^ Secondo la Notitia Dignitatum (Orien., II) le 6 province tracie erano: Europa, Thracia, Haemimontus, Rhodopa, Moesia secunda e Scythia.
- ^ Secondo la Notitia Dignitatum (Orien., II) le 15 province sotto il diretto controllo del prefetto del Pretorio d’Oriente erano: Palaestina, Foenice, Syria, Cilicia, Cyprus, Arabia [et dux et comes rei militaris], Isauria, Palaestina salutaris, Palaestina secunda, Foenice Libani, Eufratensis, Syria salutaris, Osrhoena, Mesopotamia e Cilicia secunda.
- ^ Secondo la Notitia Dignitatum (Orien., III) le 5 province daciche erano: Dacia mediterranea, Dacia ripensis, Moesia prima, Dardania, Praeualitana et pars Macedoniae salutaris.
- ^ Secondo la Notitia Dignitatum (Orien., III) le 6 province macedoniche erano: Achaia, Macedonia, Creta, Thessalia, Epirus vetus, Epirus nova et pars Macedoniae salutaris.
- ^ Not.Dign., Orien., XXXI.
- ^ Not.Dign., Orien., XXXII.
- ^ Not.Dign., Orien., XXXIII.
- ^ Not.Dign., Orien., XXXIV.
- ^ Not.Dign., Orien., XXXV.
- ^ Not.Dign., Orien., XXXVI.
- ^ Not.Dign., Orien., XXXVII.
- ^ a b c d e f g h i j Not.Dign., Occ., I.
- ^ a b c d e f g A.K.Goldsworthy, Storia completa dell'esercito romano, (2007), p.204.
- ^ a b c d e f g h Not.Dign., Occ., VII.
- ^ Not.Dign., Occ., XLII.
- ^ J.Rodríguez González, Historia de las legiones Romanas, p.530.
[modifica] Bibliografia
[modifica] Fonti primarie
- Ammiano Marcellino, Le Storie (testo latino a fronte), a cura di A. Salem, UTET 2007, ISBN 9788802077123
- Cesare, De bello Gallico.
- Notitia Dignitatum, [1].
- Plutarco, Vita di Romolo.
- Polibio, Storie, VI, 19-42.
- Sallustio, Bellum Iugurthinum, LXXXVI.
- Vegezio, L'arte della guerra (Epitoma rei militaris), Oscar Mondadori - Classici Greci e Latini (testo a fronte), 2001. ISBN 88-1710-645-3
[modifica] Fonti secondarie
- E.Abranson e J.P. Colbus, La vita dei legionari ai tempo della guerra di Gallia, Milano 1979.
- Giovanni Brizzi, Scipione e Annibale. La guerra per salvare Roma, Bari-Roma, 2007. ISBN 978-88-420-8332-0
- G.Cascarino, L'esercito romano. Armamento e organizzazione, Vol. I - Dalle origini alla fine della repubblica, Rimini 2007.
- G.Cascarino, L'esercito romano. Armamento e organizzazione, Vol. II - Da Augusto ai Severi, Rimini 2008.
- P.Connolly, L'esercito romano, Milano 1976.
- P.Connolly, Greece and Rome at war, Londra 1998. ISBN 1-85367-303-X
- N.Fields, Roman Auxiliary Cavalryman, Oxford 2006.
- E.Gabba, Esercito e società nella tarda Repubblica romana, Firenze 1973.
- A.K.Goldsworthy, The Roman Army at War, 100 BC-AD 200, Oxford - N.Y 1998.
- A.K.Goldsworthy, Roman Warfare, 2000.
- A.K.Goldsworthy, Complete Roman Army, 2003.
- A.K.Goldsworthy, Storia completa dell'esercito romano, Modena 2007. ISBN 978-88-7940-306-1
- J.Rodríguez González, Historia de las legiones Romanas, Madrid 2003.
- M.Hassall, The Army" in Cambridge Ancient History, II ed., Vol.XI (The High Empire 70-192), 2000.
- P.Holder, Auxiliary Deployment in the Reign of Hadrian, 2003.
- L.Keppie, The Making of the Roman Army, from Republic to Empire, Londra 1998.
- Y.Le Bohec, L'esercito romano da Augusto alla fine del III secolo, Roma 1992, VII ristampa 2008.
- Y.Le Bohec, Armi e guerrieri di Roma antica. Da Diocleziano alla caduta dell'impero, Roma 2008. ISBN 978-88-430-4677-5
- E.Luttwak, La grande strategia dell'Impero romano, Milano 1991.
- S.Mazzarino, L'impero romano, Bari 1973.
- MacMullen, How Big was the Roman Army?, in KLIO, 1979.
- S.McDowall, Late Roman Infantryman, Oxford 1994.
- A.Milan, Le forze armate nella storia di Roma Antica, Roma 1993.
- H.Parker, The Roman Legions, N.Y. 1958.
- J.Spaul, Cohors 2, 2000.
- A.Watson, Aurelian and the Third Century, Londra & New York 1999.
- G.Webster, The Roman Imperial Army, Londra - Oklahoma 1998.
[modifica] Voci correlate
- Assemblee romane
- Legione romana
- Truppe ausiliarie o Auxilia
- Limes romano
- Storia delle campagne dell'esercito romano

